We’re still alive

Siamo ancora vivi.
Stavo pensando questo al termine del primo dei due bis di ieri sera, mentre ero un puntino in mezzo a una folla di diecimila persone con le mani al cielo in Piazza Duomo, Pistoia, Italia.
Raccontare l’ultima data nel Belpaese e la mia prima in assoluto dei Pearl Jam non è solo parlare delle due ore e quaranta di concerto, delle conferme e sorprese nella scaletta, dei pochi pezzi storici non eseguiti ma va bene lo stesso, dell’incredibile forma vocale di Eddie Vedder e dell’impatto sonoro creato dalla sua band.

Alla qualità del concerto si è infatti accompagnata la particolarità dell’atmosfera.
L’arrivo nella già affollata piazza, ad esempio. Mi guardavo intorno e pensavo che mai a un concerto di una simile portata avevo incrociato tante facce sconosciute, ma riconosciute a pelle come amiche. Non so come spiegarlo altrimenti e non è assolutamente una questione di look o pose.
La sensazione mi ha accompagnato anche durante il concerto, quando ormai ero più avanti, nella bolgia. Tante persone che erano arrivate lì, anche da molto lontano, per provare le stesse mie emozioni. Nessuno spinto lì da tormentoni radiofonici. Nessuno spinto da modaiolismi indie. Qualcuno preso da nostalgia per la propria adolescenza, ma non solo: i Pearl Jam non sono rimasti negli anni ’90, hanno molto da dire anche oggi – anche a chi decidesse di ascoltarli per la prima volta, scevro da pregiudizi anti-revivalistici.
Qualcuno avrà sicuramente fumato vicino a me, come in tutti i concerti, eppure non me ne sono prorpio accorto – non solo per la piacevole brezza settembrina.
Gli unici cori partiti con successo sono stati quelli di incitamento o quelli sulle canzoni storiche della band (in particolare è stato più volte intonato il vocalizzo finale di Jeremy, quando il pubblico si stava rendendo conto che sarebbe stata tra i pezzi sacrificati): l’unico timido tentativo di popopo, prima del concerto, è stato accolto con reazioni tra il gelido e il poco carino, e dei White Stripes si è persa ogni traccia per il resto della serata, con mia enorme soddisfazione.
Non ho mai notato attorno a me momenti di tensione, nè persone chimicamente o etilicamente alterate, nè i soliti idioti che a concerto iniziato pretendevano di raggiungere le prime file a suon di spintoni. Si è ballato, ci si è scatenati ma senza dare di gomito in faccia a nessuno: e a quel che ho visto era così anche nelle file più avanti.
Insomma, non so se sono stato solo io a non percepire nessuno di questi classici effetti collaterali da concertone rock, ma fatto sta che quella folla sembrava comunicare a me e al gruppo esattamente quello che il gruppo ha saputo comunicare dal palco: rispetto.
Rispetto per la musica, rispetto reciproco tra le persone che la fanno e la ascoltano.

E parliamo poi di questa band: di Stone Gossard, una buffa reincarnazione del Bonolis di Bim Bum Bam, gli occhiali da nerd che non riuscivano a nascondere l’entusiasmo nel suo sguardo per il suonare davanti a tutte quelle persone – pure dopo tanti anni.
Di Jeff Ament, con quell’aspetto tanto più autenticamente rock’n’roll del collega di strumento Flea dei RHCP, ormai parodia di se stesso.
Dell’altro chitarrista Mike McCready, che sembra uscito direttamente da Beavis & Butthead, che sembra il meno convinto sul palco ma che poi ti rendi conto forse è solo di indole più dimessa.
Di Matt Cameron, cuore pulsante alla batteria, un pezzo dei defunti Soundgarden innestato da anni con successo nell’unico grande gruppo che al grunge è sopravvissuto, e alla grande.

