Tu sola dentro una reggia…e tutto il mondo fuori

Marie Antoinette dura circa 2 ore.
Al cinema a cui sono andato a vederlo non devono aver calcolato bene i tempi dei vari spettacoli, l’ultimo dei quali era previsto per le 22,30.

Alle 22,40, la sala è ancora chiusa: la precedente proiezione non è ancora terminata.
Alle 22,50 si è accumulata fuori dall’ingresso della sala una calca stile attesa davanti all’aula di una lezione universitaria sovraffollata del primo anno.
Quando stavo per autoproclamarmi capopopolo e incitare la folla al grido di "se non volete darci il film, dateci almeno le brioches", si apre l’ingresso (non vedo uscire nessuno, spero ci fosse qualche spettatore a giustificare la nostra attesa).
Sorpresa: si entra sfondando incontrollati, come alla Bastiglia (la spesa del biglietto è stata inutile).
I trailer ci vengono se non altro risparmiati, per recuperare un po’ di tempo (ma bisogna comunque sciropparsi l’ascolto completo di 2 canzoni a caso, Happy Hour e Crazy: marchetta alla Vodafone?).

Dicevo, Marie Antoinette dura due ore, ma secondo me scorre bene. Intendiamoci, la storia è più o meno quella che ci si aspetta, senza grandi scossoni o sorprese di sceneggiatura: non è sicuramente un’opera da annali della storia del cinema.
E’ un film in costume non palloso (e io non amo neanche il genere); un fumettone superficiale, godibile e disimpegnato, con i suoi momenti leggeri e qualche tensione emotiva (senza troppo approfondimento psicologico). E la regia è al solito di ottima fattura.

Ma soprattutto, io amo Sofia Coppola per questa sua follia di tenere unito un film biografico (senza pretese storico-filologiche) con una strepitosa colonna sonora new wave ed elettronica (non a caso qui se ne attendeva trepidanti l’uscita da mesi).
Sfido chiunque a trovare forzata la scelta delle musiche, che invece si adattano alla perfezione allo stile in cui è girato il film e pure all’ambientazione.
Just like honey
(tanto per citare qualcosa dal precedente Lost In Translation) sia per gli occhi che per le orecchie, insomma: dai Gang Of Four sui titoli di testa (con grafica "cattiva" alla Bruce La Bruce) ai Cure di All Cats Are Grey su quelli di coda, dalle atmosfere sognanti dei Radio Dept sulle scene campestri al colorato party di corte featuring Siouxsie; da un’azzeccatissimo ripescaggio di I Want Candy all’accoppiata micidiale Plainsong/Ceremony (c’è bisogno di citare gli autori?).
C’è un’omogeneità di fondo, diversamente dal detestabile effetto kitch e baraccone che hanno a tratti le colonne sonore pop-minestrone nei film di Baz Luhrmann.

Qualche parola sugli attori: la protagonista Kirsten Dunst è brava come mi aspettavo e rende bene il personaggio della bambina viziata ma buona dentro, catapultata dalla bambagia della corte viennese agli sfarzi, alle stucchevoli formalità e agli intrighi di Versailles (un microcosmo che non la accetterà mai del tutto, così come il popolo francese: cosa che la porterà a rifugiarsi nel lusso e in sfrenati piaceri di volta in volta gastronomici, mondani, artistici o sessuali, fino all’inevitabile maturazione).

Divertente il personaggio del di lei goffo marito, il Delfino di Francia e poi Re Luigi XVI, interpretato da Jason Schwartzman.
Non ho riconosciuto Marianne Faithfull nel ruolo della regina d’Austria (madre di M.A.) e me ne dolgo. Non ho prestato io la necessaria attenzione oppure è invecchiatissima?
Invece Asia Argento si fa subito riconoscere, fin dal primo fotogramma in cui compare: la parte della cortigiana grezza, volgare e stronza sembra scritta apposta su di lei. E sì, come temete si doppia pure da sola. Imperdibile.

Nel resto del nutrito cast si segnalano poi due personaggi che scateneranno subito ricordi infantili negli appassionati di Lady Oscar: il Conte di Fersen (non ricordo quanto fosse attraente nel cartone, ma certamente in carne e ossa è notevole: la visione di Jamie Dornan a cavallo turberà i sonni di molt*) e la dissoluta e scanzonata Duchessa di Polignac (Rose Byrne, una mezza sosia della Barale attuale, ma senza lifting e più carina).

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9 Responses to Tu sola dentro una reggia…e tutto il mondo fuori

  1. utente anonimo says:

    Marianne è invecchiatissima e pure malata, poera stella. Asia mi è piaciuta assai, aveva la fortuna di avere l’unico personaggio con un po’ di spessore. Quanto al conte di Fersen, ti consiglio vivamente il VF in edicola questa settimana…
    A.30mo

  2. era già tra le prossime allocazioni che intendevo dare al mio culo, la poltrona di un cinema che proietti quel film.
    la recensione positiva mi è di stimolo.
    mentre mi ha intristita la critica pesta pubblicata oggi sulla stampa del romanzo di ammaniti. perché a me è piaciuto. pertanto, consapelvole della mia identità prevedibile, massificata, banale, amante di una scrittura ‘cesira’, come stigmatizza andrea cortellessa, mi ritiro a riflettere…
    stee

  3. Disorder79 says:

    A.30mo: sbircierò. Ma tanto poi le foto valide finiscono sempre su internet.. Della Faithfull mi sembrava di aver sentito che era stata male e ora stava meglio…ma non ricordo bene.

    stee: eh, noi poveri plebei dai gusti dozzinali :)
    Tieni presente che il tono entusiastico del mio post è influenzato all’80% dalla ruffianeria della colonna sonora, tutta di mio gusto. Per il resto è un film ben girato e gradevole, ma anche lunghino e prevedibile; probabilmente ti piacerà se vai a vederlo senza troppe aspettative.

  4. augustab says:

    Fersen, secondo me, era più bello nel cartone animato…

  5. simbax says:

    Ma non è che per caso questa Marie Antoniette è una versione reality trash comedy della rivoluzione francese?
    Molti l’hanno definita una boiata!
    “se non volete darci il film, dateci almeno le brioch” è bellissima!

  6. AnelliDiFumo says:

    Riesci sempre a meravigliarmi. Leggerti è ringiovanire.

  7. Disorder79 says:

    (eccomi, maledetta telecom che mi ha boicottato per 2 giorni. e anche maledetto Bloglines che è in pappa da una settimana, già che ci siamo)

    augustab: non ricordo, ma sicuramente nel cartone avrà avuto i classici occhioni scintillanti da cartone-giappo…

    simbax: no, non è trash. Può semplicemente annoiare se non si apprezza il genere di musica o di estetica, anche perchè la trama scorre senza grandi colpi di scena.

    Anelli: addirittura, dai. Non mi fare arrossire, che sennò compare la ruga dell’età…altro che ringiovanire ;)

  8. bonyfingers says:

    visto questa sera al warner village di vimercate (mi).
    bello.davvero.senza pretese come hai scritto, ma è un piacere per la vista e per l’udito. davvero bello…

    mi trovo d’accordo su tutto quello che hai scritto.

    ah, bel blog!

  9. Disorder79 says:

    E dire che sui blog l’hanno stroncato in centinaia, a occhio e croce. Vabbè.
    (grazie)

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