Pride (in the name of love)

Il fatto di avere cambiato idea quelle 10 volte ed essermi organizzato solo in extremis per andare al Pride di sabato scorso rimane forse l’unico mezzo rimpianto. Sono infatti sicuro che, oltre agli amici e blogger che sono riuscito a incontrare, ne fossero presenti in Piazza San Giovanni e per le strade di Roma molti altri.
L’importante però alla fine è stato esserci.
Riordinate le idee, ecco qualche ricordo e considerazione. Mi si perdonerà – spero – un filo di retorica (del resto, già gli U2 del titolo promettevano male…): ma per una volta, dopo un anno e mezzo di crescenti delusioni e umiliazioni sul versante della politica di genere (dall’approvazione del programma elettorale dell’Unione in poi), l’entusiasmo è tanto – ed è cresciuto a bocce ferme, dopo aver letto di altri particolari che non avevo notato in prima persona.
 
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Il mio Pride è iniziato all’altezza del Colosseo, dove mi sono inserito nella "sfilata" (a circa metà del suo percorso). La prima impressione è stata: "beh, e che c’è di particolare?".
Il corteo in quel suo tratto centrale era infatti assai sfilacciato, quasi senza carri; unico dato di colore, qualche trans isolata che si stava facendo tutto il percorso da sola tra i flash (e personalmente ho apprezzato di più quelle che procedevano a gruppetti: loro sì che mi sembravano lì per il loro Pride, e non per regalarsi un servizio fotografico gratis. Vabbè).

E’ bastato farsi risucchiare poco più indietro perchè lo spettacolo cambiasse radicalmente. Ed ecco i viali finalmente pieni di gente. E i carri, quasi uno dopo l’altro. Quello degli applauditissimi genitori dell’AGEDO; quelli delle associazioni milanesi; quello dalla Puglia e quello da Torino (la sede del Pride 2006); quello degli orsi e quelli dei centri sociali; quelli delle agguerritissime associazioni glbt romane e quello del Cassero; quello dei Radicali, con sopra i vertici nazionali capeggiati da Pannella (che mi ha fatto uno strano effetto vedere per la prima volta dal vivo).

Tra un camion e l’altro, tanti gli striscioni: dai gay credenti ai No Vat, con in mezzo le associazioni glbt provenienti da tutta Italia, un po’ di CGIL e di SG, varie sigle studentesche. Molte persone brandivano cartelli di protesta contro il clericalismo, l’omofobia e le promesse tradite dai Ds e dal governo Prodi. Molti infine (la maggioranza) camminavano senza alcun segno distintivo, erano semplicemente lì con i loro amici.

E mi sono perso tutta la testa del corteo, in cui dovrebbero esserci stati lo striscione con le tre parole d’ordine del Pride, la madrina Monica Guerritore, il carro del Muccassassina con sfoggio di cilìci e boa piumati, l’Alfetta con sopra Daniele Silvestri (impegnato nella realizzazione del relativo video), il trenino delle Famiglie Arcobaleno e molto altro.
 
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L’arrivo in piazza San Giovanni
è stato impressionante. Poco dopo le 18 la piazza era già piena – anche se non si poteva parlare di calca, vista la capienza enorme del luogo.
E soprattutto metà dei partecipanti doveva ancora arrivare: verso le 20 le persone accorse sarebbero state tantissime. Non credo che tutti siano rimasti fino alla fine, anche perché la conformazione della piazza, con gli interventi dal palco che non si sentivano da troppo lontano a causa della musica sparata dai carri, favoriva un po’ di dispersione.

Il palco, dicevo. Stava dalla parte della chiesa e ha ospitato tutti i nomi storici e i vertici dell’associazionismo, da Franco Grillini a Vladimir Luxuria, dalla portavoce dalle Famiglie Arcobaleno a quella dell’Agedo, da Aurelio Mancuso a Imma Battaglia (bene i contenuti forti del suo intervento, ma i suoi toni in stile Borghezio erano decisamente inquietanti).
 
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Illustre assente, la politica. Ho letto in seguito che gli unici 3 ministri presenti (Pecoraro, Pollastrini e Ferrero) si sono limitati ad un saluto alla partenza, senza sfilare. Pochissimi a San Giovanni gli striscioni di partito, e vista l’enorme affluenza questa è la vera notizia.

Il divorzio del movimento dalla politica in Italia (paese dai giornali e tv spiccatamente partito-centriche) ha certo avuto un costo evidente: l’oscuramento mediatico.

