Razzismo e omofobia: finalmente un no deciso

[Un post serio, per una volta]

Insieme al nutrito pacchetto sulle liberalizzazioni (addio alle ricariche da 2 euro che ne costano 3, tanto per fare un esempio tra i più vergognosi), ieri il Consiglio dei Ministri ha anche approvato all’unanimità il ddl Mastella su cui si dibatteva da giorni, intitolato

Norme in materia di sensibilizzazione e repressione della discriminazione razziale, per l’orientamento sessuale e l’identità di genere. Modifiche alla legge 13 ottobre 1975, n. 654.

Non sembra sia ancora stato pubblicato il testo integrale (che comunque dovràpassare il vaglio del Parlamento), ma a questo indirizzo c’è la relazione illustrativa in cui si illustra il contenuto dei 6 articoli e si riassume brevemente l’evoluzione legislativa in materia.

Alla vigilia della discussione in CdM, si era creato un certo dibattito sull’opportunità giuridica e politica di approvare una legge che punisse il negazionismo storico della Shoah (di cui domani ricorre la Giornata della memoria). I contrari, oltre a richiamare la discutibilità teorica di reati di opinione, come argomento pratico citavano l’esperienza dei paesi dell’Europa centrale (Germania, Austria e altri) in cui leggi penali che puniscono il negazionismo con il carcere non hanno certo contribuito a spegnere l’antisemitismo, suscitando invece in parte un effetto contrario (gli storici condannati o processati hanno potuto ergersi a martiri della libertà di opinione, allargando il seguito delle loro teorie malsane). Insomma, sarebbe per essi necessaria una battaglia esclusivamente culturale.

Alla fine da parte del governo si è preferito evitare una legge che puntasse il dito contro il negazionismo antisemita in particolare (mossa molto facile e populistica, ma dai risultati pratici incerti), pur prevedendo l’istituzione di un Osservatorio sul fenomeno dell’antisemitismo in Italia e altre importanti misure sul fronte culturale-educativo; d’altra parte, si è optato per un intervento generale sulla legge Mancino, quella che punisce l’incitamento all’odio razziale e discriminatorio.

Due sono state le linee di intervento:

1) Finalmente sono stati aggiunti ai motivi di discriminazione considerati dalla suddetta legge, oltre a quelli razziali, etnici, nazionali o religiosi, anche quelli fondati sull’identità di genere e sull’orientamento sessuale.
E’ un punto di arrivo storico per l’Italia, che purtroppo era una delle ultime nazioni occidentali a non aver previsto ancora una tutela del genere per queste minoranze.
Entro breve tempo, anche certi leghisti e cardinali (tra gli altri) dovranno moderare il linguaggio.

2) Sono state annullate le modifiche che nel febbraio del 2006 aveva apportato alla suddetta legge il Governo Berlusconi, come al solito col pretesto di ampliare la libertà (quella di sproloquio di certi fascisti, alleati di governo).

Ma facciamo un passo indietro, cercando di riassumere la legislazione in materia.

a) Il primo intervento fu la legge 654 del 1975, che dava ratifica ed esecuzione alla Convenzione Internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale stipulata a New York nel 1966.

b) la cosiddetta legge Mancino (ovvero il decreto legge 122 del 1993, convertito nella legge 205 del 1993) sostituiva l’art.3 della legge del 1975, punendo "con la reclusione fino a tre anni chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, razionali o religiosi", e "con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualisasi modo, incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza" per i soliti motivi.

La legge Mancino stabiliva poi che, anche per i reati comuni, tali finalità di odio o discriminazione costituissero un’aggravante.
Inoltre prevedeva per i suddetti reati delle pene accessorie; infine dettava speciali disposizioni di prevenzione, procedurali e processuali (sia per i reati di discriminazione, sia per quelli da essa aggravati).

c) poi arriva la legge 85 del febbraio 2006, appunto. La pena della reclusione fino a 3 anni viene dimezzata, e viene introdotta quella pecuniaria in alternativa.
Ma soprattutto si sostituiscono nel testo di cui sopra i termini "diffonde" e "incita" rispettivamente con i concetti più ristretti di "propaganda" e "istiga" – al chiaro scopo di allargare le maglie dell’impunità per i razzisti.

d) l’attuale disegno di legge semplicemente fa piazza pulita di tutte le modifiche di cui al punto precedente¹, tornando alla originaria legge Mancino (in linea con lo spirito della Convenzione di New York e della Costituzione, peraltro).
Oltre ad estendere la tutela all’orientamento sessuale e all’identità di genere.

Tirando le somme: a me sembra complessivamente una buona soluzione.

Il problema del confine tra reato di opinione e difesa dell’ordinamento democratico e dei suoi valori fondamentali resta complesso, non c’è dubbio. Lo dimostra il fatto che concretamente molti comportamenti che in teoria dovrebbero essere sanzionati dalle leggi già vigenti vengono tollerati, se non sdoganati apertamente (penso a certi comizi leghisti; allo spettacolo a cui si è costretti ad assistere nelle curve negli stadi; ai partiti neofascisti che si presentano alle lezioni; all’antisemitismo strisciante anche in parte dell’estrema sinistra).

Si può dibattere per ore su quanta responsabilità abbia di fronte a tutto ciò la magistratura che resta spesso inerte di fronte a certe dichiarazioni, quanta ne abbia la politica che contribuisce a rendere "socialmente accettabili" certe posizioni "politiche" e certi slogan (dal "meglio fascisti che froci" in poi), quanta ne abbiano il sistema scolastico o i mass media.

Qualcuno obietterà anche che in fondo l’intervento "alleggeritore" della legge del 2006 non era del tutto insensato, che si trattava pur sempre di una difesa della libertà di opinione.
A loro potrei rispondere che si parla pur sempre di "idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale" e di "atti di discriminazione". Un punto fermo, una linea di confine in materia credo che una democrazia lo debba indicare chiaramente, anche per il futuro. Affinchè certe conquiste non vacillino di fronte a un graduale spostamento di maggioranza, e a un cambio generazionale che porti al voto milioni di giovani fieramente ignoranti su ciò che è stato, in Europa, fino a mezzo secolo fa (e che purtroppo è tuttora, in altre parti del mondo).

¹ Tra l’altro, vista la risicata maggioranza dell’attuale governo, questo potrebbe restare uno dei rarissimi casi di provvedimenti del governo precedente a venire cancellati senza se e senza ma.

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3 Responses to Razzismo e omofobia: finalmente un no deciso

  1. E bravo Disorder. Passando per Freddy ho visto il tuo commento e sono venuto a trovarti.
    Bravo, anche se la mia chioma bianca mi esclude dai tuoi post musicali.
    Non so se è un premio, ma ti metto tra i miei link.

    Red Chef

  2. Disorder79 says:

    stee: visto, provvederò in settimana (devo acquistare prima qualche libro:D ).

    Red Chef: grazie per l’apprezzamento (ma la musica non ha mica età! oppure la mia in particolare sì? comincio a temere di ascoltare musica troppo giovanilistica eheh…)

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