Bar condicio #2: Uno spot di due ore a soli 150.000 euro

(una serie che mi auguro non duri a lungo…)
 
Non avevo ancora parlato del caso-Liberitutti, la pseudo-trasmissione giornalistica di Rete4 condotta da Irene Pivetti.
Sapete tutti, o dovreste sapere, quel che è successo nell’ultimo fine settimana. La puntata del suddetto programma dedicata interamente a Berlusconi, mandata in onda eccezionalmente il sabato in prima serata e poi replicata (visto il fiasco clamoroso del sabato sera:  5,38% di share) la domenica pomeriggio, ha visto il giornalismo italiano scavare ulteriormente sul fondo che aveva già toccato.
Si trattava in pratica della versione televisiva di Una Storia Italiana, il pamphlet autocelebrativo che venne inviato nel 2001 nelle case degli italiani (in cui il sapiente uso del fotoshop impreziosiva un contenuto opportunamente edulcorato e censurato delle parti sulle origini delle fortune economiche del Cavaliere, sui suoi legami pericolosi e sulle inchieste giudiziarie in corso).
Una chiamata generale alle armi di tutti i dipendenti di Fininvest, Mediaset, Milan. Servizi entusiastici sui gol e i trofei dei rossoneri si alternavano alle testimonianze di preti, portinaie, nani, ballerine, dipendenti vari ai cui figli il buon Silvio aveva fatto da padrino o a cui aveva dato una mano nel momento di difficoltà; Rita Dalla Chiesa e Susanna Messaggio a ricordare commosse come l’azienda Mediaset sia una grande famiglia e Silvio ne sia il padre amorevole. Il tutto condotto, davanti a un pubblico adorante, da una Pivetti tutta cerimoniosa e ossequiosa, tra l’altro tornata (non a caso) alla pettinatura dell’epoca in cui era Presidente della Camera in quota Centrodestra. E mi fermo qui nella descrizione solo perché non ho resistito più di pochi minuti alla visione di tale offesa alla dignità e all’intelligenza dei telespettatori (perché tale è il mascherare da programma di approfondimento politico uno spettacolo celebrativo a senso unico).
 
Se non altro tutto ciò non è rimasto impunito. Dopo una rapida inchiesta, la commissione competente dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha constatato la violazione di quell’atto di indirizzo del 1 febbraio sull’informazione nel periodo pre-elettorale e ha comminato a Mediaset una multa di 150.000 euro.
Secondo il Garante, "Liberitutti" ha violato in particolare (com’era evidente) i principi di "completezza e correttezza dell’informazione, obiettività, equità, lealtà, imparzialità, pluralità dei punti di vista e parità di trattamento". E anche la norma che impone a registi e conduttori "un comportamento corretto e imparziale nella gestione del programma, anche in rapporto alle modalità di partecipazione e selezione del pubblico".
 
 
Esilaranti le controdeduzioni di Mediaset, che si difendeva affermando tra l’altro che sui 176 ospiti che componevano il pubblico, 140 erano stati selezionati "in base ai soliti criteri di tipo anagrafico ed estetico e mai in base alla collocazione politica" e "soltanto 36, pari a poco più del 20%, erano giovani simpatizzanti di Forza Italia".
Inoltre, si tenta di spacciare per parità di trattamento il fatto che la stessa domenica sono state replicate anche due puntate di Matrix, una col faccia a faccia Rutelli-Casini e una con ospite Massimo D’Alema. Peccato che quelle fossero trasmissioni giornalistiche con domande e risposte, non one man show.
 
Reazione di Berlusconi: "L’Authority è ormai un organo politico. E’ scandaloso che si prendano iniziative come questa assolutamente ingiustificate e ingiustificabili".
 L’AGCOM è in realtà un’Autorità Indipendente che si occupa di far applicare delle leggi. In ogni caso suggerisco al premier di andare a vedere chi nel 2005  ha eletto l’attuale Presidente (che ha votato a favore dell’atto di indirizzo e della multa per Liberitutti). Scoprirebbe che la nomina è stata proposta da Presidente del consiglio e Ministro delle Comunicazioni
 
Ma c’è un’altra riflessione da fare. Cosa sono 150.000 euro di multa per un’azienda come Mediaset, che in questi anni si è arricchita a dismisura (grazie alle leggi del Governo presieduto dal suo proprietario, nonché grazie all’affossamento della televisione pubblica compiuto sempre dal solito suo proprietario, che ne ha il controllo)?
Niente, dico io.
Due ore di spot a pagamento per Forza Italia costerebbero molto, molto di più. E chissà quanti voti ha conquistato il soldato Pivetti, soprattutto all’interno del semi-lobotomizzato pubblico della domenica pomeriggio che si beve tutto senza fiatare (dalle risse della Venier ai trenini di Costanzo, fino ai deliri mistici della sexy-attrice redenta Claudia Koll).
Questa stessa riflessione l’ho poi trovata anche qui, dove vi invito a dare una lettura.
 
UPDATE: Il TAR ha bocciato il ricorso di Mediaset che chiedeva la sospensione dell’atto di indirizzo dalla cui violazione deriva la multa.
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3 Responses to Bar condicio #2: Uno spot di due ore a soli 150.000 euro

  1. Vertigo69 says:

    Anche domenica è andato malissimo come ascolti, e la domenica la gente vede di tutto… Tra l’altro noto un esilarante effetto Silvana Giacobini/Mariah Carey/Lory del santo in Silvio Berlusconi… è sempre ritratto di tre quarti, facci caso:-DDDD

  2. Tron says:

    Tra l’altro Rete4 è stata salvata dalla legge Gasparri… è quasi una tv “illegale”, avrebbe dovuto passare sul satellite. Comunque, anche se, come dici tu, la multa è meno costosa di uno “spot”, a me la notizia ha dato una certa soddisfazione…

  3. Disorder79 says:

    @Verty: il problema è come vengono influenzati quei “pochi” milioni di spettatori che si fanno ipnotizzare da trasmissioni del genere..

    @Tron: esatto,meglio non addentrarsi (per non farsi il fegato ancor più amaro) nell’argomento “come Berlusconi ha creato il suo monopolio adattando ad hoc le leggi italiane: da Craxi alla l.Gasparri”

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