Meno grave di una gomitata

E’ vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista” (XII Disposizione finale della Costituzione della Repubblica Italiana).
  
Parole al vento. Da anni in molte curve calcistiche di serie A (e non solo) striscioni con svastiche e croci celtiche sventolano impuniti o quasi.
La quasi totalità della tifoseria ultras della Lazio, ad esempio, è riconosciuta pacificamente come di estrema destra; nessuno più se ne scandalizza. Anzi, è questa una caratteristica che giustifica simili dichiarazioni: “Non ce la faccio proprio a non salutare così…E’ un senso di appartenenza al mio popolo”.
Così esternava Paolo Di Canio la settimana scorsa, dopo le polemiche seguite all’ennesima riproposizione del saluto romano rivolto ai propri tifosi a fine partita in quel di Livorno.
 
Non era la prima volta: il degradante spettacolo si era già ripetuto nel derby del 6 gennaio scorso. Stavolta il povero spirito libero perseguitato aggiunge un’accorata richiesta al presidente laziale Lotito perché lo difenda (e la difesa di Lotito arriverà puntuale: i soliti discorsi coloriti, confusi e avulsi da ogni logica come nello stile del personaggio). Dulcis in fundo, Di Canio mette le mani avanti, avvertendo che non accetterà mai l’eventuale sanzione che gli sarà comminata in quanto ispirata dal solito complotto giudaico (“Sono loro che chiedono di punirmi”).
 
Lo sconforto vero però non viene tanto dalle bravate e provocazioni di una testa calda, quanto dalle reazioni del mondo della politica, dei media e dello sport. Mentre gente come La Russa si avventura nell’apologia dell’apologeta, i giornali sportivi, al grido di “fuori la politica dal calcio”, minimizzano o comunque sottovalutano episodi come questi, accomunandoli a qualche “Bandiera Rossa” o ai cori contro il presidente del Consiglio (che è anche presidente di una squadra, peraltro: quindi non si vede il motivo per cui le offese verso di lui siano più gravi di quelle contro un Moratti o un Capello qualsiasi).
 
Poi si arriva al turno successivo: il giocatore concede il bis anche nella partita contro la Juventus. Ma stavolta, dopo che in settimana perfino quel parruccone di Blatter aveva protestato arrivando a proporre per il giocatore la squalifica a vita (scavalcando in spirito sportivo i vertici del calcio italiano, che si sono distinti per pressappochismo e ignavia anche in questa occasione), arriva la temibile giustizia sportiva.
 
Dopo il saluto romano del derby, era arrivata per Di Canio l’ammonizione con multa di 10.000 euro.
Dopo il saluto romano alla sua sostituzione in Lazio-Juventus, la pena è una giornata di squalifica con multa di 10.000 euro. Che stangata.
 
La premeditata e reiterata apologia di fascismo è punita meno severamente di un fallo di reazione a gioco fermo; ma anche più lievemente rispetto a un gesto d’impulso effettuato durante il gioco.
 
Dormirà anche la giustizia ordinaria? Vedremo. Certo è che con i tempi lunghi che la caratterizzano, essa non potrà rimediare alla legittimazione del neofascismo realizzata di fatto dal diritto sportivo, l’unico che con una condanna esemplare avrebbe potuto dare un segnale alla becera “opinione pubblica” che legge i più seguiti quotidiani d’opinione italiani (Gazzetta, Tuttosport, Stadio).
E’ vero, l’Ufficio Indagini porterà forse avanti un procedimento per i fatti di Livorno (non sanzionati dal giudice sportivo probabilmente perché avvenuti a fine partita). Ma per arrivare a quali risultati? Diciamo la verità, non c’è il coraggio per imporsi sulla tifoseria violenta e numerosa (anche in chiave elettorale) della squadra di una grande città (già il Palazzo per paura di sollevazioni popolari si è attivato in un recente passato, contro ogni principio giuridico e sportivo, per salvare entrambe le squadre della capitale da un fallimento e/o retrocessione per debiti che sarebbero state misure sacrosante, vista la loro esposizione debitoria e fiscale).
 
Questa l’Italia del 2005. I teppisti al potere, il potere che li teme e li blandisce.
 
Sono sollevato per non essere tifoso di una squadra come la Lazio, perché avrei seri problemi a continuare a sostenerla dovendo convivere con certi “sensi di appartenenza”.
 
 
UPDATE: Come segnalato da Achille, Lotito strikes again.
 
UPDATE 2: Non poteva astenersi dal’intervenire sul punto anche Berlusconi: "Di Canio è un ragazzo per bene, non è fascista".
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5 Responses to Meno grave di una gomitata

  1. Di Canio è l’unica persona al mondo che potrebbe riuscire a farmi cambiare squadra di calcio.

    Condivido in toto ciò che hai scritto. Buffo come proprio stamane, a scuola, spiegassi la XII disposizione finale alla Costituzione.

    Tutto si lega.

    Con buona pace della Lega (calcio).

    Quel Totti, che altra classe.

  2. Disorder79 says:

    Allora spero per te che D. smetta di giocare e fare danni prima possibile..sentire questo marchio sulla propria squadra dev’essere proprio una brutta sensazione. Quanto a Totti…mi sa che anche lui in educazione civica mi ha avuto insegnanti peggiori di te :)

  3. Vertigo69 says:

    Di Canio, continuo a ribadirlo, non me la racconta giusta… troppi tatuaggi, troppe smanicate… io sento puzza di hard sex;-)

  4. Disorder79 says:

    Beh, le sue eventuali frustrazioni e contraddizioni son problemi suoi…quello che non accetto è che a certi signori e a certi gruppi di teppisti in Italia è permesso tutto.

  5. AnelliDiFumo says:

    Oddio, se penso agli insegnanti che ho avuto io, rabbrividisco. Poi però il pensiero va alla mamma e al papà e allora sorrido :-)

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