15 aprile 2011
di dis0rder
[la prima parte è più noiosa. Per chi ha poco tempo: più sotto si parla di un bel negozio e c'è un'intervista]

Mi piacerebbe raccontare aneddoti divertenti e musicalmente romantici sui negozi di dischi frequentati nella mia adolescenza, davvero. Storie come quelle che leggo nei vari post pubblicati ogni anno in questo periodo all’avvicinarsi del
Record Store Day, la giornata dedicata ai negozi di musica indipendenti.
Quest’anno in particolare da
Vitaminic è partito
un invito a una serie di blogger (più importanti e regolari del sottoscritto), per pubblicare i propri post lungo tutta la settimana che precede il
Record Store Day 2011 (che cade
domani sabato 16 aprile) e
raccoglierli virtualmente sotto questo tag, giorno dopo giorno. E’ stato un piacere leggere molti dei pezzi pubblicati, e vorrei dare anch’io un mio piccolo contributo.

… il problema è che io, nonostante l’età non più troppo verde, non ho grandi storie da raccontare sul mio passato nei negozi di dischi. Ho iniziato molto, troppo tardi a comprare cassette e poi cd. Questi ultimi solo a fine anni 90, perché prima non possedevo neanche il lettore – e ciò dice molto su quanto la casa in cui sono cresciuto fosse music-friendly. Sorvoliamo.
I primi cd che ho comprato sono la raccolta
What Hits!? dei Red Hot Chili Peppers (poteva andare molto peggio) e uno dei miei dischi preferiti,
Siamese Dream degli Smashing Pumpkins (avevo già Mellon Collie, uno dei pochi album comprati in precedenza in cassetta) (il mio primo acquisto riferibile in cassetta era stato
Dookie dei Green Day).
Il negozio alla periferia dell’impero dove li ho acquistati (niente di speciale, ma del resto per quanto ne sapevo di musica io…) ha chiuso da quasi 10 anni e non mi manca.
Poi ci sono stati gli anni dell’università, con i negozi del centro di Firenze presi d’assalto dopo gli esami. Spesso anche prima.
Quei negozi per lo più (r)esistono ancora, grazie ai turisti, ai dvd, a tante altre cose che nel 2011 vendono più dei cd. Io nel frattempo ho scoperto anche internet e napster e i blog e tutto il resto, ho ampliato i miei orizzonti musicali e la mia fame di dischi, e dopo un po’ li ho abbandonati per più convenienti e ancor più anonimi megastore. Che nell’ineccepibile logica da consumatore-massaia del “tagliamo ancora la spesa per ogni singolo cd così ne posso acquistare di più” hanno fatto anch’essi il loro tempo, sostituiti dai negozi online che tutti conoscete e dai loro prezzi stracciati.
Insomma, niente sabati pomeriggio passati con gli amici (?) a decidere come dividersi i cd da comprare e poi copiarsi reciprocamente, niente negozietti polverosi popolati da personaggi pittoreschi, niente negozianti saggi e capelloni a consigliarmi. Ho sempre comprato tutto di testa mia, scartabellando e ravanando negli espositori per ore da solo, seguendo gli appunti che mi preparavo a casa sui dischi da cercare – in rigoroso ordine di priorità. Che vita triste.
Oggi dividerei i miei acquisti di cd quasi soltanto tra internet e i banchini dei concerti, se il negozio di cd indipendente, accogliente e pure conveniente (spesso pure rispetto ai megastore) non si fosse assurdamente materializzato a Firenze a fine 2009.
L’anno scorso, all’interno di un post più ampio su altre cose, lo presentavo così (ricopio, più o meno):
Il Black Candy Store (via Caduti di Cefalonia n. 74, zona Novoli) è il negozio nato pochi mesi fa come appendice della omonima etichetta fiorentina. Nelle tre-quattro volte in cui ci sono capitato, ho notato un assortimento sempre crescente e meglio sistemato. La filosofia di questo negozio è quella del vero e proprio negozio indipendente: non comprende il “tenere di tutto” (ci troverete ben poche cose da pomeriggio su Mtv), ma punta su alcuni generi e sul soddisfare chi li segue; ci si può andare sapendo che se i dischi che cerchiamo non ci sono, basterà scorrere i suoi scaffali per imbattersi in decine di tentazioni e occasioni, scoprendo anche qualcosa di nuovo. E comunque si può ordinare quello che non si trova.
