Duplè, paura

Per la serie Esperienze Allucinanti Da Provare Una Volta Nella Vita Ma Soltanto Una, nel weekend sono stato a un concerto industrial.

In realtà per descrivere il genere di Alec Empire, ex leader degli Atari Teenage Riot, c’è chi parla anche di techno oppure utilizza la più specifica definizione di digital hardcore (Digital Hardcore Records è anche il nome dell’etichetta da lui fondata).
 

 

 
Ma andiamo con ordine. La sala del Siddharta, prima del suo ingresso in scena, è strapiena. Presente in forze tutto il popolo goth della Toscana. Riconosco le facce degli habituè di tutte le varie serate dark-wave della zona, ma anche facce nuove, qualcuna ancor più inquietante.
Come al solito sono le mises delle donzelle a deliziare la trash-vista dell’avventore: si va dalla gonna sbarazzina e svolazzante di Barbie Debuttante Alla Gang Bang  all’innata simpatia emanata dalla maschera di
Barbie Facciadicuoio.
Quando si apre il sipario, su un sottofondo elettronico ignorante, sul palco c’è soltanto un dj con pettinatura afro. Sarà presto raggiunto dall’unica altra musicista che accompagnerà Empire, ovvero la tastierista nippoamericana Nic Endo (già con lui negli ATR).


Alec Empire fa il suo ingresso solenne fra il delirio delle prime file (io sono un po’ più indietro, e meno male). Biondo, aspetto efebico, decisamente belloccio per gli amanti del genere e non solo. Il suo look è minimale, jeans aderenti e maglietta nera (non era torso nudo come nelle foto qui sopra, tratte da questo sito francese), niente tatuaggi nè orpelli vari: si capisce che vuole trasmettere la sua attitudine raiot soprattutto con la mimica e la voce, senza ricorrere a trucco e parrucco.

Che poi le sue siano pose, è chiaro: ma fa parte del gioco, è giusto così. Di presenza scenica non difetta certo, il nostro Alec (che mi sta anche più simpatico dopo che ho letto qualcosa sul suo percorso musicale, che ha attraversato vari generi dal punk hardcore al rave, sempre ribellandosi alle derive nazistoidi prese da tali generi estremi nella natìa Germania). 
 
Un concerto del genere, per uno come me poco avvezzo a questo tipo di musica, è un’esperienza totale, non solo musicale. Un’esperienza traumatica. L’elettronica che generalmente frequento è decisamente più easy, e passare dai Pet Shop Boys ascoltati in macchina alle basi devastanti e al rumorismo infernale di questi pezzi è uno shock.
Schiacciato lì a bordo sala, mentre alcuni di quelli che erano con me si sono persi (fuggiti?) chissà dove e mentre altri con cui stavo parlando fino a poco prima si lasciano invece andare al ballo in modo piuttosto sospetto per quanto concerne il loro stato tossicologico, mi sento solo, assediato dal volume regolato ad altezza inconcepibile, atterrito dall’atmosfera che si è creata.
In questa posizione sembra davvero di stare in uno di quei club borderline dipinti da film e telefilm e che sullo schermo sembrano così poco credibili. Invece ci sono dentro: oltre a preoccuparmi delle pogate improvvise di chi si lascia troppo trascinare, ho quasi paura che qualcuno mi morda sul collo o mi trapassi con un coltello a tradimento.
Un film dell’orrore, insomma. Solo che non sono comodamente seduto nella mia poltrona, ma in piedi…senza per questo avere un posto sicuro dove rifugiarmi, visto che sui pezzi più ballabili anche nelle file più lontane qualcuno ogni tanto impazzisce all’improvviso, a mo’ di mucca pazza (non c’è un’area-esaltati e una safe-zone, come in quasi tutti i live).

E’ tutta un’illusione, naturalmente, creata dalla partecipazione del pubblico e dalla musica assordante, che alterna pezzi più statici e angoscianti ad altri dalle basi breakbeat che spaccano. E alimentata con sapienza da Alec Empire stesso, che durante il primo pezzo scende tra il pubblico immobile per far partire il pogo selvaggio. E che soltanto nei primi 15 minuti punta minaccioso il treppiede sul pubblico (ce lo scaglierà addosso? paura), fa uno stage diving, sale su tutte le casse e vi resta in bilico, si fa il segno della croce seguito dal dito medio al pubblico…oltre ovviamente ad alternare momenti di stasi e posa plastica ad altri in cui si dimena isterico – come continuerà a fare per il resto del concerto.

