…ma Guido Rossi vestirà Tod’s?

[Mi spiace, non mi veniva un gioco di parole migliore. E poi qui si è sempre scazzati per la faccenda dell’arbitrato]

 
Se fossi andato a vedere Il diavolo veste Prada aspettandomi di assistere a una elaborata e originale riflessione sul mondo del lusso e sul delicato rapporto tra carriera, vita privata e interiorità, sarei probabilmente rimasto deluso.

– La descrizione di certe spietate dinamiche tra squali del carrierismo s’era infatti già vista in decine di puntate di Melrose Place.
– La giovane professionista, intraprendente e lavoratora (adoro questo toscanismo) ma anche pura e dal cuore tenero, s’era già vista in Ally McBeal.
– Il triangolo con la suddetta eroina in bilico tra il fidanzato pane e salame che non capisce le sue esigenze e il fascinoso (?) damerino che se la vuole spupazzare s’era già visto ovunque (una Bridget Jones senza la goffaggine).
– Per non parlare del rapporto tra la protagonista e la capa, che la maltratta, la umilia, la mobbizza, le monopolizza tutta la giornata; ma al tempo stesso le insegna in poco tempo le regole-base di un ambiente per lei nuovo, e le permette di crescere e capire cosa vuol fare della sua vita (e qui si potrebbero citare decine di film hollywoodiani).
– Infine, per quanto riguarda l’ambientazione e i costumi (uno dei punti di forza della pellicola), saccheggiato a piene mani Sex And The City (BorgheseAnnoiato mi informa che è in preparazione un serial televisivo della stessa Hbo tratto dal film…non promette di diventare un prodotto particolarmente originale).

Se fossi, dicevo. Ma siccome non mi aspettavo niente di particolarmente originale o profondo, mi sono divertito.
E’ il classico film per tutti, dal buon ritmo, con qualche gag nazionapopolare a provocare le sguaiate risate delle coppie di mezza età piazzate vicino a me, con l’elemento romantico in dose non eccessiva così da accontentare le lei e non disgustare troppo i lui trascinati al cinema a forza, con quella robusta dose di favolosità e di camp per il target omoaffettivo.

Meryl Streep fa ottimamente quello che ci si aspetta da Meryl Streep, col suo look Crudelia Demon, le battute fulminanti e gli sguardi ancor più eloquenti. Forse al suo personaggio si poteva dare maggiore e/o migliore spazio (e non mi riferisco alla parte, telefonatissima, in cui si lascia intuire per quei due minuti che anche lei in fondo è umana).
Anne Hathaway spalanca bene gli occhi da cerbiatta e si adatta al ruolo-clichè di Cenerentola Che Diventa Strappona Con Tre Ritocchi Al Look.
Stanley Tucci fa il gay che lavora nella moda calcando nella giusta misura.

Comunque sul genere Commedia su donna anticonformista in carriera continuo a preferire i due imprescindibili episodi di Legally Blonde.
Anche perchè per me questa non è stata solo una commedia: un intero film ambientato nel mondo dell’alta moda è anche un po’ un horror.

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5 Responses to …ma Guido Rossi vestirà Tod’s?

  1. utente anonimo says:

    Più che coppie di mezza età, mi sa che accanto avevamo una vera e propria congrega di strappone in pensione :).
    Comunque, del genere “ragazza in carriera” per me resterà sempre un must, oltre al già da te citato “Legally Blonde” (ma và?!) anche “Una donna in carriera” (Working Girl) dell’88 con Melanie Griffith, un mito!! Lo riguardo ancora oggi con piacere quando lo danno in TV, ormai in fascia pomeridiana. Adoro le scalatrici sociali dal cuore tenero!!
    Illegally Blonde

  2. senhal says:

    molto carino anche se continuo a preferire sex & the city! la parata di accessori tanto decantata infatti è stata piuttosto deludente, unico lato positivo: mi sono identificata moltissimo con la protagonista, anch’io avevo una capa feroce e psicolabile, vivevamo in un ambiente governato dalle stesse leggi e c’era persino il gay masochista come nel film.
    ma dove sono tutte le borse e scarpe di cui parlavano? ne ho di più nel mio armadio!

  3. Disorder79 says:

    I.Blonde: sì, “Una donna in carriera” (o era in corriera?) non l’avevo nominato ma è forse il capostipite del genere, sta ormai tra i cult (c’era anche una meravigliosa Sigourney Weaver se non sbaglio)

    senhal: mi sembra di capire, visto che parli al passato, che hai fatto più o meno come la protagonista alla fine del film..vivrai sicuramente meglio adesso! :)
    Per la quantità di borse e scarpe, io non mi lamento, pure troppe per quanto me ne intendo (metà dei “grandi marchi” nominati non li ho neanche riconosciuti).
    E comunque splendida nella sua banalità il montaggio degli arrivi della Streep in ufficio, con abbinamenti giacca-vestito-borsa sempre diversi e comportameno uguale :D

  4. utente anonimo says:

    un film cult da cui come al solito ti sei ben guardato dall’imparare qualcosa caro Disorder

    borghese annoiato

  5. Disorder79 says:

    Carissimo, ma lo sai che su certi argomenti sono duro di comprendonio….:)

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