Six feet under

Tra i miei conoscenti che militano e hanno militato a vario titolo dei Ds, la quasi totalità fanno parte della minoranza che si separerà dal resto del partito per approdare non si sa ancora dove.
Non dev’essere un bel momento neanche per loro. 
Io, che pure i Ds non li ho votati quasi mai, poco convinto di quello che stavano (o non stavano) diventando, assisto dall’esterno con grande sofferenza al suicidio del maggior partito di sinistra italiano che si è consumando in questi giorni proprio nella mia città.
Io, che comunista non sono cresciuto e non mi sono mai sentito, sento questo momento come una svolta ben più lacerante di quella della Bolognina. Qui parliamo del più grande partito di sinistra italiano di massa che, per volontà della maggioranza della sua classe dirigente, cessa di esistere. E si traferisce armi bagagli e voti (ma quanti voti?) al centro, per diventare la minoranza di sinistra del partito democratico.

Qualche altra considerazione spicciola e un po’ qualunquista:

– Come cornice di questo festoso funerale Firenze è forse – purtroppo – l’ideale. Il simbolo di quella Toscana diessina fedelissima ai leader del partito, chiunque essi siano, grazie a un immenso popolo di militanti poco abituato a discutere le idee nel merito e molto propenso ad assecondare all’unanimità la linea che il segretario di sezione, quello comunale e su su gerarchicamente fino a quello nazionale propongono. Anche perchè appoggiare "il partito" porta sempre il suo tornaconto. E poi è tanto bello riempirsi la bocca della parola unità.
Stesso discorso vale da sempre per i quadri interni. La carriera politica si fa soprattutto se ci si uniforma alla maggioranza. Meglio ancora se prima ci si fa eleggere prendendo i voti degli elettori che si riconoscono nella sinistra interna, poi si viene scelti "in quota minoranza" per qualche carica pubblica e infine, per ringraziare della concessione, si aderisce alla mozione del segretario: un patetico cambio di casacca che in quest’ultimo periodo ha caratterizzato diversi esponenti locali.

– Quello che forse sfugge a Fassino & co. è che questo schiacciante predominio che hanno in Toscana si ritrova in poche altre regioni. Nella maggior parte del resto d’Italia, il sistema delle clientele e dei signori delle tessere vede come maestri indiscussi i democristiani di ogni risma. Per questo i diessini, convinti di diventare maggioranza nel PD, dovranno inevitabilmente rassegnarsi a diventare la minoranza del partito di Rutelli. Primarie o no, apertura alla "società civile" o no.


Berlusconi che dopo 10 anni di sdegnosa diserzione dei congressi Ds si presenta coi suoi sgherri e gongola mentre assiste in platea (per poi dichiarare giustamente che a un partito così scatola vuota potrebbe iscriversi anche lui) dovrebbe far riflettere.

– Non condividerò tutte le sue posizioni politiche, ma ascoltare alla radio il discorso di Mussi è stato da magone.

– Sulla questione laicità non aggiungo nient’altro, l’archivio di questo blog contiene già troppe invettive in materia contro il Pd. Complimenti comunque all’osannato Veltroni, che invita ad abbandonare gli opposti estremismi e inserisce la pretesa di laicità dello stato tra di essi.

– Mentre quelli della mozione Mussi se ne vanno subito (o meglio: non entrano nel Pd), quelli della mozione Angius attendono, chiedendo una totale riscrittura del manifesto del Pd e un segnale di laicità. Grillini è tra loro (mentre altri in quota-Arcigay come Zan e Mancuso già hanno stracciato la tessera Ds negli ultimi mesi).
Ecco, se i seguaci di Angius resteranno in questa posizione a lungo, la definizione di "grillinisti" mi sembrerebbe perfetta per loro.

– Non ne avevo ancora parlato, comunque non mi ha entusiasmato la scelta "dentrista" di Scalfarotto di aderire in extremis ai Ds per partecipare alla formazione del Pd. Il discorso che dovrebbe aver tenuto oggi ribadisce tutti i contenuti e le battaglie che il mio candidato alle primarie 2005 ha sempre portato avanti, certo. Ma mi pare che nel nuovo soggetto molti di quei contenuti siano destinati a restare inesorabilmente lettera morta. In bocca al lupo, a lui e a tutti quelli che sceglieranno di fare lo stesso percorso (prevedo che quelli fra loro che non lo fanno per brama di carriera saranno tra i primi ad abbandonare questo Titanic).


– Se il congresso fiorentino si è aperto con l’entusiastico discorso di una gggiovane militante scelta direttamente dal segretario, non si può dire che tutti i giovani iscritti e simpatizzanti ds la pensino alla stessa maniera. Nell’incerto scenario che si è aperto alla sinistra del Pd (dove andare? come? con chi?), ci sono intanto questi ragazzi, che proprio da Firenze lanciano intanto un bel segnale.