Inoltre, vista la vicinanza con realtà come Audioglobe (distribuzione) e RealityBites (il principale organizzatore di concerti indie internazionali a Firenze e dintorni), i dischi di molte etichette estere si trovano a prezzi assolutamente vantaggiosi. Il reparto italiano, poi, è davvero ampio.
Se a ciò aggiungiamo la presenza di una selezione piccola ma oculata di libri e dvd (a tema musicale e non), ecco che il Black Candy Store diventa il negozio perfetto dove comprare un regalo (almeno per me, che sono in grado di scegliere regali solo in questo ambito merceologico). Ed è praticamente impossibile uscirne senza aver comprato qualcosa anche per sé. I due-tre euri in più rispetto all’acquisto su internet (quando ci sono) valgono assolutamente il gusto di tornare a comprare un cd in un negozio (io avevo praticamente smesso, da qualche anno), togliere il cellophan appena usciti e ascoltarselo subito in auto. Tutto questo dopo aver dato un’occhiata alle copertine delle ultime novità più interessanti e aver scambiato qualche commento con qualcun altro che alla musica ci tiene.

E’ passato un anno e ho continuato a passarci spesso, al Black Candy Store. Ho conosciuto alcuni di quelli che ci lavorano (dj, musicisti, organizzatori di concerti). Non posso dire di spendere lì la maggior parte dei soldi che investo in cd, ma ci ho comprato l’ultimo degli Hidden Cameras, dischi degli Stars e Sufjan Stevens e Dinosaur Jr., decine di compilation fighe con cui far bella figura nei djset. Ho sempre la tentazione di spendere più di quanto posso in dischi britpop e indieammericani. Ci ho incrociato Dente che passava in città, o il Fiumani in uno dei suoi giri da musicomane impenitente.
Insomma, per quanto mi riguarda – ma forse anche per altri che ascoltano un certo tipo di musica a Firenze – più che di Record Store Day bisognerebbe parlare di Record Store Years. Non voglio negare l’esistenza da queste parti (nel passato e tuttora) di altri negozi in cui si è vissuto e si vive tuttora lo stesso clima: ma io non li ho mai incontrati. Probabilmente non erano sulla mia lunghezza d’onda, o non ero pronto io a viverli in quel modo.
Paradossi del mainstrindie (definizione scema con cui a volte riassumo i miei gusti musicali, e che forse si adatta bene anche al mio percorso di appassionato di musica). Gli anni del negozio di cd indipendente per me non sono i ’90, sono questi. E il “vecchio negozio di dischi locale da salvare” è un negozio aperto da neanche due anni.
Per dire a mio modo grazie al BCS ho pensato che no, un post così lungo non bastava, e quindi ho chiesto ad Alessandro Gallicchio, uno dei gestori, di rispondere a qualche domanda.
Ne è venuta fuori una chiacchierata a ruota libera su vari argomenti, alcuni già affrontati fino allo sfinimento nei post che parlano di dischi, altri meno. Io sono quello in corsivo e più logorroico.
***
Dis: Com’è nata l’avventura del Black Candy Store? Da quali esperienze provenivi, e tra quali altri lavori oltre a questo ti dividi?
Alessandro.: L’estate del 2009 è stata molto calda. Ci ha dato alla testa, lo ammetto. E’ così che abbiamo deciso di aprire il nostro negozio di dischi. Eravamo stanchi di andare in quei negozi di dischi ormai diventati il take-away delle ultime novità major e basta. E poi mancava a Firenze un negozio dove con 20 euro puoi uscire contento, con il sorriso e probabilmente con almeno due o tre cd. Ovvio: al Black Candy Store devi decidere di venire e dedicare almeno dieci minuti, non siamo il McDonald dei cd come certe catene o supermercati.
Per quanto mi riguarda (dedico al negozio tre/quattro giorni alla settimana) oltre al direttore del negozio faccio anche altri lavori sempre collegati al mondo della musica, diciamo così: organizzo piccoli eventi a Firenze ormai da un po’ di anni (ultimo tra tutti la direzione artistica dei concerti del Glue), faccio il disc-jockey in giro per la toscana, avevo una piccola agenzia di proto-booking (che sto rimettendo in piedi) e un altro paio di cosette tra Firenze, Siena e Grosseto.
