Applying some pressure

[Ovvero: l’inevitabile papiro sulla trasferta lampo a Roma]

Mi rendo conto che, avendo io annunciato in anticipo la mia discesa romana e parlato a lungo della cosa, qualcuno si aspetterà adesso un qualche resoconto sulla manifestazione di sabato.
Eppure mi manca quasi la forza di raccontare. Troppi momenti personali e collettivi da ricordare, troppe sensazioni da serbare a lungo dentro di me, troppe dichiarazioni da commentare. Tutto non ci starà; inoltre lascio ad altri (o ad altri post) i bilanci.

Farnese6 Era la mia prima volta ad una manifestazione pubblica di un certo rilievo organizzata dal movimento glbt. Non ero mai stato a un Pride, in precedenza. E comunque sono convinto che nel paese in cui vivo, in questo momento storico, un evento come quello che si é svolto sabato scorso sia anche più importante del corteo del Pride, che alla natura rivendicativa abbina quella più giocosa e "comunitaria" (che pure riveste anch’essa un grande significato). Perché da festeggiare, da queste parti, c’é ben poco, e da rivendicare c’é ancora tutto.

E’ stata anche la prima volta in cui ho organizzato una trasferta politica solitaria e sono poi saltato su un pullman pieno di gente che non conoscevo, spinto dalla voglia di esserci e far sentire anche la mia voce. Piccoli passi avanti, per chi non é certo cresciuto con la cultura della piazza e non é nemmeno un campione di intraprendenza.
Non c’era niente da temere, in effetti. A parte forse il ritrovarsi seduto accanto un vero e proprio sosia di Remo Remotti, di cui durante la giornata si perderanno misteriosamente le tracce.
Al dialogo con le nuove conoscenze si affianca l’inevitabile scambio di sms con amici più o meno lontani, a cui per esempio posso raccontare lo stupore del momento in cui, su un pullman pieno di gay e lesbiche non tutt* esattamente sul pezzo in materia musicale, risuona per qualche minuto in filodiffusione l’ultimo album di un gruppetto rock non meglio identificato, che qualche buontempone si deve esser portato dietro.
Ripensandoci, qualcosa non torna: quell’album non deve uscire ad aprile?
 
Farnese1Farnese2
 

 
E poi, piazza Farnese.
La manifestazione é stata innanzitutto un successo dal punto di vista numerico: gli 80.000 o 50.000 sono la solita fregnaccia auto-incoraggiante che gli organizzatori sparano in questi casi, ma considerando anche un certo turn-over (tra chi non resistito oltre le 18 e chi é arrivato alle 17) nella piazza che ospita l’ambasciata di Francia e nella vicina Campo dei Fiori si saranno probabilmente avvicendate più delle 20.000 persone indicate dalle stime della Questura.
Ho parlato di successo perché i precedenti non erano affatto incoraggianti. E perché la crescente visibilità mediatica ottenuta dall’appuntamento nei giorni immediatamente precedenti non mi aveva fatto dimenticare la realtà, che era quella di una manifestazione organizzata da Arcigay e Arcilesbica con l’appoggio concreto delle sole associazioni "vicine" e un’adesione solo formale da partiti di sinistra, sindacati e associazionismo non-queer. Leggi: i pullman di manifestanti da fuori Roma li hanno portati solo gli organizzatori, proprio come avevo previsto (e ritengo che la mobilitazione all’interno della comunità sia stata buona, sono stati tanti i gay "non politicizzati" scesi in piazza la prima volta, stufi del clima opprimente di questo paese). Gli etero giunti lì erano nella stragrande maggioranza romani sensibili alla causa, oppure parenti/amici coinvolti da qualcuno nel viaggio.

Farnese3 Eppure quella piazza era piena di gente e non tutti erano gay, lesbiche, trans, no vat o militanti di partiti con lo 0,0001% che agitavano nell’aria il loro vessillo (sono riuscito a vedere e fotografare varie rarità, come le bandiere della Rosa Arcobaleno e addiritturaFarnese4 quella rosa-salmone dei Riformatori Liberali; niente da fare invece per Gaylib, i cui cinque aderenti probabilmente erano presenti senza elementi di identificazione…). C’erano anche diversi etero, insomma (in maggioranza coppie ma non solo). Anche qualche asessuale di ritorno, per la verità.


