Blogger al potere

[No, non si parla della copertina di Time]

E’ incredibile come nell’attuale governo italiano convivano giuristi improvvisati come Mastella e trogloditi della tecnologia come Fioroni (l’improbabile ministro dell’Istruzione, distintosi nei giorni scorsi per la sua altrettanto improbabile proposta di censura sulla rete) e altri uomini politici che invece hanno un rapporto assai più dinamico con i nuovi mezzi di comunicazione.

Uno è il Ministro delle Comunicazioni Gentiloni, uno dei pochi esponenti della Margherita che stanno al posto giusto. Oltre ad occuparsi della materia con una certa competenza da molto prima di assumere incarichi governativi, Gentiloni ha anche un blog, da un anno e mezzo (non importa se lo chiama sito).
E oltre ad aggiornarlo con una certa frequenza, gli affida anche considerazioni piuttosto confortanti, come nel penultimo post (considerazioni di un certo buon senso sulle unioni di fatto: si tenga presente che – se non ricordo male – è politicamente vicino ai rutelliani!) e nell’ultimo (sulla libertà in internet: e questa sembra proprio una risposta diretta al collega Fioroni).

Ma mentre non si è ancora spento l’entusiasmo suscitato in rete da quest’ultima uscita di Gentiloni, ecco che un altro Ministro Blogger rilancia, e con un colpo da maestro.
Il Ministro della Infrastrutture Di Pietro affida infatti a YouTube (!) un discorso per spiegare la sua posizione sull’affare Autostrade-Abertis.
Proprio così: ha caricato un video su YouTube e ha piazzato il link nell’ultimo post.
Una mossa demagogica e giovanilista? Forse anche questo. Sicuramente anche una trovata che farà molto clamore e che dimostra una certa dimestichezza con le realtà del nuovo millennio. Una boccata d’aria fresca rispetto a una classe politica come quella italiana, in cui vecchi parrucconi e relative
asfittiche ideologie sembrano farla ancora da padrone.

Va da sè che questi sono segnali positivi e basta. Da chi si mostra pragmatico in queste piccole cose e ha al tempo stesso l’onore e onere di occupare una poltrona in Consiglio dei Ministri gli elettori si attendono non solo annunci ed esternazioni, ma soprattutto qualche riforma importante.
Ogni riferimento al riordino della Rai¹ e del sistema televisivo (la legge Gasparri è ancora lì, così come Rete4) e ai plurimi conflitti di interesse nei rispettivi ambiti di competenza è puramente voluto.

¹ A proposito di RAI, oggi il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso finale sulla multa comminata alla rete pubblica per la nomina dell’incompatibile Meocci a direttore generale.
La multa (14,3 milioni di euro) la paghiamo noi contribuenti, con il canone e le tasse.
Invece i consiglieri di amministrazione RAI in quota centrodestra che votarono quella nomina (in malafede, sapendola illegittima) sono ancora al loro posto.
Poi magari i loro referenti politici gridano contro l’aumento del canone e delle tasse.

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