Anche se un’iniziativa come il Record Store Day è volta a preservare/supportare (e aperta alla partecipazione di) un po’ tutti i “vecchi negozi di dischi” (anche “generalisti”, basta che non appartengano a grosse catene), a volte penso che ci possa essere futuro solo per quelli “specializzati” come il BCS, in cui non si trova “di tutto” ma si va per trovare a botta sicura le uscite dei propri generi preferiti o scoprire qualcosa di nuovo nell’ambito degli stessi, in cui vengono privilegiati, anche per scelta artistica, i dischi di (alcune) etichette/distributori indipendenti…
Tu come la vedi?
Ormai i negozi di dischi sono come i panda: anche se hanno un occhio nero non sono ancora andati KO.
Ovviamente non intendevo stigmatizzare la differenziazione di per sé (che anzi se oculata può contribuire a rendere più accogliente e vitale un posto), o sostenere che oggi nel 2011 un negozio si possa sostenere soltanto con la vendita di cd. Al Black Candy Store, ad esempio, mi pare che attiri diversa gente il servizio di prevendita per gli eventi, e avete anche un reparto libri, dvd, etc. Con quale criterio scegliete cosa tenere?
Teniamo tutto quello che ci piace. Prevalentemente musica che ha un’attitudine rock!
Il vinile: sì, no, forse, quanti, di chi.
Un mio umile parere personale? Il vinile bisogna saperlo comprare. A mio avviso bisogna saper scegliere cosa si preferisce comprare in cd e cosa in vinile. Il vinile richiede un ascolto più “impegnativo” e il cd è molto più fruibile. Mi sento di dire, ad esempio, che non sempre i dischi in vinile hanno una grafica più bella, spesso è solo maggiore la superficie su cui vediamo le immagini dell’artwork. Quindi risponderei alla domanda con un generalissimo “vinile poco e ben selezionato”. Di chi? Beh, ognuno ha i propri gusti personali: io ad esempio ho tutto dei Righeira e dei Nine Inch Nails in vinile (album, mix, 7 pollici).. ma contemporaneamente anche in cd. Quindi sono la persona meno adatta per rispondere a questa domanda.
Fin dall’apertura del negozio ho notato il grande spazio concesso ai dischi delle (più o meno piccole) etichette italiane, sia per quanto riguarda le novità sia come catalogo. Oltre all’omonima e “gemella” Black Candy Records, che per ovvi motivi è quella a cui tenete di più, ce n’è qualcun’altra a cui sei particolarmente affezionato, o che va per la maggiore tra la vostra clientela? E inoltre, passate sempre per i classici distributori oppure avete con qualcuna un canale più diretto?
Il negozio è nato contattando direttamente le piccole etichette italiane, solo alcune però hanno preferito (per motivi loro o per semplice amministrazione) bypassare il loro distributore. Beh, sì, oltre a Black Candy Records (sono usciti di recente il primo disco dei The Hacienda e il nuovo dei Tomviolence; a breve usciranno la ristampa del primo disco dei Bad Love Experience e dopo l’estate un ep – di cover – degli Zen Circus) sono affezionato essenzialmente a due etichette italiane: La Tempesta Dischi e Pippola. Entrambe sono gestite da persone che conosco e stimo moltissimo (Matteo ed Enrico). Con Pippola riusciamo ad avere un rapporto diretto e devo dire che questo fa si che riusciamo a vendere i dischi ad un prezzo minore. Ovviamente non vendiamo solo Brunori, sono andati molto bene anche i dischi di Jang Senato, Dimartino e Dilaila. Per quanto riguarda La Tempesta è un marchio, un collettivo di artisti che amo tantissimo, non solo per le mie origini naoniane [=di Pordenone, NdD]. Purtroppo non mi è possibile lavorare direttamente con Enrico e quindi mi fornisco direttamente dal distributore, Venus Dischi di Milano. Ma mai dire mai…
Più in generale, raccontami qualcosa della clientela del negozio, in particolare quella che lo frequenta e lo “popola” abitualmente. Cosa apprezza o ti chiede di più? Hai notato cambiamenti/ampliamenti del suo spettro di gusti in quasi un anno e mezzo di apertura, oppure facce nuove si aggiungono via via ma è sempre gente dello stesso ”giro”?
