Il Family Day e l’arretratezza della sinistra

I Prosperini prosperano all’interno della classe politica italiana perchè, se nella destra nessuno discute le loro affermazioni aberranti, neanche il centro-sinistra protesta con grande convinzione.
E come potrebbe, d’altra parte. Prendiamo le ultime uscite degli esponenti del futuro Partito Democratico.

La Binetti qualche settimana fa cancellava impunemente decenni di progresso scientifico, che hanno eliminato l’omosessualità (di qualunque tipo, anche egodistonica) dall’elenco delle malattie e disturbi mentali.
La Bindi, sposando in matrimonio tradizionale razzismo e omofobia, ci faceva sapere che preferisce lasciar morire di fame gli orfani africani piuttosto che considerare la possibilità di adozione a coppie gay, a suo dire inadatte a priori all’educazione di un bambino (naturalmente, anche qui senza citare lo straccio di uno studio sociologico).

Adesso ecco scendere in campo le beghine di area diessina.
Per esempio Anna Serafini in Fassino, già distintasi per le sue posizioni filo-binettiane, che propone l’adesione dell’Ulivo al Family Day del 12 maggio (questo il suo manifesto, via Village).

L’ultima a salire sul carrozzone carnascialesco (per usare un lessico caro all’oltretevere) di vescovi e cilicianti vari è Lucia Annunziata, che con questo articolo su La Stampa ci fa riflettere ancora una volta sull’arretratezza culturale di tanta sinistra italiana, anche e soprattutto post-comunista.
Le argomentazioni che adduce per giustificare "intellettualmente" la sua discesa in campo e in piazza ("Perché andrò al family-day") si possono così sintetizzare:

1) la crisi del modello matrimoniale danneggia il movimento operaio, che da esso trae forza e sostegno (ma in che decennio vive?);
2) l’invasione dei/delle trans (anche una in Parlamento, signoramia!) e l’
estremismo omosessuale finiranno per danneggiare il suddetto modello, e con esso anche i diritti della donna-moglie-e-madre;
3) tra la “battaglia di identità” e la “costruzione di coesione sociale” bisogna sostenere la seconda. E secondo Annunziata naturalmente quelli che ricercano la coesione sociale non sono quelli che vogliono allargare i diritti e permettere a tutti di formare un nucleo familiare, ma quelli che manifestano contro i diritti altrui.

Non so se sia più inquietante l’ipotesi che dirigenti di partito e intellettuali di sinistra sostengano solo ufficialmente tesi del genere, con l’obiettivo di non perdere i voti di chi è influenzato dal Vaticano, oppure quella che ne siano davvero convinti.

– – –

La risposta a tutte queste sciocchezze non può che essere questo lucido articolo della sociologa Chiara Saraceno, sempre su La Stampa ("Chi tiene alla famiglia non sfila al Family Day"), che parte dallo smontare l’assunto clericale della corrispondenza tra crisi del modello familiare da una parte e riconoscimento di nuovi diritti dall’altra.

"Anche a causa di una cultura laica poco radicata e di una politica sottomessa e impaurita, la Chiesa è infatti riuscita a creare nell’immaginario collettivo un corto circuito politicamente e simbolicamente dirompente tra l’assenza di politiche significative di sostegno alle responsabilità familiari e il riconoscimento di alcuni diritti civili e di libertà – e le contestuali responsabilità che ne derivano – a chi non vuole o non può sposarsi, tra un tasso di fecondità ai minimi termini e la diffusione di omosessualità e transessualità."

I motivi per cui in Italia si formano meno famiglie sono altri, come si può ricavare da un pacato confronto con altri paesi occidentali che non prevedono l’unico modello del "matrimonio tradizionale" e che tuttavia (ma guarda un po’) vedono un nuovo incremento demografico. E’ sul modello di welfare e sulle politiche di spesa pubblica che si dovrebbe intervenire. Ma naturalmente buttarla sulla ideologia costa politicamente molto meno.