Anche con la benedizione del Vaticano, che ha imparato dagli errori del 2000 che le forti polemiche preventive rafforzano questo tipo di manifestazioni, per tutta la scorsa settimana sui giornali non si è praticamente MAI parlato del Pride imminente.
E già oggi, lunedì, non se ne parla più.

Per quanto riguarda le televisioni, pur non avendo verificato di persona posso immaginare che il panorama sia stato anche peggiore, con brevi servizi nei tg a riprendere (solo) i personaggi più "scollacciati", nessuna ripresa dall’alto a sottolineare l’enorme afflusso di partecipanti e curiosi e il troppo spazio concesso alle proteste dei soliti noti, che non meritano più neanche risposta.
E sembra che la tv pubblica abbia negato qualsiasi copertura in diretta.

pride7Vorrei però ricordare anche io (come loro) che per lo strombazzatissimo Family Day, del cui "popolo" si è continuato a parlare per settimane, le stime della questura (sempre molto riduttive) parlarono di 250.000 partecipanti.
Al Pride, secondo la questura, eravamo in 300.000. Senza i partiti.

Se quindi il Family Day (con i pullman pagati anche dai fondi dell’8 per mille e delle diocesi, l’appoggio esplicito di almeno metà delle forze parlamentari, l’intera stampa a parlarne per mesi) aveva avuto realisticamente intorno al milione di partecipanti ed era stato definito un successo, allora quello del Pride di sabato cosa è stato? E quanti eravamo?

Eppure sappiamo bene che dello scomodo "popolo del Pride" si parlerà molto meno, nel dibattito politico delle prossime settimane.

Ma anche se i politici ci ignorano, sabato eravamo tantissimi. Gay ed etero, bisessuali e trans, queer e incerti, colorati e borghesi, estroversi e timidi, atei e credenti, studenti e lavoratori,  figli e genitori, giovani e meno giovani, single, coppie e famiglie.
E se pure sui media il messaggio non passerà mai, almeno chi ha partecipato o si è affacciato in Piazza San Giovanni si è riportato a casa, dentro di sè, le immagini di tutte quelle persone presenti.
Così è stato anche per me, come per gli altri che erano al loro primo Pride (ed eravamo davvero tanti, visto che il livello di partecipazione si è addirittura avvicinato a quello del 2000). La sfida, per tutti, è ora di condividere questa esperienza con chi non c’era; di portare lo spirito del Pride (un orgoglio che significa anche rispetto delle differenze e solidarietà) nella vita quotidiana; di continuare a far sentire la propria voce a una classe politica che ignora i nostri diritti di contribuenti, cittadini, persone.

Eravamo tantissimi, e la cosa che ho trovato più bella (e con cui potrei riassumere in una frase questo post) è che in quella piazza c’era davvero posto per tutti.

Eravamo tantissimi, e il nostro voto, al momento, non ce l’ha più nessuno.

Eravamo tantissimi, e pretendiamo parità, dignità e laicità (per tutti, come notava Serra in questo bel fondo).
E rassegnatevi: continueremo a farlo.

15 Responses to Pride (in the name of love)

  1. Rispetto alla copertura della tv pubblica, in effetti hai ragione per quanto riguarda rai1, 2 e 3. Tuttavia, va segnalato – perché davvero insolito – il servizio di circa 3 ore (!!!) di Alessandro Baracchini che alternava interviste in studio al sociologo Francesco Gnerre a interviste e reportage dalla manifestazione. Sono state tre ore di ottima informazione, in cui sono stati affrontati – come mai prima d’ora avevo sentito in TV – temi attinenti la storia del movimento di liberazione omosessuale (da Christopher Street al Fuori, ai Collettivi gay degli anni Settanta fino all’Arci Gay), il significato del Pride per la comunità glbt, l’omosessualità nella letteratura e tanti altri aspetti. Davvero notevole!

  2. Quindi quei commentatori che hanno posto in risalto solo drag queen e travs sono in assoluta mala fede e cercano di deviare il discorso su temi che possono più facilmente fuorviare l’opinione pubblica!

  3. Scusa è saltata una riga: il servizio di approfondimento sul Pride a cui mi riferivo nel commento precedente era su RaiNews24.

  4. wittyboy says:

    Ricco di dettagli come sempre, ottimo resoconto!

  5. Disorder79 says:

    tony: ma non è certo una novità, ahimè!

    anduko: ecco, appunto, volevo giusto chiederti su *quale* canale :)
    Molto interessante, peccato che però sulle reti “generaliste” non sia passato niente di tutto ciò. Il pubblico di una rete allnews (indipendentemente dal fatto che non è neanche sull’analogico) è già una nicchia, più informata della media di suo.

