MOBscene

E’ notte alta e sono sveglio…e ho appena finito di vedere Mi piace lavorare (Mobbing) di Francesca Comencini. Sconvolgente.

Nicoletta Braschi, liberata dal sempiterno ruolo di "donna angelicata di Benigni", è incredibilmente credibile nella parte della protagonista. Quella sua aria anonima è infatti perfetta per interpretare Anna.
Anna non ha una vita semplice: madre single, con un padre vecchio e molto malato da mantenere in una clinica. Solo facendo la massima attenzione a risparmiare riesce a far tornare i conti di casa.
Le sue giornate tuttavia scorrono tranquille, il rapporto con la figlia è ottimale, il suo lavoro le piace.

Ma la sua azienda è appena stata assorbita da una multinazionale. Un giorno il suo blocco dei bolli sparisce: non era un caso.
Sono in serbo per lei un incarico delicatissimo dopo l’altro. Incarichi che comportano la perdita del suo ufficio, della scrivania, del computer. Che la portano a ricercare fatture che non si possono trovare, a svolgere mansioni inutili assurde frustranti, a scontrarsi con colleghi contro i quali i suoi superiori la schierano scientemente come una marionetta. A restare inattiva. Ad ammalarsi infine, e a mettere in crisi la sua vita privata.

E’ una progressiva discesa nell’abisso della disperazione (a cui fa da contraltare l’affetto della figlioletta a casa, che però non basta più a confortarla). La solidarietà in azienda è quasi inesistente.
E’ questo il mondo del lavoro di oggi? Non credo sia così per tutti, che situazioni così estremizzate possano accadere a tutti. Ad Anna sì, però: e probabilmente a tante altre persone come lei, che lavorano con dedizione senza pensare a costruirsi intorno una rete di alleanze, che non hanno abbastanza carisma per imporsi e far valere i propri diritti, che sono troppo deboli per difendersi dalle umiliazioni. Non a caso sono proprio loro ad essere colpiti (la storia prende spunto da una serie di casi reali).

Un film a tratti un po’ demagogico, forse. Uno spottone per la Cgil, anche. Ma devo dire che (e il modo in cui è girato aiuta) mi è parso complessivamente credibile, nelle situazioni e nei dialoghi. Terribilmente credibile.
Da vedere.

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8 Responses to MOBscene

  1. utente anonimo says:

    Si devo proprio dire che la parte della depressa viene bene alla Braschi. Infatti non mi era dispiaciuta neanche in Ovosodo, nella parte della professoressa amica che alla fine si ammala…. questi ruoli le calzano meglio di quelli che le affibbia il marito. Non so, è che quando la vedo, me la immagino già con il Prozac nella borsetta!
    Ill. Blonde

  2. utente anonimo says:

    Nicoletta Braschi.
    Assolutamente credibile.

    Scova l’intruso.
    A.30mo

  3. Disorder79 says:

    Antonio: ho detto “incredibilmente” infatti, non “assolutamente”. Il punto è che la sua espressione anonima e insignificante (e anche irritante: come la collega un po’ antipatica e sempre sulle sue a cui non daresti mai una mano, appunto) è forse più adatta alla parte di quanto non lo sarebbe un’attrice vera :)

    Ill. Blonde: e non dimentichiamo che in Ovosodo alla fine si suicida, per il tripudio del pubblico pagante (o tentava e basta?)

  4. utente anonimo says:

    No more de fame, smette anche di mangiare. Non c’è niente da fa’ quella donna è la maschera della sofferenza
    Ill. Blonde

  5. simbax says:

    TU dici “Non credo sia così per tutti, che situazioni così estremizzate possano accadere a tutti. Ad Anna sì, però: e probabilmente a tante altre persone come lei, che lavorano con dedizione senza pensare a costruirsi intorno una rete di alleanze, che non hanno abbastanza carisma per imporsi e far valere i propri diritti, che sono troppo deboli per difendersi dalle umiliazioni.”

    Scusa se ti contraddico. il mobbing in un posto di lavoro prescinde dal carattere di chi lo subisce.
    Colui che lo subisce ha solo un’alternativa subire, subire o andarsene. Ma chi vive il mobbing non se ne va se non trova un lavoro alternativo e appagante,soprattutto quando serve per campare.

    Ad ogni modo, bella la descrizione del film, che a questo punto voglio vedere. ciao

  6. Disorder79 says:

    Certo che il mobbing prescinde dal carattere di chi lo subisce! Soprattutto se, da parte dei capi, le vessazioni sono sottili – e meno evidenti di quelle del film (che pure sono casi realmente verificatisi) -, cosa che credo avvenga nella maggior parte dei casi.
    Nel film però la scarsa integrazione della protagonista nell’ambiente di lavoro è evidente: la confidenza con le colleghe è solo di facciata, tutti o quasi poi le volteranno le spalle. Chiaro che dove c’è maggiore solidarietà, è più facile che qualcuno ad esempio consigli al malcapitato di turno una migliore strategia per trattare coi capi (o direttamente con gli avvocati..).

  7. pescochan says:

    E’ stata una belle sopresa anche per me, alla Braschi non avrei mai dato due lire, invece qui si è dimostrata molto efficate.

    “..e questa sarebbe una vittoria?”

  8. Disorder79 says:

    Anche io non le avrei dato due lire. anzi l’avrei assunta per poi mobbarla :)

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