"Certo, sarebbe bello sviluppare un discorso pacato e ragionevole su tutto ciò, quando si parla di famiglia e anche quando si parla di riforma delle pensioni o di ammortizzatori sociali. Perché è lì che si gioca in larga misura la partita delle risorse da destinare a chi vuole «fare famiglia», che significa assumersi responsabilità durature verso altri. Ma non è questo che interessa agli organizzatori del Family day, non è questo il dialogo che vogliono. La contrapposizione frontale ai Dico da cui nasce il Family day segnala che in gioco non è la definizione di politiche ragionevoli ed efficaci che sostengano coloro che vogliono avere un bambino, occuparsi di un genitore divenuto fragile, sostenersi reciprocamente nella buona e cattiva sorte. C’è la pretesa di mantenere il monopolio della definizione di quali sono i rapporti responsabili e quali no, quali gli amori leciti e quali quelli illeciti.

Ricordo che in nome di questa pretesa a lungo non sono stati riconosciuti pienamente i diritti dei figli naturali, e solo oggi, nel 2007, si è finalmente arrivati a una proposta di legge bipartisan che elimina ogni disparità tra figli legittimi e naturali. Così come ci si è opposti strenuamente al divorzio, pur tollerando ogni sorta di «famiglia di fatto», purché rimanesse nell’ombra."

Raccomando di leggere tutto l’articolo.

Concludo con altre due parole sul "Family Day".
Nelle scorse settimane le associazioni glbt, le stesse che avevano la manifestazione del 10 marzo, avevano annunciato la loro partecipazione.
Quando poi è stato pubblicato il manifesto politico della giornata, di fronte alla sua chiusura totale a qualsiasi concessione a convivenze diverse dalla famiglia fondata sul matrimonio, hanno ufficialmente fatto marcia indietro prima Arcigay e Arcilesbica, poi anche la LIFF (famiglie di fatto).
Ancora Famiglie Arcobaleno e AGEDO non hanno revocato la loro adesione e non so se lo faranno nelle prossime settimane.

In effetti su questo punto non ho una posizione ferma. Nel caso facessi parte di una famiglia di fatto, la tentazione di presentarmi in piazza, pubblicizzando adeguatamente con cartelli la mia situazione e costringendo a quel punto i partecipanti al corteo a gettare la maschera e rivelare la propria intolleranza in modo ancor più esplicito – cacciandomi o fischiandomi – ci sarebbe (ma c’è anche da chiedersi quale tg o giornale parlerebbe poi dell’episodio).
Una partepazione dei nuclei familiari glbt o di fatto potrebbe avere quindi un suo senso, ma solo se ben organizzata, compatta, pubblicizzata e con una precisa strategia: essere lì per mostrare chi è davvero a favore della famiglia e della coesione sociale.
Se invece dovesse essere una partecipazione sparuta e poco visibile, meglio forse non andare ad alimentare l’affluenza a quel raduno – che resta fondamentalmente omofobo.

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12 Responses to Il Family Day e l’arretratezza della sinistra

  1. Ari says:

    sto preparando un esame di storia contemporanea con un monografico sulle donne (e di conseguenza sulla nozione ed evoluzione di famiglia). studi sociologici a parte, ciò che emerge da queste dichiarazioni è un regresso della società italiana a schemi e princìpi che nemmeno nell’ottocento continuavano a sussistere. la sinistra italiana è debole, lo sappiamo da tempo, e schiava di un clericalismo becero che si porta dietro dal dopoguerra.

  2. rosarioarena says:

    1) l’unica cosa “familiare” ai nostri politici, indipendentemente dallo schieramento a cui appartengono, è la poltrona!!!

    2) se continuiamo di questo passo sarà l’africa che preferirà veder morire di fame i propri figli piuttosto che affidarli a degli italiani!!!

    3) aboliamo l’evoluzione di darwin dai testi scolastici e inseriamo l’involuzione di mastella!!!

    4) si a una partecipazione numerosa e organizzata al family day da parte di movimenti glbt e di tutti coloro che sono a favore dei diritti alle famiglie di fatto.

    o.t. quando hai un attimo di tempo vieni a trovarmi, i tuoi commenti sarebbero più che graditi.

