People always ask me «What’s so fucking great about dancing»

Il punk funk é ancora vivo e lotta insieme a noi!


Questo inizio di 2007, l’hanno già detto in molti, pullula di ottime uscite discografiche e molti attesi ritorni sono all’altezza delle attese.

Uno di questi é quello dei !!! (detti anche chk-chk-chk, tsk-tsk-tsk, zum-zum-zum o come altrimenti preferite pronunciarli), con Myth Takes.
 


 

Il gruppo californiano di origine e newyorkese d’adozione torna alla prova della lunga distanza (adoro questa terminologia vintage) dopo il secondo album Louden Up Now, che li aveva lanciati nel 2004 nel momento di piena esplosione del cosiddetto punk-funk (fenomeno semi-revivalistico tutto novaiorchese a cui erano riportate a vario titolo band come Radio 4, Rapture, Clap Your Hands Say Yeah, le prime produzioni DFA/LCD).
Il suono dei !!! tuttavia, se con queste band ha in comune l’attitudine a una "dance suonata", é in generale un po’ più lontano dalla furia post-punk dei Gang Of Four e un po’ più vicino ai Talking Heads periodo Brian Eno, con innesti decisi di tradizione funkadelica americana (poi i più esperti sapranno trovare mille altri riferimenti musicali a me oscuri). Tanti fiati e percussioni insomma (insieme a tastiere chitarre basso), ma soprattutto tanta sperimentazione nei loro brani, per lo più lunghi e spesso privi di una chiara struttura strofa-ritornello.

Louden Up Now era un vero e proprio album da party, e chi ha avuto occasione di sentire dal vivo il collettivo guidato tra gli altri dal bassista Justin Vandervolgen e dal cantante Nic Offer (in tutto erano 8 all’inizio, ora non ho idea) ha parlato di una resa spettacolare e coinvolgente. C’é da dire però che le canzoni in esso contenute, se ascoltate su disco e da soli, non scuotono più di tanto, al di là dell’apprezzamento per le soluzioni sonore innovative. E’ un album che alla lunga non stufa né irrita, ma resta abbastanza in sottofondo.

 
Con questo Myth Takes trovo personalmente che il salto di qualità sia notevole. I suoi 10 brani sono più vicini al formato canzone nel minutaggio e nell’orecchiabilità, hanno un’alta qualità media senza pezzi davvero deboli, sono sicuramente concepiti per spaccare dal vivo ma allo stesso tempo risultano più che mai godibili su disco.
Per fare un paragone che dia l’idea di quello che intendo (musica "da ballo" che esalta anche un pubblico "da rock"), mi viene in mente l’effetto che mi fece l’ascolto dei primi album dei Chemical Brothers (anche se poi le somiglianze si fermano: lì trattavasi di musica sintetica e/o campionata creata da superstar djs, qui c’è una vera e propria band).

Il disco é aperto dalla breve Myth Takes, in cui la voce di Offer si installa ruffiana e sussurrante su una base ritmica e un riff killer da vecchia colonna sonora.
E dopo la title-track, inizia il party con All My Heroes Are Weirdos, funky e rumorosa come non mai. Un brano che toglie il fiato, con una notevole e divertente performance vocale (evviva quegli urletti!).
E’ un momento riempipista (sempre per restare su un lessico stagionato), perché segue l’irresistibile jam danzereccia Must Be The Moon, che ha qualche somiglianza con i migliori Rapture (la partenza sembra quella di Sister Saviour).

A New Name decolla piano piano: dopo un’intro psichedelica (che tornerà in chiusura) arriva la strofa (é il primo brano in cui c’é un vero e proprio cantato), ravvivata da pizzichi (non so come si dice) di chitarra…e poi di sottofondo al refrain falsettato parte un altro riffone da paura che rimanda all’asilo gli inutili Klaxons (l’ho detto). (devo diminuire le parentesi, ok).
Non c’é un attimo di sosta, ora é il turno del degno singolo Heart Of Hearts (arricchito anche da una voce femminile nel ritornello), che non preferisco alle tre canzoni che precedono ma può anch’esso difendersi egregiamente in pista.

Nelle due tracce successive si cambia atmosfera, virando su territori più electro: il crescendo di Sweet Life non convince in pieno, mentre trovo ottima Yadnus che mi ricorda parecchio i pezzi mid-tempo dei Soulwax (a proposito, loro quando tornano?).

Bend Over Beethoven invece é nello stile del disco precedente, un pezzo più da club dilatato per 8 minuti. E pure in Break In Case Of Anything i ciccìccì sfoderano un classico del loro repertorio: una specie di improvvisazione psichedelica con grande protagonista la sezione fiati (e contorno di coretti), su un tappeto sonoro tra il dub e la disco.
Con la conclusiva Infinifold si torna alle sperimentazioni: per la prima volta forse i nostri si cimentano in un pezzo lento. Ascoltabile, ma niente di trascendentale (quel pazzo di James Murphy ad esempio riesce a fare di meglio
, quando ci prova).

Tirando le somme e ripetendomi: un gran bell’album di dance-rock, il suono é sempre quello dei ciccìccì (pulsante e bassoso, ben caratterizzato e originale), ma i brani sono meglio definiti e in gran parte più riusciti. Insomma, se Louden Up Now era un’unica jam informe, qui abbiamo delle canzoni, e chiaramente ne beneficia la fruizione "privata". Bel passo avanti.
Poi, certo, con questo tipo di musica il meglio dovrebbero riservarlo i live.

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4 Responses to People always ask me «What’s so fucking great about dancing»

  1. federicoAS says:

    Che gruppo.
    Che disco.
    Mi piacciono veramente un sacco, live devono essere pazzeschi. Sperimenterò prossimamente. ;)
    Grandissima recensione, tra l’altro.

  2. federicoAS says:

    A proposito di punk-funk, ti dico solo un nome. Tussle. Psichedelicissimi, ti ci perderai dentro. ;)

  3. kAy979 says:

    togli pure quel dovrebbero nell’ultima frase.
    visti già tre volte, che diventeranno 4 entro la fine del mese. ogni volta perdo due chili. imperdibili.

  4. Disorder79 says:

    Tussle, me li segno e vedrò di informarmi meglio (più poi che prima, temo).

    Per il resto, noto che non sono l’unico che fa progetti su una certa data a breve :)
    (qualche etto lo perderei volentieri anch’io)

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