Bar condicio #3: “It is an estròrni ònor for mi…”

(qui e qui i primi due sproloqui in materia)

Silvio Berlusconi è un leader universalmente riconosciuto e apprezzato a livello internazionale.

Questa è l’immagine che tutti i giornalisti e inviati del Tg5 (per una volta la rete ammiraglia Mediaset ha scippato l’esclusiva a Rete4) hanno voluto rappresentare oggi davanti al pubblico pomeridiano (notoriamente massimo esperto di politica internazionale: a quell’ora di solito va in onda Verissimo…), con la diretta integrale allestita per seguire l’audizione di Mr.B al Congresso statunitense.
Un mega-marchettone casualmente organizzato in periodo elettorale,  organizzato dai due governi alleati in combutta con deputati e senatori per lo più italoamericani, che si sono prestati a fingersi promotori dell’iniziativa.

Sorvoliamo sul contenuto centrale del discorso letto (in italiano), che era piuttosto prevedibile, neutro e buonista-patriottico come da copione (quasi identico al discorso che avrebbe letto in analoga occasione un leader del centrosinistra o di un altro paese europeo, siamo onesti).

La parte esilarante è ovviamente stata all’inizio e alla fine, quando il Nostro (non mio) ha voluto rispolverare il suo fluentlissimo inglese dallo spiccato e cacofonico accento meneghino.
L’apertura, seguita a 10 minuti di standing ovation dell’Assemblea (sottolineata dai fedeli cronisti di Mediaset), è stata un profluvio di ringraziamenti per la frendiship e la generosity americane, elogi della democrazia incarnata dagli USA eccetera.

La chiusura è stata invece affidata a un aneddoto (“NO, la barzelletta NOOOOO”, ho pensato istintivamente. Niente paura, niente di troppo imbarazzante – pronuncia a parte).
Si trattava di un ricordo di gioventù retorico e strappacore che puzzava lontano un miglio di costruito ad arte. Il padre di un giovanissimo Silvio portava il figlio
– magari tra una speculazione edilizia e l’altra – al cimitero americano e lo esortava solennemente a non dimenticare mai il sacrificio compiuto da quei giovani, durante la 2a guerra mondiale, per la nostra libertà.

Tornati in studio per i commenti, il conduttore chiedeva all’unico ospite politico, un sottosegretario agli Esteri, se questa visita non fosse per caso un mega-spot elettorale per il Cavaliere.
Che strano, il sottosegretario ha risposto (senza nessuno a contraddirlo) che non lo era, aggiungendo anzi che questa visita era un evento storico-diplomatico molto importante.

Infatti la tv pubblica italiana (attualmente non certo controllata dal centrosinistra) non ha ritenuto di predisporre nessuna diretta.

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2 Responses to Bar condicio #3: “It is an estròrni ònor for mi…”

  1. ecco, ora se ne sa di più sui bambinoni americani, che giocano ai cowboy che salgono in sella al primo cavallo lustro che gli mostra le chiappone.
    Ma poi la Rai mica ha lasciato tutto a Mediaset, anche loro hanno gongolato e standinovationato come C5. Piuttosto sai quand’è che Fede ce lo rifà vedere tutto?
    yakke

  2. Disorder79 says:

    http://www.repubblica.it/2006/c/sezioni/politica/versoelezioni31/discorai/discorai.html

    La RAI ha mandato la diretta su RaiNews24, per fortuna sembra che in extremis si sia evitato di replicarlo sulle tv generaliste (anche perchè la copertura coi servizi è stata già esauriente).

    L’AGCOM, tra l’altro, ha ritenuto legittima la diretta di Canale 5 (per l’eccezionalità e attualità dell’evento) ma ha intimato a Rete4 e Italia1 di NON replicarlo, perchè questi requisiti verrebbero meno. Evidentemente l’Autority conosce i suoi polli.

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