Siam pronti alla morte, l’Italia chiamò (di già?)

"No.
Sono tantissime.
Ci si riconosce. Come i gay.
Basta uno sguardo"


La frase qui sopra è solo una delle perle tratte da questo post (formidabile, ma con lei è un’abitudine): l’allucinante descrizione delle Feste Della Scuola. Quelle che si tengono sotto Natale o in questo periodo e a cui a tutti
(anche se non marmocchio-dotati) capita di assistere, prima o poi.

Ecco, caso vuole che proprio in questi giorni io abbia presenziato (ogni tanto mi succede, per doveri/piaceri parentali) a uno di questi momenti di socializzazione bambini-scuola-famiglia, nella salubre quanto indecifrabile variante Festa Sportiva.

Di tutto il paludato ambaradan tipico di occasioni del genere (i tempi morti, gli interminabili saluti e prolusioni, il caos tra i bambini e tra il pubblico, il coinvolgimento dei genitori arty, altri tempi morti, gli immancabili momenti teneri, gli immancabili momenti trash, altri tempi morti), il dettaglio che più mi ha messo a disagio stavolta è stata la novità dell’esecuzione iniziale dell’inno di Mameli.
Decine di giovani virgulti dell’italica terra a cantarlo tutto sopra la base simil-midi, con la mano sul cuore e una solennità mai vista neanche sui volti degli
olimpionici andati a medaglia. E tutti quanti già indottrinati a dovere sul suo lugubre testo.

Sarà stato forse il mio deprecabile antipatriottismo disfattista, ma in quel momento, mentre i pargoletti si stringevano a coorte e cantavano le schiave di Roma, rimpiangevo tutto ciò che avevo mal sopportato in passato: le melense fiabe cantate, le odiose filastrocche sulle tagliatelle e persino (non l’avrei MAI detto) i fottutissimi e gettonatissimi bambini che fanno oh.

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18 Responses to Siam pronti alla morte, l’Italia chiamò (di già?)

  1. simbax says:

    dicesi che si sta invecchiando..:)))

  2. MadaM says:

    dici bene cacchio….
    in quarant’anni non mi ricordo di aver cantato il fottuto inno neanche una volta….
    eppure lavoro per la scuola italiana ancora oggi…..
    ci sono entrato a 3 anni e sono ancora qua…. AIUTO…..

  3. utente anonimo says:

    A noi, ogni maggio, ci riunivano nell’androne con i nostri grembiulini e per tutto il mese si stava lì e si cantavano gli inni mariani prima di entrare in classe.

    Ah, e ovviamente ero in una scuola pubblica e non certo dalle suore.
    A.30mo

  4. man0lo says:

    gli italiani sono uno dei pochi popoli che non amano il proprio inno nazionale. e ormai è una cosa che non capisco più. faccio mie le parole del sacro moz:
    “to be standing by the flag not feeling shameful, racist or partial”.

  5. Tatalla says:

    oddìo hai ragione!! mio figlio ha fatto lo spettacolino di fine anno proprio ieri, e con la sua classe, sul palco, ha cantato tutto, dicasi TUTTO l’inno DUE volte!! ma che sta succedendo? un indottrinamento di ritorno? torneremo anche ai raduni del sabato, magari in camicia “scura”?

  6. ma “pòòò-poròppo-pòppoooo-pò” l’hanno cantata, in qualche tempo morto?

    franci

  7. Disorder79 says:

    simbax: non ci siamo capiti: guarda che io ero uno dei bambini!

    MadaM: ecco, quindi non sono solo io che non l’avevo mai sentito.

    Antonio: terribile. Quasi ti invidio, il mio anticlericalismo si sarebbe sviluppato prima.

    man0lo: ma io non odio l’inno di per sè. Fa schifo musicalmente, ok, ma ormai è quello e non avrebbe senso cambiarlo. Soltanto che trovo il suo testo che parla di morte e di guerra un po’ troppo triste e pesante per farlo cantare a dei bambini di quell’età (in uno stato che non li inquadra già come balilla…per ora). E un po’ fuori luogo anche solo farne sentire la musica, a una festa scolastica.

