Again and again and again and again…

Puntuale e invasivo come ogni anno, è arrivato il festival di Sanremo. Anzi, è arrivata la settimana del Festival di Sanremo.
E’ un dinosauro del costume italico, una tradizione inaffondabile, di cui non ci si può liberare se non espatriando: un po’ come il Vaticano, i partiti democristiani, l’evasione fiscale o Mediaset.
Ma a differenza di queste cose, dura poco e fa pochi danni.
Per una settimana Sanremo occupa il palinsesto televisivo e quello di ogni conversazione da ascensore. Poi sparisce. Stesso destino per il 90% delle sue canzoni, che puntualmente ogni anno vengono presentate alla vigilia come il meglio della discografia italiana per poi esser cancellate senza pietà, a giochi fatti, da tutte le playlist radiofoniche.
 
LE COSTANTI DI SANREMO:
 
– Le trasmissioni televisive e radiofoniche di qualunque emittente, nazionale e locale, che vampirizzano l’evento, schierando gli inviati, intervistatori e commentatori più improbabili e incompetenti (tra cui spiccano molti ex cantanti sanremesi, sottratti temporaneamente al meritato oblìo).
– I quotidiani che dedicano 6 pagine al giorno all’evento: non succede nient’altro.
Il conduttore, annunciato generalmente un mese dopo la fine del festival precedente. Le sue mille interviste, le dichiarazioni di intenti: stima per i predecessori, promesse di originalità.
– Le vallette/presenze femminili accanto al conduttore, decise un paio di mesi prima. Obbligatoriamente, una bionda e una mora. Facoltativamente, l’una decorativa e lobotomizzata, l’altra perdente nel confronto fisico ma spiritosa e intelligente.
Le gaffes immancabili dell’uno e delle altre, utili per riempire intere pagine e ore di speciali televisivi.
– I vestiti delle presenze femminili. I commenti femminili in ufficio.
– Le scollature delle presenze femminili. I commenti maschili al pub.
Le voci sul cast che iniziano a circolare mesi prima. La lista definitiva, attesa e poi annunciata con solennità, come quella di un nuovo Governo. Le polemiche degli esclusi.
– I testi su Tv Sorrisi & Canzoni. La foto di gruppo.
– Il primo ascolto delle canzoni e il solito sconforto.
– Le nuove proposte, puntualmente ancor peggio dei big. Le nuove proposte selezionate dall’Accademia di Sanremo, puntualmente ancor peggio di quelle portate dai discografici.
La gara al look più trash fra le/gli interpreti.
– Le menate quotidiane sugli ascolti e i confronti con i conduttori del passato più o meno recente.
– La controprogrammazione. Generalmente più trash del festival stesso.
– Il commento radiofonico della Gialappa coi suoi tormentoni, le interviste politicamente scorrette e gli inviati-disturbatori sul campo.
I superospiti musicali stranieri. Sono annunciati qualche mese prima i Rolling Stones col ritorno di Brian Jones, la reunion dei Beatles e Freddy Mercury. Poi inspiegabilmente le trattative saltano nell’ultima settimana; arrivano solo alcuni semisconosciuti con mezzo singolo all’attivo che nemmeno TRL ha voluto, imposti dalle major discografiche.
– A compensare ciò, i superospiti vipponi stranieri. Per lo più attori hollywoodiani bolliti, vengono pagati uno sproposito per qualche imbarazzante siparietto di 10 minuti col conduttore di turno. Vista la competenza musicale del pubblico di Raiuno, garantiscono comunque più ascolto dei nomi succitati. Vengono al Festival più volentieri delle popstar perché 1) sono soldi facili e 2) loro non si sputtanano nel proprio campo, visto che fuori dall’Italia nessuno, emigrati a parte, ha idea di cosa sia il Festival di Sanremo (non lasciatevi ingannare dalla grandeur).
Gli ospiti che creano polemiche: ce ne sono sempre almeno un paio, tra i musicali o tra i vip. Alla fine o saltano, o si rivelano inoffensivi.
I superospiti musicali italiani: si va a periodi, a volte sono banditi dal regolamento o da veti incrociati, spesso sono cercati e giustamente si negano.
Il regolamento, un’incomprensibile combinazione (che cambia ogni anno) tra giurie demoscopiche, televoto e sondaggi per alzata di anno.
– I plagi annunciati da Striscia. Le risse provocate da Striscia. I dietro le quinte svelati da Striscia. I sospetti di combine insinuati da Striscia.
– Il Dopofestival. A volte c’è, con formula variabile. A volte, come quest’anno, no.
– Le altre piccole o grandi costanti di Sanremo che adesso non mi vengono in mente.
 
La finale, che mi perdo sempre. Il nome del vincitore, letto a tarda notte mentre smaltisco la sbronza davanti al televideo.
Perché Sanremo è Sanremo, ma anche il sabato sera è il sabato sera. E credo che anche John Travolta, presente quest’anno, sarebbe d’accordo.
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5 Responses to Again and again and again and again…

  1. danielalami says:

    Ragazzi mi venire a trovare sul mio blog radiofonico durante la settimana così continuiamo a parlare di Sanremo????

  2. utente anonimo says:

    Non dimenticare i soliti cantanti sfigati tipici sanremesi che in quelsiasi altro momento dell’anno sono cagati e vendono zero (Antonella Ruggiero, Mariella Nava, Anna Tatangelo, I Matia Bazar, Spagna, Alexia..ed altri che ora non mi vengono) e che ogni anno a turno si ripresentano nella speranza di rilanciare la propria carriera sentendosi x una settimana delle star come le attrici di Cento Vetrine alla notte dei Telegatti

    borghese annoiato

  3. Disorder79 says:

    @B.A.: Sì, e se ne potrebbero fare tanti altri di nomi del genere…tanti gatti neri che spero prima o poi prendano l’aviaria come quello in Germania.

    COSTANTI ULTERIORI CHE MI ERO SCORDATO:

    – I Vip italiani che vengono tirati fuori come tappabuchi nelle serate in cui si rimane sguarniti di ospiti stranieri di nome (vedi Totti ieri)

    – Le sforature di orario, o comunque la durata pachidermica delle puntate, con un sacco di pubblicità e inutili riempitivi fino alle 23 e cantanti poi costretti a esibirsi oltre la mezzanotte.

  4. Tancredi71 says:

    segnalo che il conduttore di quest’anno non è edotto nemmeno sulla storia sanremese: ha ricordato la spallina galeotta della deliziosa patsy kansit come se fosse caduta sul palco dell’ariston. invece era il periodo in cui gli ospiti stranieri, grandiosi e assai più seguiti dei miagolanti cantanti nostrani (non si parli male degli anni ottanta) erano relegati in un tendone!!!

  5. utente anonimo says:

    Sì , e tra l’altro era meglio se Panariello evitava di nominare Patsy Kensit scoprendosi il gioco, visto che poi per fare un po’ notizia gli autori non hanno trovato di meglio che replicare la stessa trovata con Ilary Blasi…

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