– Resta il fatto che il congresso di Firenze è la fine della speranza di avere prima o poi anche in Italia qualcosa di simile a un grande partito di sinistra laico e moderno (socialista, socialdemocratico o come volete chiamarlo), che come nel resto d’Europa guidasse la coalizione esprimendo il leader di uno schieramento di governo più ampio (con alleanze anche con il centro o l’estrema, perchè no). Un partito che avrei potuto votare e sostenere con convinzione, insomma.

– Forse era più un’illusione che speranza. Forse l’Italia è un paese troppo di destra per permetterselo. Forse è sbagliata la premessa, la stessa idea di socialismo europeo si sta avviando verso una trasformazione e il successo di Zapatero è solo un fuoco di paglia. In questo senso, grande è l’attesa per i risultati delle elezioni presidenziali francesi di domani: con la Royal e il suo partito abbbastanza in difficoltà, un buon risultato di Bayrou non farebbe che rinfocolare nelle sinistre di tutta Europa l’idea che la via rutellian-veltroniana sia quella giusta (il tutto con uno spostamento a destra dell’intero asse politico, come se non bastasse l’infornata di paesi xenofobi e clericali dell’est).

– Per alleggerire, infine: divertente questo post in cui Luca Sofri, chiamato a selezionare la colonna sonora del congresso (a dispetto di certe perplessità sul PD da lui espresse in passato, ad esempio qui e qui), svela i retroscena del suo coinvolgimento e chiarisce che le sue scelte erano state meno nazionalpopolari di quel che appare dalle cronache:

"scusatemi se ci tengo a garantire a quei pochi che hanno qualche stima della mia capacità critica e di scelta che se sui giornali leggono che avrei scelto per il congresso Mina, De Gregori, Battiato, Springsteen e i Rolling Stones, è perché sui giornali sono i soli nomi che riconoscono.
(…) Insomma nella playlist consegnata c’erano anche i Blue Nile, i CSI, i Jam, i Divine Comedy e Frank Black, per fare degli esempi. E al congresso li useranno, credo: quelli più vecchi di tutti ormai sono i giornali"

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11 Responses to Six feet under

  1. sphee says:

    i pochi stracci che della politica erano rimasti hanno trovato gli straccioni che li indosseranno.
    che tristezza (condivido il magone per il discorso di mussi)

  2. La politica italiana fa ridere i polli e il Pd prima di tutto…

    hanno immolato la comunità GLBT in nome di un centrismo cattolico bigotto e offensivo.

  3. AnelliDiFumo says:

    Intanto la Ségolène è andata al ballottaggio e a momenti ci finiva pure come prima.

    Questo per ricordare che il socialismo è morto, naturalmente… :-D

  4. federicoAS says:

    La sinistra da sola in Italia non ce la fa, è un dato di fatto. Si divide sempre prima di arrivare alla meta, da sempre. E finisce per fare il gioco della destra
    Anche a me un unico partito di sinistra, ma in Italia è un’utopia.
    E allora ben venga il PD, che a mio avviso non sarà una nuova dc ma un progetto moderno, innovativo, progressista.
    E poi, a proposito di Mussi, con chi intende fare un partito socialista? con Bobo Craxi e De Michelis? con gente che parla di socialdemocrazia europea e poi stava con berlusca? Ho l’impressione che in un futuro molto prossimo il correntone tornerà a casa…

  5. Disorder79 says:

    Anelli: infatti, e Bayrou si è preso una bella ridimensionata (anche se il suo schierarsi sarà probabilmente decisivo).
    Non sono troppo ottimista per il secondo turno, ma quella della sinistra francese sarebbe comunque nel caso una sconfitta dignitosa. Speriamo bene!

    Federico: purtroppo l’Italia è un paese di destra (altrimenti non si spiega il risultato strabiliante della Cdl e di FI l’anno scorso, dopo 5 anni di scempi), e la sinistra, unita o no, può fare ben poco. Però col Pd a mio parere la sinistra rischia troppo di annullarsi.
    Gli scenari possibili sono 2: uno è quello che auspichi te, cioè che i teodem escano dal Pd, questo diventi effettivamente un partito “moderno, innovativo, progressista” e laico, e il correntone quindi vi rientri (insieme ai socialisti sparsi).
    L’altro è che saranno invece i centristi clericali ad egemonizzare il Pd e da esso quindi se ne vadano alla spicciolata tutti i vari militanti Ds (i dirigenti no, resteranno perchè la poltrona è preziosa) che ora vi aderiscono “per restare uniti”: è quello che temo e ritengo più probabile io. A quel punto non ci sarà più nessun grande partito di sinistra con una tradizione alle spalle da ricostruire, ma solo un ginepraio di cespugli vari. Il danno sarà già stato fatto, insomma.