    Tatalla: ecco, questo secondo caso comincia a preoccuparmi.

    Fra: per fortuna no. I bambini di quell’età per definizione non conoscono ancora la tamarraggine (uno dei motivi per voler loro bene).
    Comunque in futuro vigilerò a dovere su quelli che avrò a portata di educazione musicale :)

  8. yoshi. says:

    cristina d’avena non approverebbe!

  9. Kekule says:

    Mah, se uno entra nel giochino pro-qualcosa anti-qualcosa, lo materializza, quel qualcosa. Secondo me vedi (vedete) nell’inno più di quanto ci sia, è come dire che i froci siccome che tipo che sono froci allora quello è che sono tutti creatiiiiviiii. E fanno i lavoooriii creeeaattiiiiinsomma capito come no?

  10. wittyboy says:

    No, no. Povia no ti prego.
    Ma ci sei al pride? Ci si vede lì?

  11. Kekule says:

    Ah dimenticavo. È una marcetta, è nato per esser fatto in guerra civile, una marcetta da banda, quello è. POvero inno di Mameli, non è mica colpa sua…
    Dai, non siete contenti che non è meeeinnstriiiiiiim? Oh mettetevelo inlup dentraivostriaipod spaccano estragon mago della chitarra cioètroppobbeeelloH.

  12. Boh per me, resta un inno sfigato a legger tutto il testo. Vabè okay rispecchia a pieno l’italia (noi siamo da secoli calpesti e derisi, perché non siam popolo perché siam divisi…), bisognerebbe guardare avanti. Personalmente lo farei scrivere a Gigi d’alessio o Piero Pelùa.
    Già me lo immagino “in questa terra di dialogo, scendiamo a patti col diavolo”

    Vabè ok la smetto di bere!

    Il più bello di tutti resta quello francese.
    Bello, popolare, ottimista: Andiamo figli della patria il giorno di gloria è arrivato cazzo!

  13. fraran says:

    a noi al massimo ci facevano cantare
    “treee elefanti/si dondolavano/sopra un filo di ragnatela/trovan la cosa/molto interessante/vanno a chiamare un altro elefanteee.”

    o tempora, o mores!

  14. Disorder79 says:

    Yoshi: Cristina D’Avena pretenderebbe probabilmente si cantassero solo le sue hit immortali (che poi, i sembrao oggi non abbia più il monopolio sulle sigle dei cartoni)

    Witty: infatti, Povia NO. ma almeno è una filastrocca scema, che venga usato per i cori dei bambini almeno lo capisco (io farei cantare Imagine, ma vabbè)

    Kekule: ma è quello che ho detto nel post: non è colpa dell’inno (che ci si può tenere benissimo nelle occasioni ufficiali, suonato dalla banda), ma lo trovo assolutamente inadatto da imporre a bimbi piccoli…

    Nosleeper: su Pelùha non commento piùha, poi mi dicono che ce l’ho con lui :D

    fraran: io sapevo “…sopra il filo di una ragnatela/e ritenendo la cosa interessante/andarono a chiamare…” (che forse torna anche meglio col tempo – ma magari tu la cantavi su un altra aria eheh)

  15. Disorder79 says:

    (PS. per Witty: lo spero, sono ancora in via di organizzazione e in forse..)

  16. Kekule says:

    Se da bimbo potevo cantare Bem, non trovo nulla di particolarmente scandaloso per i bambini nel filtraggio censorio ottocentesco dei ricordi di guerra civile. I bambini si divertono, tantè.

  17. simbax says:

    avevo capito benissimo! spazio do you remember!

  18. rosarioarena says:

    caro sig. disorder, mi unisco con piacere al tuo deprecabile antipatriottismo disfattista e mi lascio andare ad una considerazione:

    la solennità di certe manifestazioni non si addiceva di più agli anni ’20-’40?

    …è la storia che si ripete?

    il pensiero mi turba.
    saluti.

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