Resta lui, Eddie Vedder, su cui spesso le malelingue fanno facile ironia: è invecchiato, imbolsito.
Niente di più sbagliato. Eddie Vedder ieri sera era la personificazione dell’entusiasmo, dell’energia, della positività.
Come definireste altrimenti uno che, da perfetto padrone di casa, si presenta a sorpresa alle 19.45, intona un pezzo voce e chitarra per accendere il pubblico e poi presenta il gruppo di supporto My Morning Jacket (non li avevo mai sentiti: bravini, ci danno molto dentro sonicamente e melodicamente: dei Pearl Jam con molta più tastiera, o se preferite dei Keane/Coldpay molto più cattivi¹)?
Non solo: leggendo in italiano dal suo foglio con pronuncia esilarante, spiega che questa è per i PJ l’ultima serata con i MMJ, li ringrazia e ci canta insieme la prima canzone (cfr. la prima delle due orrende foto da me scattate), assicurando al gruppo del Kentucky (pare) il calore del pubblico per il resto del suo set.
Insomma, per un gruppo emergente non è esattamente come essere presentati da una Maugeri qualsiasi. Quante rockstar del suo calibro riservano un trattamento del genere a chi suona prima di loro?

E.Vedder + MMJ


Non è finita: Eddie continuerà a parlare (sempre in italiano) ogni tanto, tra un sorso e l’altro di vinello a’la Guccini (a fine serata sarà palesemente in Briaca Felice). E’ un susseguirsi di Ma quanto è bella questa piazza, di Ringraziamo tutti il cielo per questa magnifica serata, di Quest’anno siamo stati in Italia una settimana, magari la prossima volta resteremo un mese o per tutta la vita, eccetera.
Eppoi la voce che è in gran spolvero, le canzoni cantate con sentimento e senza volerle stravolgere per forza – vizio in cui spesso indulgono i cantanti di lungo corso.
La grinta sul palco
: canta, si muove, salta, si mette in posa con la chitarra in alto (per le foto? non si è capito), si arrampica su un palo del palco per cantare Rockin’ In The Free World a cinque metri di altezza.
A metà concerto, tra il pubblico per lo più già fisicamente stremato (io, tarantolato fino alla fine, oggi ho schiena e collo a pezzi…), ci si meravigliava di come ci avesse fregato tutti.
E pensare che c’è gente che considera più sexy il fantasma di Dave Gahan: questo sì che è un vero frontman, e un vero uomo aggiungo.

[¹: La definizione è tagliata con l’accetta e in realtà i MMJ ai gruppi inglesi citati somigliano molto poco.]

Note sulla scaletta (sotto quella completa, grazie a PearlJam.it): ben frequentati i primi tre album, come previsto.
Dopo l’accenno barrettiano di Interstellar Overdrive, la partenza CorduroyRearviewmirror mi ha decisamente steso.
Prima strofa e ritornello di Better Man sono come sempre in mano al pubblico.
Spin the Black Circle l’avevo evocata e un po’ a sorpresa (viste le scalette delle ultime date) è arrivata.
Su Porch (partita lenta per poi deflagrare) il delirio, Black è il trionfo del sentimento, Alive quello della (non) appartenenza.
Ottime le scelte dall’ultimo album, con menzione particolare per la straziante Unemployable.
Solo Hail,Hail da No Code (ma me l’aspettavo).
Strepitosa Given To Fly velocizzata.
Ignorato Binaural (bene!), quasi ignorato Riot Act (peccato).
Numerose come sempre le perle extra album: dalla cover di Neil Young di cui sopra alla altrettanto youngiana (dal Merkinball EP) e monumentale I Got ID; da Last Kiss a quella State Of Love And Trust dalla colonna sonora del generazionale Singles; da Breath (il brano a richiesta, pare) a Crazy Mary, fino a Yellow Ledbetter in chiusura (l’unica cosa che non cambia mai in questo tour): una b-side di Ten che è sì bella ma diciamocelo, quel giro di chitarra all’inizio sembra Little Wing nonchè Tapparella (e mi è uscito un "brufolazzi…").

Pearl Jam


Grazie, Eddie, grazie ragazzi: banalmente, chiudo così.
Finirebbe sicuramente, questa serata a Pistoia, nel podio tra i migliori concerti della mia vita, se avesse un senso fare classifiche di questo genere.

Scaletta:

(Interstellar Overdrive)
Corduroy
Rearviewmirror
Life Wasted
World Wide Suicide
Severed Hand
Unemployable
Elderly Woman Behind The Counter In A Small Town
Dissident
1/2 Full
I Got ID
Even Flow
Come Back
Not For You / (Modern Girl)
Breath
Given To Fly
Why Go
Comatose
Porch

bis 1:

Last Kiss
Hail, Hail
State Of Love And Trust
Black
Crazy Mary
Alive

bis 2:

Last Exit
Do The Evolution
Wasted Reprise
Better Man
Spin The Black Circle
Rockin’ In The Free World
Yellow Ledbetter





Aggiornamento a scoppio ritardato: oltre ai due che avevo linkato nel post precedente, consiglio di leggere anche questi due bei post sui PJ e queste ultime loro date italiane.

