Introducing the hardline according to Sananda Madrina

Ne parlo un po’ in ritardo, ma non è che posso far passare sotto silenzio l’eventone a cui ho presenziato sabato scorso: il concerto di Sananda Maitreya, meglio noto col nome originale di Terence Trent D’Arby.

sananda - last album Eh sì: 12 milioni di dischi venduti nel 1987 con l’album d’esordio per poi:
– conoscere un rapido declino commerciale;
– essere scaricato dalle major;
– trasferirsi in Italia sposando un’italiana;
– continuare a fare musica autoproducendosi e vendendo i dischi soltanto online;
– esibirsi alle Piagge di sabato sera con prezzo d’ingresso di 5 euro (3 volte meno dei Verdena, 4 delle Pipettes e 5 degli Avion Travel nello stesso posto);
– emulare in tutto e per tutto il musicalmente non troppo distante Prince (immagine glamour, sospetto fotoscioppaggio nel materiale promozionale, nome d’arte cambiato, repertorio storico rinnegato, logo mistico personale, quantità abnorme di brani registrati e diffusi via internet).

L’occasione era buona anche per scoprire per la prima volta il Viper.
Il nuovo auditorium aperto da poco in zona Piagge, che sembra finalmente partito a pieni giri con la programmazione prevista dopo qualche falsa partenza e un paio di concerti rimandati, si fa apprezzare sia come ambiente in generale (un po’ spoglio [1] ma capiente e friendly [2] ) che soprattutto dal punto di vista dell’acustica.
Arrivo infatti poco dopo le 23 mentre il concerto ha inizio, e non mi avvicinerò mai troppo al palco durante il live: ho modo così di constatare che si riesce sempre a vedere e sentire molto bene, sia dall’entrata del locale (grazie alla leggera discesa), sia da sopra/a sinistra del palco, affacciandosi dalla "galleria" con bar annesso.
Infine, i prezzi del bar sono più che onesti.

La fauna accorsa per l’eroe di Dance Little Sister e Sign Your Name è abbastanza variegata, ma comunque senza troppi riot kids (del resto, si tratta di musica piuttosto tranquilla). Diverse le generazioni presenti (molti i reduci degli anni 80 che non ne sono ancora usciti o ne sono semplicemente nostalgici, come quasi tutti da queste parti); pure un po’ di fighettume, ma senza esagerare. Il Viper non è strapieno, ma del resto è un posto dalla capienza medio-alta.

Sananda/Terence, che sfoggia scarpe dalla fantasia imbarazzante, regge molto bene con la voce per tutta l’ora e mezzo in cui si concede con generosità. Lo accompagnano solo bassista e batterista, mentre lui dalla chitarra si sposta al pianoforte solo nei 3 pezzi del bis. Tra di essi, eseguito per ultimo, l’unico che ho riconosciuto: O Divina, il singolo con cui tornò sulle scene qualche anno fa col nuovo nome.

Non viene riproposta nemmeno una delle hit del fortunato debutto (e neanche quelle dei successivi album a nome TTDA, mi dicono), e tra il pubblico serpeggia per questo un po’ di delusione. Scelta puramente artistica? Volontà di privilegiare il repertorio per il quale si incassano più royalties? Non lo sapremo mai.

C’è da dire comunque che l’esibizione è stata piacevole e mai troppo noiosa, nonostante il suo funk-soul-pop [3] sia per me poco più di un’ottimo sottofondo per bere una birra in compagnia e concerti del genere non mi vedano certo partecipe al sacro rito della musica dal vivo. Gli appassionati sembrano esser rimasti tutti molto soddisfatti, anche senza Wishing Well.
Plauso anche per l’atteggiamento di Sanny, che alla fine scende a stringere la mano a tutti i fans nelle prime file.

