La giustizia del Miserere

Chiesa cattolica e pedofilia: non è solo un problema delle diocesi americane.

Da diversi giorni ad esempio la curia fiorentina è nella bufera dello sputtanamento mediatico, a causa dell’approdo sui giornali e in procura del caso scottante riguardante un sacerdote che ha guidato per oltre 40 anni una popolosa parrocchia cittadina.
Le accuse verso il prete, oggi 84enne, sembrano essere pesanti. Innanzitutto una serie di abusi sessuali su ragazzine dai 12 ai 17 anni (magari si tratta di una colpa minore, trattandosi di persone del sesso opposto…), compiuti a partire dal 1975; accanto a ciò, un certo numero di fedeli sarebbero stati plagiati e indotti tramite violenze fisiche e psicologiche a consegnare beni e denaro al parroco e alla perpetua, presunta "veggente", che lo coadiuvava nel suo disegno di creare una specie di setta all’interno della chiesa cattolica. Nei fatti contestati sembrerebbe poi rientrare anche l’avvio al seminario di una serie di ragazzi della "setta", allo scopo di "colonizzare" la Chiesa dal suo interno.

Uno scenario inquietante, anche se prima di sparare giudizi è sempre bene avere davanti delle accuse provate nelle sedi opportune.
Ma è proprio su questo specifico punto che è scoppiato il polverone. Potete leggere online tutta la storia nell’articolo di Repubblica e soprattutto in questo post del blog di Pino Nicotri su L’Espresso, che chiarisce alcuni importanti retroscena. Ma vediamo di riepilogare.

Nel gennaio 2004 (a diversi anni di distanza dai fatti: ma c’è da considerare la giovanissima età delle presunte vittime all’epoca)  ci sarebbero state le prime denunce, con la consegna alla curia di esposti e memoriali da parte di un ventina di persone.
La pratica, stranamente, va per le lunghe, e solo l’insistenza dei fedeli procura loro alcuni incontri con il cardinale Silvano Piovanelli, il suo successore card. Ennio Antonelli e il vescovo ausiliario mons. Claudio Maniago.

Dopo quasi 20 mesi, nel settembre 2005 la prima mossa della curia, che manco a dirlo è il trasferimento "per motivi di salute" dell’anziano parroco in altra parrocchia (nel Mugello, pare).
Come al solito, la parola d’ordine è insabbiare e trasferire (vedasi la lettera di Ratzinger ai vescovi del 2001 per capire come questa sia la prassi imposta dall’alto): non c’è nessun provvedimento punitivo interno alla Chiesa nei confronti del religioso.

La mossa successiva dei denuncianti è quindi, il 20 marzo 2006, scrivere una lettera al Papa (che è ora lo stesso Ratzinger-insabbiatore di cui sopra).
Pochi giorni dopo (31 marzo 2006) risponde loro il cardinale Ruini (mancava lui!), che le rassicura comunicando che il sacerdote sotto accusa ha lasciato anche la diocesi fiorentina (si è in effetti trasferito sulla costa toscana, insieme con la "veggente").

Nel frattempo si muovono anche alcuni sacerdoti fiorentini, che il 13 ottobre 2006  scrivono anch’essi al Papa protestando per la mancanza di qualsiasi presa di distanza, scusa ufficiale o punizione da parte della Chiesa.

Ormai la storia circola, e il 17 gennaio 2007 il cardinale Antonelli comunicherà ai denuncianti i severi provvedimenti presi nei confronti dell’anziano prete, al termine di un “processo penale amministrativo” e sentita la Congregazione per la Dottrina della Fede:
– per cinque anni non potrà né confessare, né celebrare la messa in pubblico, né assumere incarichi ecclesiastici;
– per un anno dovrà fare un’offerta caritativa e recitare ogni giorno il Salmo 51 (il Miserere) o le litanie della Madonna.

Le vittime vengono invece invitate a “rielaborare in una prospettiva di fede la triste vicenda” in cui sono stati coinvolti. Infatti, scrive il cardinale Antonelli,

il male non può essere annullato, ma le persone possono liberarsene con la grazia di Dio. Vi esorto a tenere vivo il vostro rapporto con Signore: è lui il medico delle anime che può compiere in voi la guarigione della memoria.