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14 Responses to We’re still alive

  1. SuperPixie says:

    Sono semplicemente meravigliosi.
    Anche se Stone Gossard non assomiglia a Bonolis, dai… :-))
    E poi non è male neanche Dave Gahan… ok, ok, Eddie è un’altra cosa, sono d’accordo :-)
    Pix

  2. utente anonimo says:

    Argh. Last Kiss mi sarebbe piaciuto cantarla purammè. Uffa.
    A.30mo

  3. flores says:

    C’ero anch’io e (a parte che nelle file davanti all’inizio ho rischiato di soccombere, perché rispetto a parte qualche gomitata a 1,55 sul livello del duomo t’arriva….) mai come ieri avrei voluto sapere ogni singola parola di ogni singola canzone, ma anche se non era così, ho goduto lo stesso come una matta a vedere non solo Eddie, non solo la band, ma chi mi stava attorno in vero stato… of love and trust.

  4. Disorder79 says:

    SuperPixie: meravigliosi, sì :)
    E Vedder, senza tatuaggi nè ancheggiamenti ridicoli per la sua età, ha molto più fascino a mio parere.

    Antonio: anche Do The Evolution, scommetto :P

    flores: vedo che non sono l’unico ad aver captato l’atmosfera speciale. Poi è chiaro che nel post ho un po’ forzato, le persone fastidiose o i punti in cui la calca non ti faceva muovere ci saranno stati sicuramente…sono io che non me ne sono accorto più di tanto :)

  5. SuperPixie says:

    be’, sì, Vedder di fascino ne ha da vendere :-)
    Pix

  6. Ari says:

    che invidia, guarda. invidia pazzesca. penso che sia una recensione che fa capire perfettamente che tipo di vibrazioni ti siano passate sottopelle.

  7. non è giusto, cazzo.
    ecco perché non volevo leggere le scalette degli altri concerti… voi rearviewmirror e io no.
    life is unfair.

  8. Disorder79 says:

    Ari: grazie :)

    MissVengeance: vabbè, io sono rimasto senza Jeremy…ma d’altra parte credo che nessuna scaletta abbia lasciato scontento il pubblico, nel suo complesso (nel frattempo comincio già a metter da parte i soldi per vedere più di una data, nel caso in futuro tornassero)

  9. Fatabugiarda says:

    bellissimo questo pezzo..
    sto incominciando a credere che quel posto sia magico.. perchè molto di quello cha hai scritto l’ho provato a luglio vedendo ben harper…

    Stessa descrizione del pubblico e dell’approccio alla serata..

    Sinceramente a mesi di distanza sono ancora in brodo di giuggiole per quel concerto..

    qualcosa vorrà dire..

    :)

  10. Disorder79 says:

    Sì, il luogo aiuta molto per l’atmosfera in effetti, con quella torre enorme che incombe lì davanti.

  11. UnaBlasfema says:

    Come rosico! E’ già la seconda volta che riesco a perdermi i Pearl Jam. La prima ero troppo piccola e i miei genitori non mi vollero mandare, per questa seconda mea culpa. Cosa avrei dato per lasciarmi trasportare cantando Black, o per dimenarmi su Reaviewmirror. :(

  12. Disorder79 says:

    Beh, io spero che non facciano passare troppi anni per il prossimo tour europeo…che visto il successo di queste date, in Italia farà sicuramente diverse tappe.

  13. UnaBlasfema says:

    Infatti mi auguro che non ne passino altri 6 sennò sarò vecchia e avrò i reumatismi e non mi potrò godere il concerto come si deve :D

    Penso però che se dall’ultimo tour europeo è passato un bel po’ di tempo è per via dell’incidente di Roskilde e probabilmente dipende anche da questo “l’aria di rispetto” che hai sottolineato si respirava durante il concerto.. l’incidente segnò profondamente tutti, non solo i Pearl Jam.

  14. Disorder79 says:

    …Roskilde era anche ricordata benissimo dall’enorme spazio vuoto davanti al palco, a dividere le due “ali” di pubblico ed evitare l’effetto ressa-con-spiaccicamento.
    Roba che magari c’è anche nei mega-festival. Ma vederlo mi ha fatto un certo effetto (conoscendo il retroscena).

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