E credo che tutti quelli che erano vicini abbastanza per distinguere i discorsi provenienti dal palco siano rimasti coinvolti in particolare da alcuni interventi.
La madre di Paolo Seganti (massacrato perché gay mentre annaffiava le sue piante a Roma nel 2005), che del figlio ha ricordato la sensibilità e la forte fede respinta malamente dalle autorità religiose.
Don Franco Barbero, il sacerdote di base di Pinerolo da tempo sospeso a divinis, che dall’interno del mondo cristiano ha avuto le parole più dure verso i "faraoni" della Chiesa Cattolica, condannando le sue ingerenze nella politica, protestando per l’odio che essa sparge contro le famiglie di fatto e quelle omosessuali invece di rivolgersi a loro con amore, e infine ricordando l’omosessualità repressa di molti preti e vescovi (in effetti, dal palco don Franco é stato quasi l’unico ad attaccare direttamente le posizioni della Chiesa, mentre gli altri hanno preso di mira soprattuttto l’ipocrita sottomissione ad essa dei politici italiani).
Il compagno di Roberto Chiesa, l’uomo ucciso barbaramente mercoledì scorso, che dopo una convivenza di 20 anni si ritrova solo e senza diritti, e che dallo Stato non vuole elemosina ma rivendica orgogliosamente i suoi diritti (dev’essere stato davvero duro per lui parlare davanti a una folla a così breve distanza dalla tragedia che lo ha colpito).
Adele Parrillo, la cui storia la conoscono quasi tutti: una a cui lo Stato non ha neanche concesso il diritto di partecipare alla cerimonia di Stato in onore dell’uomo che amava.

Sono alcuni tra i momenti che mi riporto a casa e che non dimenticherò facilmente, così come quello simbolico del risuonare collettivo di sveglie e cellulari in tutta la piazza (e in tutta Italia tramite le radio collegate) alle ore 18.

Per quanto riguarda gli ospiti politici che si sono avvicendati sul palco, da segnalare tra gli altri un’autocritica piuttosto netta di Franco Giordano (che ammette chiaramente l’errore commesso per anni dalla sua parte politica di considerare i diritti civili meno importanti di quelli sociali); la puntualizzazione del ministro per le Pari Opportunità Barbara Pollastrini sul fatto che la sua presenza lì e il suo impegno per la legge sui Dico non erano da parte sua un impegno straordinario ma un semplice dovere; il discorso appassionato e coraggioso (visto il pubblico che aveva davanti) di Benedetto Della Vedova, il quale si rivolge prima di tutto al centrodestra di cui fa parte che a sentir lui pullula di elettori ed eletti che hanno a cuore di diritti civili (mah), e invoca i modelli del centrodestra spagnolo, inglese, francese, tedesco. Peccato che tutti questi partiti o coalizioni siano assai addirittura più laici del centrosinistra italiano e che quindi il suo progetto politico sia, più che fallimentare in partenza, inverosimile e ridicolo. Al diavolo il politicamente corretto, io sono contento di non averlo applaudito. Aspetto ancora qualche suo voto parlamentare che mi faccia cambiare parzialmente idea.

Me ne vado dalla piazza verso le 18.40, quando gli interventi più rilevanti si sono conclusi, con l’intenzione di essere già ben lontano alla prima nota del mega-concertone con gli scarti degli scarti del Primo Maggio (la neo-star Cristicchi, Finardi, Cisco ex MCR e una manciata di gruppi misconosciuti da festadellunità: per rendersi conto di quanto fosse in target questo cast, notare che la giornata era iniziata invece con gli ABBA e la Berté sparati a volume intollerabile).
Mi perderò la Dandini e Vergassola, mentre ho poi saputo che Fo & Rame hanno dato il bidone. Comunque non ero venuto per nessuno di loro (né per osannare alcun politico, per la verità) e il mio modesto contributo in presenza fisica e applausi l’ho già dato, senza striscioni né bandiere né mitre in testa (a proposito, quei 4-5 personaggi vestiti da vescovi io li ho visti solo il giorno dopo nelle fotogallery dei giornali).

