Una famiglia di pecore nere

Martedì scorso Raitre ha mandato in onda, in quasi terza serata, un nuovo film in prima visione, dopo che nelle settimane precedenti aveva offerto nello stesso orario Lost in Translation (rivisto volentieri) e Confessions of a Dangerous Mind (purtroppo perso). [Tutto questo mentre nelle prime serate di Raiuno impazzano le fiction con De Sica e Ferilli e in quelle di Canale 5 i tv-movie catastrofici o harmony. Vabbè.]

Si tratta del delizioso I Tenenbaum, che ho così potuto finalmente recuperare.
Le storie di bambini prodigio cresciuti male e divenuti degli schizzati e/o problematici e/o frustrati mi hanno sempre affascinato (dal fulminato di Magnolia alla Brenda di Six Feet Under, tanto per citare i primi due esempi che mi vengono in mente). Se poi di individui in questione ce ne sono tre, sono fratelli e crescono in un’ambiente malsano e anaffettivo subito presentato come una famiglia in cui sono tutti pecore nere, la cosa si fa ancor più intrigante.

Il cast del film di Wes Anderson è di primordine. Il capostipite della famiglia, Royal Tenenbaum, è  un Gene Hackman in stato di grazia, più simpatica canaglia che mai. La sua ex moglie (ma mai divorziata) Etheline è una signorile (e insieme umana) Anjelica Huston.

I tre figli sono interpretati da Ben Stiller (ex guru della finanza in età prepuberale: oggi neo-vedovo fobico ed esaurito, nonchè padre ansiogeno), Gwyneth Paltrow (figlia adottiva ed ex brillante commediografa: oggi moglie annoiata e infedele, fumatrice clandestina e col complesso di inferiorità verso i fratelli) e infine Luke Wilson (ex campione di tennis in erba, ritiratosi precocemente con ancora una luminosa carriera davanti: al suo attivo un’ossessione semi-incestuosa per la sorella e tendenze suicide).

Non meno interessanti i personaggi di contorno: quello di Owen Wilson (anche co-sceneggiatore), ovvero l’amico di infanzia che ha raggiunto il successo ma continua a desiderare morbosamente di essere accettato in una famiglia Tenenbaum ormai in disgrazia, e soprattutto i due piccoli ma riusciti ruoli di Bill Murray (l’impacciato marito della Paltrow) e Danny Glover (l’aspirante neo-marito di Etheline, talmente buonista da far pendere subito il tifo di tutti gli spettatori verso il rivale Hackman).

Mentre del gruppo Stiller-Wilson-Wilson (ormai una lobby di quella commedia americana ridanciana ma allo stesso tempo impegnata, che non mi fa impazzire) ho apprezzato soprattutto il primo, merita sicuramente una segnalazione l’odiosa Gwyneth che finalmente risulta meno odiosa, interpretando un personaggio totalmente fuori invece della solita fichetta sofisticata. Splendide le inquadrature di gruppo (a proposito, lo stile registico è abbastanza particolare, con grande uso di carrellate, zoom e quant’altro) in cui lei appare in pose esilaranti, idealmente staccata dagli altri o appoggiata svogliatamente ad un muro.

I discorsi sull’immagine politicamente scorretta che questo film offre della famiglia, o sulla nuova armonia che (dopo le numerose coltellate) viene ritrovata, su basi diverse e meno ipocrite, sono validi ma fino a un certo punto. Più interessante forse il tema del fallimento e del riscatto, esplorato da diversi punti di vista.
Si tratta, in fin dei conti, di una buona commedia grottesca, in cui si ride in modo (spesso) intelligente e a tratti ci si commuove e si riflette. Niente di adatto per Raiuno, insomma.

Imperdibili poi molti dettagli kitch/nonsense come gli arredi, i vestiti di alcuni personaggi o le continue apparizioni dei topi dalmata, razza nata anni prima da un esperimento genetico di uno dei giovani Tenenbaum e che ormai ha preso possesso della casa.

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5 Responses to Una famiglia di pecore nere

  1. bellooo!!
    a me è piaciuto un sacco come film, mi ricordo che la prima volta l’avevo visto al cinema

    cmq posso linkarti?mi piace il tuo stile
    ciao,
    barbara

  2. AnelliDiFumo says:

    L’avevo visto al cinema e mi era tutto sommato piaciuto, ma manca di finale, secondo me.

    Ieri ho visto il II atto di “La meglio gioventù”, ho ancora gli occhi bagnati.

  3. Disorder79 says:

    barbara: certo, anzi grazie :)

    Anelli: io invece proprio ieri mi stavo quasi sciogliendo in lacrime ascoltando, in colpevole ritardo di anni, After The Gold Rush del tuo neo-compatriota Neil Young…

    Tornando ai Tenebaum, in effetti forse è il finale un po’ scontato (e il motivo per cui ho detto che secondo me è un film da prendere alla leggera, senza dargli troppi significati impegnati)

  4. complimenti per il tuo post sui tenembaum !!!

  5. Disorder79 says:

    Grazie e benvenuto :)

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