Meet me on my vast veranda, my sweet untouched merenda*

[* tranqui, di non capire proprio esattamente i testi succede con Battisti, figuriamoci con quelli in inglese]

«Sì, in effetti sei una Mrs. Dalloway non da poco»
 

Solo una delle frasi topiche tratte dal vorticoso giro di mail con cui si era cercato di organizzare al meglio la sortita a Bologna per vedere il concerto dei Decemberists, rivedere qualche graziosa donzella e conoscerne finalmente qualcun’altra.

A una mail che proponeva di cenare in loco, il sottoscritto rispondeva più o meno così:
"ok, ma si ARRIVA a Bologna verso le 7, in modo da non far tardi a cena e arrivare all’Estragon per tempo, perchè IO non voglio stare nelle prime file ma quasi!!
Lo dico in anticipo perchè poi non voglio fare il rompipalle che alla cena
tutti insieme (magari insieme a gente che al concerto non ci viene) mette
fretta e vuol venire via prima. Io non ho problemi per partire presto, si
può anche partire a metà pomeriggio per me
"

E’ necessario precisare CHI ieri si è poi presentato alla partenza con mezzora di ritardo, dando la stura a una serie di ritardi a catena che ci hanno fatto sedere a tavola alle 21,20?

Portland City Ramblers


Grazie alla suddetta catena di ritardi e agli inevitabili problemi organizzativi, si arriva all’Estragon a concerto iniziato da pochi minuti. Argh!
Poco male, siamo alla seconda o terza canzone (non si è capito), Meloy & soci sono alle prese con la suite pseudo-prog The Island dall’ultimo The Crane Wife, album che come previsto monopolizzerà la scaletta. Sono stra-sicuro che in apertura era toccato a The Crane Wife 3, una delle cose migliori del disco. Peccato.

Niente prime file, il concerto lo seguo a media distanza.
Un locale così grande non aiuta l’atmosfera, per una musica come quella dei 6 dicembrini. L’acustica comunque mi sembra soddisfacente, i brani sono eseguiti dal vivo molto fedelmente e la voce c’è tutta.

Mi avevano anticipato che Colin Meloy ha una faccia da prenderlo a schiaffi: confermo in pieno. Inoltre il ragazzo ha personalità, pure troppa. I suoi tentativi di coinvolgere il pubblico (abbastanza numeroso, anche se il locale è enorme) spesso rasentano il triste. Passi per la passeggiata in mezzo alla folla, ma la gara a chi fa il la-la-la migliore tra l’ala destra e quella sinistra della platea fa un po’ troppo Karaoke di Fiorello. E anche la trovata di far acquattare a terra tutti per poi farli rialzare, mah.
Imbarazzante poi il tentativo di far partire il coro del pubblico sul ritornello finale di Sons And Daughters. Gli vanno dietro in pochissimi, anche dopo molte ripetizioni. D’altra parte la canzone (che io apprezzo e trovo ottima per il live) è la traccia finale di un album con pezzi di 10 minuti che molti hanno abbandonato prima della fine, quindi neanche troppo conosciuta probabilmente.

Purtroppo quello che non mi consente di concedere più di una sufficienza a questo concerto é la scaletta, decisamente deludente per quanto riguarda le scelte dagli album vecchi.
Se da Picaresque sono stati ripescati solo i fondamentalissimi (i due pezzoni romantici We Both Go Down Together e Engine Driver, a inizio concerto, e la più movimentata 16 Military Wives), le aspettative per il bis sono andate deluse.
Credo infatti che tutti quelli che conoscono il primo album avrebbero voluto sentire l’innodica July, July!. O almeno qualcosa di coinvolgente/struggente come Here I Dreamt I Was An Architect, Leslie Anne Levine o The Legionnaire’s Lament. Invece niente di tutto ciò, arriverà solo una smorta Clementine. Mentre da Her Majesty, oltre a una introspettiva Red Right Ankle voce e chitarra (non male), viene ripresa come pezzo di chiusura The Chimbley Sweep, folk song da pub irlandese che viene tirata in lungo per dieci minuti, rubando così tempo alle canzoni migliori.