Qualche momento trash:
Farnese5 – il sempre esilarante Paolo Cento, che si presenta sul palco in leggero ritardo rispetto agli altri sottosegretari (dopo aver terminato la pennichella post-abbacchio & carbonara?)

l’inutile lite tra primedonne con protagonisti i 2 pessimi co-presentatori Diaco e Cecchi Paone (ottima invece Delia Vaccarello): il primo, che riceve all’inizio anche qualche meritato fischio, prima nega i dissapori dei giorni scorsi col secondo, poi ne annuncia il forfait. Triste il fare da diva di Cecchi Paone, che sale a fondo palco per farsi vedere e poi se ne va (pare che il motivo principale sia una divergenza di opinioni con gli organizzatori, che gli avevano caldamente consigliato di non attaccare la Chiesa); triste anche come gestisce la situazione Diaco, che invece di glissare non perde occasione per lanciare frecciate al collega.

– quando mi passa accanto Costantino Della Gherardesca.
Grillini che, dopo aver indovinato un paio di battute, si dà la zappa sui piedi citando male la Littizzetto: il suo wannabe-ironico "EMINEEEM" (!) grida vendetta…

Oltre a tutto questo, la mezza giornata a Roma sarà anche la travolgente simpatia del buttadentro/pessimo imitatore di Berlusconi/pr del carissimo ristorantino tipico in cui finisco, che non manca di indicare ai colleghi nazionalità dei clienti in procinto di entrare e relativo trattamento da riservare loro ("questi sono italiani, dosi più abbondanti"; "questi sono spagnoli, ci siamo capiti"; "americani questi, eh").
Sarà anche imbattersi in una fiaccolante via crucis (riparatoria per il raduno di frosci? no, mi dicono che si svolge ogni settimana) nei pressi di San Pietro.
Sarà anche l’affannoso ricercarsi e l’incontro con alcuni amici e blogger presenti sul posto (e il mancato incontro con altri).
Sarà anche un breve giretto turistico, che comunque basta come sempre a farmi girare la testa e farmi sentire in colpa (per il mio visitare la capitale nei ritagli di tempo di trasferte mordi e fuggi, invece che fermarmi a lungo come davvero meriterebbe: ma d’altro canto qui si é un po’ sforniti di amici e parenti ospitali).

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11 Responses to Applying some pressure

  1. Carissimo sono contento per te e per tutti noi! Grazie di aver partecipato anche a mio nome (non ho potuto per ragioni geografiche e di lavoro). Un abbraccio

    Salvo Kafkahigh

  2. e dire che io avevo confuso e credevo tu non venissi…

  3. Ari says:

    tu ti sei perso i balletti miei e della Calzino sulle note di Brittttney.

  4. federicoAS says:

    Un dubbio terribile… ma che ci stanno a fare i GayLib con la destra? cos’ha di liberale la destra italiana? :D

    federico
    accentosvedese.blogspot.com

  5. Disorder79 says:

    Kafka: eh, speriamo che comincia cambiare qualcosa. Per ora nulla: Prodi perplesso, manifestazione chiamata “corteo” e “carnevalata” con nessuno dei politici presenti che bolla queste uscite come sciocchezze, pornografia televisiva dal viscido Vespa.

    FM: in effetti la sicurezza di venire ce l’ho avuta solo negli ultimi giorni, e non volevo sparare troppi proclami di presenza preventivi…

    Ari: ma quelle ci sono state nella parte iniziale? Ti dirò, sono quasi contento di essere arrivato quasi alla fine della musica assordante. Sarà l’età :)
    Comunque Mamma Mia degli ABBA ho fatto in tempo a sentirla!

    fede: Gaylib é l’associazione dei gay (quelli dichiarati) di AN, pensa un po’.

  6. rosarioarena says:

    io purtroppo non c’ero, ho seguito la manifestazione in tv, ma tu l’hai raccontata meglio…grazie.

  7. Bellissimo resoconto, grazie grazie.

    Anellidifumo

  8. Disorder79 says:

    Eh, lo dovevo a chi non poteva esserci (balle, sono logorroico e basta, a dispetto della premessa che avevo fatto….)

  9. fraran says:

    eminem non si è potuto senti’.

    :)

  10. Disorder79 says:

    No infatti, qualcuno deve dirlo alla Littizzetto, di scandire meglio il suo gioco di parole… (sempre che l’appellativo sia ereditario e passi al nuovo capo-gang Bagnasco)

  11. stevetk80 says:

    Fantastico, la scenetta del ristorantino mi mancava!!!

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