  3. yoshi. says:

    alla sinistra italiana, o meglio, soprattutto alla classe dirigente della sinistra italiana, non è mai fregato un cazzo dei diritti civili, è sempre arrivata dopo ed è sempre stata tirata per la giacchetta a partecipare alle lotte per i diritti civili.

  4. Disorder79 says:

    Ari: sì, è drammatico non tanto il comportamento della sinistra italiana nel dopoguerra, quanto la sua mancata evoluzione negli ultimi anni (e non solo sotto il profilo dei diritti civili). Le conseguenze le vediamo, l’agonia e morte del più rappresentativo partito di sinistra, che a breve sarà disciolto in una neo-Dc :(
    Del resto, una delle cause è sempre quella: la gerontocrazia. Se la classe dirigente fosse più giovane e ci fosse stato più ricambio, le cose sarebbero diverse….

    rosario: l’involuzione di Mastella è bellissima :)
    Sul discorso della partecipazione massiccia, a questo punto la vedo dura, visto che A.gay, A.lesbica e Liff si sono già tirate fuori. Le altre due non portano così tanta gente, e gli etero a favore delle coppie di fatto…abbiamo già visto il 10 marzo in quanti si mobilitano per questi appuntamenti…

    Yoshi: purtroppo articoli come quello della Annunziata (ma anche le dichiarazioni e soprattutto il linguaggio di tanti esponenti di primo piano della sinistra) sembrano mostrare che è così…ed è così anche oggi (quando oltretutto, in un momento in cui non esiste più un’unica “classe operaia” o “classe dei dipendenti”, la battaglia per i diritti civili sarebbe un ottimo “contenuto” per un programma di sinistra….innominabile-Zapatero docet)

  5. federicoAS says:

    Aderirò al PD, proprio perchè non voglio che diventi una neo DC e lotterò con tutte le mie forze per impedire che succeda. ;)

  6. Disorder79 says:

    Mi sa che non sarai in grande compagnia. Da queste parti (dove il cammellaggio fassiniano è massiccio) c’è un fuggi fuggi e un’aria di smobilitazione, tra i giovani militanti e simpatizzanti diessini che conosco, che fa davvero tristezza…

  7. federicoAS says:

    Sono curioso di sapere dove porta il fuggi fuggi… Mussi & co. parlavano addirittura di andare con Boselli, Caldarola parlava di un grande partito socialista con Boselli, De Michelis, Bobo Craxi.
    Per me invece ha senso restare, penso che sia la scelta giusta. Credo molto nel PD, sono di sinistra e trovo che sia giusto che chi è di sinistra aderisca proprio per mantenere alto il profilo progressista e far si che non vinca una deriva neo-dc.

  8. federicoAS says:

    Spero si sia capito quello che volevo dire… non capisco andarsene perchè si ha paura di una deriva neo-dc, quando proprio andandosene si rischia di contribuire a farla arrivare.

  9. Disorder79 says:

    Sì sì, ho capito. E’ una scelta che rispetto, ma che nella stessa situazione (io nei ds non ho mai militato) non farei mai. E vedo che tanti amici che nel fare la “sinistra interna” ci hanno sempre creduto, buttando giù qualunque rospo, adesso si arrendono, di fronte a un partito ormai completamente burocratizzato in cui c’è unanimismo acritico rispetto a vertici incapaci e proni ai Dl e alla Cei in tutto… Per gli sviluppi, Boselli Spini Caldarola e la mozione Angius li vedo anche tutti insieme, ma Mussi con loro non credo (più facile si butti su una federaizone a sinistra). Sinceramente è un puzzle con mille pezzi, non so neanche in quali direzioni sperare.

  10. federicoAS says:

    Il paradosso è che io ho simpatizzato per i Ds ma non ho mai militato nei Ds. Quella del PD sarà la mia prima esperienza di militanza. Qui il quadro si complica. :D

  11. senhal says:

    non ho nulla da aggiungere, hai già detto tutto tu. mi permetto solo di farti i complimenti per il post.
    comunque, se andiamo “avanti” così, tra qualche mese avremo i roghi delle streghe nelle piazze, la peste bubbonica e i briganti nelle campagne.

  12. Uncas says:

    ci sono le amministrative: “contrordine compagni: barra al centro e avanti tutta!!!”

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