Durante il concerto mi si chiede un mio parere sul perchè i Decemberists abbiano avuto il successo che hanno avuto (rispetto a tanti altri gruppi indi-e-pendenti o ex tali), data la scarsa originalità della loro proposta musicale. Sulle prime una risposta precisa non ce l’ho, e comunque potrei provare a spiegare solo perchè piacciono a me.
Probabilmente anche l’hype da blog-fanzine-pitchfork-alternighenzia ha la sua parte (tanti altri gruppi più interessanti ma meno chiacchierati non ho avuto modo di conoscerli), ma quello che me li ha fatti apprezzare credo sia la miscela di una voce a me gradevole (e che scandisce bene dei testi più elaborati della media) e una discreta capacità compositiva (con diversi picchi).
Peccato che in questo concerto non sia stato certo eseguito tutto il meglio (della produzione vecchia; essendo il tour di Crane Wife, l’abbondanza di pezzi da esso tratti era inevitabile). Un’ora e mezzo che si poteva riempire sicuramente meglio.

E ora, visto che si ironizza, qui nei commenti e dal vivo, sulla mia mania di ricordare le scalette, alla facciaccia delle malelingue tiè, ecco subito il giorno dopo la

Scaletta (tra parentesi la parte iniziale perduta, i presenti intervengano pure per confermarla/completarla):

(Crane Wife 3, non l’ho sentita ma sono sicuro; anche altri pezzi?)
The Island – Come And See, The Landlord’s Daughter, You’ll Not Feel The Drowning
We Both Go Down Together
Engine Driver
Billy Liar
Yankee Bayonet (I Will Be Home Then)
Shankill Butchers
O Valencia!
Sixteen Military Wives
The Crane Wife 1 (senza la 2 attaccata)
Sons And Daughters

Bis:

Red Right Ankle
Clementine
The Chimbley Sweep

Dai, collezionali tutti!


Che questo concerto fosse un tipico evento da blogger (del resto, si teneva a Bologna, dove anche i gatti ne aggiornano regolarmente uno), ne ero consapevole. Ma la realtà é stata più spiazzante del previsto. Perché se ti rechi ad un concerto insieme ad altri 3-4 blogger, invece che con quelli normali, a fine serata capiterà che ti vengano indicate/presentate decine di persone, ognuna per nome e nick. Alcune che hai letto, alcune che ti hanno letto, alcune di cui ti ricordi semplicemente il nome.
Che dire, è stato curioso e divertente. Ero vergine a esperienze del genere – non ero mai neanche passato da raduni di chat o forum.
Si conferma comunque la teoria che gli indie-blogger non amano ballare, preferendo il chiacchiericcio e le sigarette fumate all’addiaccio (vabbè in questo non sono certo i soli). E’anche vero che la selezione proposta all’Estragon non era troppo esaltante.

party animal A fine serata, dopo che i più se ne erano andati, accettiamo con entusiasmo l’offerta di completare la full immersion bolognese con una puntata al Covo, dove si ballerà fino a chiusura.
Prima dei titoli di coda, restano i calorosi ringraziamenti a chi ci ha scarrozzato in giro per la città e la considerazione che – concerto o no – è stata una gran bella serata, grazie a tutte le conoscenze vecchie e nuove presenti.
In più sono anche riuscito a evitare il sushi in favore della pizza – meglio di così.

We can reach our destination, but we’re still a ways away


Titoli di coda un corno. La notte è ancora giovane! Soprattutto se prima della ri-traversata appenninica si riesce nell’ordine a:
– Prendere la tangenziale in direzione sbagliata.
– Riprendere la direzione giusta. Arrivare al casello di Casalecchio, ritrovarsi di nuovo incanalati in direzione Ancona perchè un tratto dell’A1 è chiuso (forse la cosa era segnalata, ma purtroppo il karaoke su Tsunami tsunami came washing over me aveva distratto).
– Uscire dalla tangenziale. Perdersi. Rendersi conto che si sta andando verso Modena.
– Essere bloccati su una statale per quasi mezzora (sempre in direzione Modena) da un incidente. Scongiurare la crisi di astinenza da nicotina dell’autista grazie alla paglia offerta da un signore misteriosamente di passaggio (a piedi? a quell’ora?).
– Sgattaiolare via in qualche modo dalla coda già chilometrica, farsi Bologna-Sasso Marconi sulla statale.