– – –


E ora veniamo alle note dolenti della serata. Dopo il concerto era stato annunciata una selezione danzereccia anni 80, a cura di due dj a noi già noti. Insomma, in tanti eravamo venuti anche per proseguire la serata ballando.
Ma ecco che, spentesi le luci sul palco, mentre ci aspettiamo di sentir partire il solito pezzo arcinoto tipo Shout o Sweet Dreams come usa in questi casi, ecco che viene diffuso un brano jazz.
Dopodichè parte a bomba una serie di improbabili pezzi anni ’90. Anni ’90 non molto rigorosi. La scaletta vergognosa (cit.) comprende il remix da autoscontro di What’s Up ad opera di DJ Miko (un incubo che tutti pensavamo di avere rimosso), una orripilante Smalltown Boy tarocca rallentata e con voce femminile, un remix di Bitter Sweet Symphony, un pezzo dei P.I.L. che sembra anch’esso taroccato.
Qualcuno prova a chiedere in giro e in consolle che fine abbia fatto il dj-set anni 80. Si diffonde una spiegazione sconcertante: pare che SANANDA MADRINA [4] ci tenga così tanto a dimostrare di essere uscito vivo – lui – dagli anni 80 da aver preteso di non sentire una sola nota di musica eighties finchè è ancora nel locale.
Possibile? Di certo dubito che quella selezione iniziale sia stata una libera scelta dei djs, visto che il suo effetto è il vuoto pneumatico dentro il Viper (tutti fuori a fumare/chiacchierare) e la desistenza dal ballo anche dei più volenterosi.

Per fortuna dopo un’oretta, quando ormai mi stavo rassegnando all’idea di sentire pure il Molella Remix di Nella Notte o il Fargetta Remix di Sei la più Bella Del Mondo, parte la musica "seria" (…) e finalmente chi vuole ha modo di gonfiarsi i polpacci.
Sì, perchè il pavimento del Viper è quasi totalmente in dislivello, come un garage: la cosa, oltre ad affaticare, aumenta i rischi di perdita di equilibrio per chi si avvita troppo su se stesso sulle note di Just Like Heaven e California Uber Alles; anche se devo dire che prendendo un po’ confidenza con la salita ci si riesce a produrre in coreografie notevoli, grazie alle controspinte regalate dalla forza di gravità.

Certo, un’intera serata a ballare da scalatori non si regge. Il Viper resta soprattutto una struttura ideale per i concerti. Ora speriamo venga sfruttata a dovere.

[1] in senso letterale, per certe cose: vedi la stanza del guardaroba, presente ma non utilizzata, e il bagno della cui porta restano solo gli stipiti. Dettagli.

[2] non inteso in quel senso lì. Cioè anche sì, ma sicuramente non nelle serate con concerti metal.

[3] ho letto da qualche parte che per indicare la musica che fa attualmente SM parla di "post millennium rock", definizione evanescente quasi al pari del me(r)d-rock di peluìna memoria. Comunque siamo tra Prince e il Lenny Kravitz più morbido (ma anche molto altro eh).

[4] i soprannomi per il povero SM ovviamente si sono sprecati; questo (splendido) è suo.

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5 Responses to Introducing the hardline according to Sananda Madrina

  1. Ari says:

    wishing well era la più famosa, se non sbaglio.

  2. federicoAS says:

    Ti invidio! soprattutto per il dopo concerto.
    Comunque il remix di Molella di Nella notte era gran pezzo. :D

  3. Disorder79 says:

    Fede: il problema era che quei remix lì erano brutti e imballabili. Se facciamo il revival con la dance trash anni 90 per me è ok, ma va fatto per bene :)

    Ari: sì, quella ma anche il lentone strappamutande Sign Your Name (across my heart eccetera…), mentre Dance Little Sister è più alla Simply Red.

  4. federicoAS says:

    I peggiori erano i remix dei pezzi di Vasco o dei Litfiba. Peggio degli originali, talmente brutti da piacermi. :D
    Spero che qualcuno si decida a fare un revival della dance anni 90 fatto bene. Un genere troppo bistrattato. :)

  5. Disorder79 says:

    Oddio, i remix di Vadsco ce li ricordiamo tutti, ma quali erano i pezzi dei Litfiba remixati che erano molto passati/suonati in discoteca? Io mi ricordo di Toro Loco Remix, che fu molto pompato, ma sui Litfiba la memoria (così come il buon gusto) traballa…forse Spirito? Regina Di Cuori? Qualcosa dagli album più vecchi?
    Tutto molto atroce, comunque :)

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