In Italia, oggi






Siateci sabato, chi può.

Visto che io non potrò esserci per motivi logistici (la distanza + la trasferta del giorno prima + impegni improrogabili della mattina dopo) onestà intellettuale mi imporrebbe di risparmiare a chi passasse di qui il pippone retorico su quanto sia urgente una manifestazione come il Pride in Italia, oggi.

Un’Italia in cui, se la terza carica dello Stato e un ministro danno la loro adesione al Pride nazionale (SENZA neanche accingersi a sfilare), spunta subito un Castagnetti che dice "Viviamo in un momento di relazioni difficili con la Chiesa italiana e il mondo cattolico, il governo ha bisogno di rassenare il clima".
[Eh sì, con la Binetti a dettare l’agenda del governo e la sicurezza che con Prodi e questa maggioranza non passerà mai NESSUNA riforma che possa minimamente declericalizzare questo paese, la Chiesa è irritata: non si capisce cosa voglia più di questo]

Un’Italia in cui, nella città che ospita il Pride nazionale, il sindaco eletto con maggioranza bulgara è ostaggio da mesi della Margherita e fa sapere di aderire, ma non condividere pienamente: quindi non sfila. E in una Torino che da inizio anno organizza una notte bianca ogni 2 settimane, non concede nessuno spazio pubblico all’aperto per il dopo-sfilata.

Un’Italia in cui la Chiesa Cattolica organizza e rilancia quotidianamente da mesi vere e proprie campagne d’odio contro i gay, supportata dall’attuale opposizione (che nei passati 5 anni coi suoi ministri ci ha regalato molte perle di tolleranza e civiltà), con la complicità di tutti i media che le danno spazio senza contraddittorio e senza alcuna reazione significativa della coalizione di governo.

Un’Italia in cui i partiti e le istituzioni non ascoltano i gay, e in cui la maggioranza della popolazione (dedotta la sostanziosa quota di intolleranti fanatici) continua a sentirli come un corpo estraneo, invisibile, potenzialmente minaccioso.

Un’Italia in cui l’associazionismo glbt ha fallito nelle sue strategie, per molteplici ragioni, tra cui la principale è probabilmente proprio la scarsità quantitativa della sua base (a tal proposito, invito caldamente a leggere l’editoriale ad ampio raggio di Dell’Orto su Pride-la rivista, che condivido in gran parte).

Questi e altri (ormai il pippone retorico l’ho fatto lo stesso – al diavolo la coerenza) sono i motivi per cui non accetto più frasi come "è una carnevalata" o "ci sono altri modi per ottenere diritti". Quali modi? La politica? Il voto?L’espatrio collettivo, forse.

Siateci sabato, chi può.
Bisogna contarsi, bisogna esserci, bisogna fare massa. Sabato.

POI deve venire il "Pride tutto l’anno" (altra frase ricorrente), la lotta quotidiana per la visibilità e l’integrazione, contro l’ipocrisia e le piccole grandi discriminazioni.

Ma sabato, è importante essere un fiume di gente. Qualunque sia la propria sigla: G, l, b, t, q, etero che credono nell’uguaglianza dei diritti. Membri di partiti e associazioni o semplici cittadini e cittadine.
Le premesse sono per una partecipazione
più alta del solito: speriamo.

Qui un po’ di storia del Pride, per tutti (e qualche altro dettaglio qui).

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3 Responses to In Italia, oggi

  1. Peccato che al prossimo giro Chiamparino non sia più eleggibile, se no qualche torinese potrebbe dirgli: “Caro Sergio, io ti voterei volentieri, se solo condividessi tutto, ma proprio tutto tutto, del tuo programma. Però siccome non condivido il colore delle fioriere davanti al municipio, be’, non ti voto, tiè”.
    stefano

  2. AnelliDiFumo says:

    Molto ben detto, caro fratello.

  3. Disorder79 says:

    @Cad: ecco, appunto. Avrebbe potuto benissimo fare un saluto all’inizio. Guarda, mi andava bene anche la comparsata tipicamente italiana con successiva rapida sparizione dopo 50 metri.

    @Anelli: beato te che almeno puoi andare al mini-Pride romano. Capisco il valore di fare il Pride nazionale itinerante, ma uno fisso a Roma (o in subordine a Milano) non sarebbe meglio raggiungibile da tutti? Io ho dovuto mancare perchè oggi non potevo permettermi di stare quasi 24 ore fuori.

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