Ore 6.00 circa


– Mi è venuta un’idea per un post.
– A quest’ora? Dimmi.
– Qualcosa di questo tipo (naturalmente riempiendo tutti i pronomi con i link dei relativi blog, come usa):

Sabato sera siamo andati a sentire loro, dopo esserci ritrovati a cena con lei, lui, lei e loro due. Sotto il palco abbiamo anche salutato lui, lui, lei e naturalmente loro. E credo di aver notato tra il pubblico anche lui, lei e lui.
Visto come é andato il viaggio di ritorno, la domanda è:
CHI E’ TRA QUESTI CHE PORTA SFIGA?

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15 Responses to Meet me on my vast veranda, my sweet untouched merenda*

  1. Ari says:

    ecco io non c’ero, uffa.

  2. kAy979 says:

    post spettacolare.
    e io che non ho ancora scritto niente, uffa.
    è che poi cioè, mi lascerei prendere troppo da considerazioni esterne e non è il caso. comunque, ci penso.

    contentissima di avervi conosciuto!!
    (non avevo dubbi che avrei ritrovato qui la scaletta :D)

  3. Disorder79 says:

    Ari: ma dal tuo blog avevo capito che eri via da Bologna, giusto?

    Kay: contentissimo anch’io!
    Comunque rispetto alla mania delle scalette a cena sono venuti fuori altarini musicali ben peggiori ;)

  4. io ho la scaletta di ieri sera a monaco, ed è identica a quella di bologna, quindi sì, hanno iniziato con the crane wife 3, e poi the island. però da noi niente passeggiata tra il pubblico, ma i coretti e i ta-da-da-da hanno smosso il cuore degli algidi tedeschi, incredibile :) (ho anche delle foto, ma devo ancora vedere se c’è qualcosa di pubblicabile!) (e comunque bel report)

  5. Danske says:

    …davvero, era il concerto dei blogger, è lunedì mattina, accendo il computer adesso dopo una domenica passata a fare bisboccia… e già trovo 600persone che già c’erano e ne parlano… xò io ho le foto da pubblicare… ma non c’ho voglia… saluti agli amici dei dicembrini.

  6. Disorder79 says:

    Vale/wetterfuehlig: grazie per la conferma :)
    C’è da dire – forse non l’ho spiegato bene – che anche all’Estragon la parte di pubblico vicino al palco era molto coinvolta, e sicuramente lì sotto il concerto sarebbe stato un po’ più emozionante (non li definirei affatto freddi). Però la delusione per la scaletta l’avrei avuta anche da lì.

    Danske: bisognerebbe distribuire dei cartellini in occasioni del genere (ma anche no) :)

  7. Frantza says:

    Io sono ancora sconvolta dal numero di persone che c’erano….solo a Bologna può succedere.

  8. Alex_Vr says:

    visto che di nessuno di questi funziona il link, è evidente che portano sfiga tutti
    ;-)

  9. …ho capito di averti perso quando ho letto “tranqui” e “lurkare” …
    g

  10. utente anonimo says:

    Allora non sono più l’unico ritardatario con cui esci!! L’hai fatta la faccina scocciata come fai sempre a me quando ti faccio perdere i primi 5 minuti dei concerti? :-)

  11. manuconta says:

    ehm. non sono io che porto sfiga.
    ascolto solo onda radio.
    e cassandra è il mio secondo nome.
    :-P

  12. Disorder79 says:

    Frantza: eh, semo tutti una grande famiglia (degenere).

    Alex: ma il finale era una finta ovviamente, una parodia delle sequenze di link che si mettono in questi casi! in effetti, forse non si capiva molto…

    g.: è bello come Lei ha sempre una parola buona. “tranqui” è un ggiovanilismo anni 90, non era gradevole il sentore di Articolo31 che emana?

    Illegally: ehm…il ritardatario ero io…

    manu: la ciliegina sulla torta è stata mettere Isoradio sperando di avere notizie sulla circolazione e beccarsi l’intera rassegna stampa incentrata tutta sugli anatemi anti-dico del Papa…
    (ps.saluti arrivati, ricambio!)

  13. raoul_boch says:

    sei una rocker?
    buon per te

  14. Disorder79 says:

    rocker: dipende dai punti di vista…
    una: direi di no :)

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