Fortunatamente la “fauna” del negozio cresce, si creano nuovi appassionati. C’è sempre gente che ci chiede da quanto siamo aperti. Nessuno ci chiede come mai abbiamo deciso di aprire un negozio di dischi un paio di anni fa. Diciamo che la prima cosa che si nota nel nostro negozio sono le novità ma appena la gente abbassa lo sguardo e scopre che abbiamo un catalogo (seppur selezionato) a prezzi decisamente competitivi, beh, spesso oltre a comprare l’ultimo cd per cui è venuta, esce con un paio di buoni dischi. E’ ovvio che se i cd costassero ovunque come da noi, cioè poco più di un pacchetto di sigarete, forse la gente smetterebbe di fumare e comprerebbe più musica. Voglio smentire la diceria che chi compra i dischi è ormai un numero chiuso di persone: vado orgoglioso del fatto che spesso ci sono persone (spesso giovani) che si avvicinano all’acquisto della musica o di un libro proprio nel nostro negozietto.
Ecco, i gggiovani. Per quelli fino alla nostra generazione (trentenni cresciuti con i cd e inepoca pre-Napster) che sono ancora legati all’oggetto ”disco”, la possibilità di scaricare “tutto” ha senza dubbio cambiato radicalmente le modalità di selezione dei cd da comprare. Per come la vedo io, lo scaricamento/ascolto in streaming si può assimilare quasi a una radio personalizzata. Ti cerchi le cose, guidato dai consigli di riviste o amici o contatti vari che ne sanno e di cui ti fidi (l’offerta è talmente infinita che già c’è una preselezione sul cosa cercare basata su pregiudizi), te le ascolti più volte, poi via via che le finanze te lo permettono ti compri quello che per te davvero vale la pena avere. Il dubbio però è che per ben pochi ventenni sia così, e che per loro possedere il supporto della musica che amano non abbia alcuna importanza. Ti prego, dimmi che (per la tua esperienza) non è così e che c’è chi compra (buona) musica in cd.
La buona musica non esiste, dipende dai gusti personali che ognuno di noi ha. Anche la “cattiva” (?!?) musica ha il suo pubblico, ed è giusto così. Per molti la buona musica è il jazz, per altri la classica, per altri ancora il progressive rock anni settanta. Io sono una persona che rispetta molto i gusti musicali della gente, molto probabilmente proprio perché anche io ho dei gusti decisamente variegati e bizzarri. Spesso quando compro dei dischi e penso a dove andranno a finire a casa mia (non tengo assolutamente i dischi in ordine alfabetico, questa è una cosa che va fatta in un negozio e non a casa!) e mi immagino ad esempio un disco dei Perturbazione che può andare a finire tra un cd degli Slayer e uno dei Coil. Purtroppo i ragazzi di oggi pensano più a possedere un hard-disc di musica compressa che non un centinaio di cd o vinili. E’ la quantità che conta per loro. Io forse sono un po’ all’antica, ma se compro un disco lo ascolto nello stereo e non penso a metterlo subito nella mia libreria di iTunes appena decompresso. Prendo, annuso il libretto (anche se è un solo foglio!), leggo tutte le note che ci sono, tolgo il cd dalla confezione e me lo ascolto. Lo ascolto!, hai letto bene, e non lo valuto solo per i megabytes che occupa nel mio computer. La moda degli ultimi anni ha portato però molti teenager a comprarsi il giradischi e di conseguenza i vinili. Se questo può servire a (ri)avvicinare i giovani alla musica, ben venga.
I compromessi, aka “il momento Hornby”. Puoi farmi qualche esempio di disco (per te) osceno che hai accettato di ordinare e vendere, e di qualcuno per cui invece hai opposto il “gran rifiuto” oppure gli hai riso in faccia?
Il disco più osceno che ho ordinato? Beh, non posso dirlo, era di un gruppo di amici musicisti ed è uscito per un’etichetta italiana che entrambi ben conosciamo. Non mi sono mai rifiutato di ordinare né ho riso in faccia alla gente… ogni tanto sorrido alle richieste che mi vengono fatte. Penso che lavorare in un negozio di dischi sia divertente, più divertente che andare a fare le multe alle macchine in divieto di sosta. Non va preso come un hobby ma come lavoro, e come tale va preso fatto nel modo più serio possibile (risate). La richiesta di dischi più bizzarra che mi è capitata? Un signore una volta anni fa, quando lavoravo in un negozio specializzato nel metal, mi ha chiesto se era uscito l’ultimo disco di “Satana”. Era molto insistente e convinto. Ci ho messo un quarto d’ora a capire che voleva il nuovo disco di Carlos Santana! Ma forse è un problema mio: non ho mai sopportato le schitarrate di Santana.