Gli sviluppi degli ultimi giorni comprendono l’apertura di un’inchiesta (alla buon’ora!) da parte della Procura di Firenze, mentre non si sa bene che fine abbia fatto nel frattempo l’accusato.
I fedeli e i sacerdoti "ribelli" continuano a protestare, chiedendo la riduzione
allo stato laicale dell’ex parroco e "un processo penale giudiziario", che convochi testimoni e protagonisti, e applichi "tutte le sanzioni previste dall’ordinamento ecclesiastico".
Nel frattempo, grande imbarazzo per il cardinale Antonelli che si trova a gestire mediaticamente la vicenda, per il predecessore Piovanelli (che in una dichiarazione ai giornali pare aver ammesso di aver richiamato in passato il prete, per un caso isolato di sesso non meglio precisato) e soprattutto per il vescovo ausiliario Maniago, che proprio nella parrocchia in questione è nato e cresciuto.

– – –


Al di là delle singole responsabilità, che spero prima o poi le autorità competenti chiariranno, una cosa mi sconcerta in particolare di tutta la vicenda.
Non solo non c’è mai stata alcuna denuncia all’autorità giudiziaria da parte delle istituzioni ecclesiastiche (che pure devono aver verificato la sussistenza di qualche tipo di abusi, visto che hanno alfine preso dei provvedimenti); non solo non c’è stata denuncia iniziale alla magistratura da parte delle vittime; ma sembra addirittura dagli articoli dei giornali che ancora fino a qualche giorno fa nessuno di loro avesse sporto querela! Si legge infatti che

Finora non hanno fatto nemmeno causa civile, ma d’ora in poi, dicono, "nulla è più escluso"

Non capisco cosa aspettino. Negli Stati Uniti, a causa del gran numero di denunce, le diocesi cattoliche si indebitano e vanno in fallimento per le ingenti spese legali e i risarcimenti alle vittime, e il Vaticano per mettere a tacere gli scandali è costretto a rimuovere i vescovi colpevoli di aver coperto i preti pedofili (ricordiamo poi che Ratzinger, citato in tribunale con l’accusa di favoreggiamento per aver protetto i colpevoli, si è avvalso dell’immunità derivante dall’esser diventato nel frattempo capo di stato estero).

Nell’Italia a sovranità limitata c’è tutt’altro clima, e soltanto l’ipotesi di abbandonare La Chiesa (che è una sola, scritta maiuscola) o di denunciarne dei membri alla magistratura spaventa (al di là delle poche chance di avere successo in giudizio, grazie ai mille cavilli concordatari e alla protezione politica di cui essa gode).

Mi viene quasi da pensare che forse queste vittime (vittime sempre nell’ipotesi in cui le accuse siano fondate, ecc.), così rispettose verso i loro carnefici e attente nel cercare di risolvere le controversie all’interno delle istituzioni ecclesiastiche, la giustizia non la meritano e non la vogliono.
O forse sono interessate solo alla giustizia del Miserere, quella della chiesa in cui ancora credono e a cui ancora si affidano, nonostante tutto. Mah.

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5 Responses to La giustizia del Miserere

  1. Tutti questi casi dovrebbero portare le loro eminenze e la sua santità a riconsiderare il problema del celibato dei preti (perchè di carne debole si tratta).
    Ma, evidentemente secondo loro, non è ancora arrivato il tempo in cui il signore mandi i propri servitori agli angoli delle strade per invitare alla cena gli storpi e gli zoppi, visto che gli invitati ufficiali non si sono fatti vedere.
    P.S. – L’interpretazione della parabola evangelica è di un carissimo prete, mio mentore in gioventù. Purtroppo la sua razza si è estinta da tempo.

    Maurice

  2. nosleeeper says:

    ma vogliamo parlare della guarigione della memoria?

  3. senhal says:

    si tratta sicuramente di una colpa minore!!! è andato secondo natura e le femmine hanno quel ruolo. quindi non fare il bacchettone, non si parla così di un povero ministro che oltretutto (e già solo questo basta x risolvere la cosa) non è + nella diocesi!

  4. federicoAS says:

    A volte la chiesa fa miracoli.
    Sì, il miracolo di farmi incazzare come una bestia, ad esempio.

  5. Disorder79 says:

    Ne parla anche Village , con maggior sintesi (io volevo concentrarmi sul presentazione dei fatti).
    Qui un’interessante e e più smaliziata analisi dei fatti, delle dichiarazioni rilasciate dai protagonisti della vicenda e dell’aspetto mediatico della questione.

    Nel frattempo, Antonelli (“Antonelli sì ma Laura”, aggiungerei) scrive contrito ai giornali locali.
    Restano però il silenzio che ha coperto la vicenda per troppi anni, le ferite alle vittime degli abusi che non verranno mai rimarginate e l’assenza, ancora una volta, di strascichi giudiziari per le schifezze consumate dalle tonache (l’inchiesta giudiziaria finirà quasi certamente con una prescrizione).

    Del resto, alla maggior parte degli italiani sembra andar bene così.

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