    Per quanto riguarda il futuro di ciò che starà alla sinistra del Pd, non ho molto da dire, è tutto molto confuso ancora..e la strada da fare è tanta, comunque si formino le alleanze.

    PS. riguardo all’allearsi con gente che stava col Berlusca, De Michelis fa sì schifo all’anima, ma attendo all’opera il Pd sulla legge sul conflitto di interessi. Per ora non mi sembra affatto che il tema sia un priorità per Ds & Dl…quindi l’avversione del Pd a Berlusconi mi pare molto pretestuosa (fa comodo per spaventare e riunire l’elettorato) e poco concretizzata in azioni politiche che riducano le anomalie politico-mediatico-industriali di questo paese.

  6. insomma nella playlist consegnata c’erano anche dei quarantenni…non passerò certo dal boccone amaro ds al boccone amaro pd (o devo entrare nell’ottica delle correnti stile dc?)

  7. federicoAS says:

    Il risultato strabiliante della Cdl e di Forza Italia alle ultime elezioni è quanto meno sospetto. Sai, il miracolo delle schede bianche… :D
    Io resto fermamente convinto che il PD possa fare bene e che saranno i Teodem ad andarsene (si veda ad esempio la fredda accoglienza che hanno avuto al congresso della Margherita). Spero di non sbagliarmi.

  8. Disorder79 says:

    fede: sì, le magie con le schede bianche, e va considerato anche il solito aspetto mediatico…ma non possiamo certo illuderci che il successo della cdl dipenda solo da questo…

    maxcar: sì, ma quarantenni che suonano ggiovani dentro e piacciono ai ggiovani dentro come noi :)

  9. Abboriggeno says:

    Bel post caro mio.
    Io avevo preso la cosa molto più alla leggera. Quantomeno prima di leggere te (e di leggere il discorso di Mussi). A me pare che stanno tanto a cambiare nomi dei Partiti e simboletti e sigle e alleanze ma tanto poi le facce son sempre le stesse, quelle che erano nei Partiti già negli anni 70 a militare. Bisogna liberarci di questa fottuta classe dirigente. Ma per questo non servono nuove regole, bensì una cultura diversa, quella del lasciare la poltrona dopo aver fallito. Non devono cambiare i Partiti se si perde, ma i volti (e i programmi o i metodi)!!!
    Detto questo, pare anche a me che la Sinistra (quella con la S maiuscola) si stia suicidando definitivamente, ma se quello che era stata capace di fare è quello che abbiamo visto nel 98, nel 2001, e adesso, beh, non lo so se la rimpiangeremo poi tanto.

    Quanto al discorso di Mussi, a leggerlo così mi verrebbe da seguirlo al volo. Bel discorso, davvero. Lo condivido praticamente in tutto, e ha toccato anche tanti temi importanti di cui colpevolmente il Governo si sta occupando poco, o male (ambiente/ investimenti-per-il-futuro-del-pianeta, laicità dello Stato, rinnovamento delle classi dirigenti, ecc.).
    Da’ sto discorso ai fatti però voglio vedere quanto ci passa. Sia adesso al Governo, che nel futuro (parecchio incerto) della minoranza dei DS che chissà dove va a finire.

    (ps. Uno dei pochi personaggi della politica attuale che mi piace è Di Pietro, io il voto l’avevo dato a lui, e ai Ds. Adesso voglio sentire che dice Tonino…)

  10. Disorder79 says:

    Di Pietro ha il merito di essere quasi l’unico a rappresentare certe istanze del paese reale. Purtroppo dall’altra parte è un po’ ondivago, e soprattutto è un uomo solo, con un partito dietro che un po’ è comitato elettorale per lui dalla poca consistenza politica e un po’ è un insieme di riciclati/impresentabili (ma questa caratteristica è propria di molti altri partiti e soprattutto partitini).

    Quanto alla ex minoranza ds, anche io sto a guardare con interesse che combina. Ah, intanto è un po’ meno minoranza: di ieri la notizia che hanno lasciato i Ds/Pd (andando verso un ricongiungimento coi mussiani) anche Angius e il portavoce della sua mozione Nigra. Evidentemente parte dei “grillinisti” della terza mozione si sono infine decisi ad andarsene (ma non in massa)…Grillini è ancora lì.

  11. rosarioarena says:

    puntuale e preciso come sempre…
    credo che l’unico modo per essere coerenti con se stessi e i propri principi sia dissentire e tirarsi fuori da questo girotondo di poltrone e di voti…se questo sia utile o meno all’agonizzante politica italiana non lo so…certo è che quando la discesa si fa troppo ripida e la velocità aumenta…i freni prima o poi saltano…

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