Boring The Angel

[Per la fortunata e richiestissima (?) serie: Recensioni Fuori Tempo Massimo]



Ce l’ho da qualche mese (ma era uscito nel 2005), gli ho concesso diversi ascolti, in più riprese. A questo punto posso dirlo: Playing The Angel, ultima fatica dei Depeche Mode, è un po’ una palla.





Sarà che ci si aspettava molto di più: erano trascorsi 4 anni da Exciter, l’ultimo album. Nel frattempo Dave Gahan si era divertito a scriversi un album di canzoni da solo (o quasi), mentre l’Autore Storico del gruppo Martin Gore aveva sfogato l’ugola sottoutilizzata dando alle stampe un album di cover (non male). Così quando i due la finiscono di fare a borsettate, riuniscono il gruppo sulla base di nuovi accordi (leggi: più spazio alle canzoni di Gahan) e pubblicano 12 nuovi pezzi (3 sono a firma Gahan: Suffer Well, I Want It All e Nothing’s Impossible), ti aspetti sfracelli.

Invece, singoli a parte, l’album è deboluccio: soprattutto dai pezzi di Gore ci si aspettava qualcosa di meno noioso.
Almeno Exciter sperimentava una direzione nuova. Invece qui in certi pezzi si resta su quelle atmosfere rarefatte (ma con pezzi deboli), in altri si aggiungono chitarre e/o sinth cercando senza successo (o comunque senza originalità) di ricalcare le sonorità dei Bei Vecchi tempi.
Qualche dettaglio, al solito pedantemente track by track come piace a noi (?):

1. A Pain That I’m Used To
L’album si apre col boato sonoro spaccatimpani di quello che è poi diventato il secondo singolo, come dire: siamo tornati e si rockeggia. Il pezzo nei primi ascolti sconvolge col suo alternare momenti di calma e schitarrate/sirenate; poi cresce e piace. Voleva essere forse la nuova Personal Jesus, ma non riesce a diventare ballabile (ho trovato a volte dj che si ostinavano comunque a metterlo).

2. John The Revelator
Una specie di gospel selvaggio up-tempo con base elettronica (parole in libertà, come al solito). Anche questo prende molto, con gli ascolti. Testo fra i più azzeccati e meno banali.

3. Suffer Well
Gli accordi dovevano essere così: il terzo singolo doveva essere di Gahan. Ottima scelta allora: si prosegue nella direzione della già carina I Feel Loved del disco precedente (ma questa è più simile ai pezzi anni ’80), confezionando un ottima dance-track in cui c’è quel minimo di melodia catchy, il testo adatto, il groove.

4. The Sinner In Me
E qui inizia la noia mortale. E’ tutto già sentito, il testo con le solite rime genere "fato/peccato, santo/pianto", la struttura musicale simile a decine di pezzi del passato. Un po’ di effetti elettronici sferraglianti non salvano le cose.

5. Precious
Il singolo apripista, ballata dolcissima che tutti conosceranno, spicca di brutto sul resto dell’album. Si potrebbe parlare di capolavoro se lo stile non fosse troppo commerciale e così volutamente, spudoratamente copiato da quello dei loro classici (gli originali sono meglio).

6. Macro
Per la voce di Gore, uno dei pezzi simili a quelli di Exciter. A tratti fastidioso anche come sottofondo.

7. I Want It All
Questo pezzo elettronico-lento di Gahan è un po’ meno piatto, anche se niente di eccezionale. Un sottofondo piacevole, stavolta (del minuto e mezzo di coda se ne faceva anche a meno, ma ha il suo perchè).

8. Nothing’s Impossible
Monocorde nella strofa e nel ritornello. Se si resta per tutta la canzone sulla stessa nota, l’effetto sulla voce e l’arrangiamento possono non bastare a rendere il tutto ascoltabile.

9. Introspectre (instrumental)
Il solito intermezzo-riempitivo di un minuto e mezzo da album dei Depeche.

10. Damaged People
L’altra canzone che a questo giro tocca a Gore. Lenta, calda e raffinata: decisamente meglio di Macro. Ma anche dalla sua voce si è sentito di meglio. E dopo la sequenza di canzoni che la precedono, non aiuta ad eliminare l’effetto-orchite.

11. Lilian
Finalmente ci si sveglia, con un pezzo bello ritmato nel vecchio stile Depeche: cori, ritornelli tastierizzatissimi, Dave Gahan che ansima, effetti vari, Dave Gahan che ansima di nuovo, chitarra acustica nel finale. Non manca niente, semplice ma efficace.

12. The Darkest Star
Il classico pezzo un po’ palloso che si salva perchè utilizzato come finale. Però stavolta si salva meno perchè di pezzi pallosi e simili ce ne erano altri.

Concludendo, non più di 4-5 pezzi per cui vale la pena avere quest’album.
Da acquistare per i completisti del gruppo e per feticisti di Anton Corbijn (il booklet è a cura di e contiene sue foto del gruppo).

Venerdì a Imola mi aspetta il primo contatto dal vivo con (quel che resta dei tre) Depeche Mode: speriamo che limitino al massimo i pezzi nuovi.

(Poi vabbè, speriamo nell’ordine:
di riuscire a non fare tardi;
che l’isterico Morrissey non bidoni all’ultimo;
che i Goldfrapp suonino subito prima di lui;
che i Finley di Cecchetto suonino quando io sono ancora di qua dall’Appennino)

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7 Responses to Boring The Angel

  1. utente anonimo says:

    venerdì dovrebbe uscire quello dei muse.
    investirò il mio bonus di 30 € da feltrinelli (li mantengo, bastardi….)per quello e boh, non so, accetto consigli.
    per la tua recensione, per settembre ce la fai?
    ste

  2. Disorder79 says:

    Compralo dove i cd li fanno un po’ meno: ho sentito un paio di volte il nuovo singolo e mi è parso vomitevole vieppiù :(

    E per la mia “recensione” dei Muse, campa cavallo: forse per settembre saranno pronti i Pearl Jam ;)

  3. simbax says:

    PRECIOUS è meravigliosa!!!!!!!!!!!!!suona da dio!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  4. Carissimo, che bella recensione! Mi piace questa cosa del ‘brano x brano’. Non ho ancora avuto modo di ascoltare l’intero album forse perchè , a orecchio, mi erano sembrati un po’ pallosi già gli hit. Invece ieri ho preso l’ultimo di Vinicio Capossela, ma non l’ho ancora ascoltato. Speriamo bene.
    Un abbraccio.

  5. Disorder79 says:

    @simbax: è molto bella in effetti, anche se un po’ troppo “perfettina” :)

    @K-High: avevi avuto buon fiuto ;)

    Questa cosa del “brano per brano” credo invece sia pallosissima per i più. Ma d’altra parte mi piace parlare degli album che ascolto e non essendo in grado (nè per quanto riguarda la competenza musicale, nè stilisticamente) di scrivere vere *recensioni*, non mi resta che parlare di quanto gli album e le varie canzoni piacciano o meno a ME.

    E’ il bello dei blog: posso sproloquiare a lungo e chi non vuole leggere passa avanti (a differenza di quanto accade ai disgraziati che devono starmi ad ascoltare dal vivo eheh).

  6. simbax says:

    Invece sei proprio un bravo recensista….se si può dire…

  7. Disorder79 says:

    …boh? comunque grazie :)

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