A proposito del rischio di autoreferenzialità: un’altra cosa che apprezzo del Black Candy Store è il suo “andare in tour”, ovvero uscire dal negozio di Novoli per presentarsi ai vari concerti al Viper, alla Limonaia di Fucecchio o in altre location, con una piccola selezione di dischi spesso calibrata per genere sul tipo di pubblico e di concerto. Oltre al vantaggio indiretto di far conoscere il negozio, c’è un buon riscontro? E in particolare, ci sono generi/artisti che “vanno via” più facilmente in quelle sedi rispetto a quando li si espongono in negozio, e viceversa?
Abbastanza. Se il cliente non viene al Black Candy Store, il Black Candy Store va dal cliente (cit.). Inoltre sono convinto che ogni disco abbia il proprio acquirente, basta aspettare che passi… e se non passa glielo portiamo noi con i nostri banchini itineranti! E’ un po’ come quella vocina che hanno le donne con le scarpe e/o con le borse, quella vocina che sentono ogni tanto e che dice “Comprami! Comprami!”
La pagina facebook del negozio, che vedo utilizzate abbastanza, è un canale efficace per comunicare con i clienti (richieste, ordini etc.)? Oppure non fa altro che sostituire la vecchia e-mail?
Siamo nel 2011 e il mondo finirà il prossimo anno. Quindi tanto vale provarle tutte, no?

Personalmente, quando ogni anno in occasione del Record Store Day leggo del profluvio di split ed edizioni speciali e limitate per collezionisti, in un rigurgito insieme di snobismo (o anti/snobismo?) mi viene da pensare che in realtà le due strade per riportare davvero nei negozi di dischi chi ama la musica e non li frequenta già abitualmente siano 1) sconti e offerte mirate, 2) piccoli eventi dal vivo. Due cose che al BCS in effetti si trovano anche nel resto dell’anno. Quanta partecipazione c’è ai piccoli live acustici che organizzate ogni tanto (per lo più con gli artisti che si esibiranno poi la sera stessa in città)?
L’affluenza c’é. Sono molto contento delle parole che dici. Grazie. Il fatto di poter riuscire a far incontrare gli artisti e i propri fan è una cosa importante. Purtroppo ogni tanto veniamo “fnac-culati” a causa di accordi più grandi del nostro piccolo negozietto della periferia nord di Firenze ma poco male. Le soddisfazioni sono proprio quando gli artisti passano a salutare mentre si trovano in città.
E questo ci porta alla stretta attualità: cosa avete in programma al BCS per il Record Store Day di questo sabato [domani]?
Poi ho finito eh :)
Per questa risposta penso puoi fare riferimento al nostro evento su Facebook. Il Record Store Day qui al Black Candy Store sarà un modo per dire che i negozi di musica esistono ancora e vivono; una sorta di resistenza armata, dove le nostre armi sono la musica e la passione.
***
Complimenti! sei arrivato alla fine del post! Ora partendo da qui puoi trovarne tanti altri sullo stesso argomento. Tutti belli e molto più corti!
Le foto del post sono tratte dalla pagina facebook del Black Candy Store.
Per i non facebook-dotati, copio il programma per domani:
10:00 – 11:30 > sconto del 20% su tutti i cd in catalogo
(escluse le novità esposte al muro e i cd ordinati) + sconto del 10% sui cd novità
11:30 – 13:00 > sconto del 40% su tutti i libri
(pausa)
15:00 – 16:00 > sconto del 20% su tutti i cd in catalogo
16:00 – 18:00 > sconto del 30% su tutti i libri
18:00 – 20:00 > sconto del 15% su tutti i cd (catalogo + novità)
dalle 9:00 alle 13:00 ascolto in anteprima del nuovo disco dei tomviolence “God Is Busy” per l’occasione in vendita a 8 €
Sul nostro divano suoneranno:
- alle ore 17:00 > (sorpresa)
- alle ore 18:00 > Nicola (The Rent)
…e altri ospiti musicali durante la giornata.
Infine, durante tutta la giornata:
- “muro del pianto” con cd da 1€ a 6€
- sconto del 25% su tutti i 33 giri presenti in negozio
- 45 giri tutti a 2€ cad.
- film in dvd a 5 € cad. (sono esclusi i dvd musicali e i cofanetti)
- tutti i cd dell’etichetta Black Candy Records a prezzo speciale di 8 € cad, 33 giri a 9 € cad, e 7″ a 3,5 € cad.
(io ci passo)