Ma dai…tu compri ancora i dischi?

Ieri, dopo la canonica abbuffata, qualche giro per blog, soprattutto ad argomento musicale.
 
Mi sono imbattuto, come spesso mi capita, in un sacco di riflessioni e recensioni e opinioni interessanti. Per esempio, questo dibattito a commento di un post di Emmebi riguardo alle indie-labels e alle loro politiche nell’attuale panorama (in continuo divenire) della discografia.
 
Oppure tutto il trascinarsi delle polemiche sul MEI, il Meeting delle Etichette Indipendenti che forse non è più così indipendente (e qui non linko niente perché se ne accenna in moltissimi blog musicali).
 
 
Altra segnalazione, sempre in argomento, è questo post di Cabal, con interessanti riflessioni sulla teoria della “Long Tail” , ovvero quel meccanismo “a cascata” per cui sulla rete, spazio di libertà dai condizionamenti imposti dai grandi mass-media tradizionali, le notizie spesso vengono riportate di fonte in fonte creando una moltiplicazione di blog o siti che ripetono le stesse cose. E si creano in realtà delle nuove comunità di nicchia, con nuove classifiche, nuove gerarchie eccetera (pur convivendo la condivisione di gusti e idee comuni con la differenziazione che la rete permette a ciascun individuo specifico).
 
Questo fenomeno produce cambiamenti anche nel mercato musicale. L’avanzamento della tecnologia del P2P ha creato un nuovo canale di diffusione delle novità discografiche. E si é presentata un’alternativa all’ascolto dei soliti network radiofonici tutti uguali o di Mtv, o alla necessità di conoscere qualche amico “più avanti” che ti fa conoscere il nuovo gruppo emergente. Adesso, per i sempre più numerosi utenti Adsl appassionati di musica, non ci sono barriere al potersi fare anche da soli un’idea di qualunque nuovo prodotto musicale.
 
Ecco, purtroppo questa cosa non mi riguarda. La mia fame di musica a 360 gradi si scontra con la connessione-cammello. Inoltre non amo particolarmente la copia o lo scaricamento di dischi.
…Che ci volete fare, sono un feticista dell’oggetto-cd, dell’artwork, dei testi nei booklet (e delle arrabbiature quando mancano), delle bestemmie verso la SIAE quando insozza con i suoi sempre incollatissimi bollini la front-cover (stronzi, ho PAGATO il mio cd e non voglio quella schifezza a rovinare la contemplazione della copertina!), o degli improperi di fronte al copy-control delle major che sempre più spesso non mi permette di encodare a piacimento in mp3 i MIEI cd (pagati, vedi sopra).
In secondo luogo, mi piace sostenere gli artisti che apprezzo.
 
 
La visita dei blog a contenuto prevalentemente musicale (che per la maggior parte possono fregiarsi del titolo di indie blog: ma non mi arrischio ad entrare in spiegazioni della definizione, non vorrei scatenare polveroni come in passato è successo a Kay) è quindi un aiuto importante per orientarmi, insieme ai siti e alle riviste – online e non. E’ chiaro che di fronte a elenchi interminabili di gruppi che non hai mai sentito nominare a volte ti cadono un po’ le braccia. Ma poi mi rassegno. In fondo anche con maggiori mezzi tecnici a disposizioni ci sarebbe sempre un sacco di gente a saperne più di me. Perchè il fatto è che musicalmente io sono mainstream dentro.
 
Sì, tra gli amici passo come uno di quelli che se ne intende di più di musica.
Ma tutto è relativo.
A molta gente nomi come Pixies o  Jesus And Mary Chain o PJ Harvey non dicono niente. Se fai il nome degli Interpol c’è ancora chi pensa alle forze dell’ordine. Quasi nessuno aveva riconosciuto al volo che quella canzone dello spot del noto operatore internet proveniva dall’album dei Chemical Brothers, mentre la voce era del leader dei Bloc Party.
Insomma, uno si sente anche figo.
 
Poi va a leggere i blog dei soliti bene informati, o scorre le classifiche di fine anno e legge di quanto sono bravi (cito a caso) Okkervil River, Death Cab For Cutie, Clap Your Hands Say Yeah, Xiu Xiu (sono solo dei nomi a caso, tra i più citati).
 
Forse sarei troppo intellettualmente pigro per scoprirli tutti. Rimango così nel mercato tradizionale, restandone un po’ ai margini. Ogni tanto capita che arrivo abbastanza presto anche io a scoprire le belle novità, come è successo quest’anno con loro. Più spesso no.
 
Sono arrivato alla fine di questo post davvero senza capo né coda, e non sono riuscito in altri obiettivi se non accumulare termini tecnici inglesi uno sull’altro (fastidioso, vero? Ne ho contati almeno una decina..). In fondo era tutto un enorme disclaimer (e undici!) per raccontare qualcosa del mio rapporto con la musica: detto ciò, anche io nel mio piccolo parlerò di musica che mi piace; inoltre mi cimenterò senza troppi pudori in una delle attività preferite del blogger, ovvero la classifica degli album dell’anno. Il post a breve. Forse.
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4 Responses to Ma dai…tu compri ancora i dischi?

  1. kAy979 says:

    “Forse sarei troppo intellettualmente pigro per scoprirli tutti. Rimango così nel mercato tradizionale, restandone un po’ ai margini. Ogni tanto capita che arrivo abbastanza presto anche io a scoprire le belle novità, come è successo quest’anno con loro. Più spesso no.”
    Quoto e condivido :)

  2. Disorder79 says:

    Benvenuta :)
    E io quoto quel tuo vecchio post, e soprattutto lo spirito con cui è stato scritto (curioso e ironico, ma non sprezzante).
    Noto anche diversi gusti musicali in comune..rispetto a te però io ho posti come Covo o il Velvet troppo lontani purtroppo :(

  3. AnelliDiFumo says:

    Io nel campo musicale sono fiero di essere decisamente retrò. Sissignore, compro ancora i Cd (non tanti) e non scarico musica da internet (non lo so neanche fare, imparerò) ma soprattutto rimango sempre rapito da quell’album dei Doors, da quell’altro di Lennon, dalla strada di mattoni gialli di Elton John e da quel primo album dei Verve. Insomma, quando voglio aggiornarmi io metto su Ok Computer o uno a scelta dei Coldplay, hai capito come sono io. Chiamami Mammuth.

  4. Disorder79 says:

    Eh, ma anche per me i classici non si toccano…in fondo i migliori restano sempre i Beatles! Io mi tengo anche un po’ aggiornato, ma (come accennavo) causa mia pigrizia mi capita di rado di appassionarmi a un gruppo/cantante prima che raggiunga una notorietà da video su mtv (il che vuol dire lo sputtanamento commerciale, secondo molti). Però l’importante è arrivarci a scoprire le cose belle, anche se mesi o anni dopo.

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