Numi tutelari

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A brevissimo termine, due ritorni importantissimi per il qui presente.

 
1) Il primo in realtà ha già fatto il suo grande ritorno nel 2004: ma scoprire per caso dai blog che Morrissey torna a marzo col successore di You Are The Quarry è cosa bella (anche se mi fa sentire il solito disinformato).
La notizia mi è capitata sotto gli occhi come una bomba (“If it’s not love…”) qualche settimana fa, leggendo un suo post ormai vecchio di qualche mese: adesso ne parlano (e bene) anche qui e qui, con anticipazioni da chi l’ha già ascoltato e aneddoti sugli accenni a Roma (città dove il disco è stato registrato) presenti in alcune canzoni. Certo che la copertina è sempre più eccessiva…
 
 
2) Chi non ha letto il suo Generations Of Love non può capirmi davvero.
Ora mi accorgo (anche qui all’ultimo momento, dal suo blog) che è in uscita per il 14 febbraio (e siccome per l’ennesima volta quella sarà una giornata poco impegnativa, la visita in libreria si spera di poterla fare il giorno stesso) il nuovo romanzo di Matteo B.Bianchi, a quasi quattro anni dall’ultimo Fermati tanto così.
Per ora non aggiungo altro. Attendo impaziente.
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4 Responses to Numi tutelari

  1. utente anonimo says:

    C’è posta per te.
    A.30mo

  2. wittyboy says:

    Anche io attendo impaziente. L’ho saputo da qualche giorno e non vedo l’ora di averlo tra le mani. Il libro.

  3. Condivido in pieno su Morrissey, invece Generations of Love proprio non mi piacque. Mi rendo però conto che piacque all’universo mondo, per cui forse dovrei rileggermelo una terza volta. No, è più forte di me, non posso dargli una terza chance, con tutto ciò che c’è da leggere al mondo.
    Rifletto però sul bisogno di leggerezza rainbow di cui c’è bisogno in Italia.

  4. Disorder79 says:

    @Anelli: non sei certo il primo che non ne è rimasto entusiasta, e che fa quest’osservazione sul bisogno di leggerezza o di normalità dei giovani gay (capita di tirar fuori questo discorso soprattutto a persone più grandicelle di me e anche di te). Secondo me quello che conquista di quel libro non è solo il percorso di “formazione” in sè, ma tutto l’immaginario musical-culturale. E il linguaggio è a sua volta legato a quel contesto.

    Chiaro che per motivi che possono essere generazionali, geografico-logistici o semplicemente di gusti personali, questo immaginario non può essere “di tutti”.
    E ti dirò, sicuramente non può essere compreso del tutto dalla generazione più giovane della mia: nel caso dei 20enni che apprezzano GOL oggi, può forse valere di più il discorso sul “bisogno di normalità” per spiegare il successo del libro.

    Questo senza voler ridurre GOL a mero “romanzo generazionale”: io stesso non ho vissuto l’adolescenza *esattamente* nel periodo in cui è ambientato il libro, ma qualche anno dopo: eppure ha coinvolto più me che molti trentenni.

    Non so se mi sono spiegato bene, sono pessimo nel parlare di letteratura e ho cercato di essere sintetico.

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