Le canzoni: poco da dire, non le conosco. Sono tutte cattive, ma (va detto) non tutte uguali. La voce di Empire (che canta soltanto) è adatta al genere e declama i testi del caso (tra le poche parole che ho afferrato non sono mancati i vari "I’ll kill ya" e "are you ready?"). In qualunque momento ho l’impressione che lui possa combinare qualcosa all’improvviso, o che tra il pubblico qualcuno dei miei amabili e fino a quel momento tranquilli vicini di fila scatti a ballare infilandomi un gomito nell’occhio prima ancora che me ne accorga.

A suo modo, tutto ciò è catartico. Quella musica, in quella situazione, ha il suo perchè e il ritmo ti entra comunque dentro, se ti lasci un po’ andare.
Però, dopo 40 minuti di adrenalina, decido che la mia esperienza allucinogena davanti al palco può terminare e che le mie orecchie hanno bisogno di requie. Quindi mi allontano, per seguire dal bar, dal bagno, dal posto più lontano possibile il resto del live (che durerà in totale un’oretta abbondante…ma il finale comprenderà pezzi più d’atmosfera, con un Empire molto meno indiavolato).

Quando più tardi ho ritrovato Neil Tennant, ho quasi abbracciato l’autoradio.

– – –

PS. la citazione del titolo non c’entra nulla, se non per una mia stramba associazione di idee…chissà a quanti dice qualcosa…

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13 Responses to Duplè, paura

  1. Se mi metti queste foto però mi inviti all’onanismo più sfrenato…. e poi sul tuo blog :-O No non mi sembra il caso!! Comunque a me l’atmosfera della serata è piaciuta molto. Era da un po’ che ricercavo qualcosa del genere, anche se pure io sono per una elettronica più soft.

  2. Disorder79 says:

    Ma i blog sono segaioli per definizione :)

  3. djdona says:

    ti ho risposto sul mio blog e poi ho commentato anche nel post “alternative club ecc”…

    e no, non ho colto la citazione del titolo, pero’ mi sono incuriosita, quindi adesso vorrei sapere…

    cmq alec empire e andrew wk (di cui hai parlato piu’ sotto) pensavo che fossero ormai molti e sepolti, e invece guarda tu, sono ancora vivi e vegeti…

  4. Disorder79 says:

    Non importa che me li segnali, i commenti ai post anche vecchi io li vedo, sulla colonna a lato oppure dall’editor :)

    Sul titolo: non aspettavo altro che qualcuno si incuriosisse :DDD
    Il DUPLE’ era una discoteca (ignoro se sia ancora aperta), situata credo in Lunigiana, tra Massa e la Liguria, molto in auge negli anni 90 e in cui andava gente (da tutta la Toscana, ma anche dal Nord Italia) a impasticcarsi e ascoltare musica techno estrema, o trance, o non so cos’altro….ma sopratuttto a impasticcarsi!
    (io non ci sono mai stato, ma questo slogan, che credo fosse uno dai più gettonati dei suoi vocalist, era molto famoso e fece epoca…)

  5. aelred says:

    belloccio???
    ma è Bbbbbbbooono!
    (scusa, è che sono in fase music) :)

  6. Disorder79 says:

    ahah ho visto che pure da te….ce li scambiamo, come le figurine? ,)

  7. aelred says:

    scambiamo, scambiamo :)
    in effetti questo tuo post mi ha un po’ ispirato, visto che da qualche tempo ascoltavo il singolo di Mika.
    ma a te piaccioni i moretti riccioloni?

  8. Disorder79 says:

    Beh, diciamo che non mettiamo paletti, quando vale la pena ;-)

  9. utente anonimo says:

    Ma Disorder è un moretto ricciolone :-))))
    (Ho fatto la spia, ho fatto la spiaaa!!!! :-P)

  10. Il commentatore n°9 ero io :-P

  11. Disorder79 says:

    Illegally, visto che fa tanto lo spiritoso sui miei capelli, al termine di quest’influenza “sudosa” credo che piomberò a casa sua SENZA averli lavati…così potrà toccare con mano e sentirne anche l’aroma ;P

  12. Bleah!!! B-
    Sudosa mi sa di “sugosa”….aaaahhh….sput, sput, bleah! Immagino la sindone sulle lenzuola :-D

  13. Dis0rder says:

    Ho cancellato i commenti dell’utente-spammer noipromo , che senz’altro in quanto spammatore a tappeto non ripasserà di qui.

    Ma nel caso, che un post sia o meno vecchio non autorizza a spammarci flyer e comunicati stampa. Insozzate casa vostra, grazie.

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