Toscana e Puglia più in Europa di Prodi

A fine 2005 avevo qui ricordato con orgoglio l’esistenza di una legge della Regione Toscana (per la precisione, la n.63 del novembre 2004) contenente "Norme contro le discriminazioni determinate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere".

Una legge organica sulla materia delle discriminazioni: una normativa che in Italia a livello statale non esiste (siamo fra i peggiori in Europa, come al solito) e che oggi la comunità glbt richiede con forza al governo Prodi (non si sa come quest’ultimo potrà negarla senza perdere del tutto di credibilità).

Una legge che, ovviamente, è stata subito avversata dal Governo Berlusconi, che la impugnò subito di fronte alla Corte Costituzionale sia per incompetenza che per una presunta irrilevanza del problema nell’ordinamento italiano (e le dichiarazioni in punta di fioretto dei ministri Calderoli e Tremaglia ben dimostravano come il problema della discriminazione fosse irrilevante).

Finalmente, come ricorda anche Aelred, la Consulta ha deciso. Con la sentenza n.253 del 21 giugno 2006 si è pronunciata favorevolmente sull’impianto complessivo della legge, ritenendo un intervento in materia non solo costituzionalmente legittimo ma opportuno.

L’impianto generale della legge è stato mantenuto: con esso la collaborazione della Regione con le associazioni, le misure di sostegno e tutela sul lavoro e quelle per garantire pari opportunità.

Sono invece stati bocciati 3 articoli, che prevedevano:

le multe agli operatori commerciali per discriminazioni fondate sull’orientamento e l’identità sessuale (comportamenti che restano vietati da altre leggi, ma non sanzionati);

– la possibilità per un qualsiasi cittadino di delegare ad altra persona il consenso ad un trattamento sanitario, in vista di una eventuale situazione di incapacità naturale;

– la predisposizione di servizi di informazione e percorsi di consulenza psicologica o sanitaria gratuita per rendere più libera e consapevole la scelta di ognuno circa la propria identità di genere o il proprio orientamento sessuale.

Questi 3 casi secondo la Corte toccano aspetti del diritto civile e sono quindi di competenza statale. Questo l’unico motivo della bocciatura.
La palla quindi passa allo Stato. E purtroppo, alle Binetti.

– – –

Nel frattempo, sul fronte dei servizi sociali, la legge sul Welfare approvata dalla Regione Puglia è un bell’esempio di inclusione e di sostegno vero, non chiacchierato, a tutte le famiglie.

Su Tom trovate anche il link al discorso di Nichi Vendola.
Anche qui, si spera che il governo Prodi prenda appunti.

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