    Witty: un resoconto solo parziale, però. Però avevo dimenticato di te un po’ alticcio :)

  6. federicoAS says:

    Gran bel resoconto di una giornata favolosa. Importantissimo evento.

  7. utente anonimo says:

    Ciao Pipo!
    C’è un piccolo errore “con sopra i vertivi nazionali capeggiati da Pannella”. Correggi!
    Bel post cmq, che dire? Sempre + pentito di non essere stato lì. E sai la cosa bella? Chisaitu mi ha detto che si è pentito un sacco di non esser voluto andare! Ahaha! Bentistà chisaitu! Così la prossima volta impari a menarla che non vuoi andare. Quanto mi sarebbe piaciuto :(
    E contentissimo che finalmente un pride nazionale ha quasi raggiunto quello mondiale del 2000.

    Schifo per l’assenza dei politici (nel 2000 ce n’erano tanti, ricordo Veltroni, Bertinotti… anche Fassino? Oltre a Pecoraro Scanio e all’allora semisconosciuto Capezzone, + Pannella e Bonino ovviamente. La Bonino c’era insieme a Pannella? Capezzone? Peccato, non che sarebbe cambiato niente ma vabbè.

    Sull’oscuramento mediatico non so che dire, già ho detto che non concordo se si parla di quello del 2000, su questo non saprei… Sabato non ho guardato la TV, ma già domenica NESSUNO ne ha parlato da nessuna parte, mentre del Family Day se ne è parlato per svariati giorni.

    Che schifo, a volte vorrei avere un Death Note in mano mia, e fare un po’ di pulizia in stile Yagami Raito.

    Vabbè, salutone!

    P.S.
    Che ne dici di farci un Weekend insieme da qualche parte? Perchè non chiedi pure al tuo chisaitu? Il mio chisaitu è d’accordo :P Mi piacerebbe passarci un bel weekend insieme da qualche parte, magari ne riparliamo a voce. Smacchete!

  8. Disorder79 says:

    @”anonimo”#7: mail in arrivo (possiamo forumizzare lì…)

    Death Note e Yagami Raito? Ma parla come mangiO, per me è arabo.

    I politici sul palco non erano invitati per scelta (giusta) del movimento, salvo quelli coem Luxuria e Grillini che da esso provengono.

    I ministri in carica che sono passati per un saluto ufficiale sono solo quei 3 di cui ho scritto. Credo che Prodi abbia proibito loro tassativamente di sfilare o presenziare in P.S.Giovanni. Mussi ha dato forfait, la Bonino ci sarebbe stata ma era impegnata credo all’estero.

    IN OGNI CASO la piattaforma prevedeva la richiesta di matrimonio e adozione anche per i gay e lesbiche. Quindi se un politico avesse partecipato alla manifestazione, sarebbe poi stato poco coerente ad appoggiare un governo che non sostiene più manco i vergognosi pacs (o a non dimettersi da esso, se ministro).

  9. ciao caro amico anch’io ero al Pride(anche per me prima volta!!!) e Pride la canzone degli U2 è la mia canzone preferita al mondo!!! gli ho dedicato pure il blog :-)
    per il resto che dire? sarebbe da boicottare la RAI e fare un’altra manifestazione contro la censura per la libertà d’informazione, è stato vergognoso. perché no un’occupazione non violenta di fronte alle sedi RAI? se qualcuno lo proponesse io tornerei a Roma immediatamente.. oppure un Pride straordinario a settembre/ottobre, qualcosa per FARSI SPAZIO nei tg bisogna farlo in ogni modo. ciao!

  10. GRANDIOSA VLADIMIR LUXURIA. BATTAGLIA INDECENTE. CHE CENTRA IL GRASSO, E’ UNA COLPA FORSE? SEMBRAVA LA MUSSOLINI?
    LUCIA REHAB

  11. AnelliDiFumo says:

    Grazie per essere andato. Ti considero come il mio rappresentante personale, visto che nelle stesse ore io ero sopra l’Oceano Pacifico…

  12. Disorder79 says:

    angelus: sul problema della completa censura sulla manifestazione, e su quanto possa essere considerata un “successo” sul versante della comunicazione esterna (perchè un successo “interno”, come raggiungimento dell’unità nel movimento e come livello di mobilitazione, è innegabile), si potrà e dovrà dibattere.

    La mia sensazione è che sopratutto l’informazione in tv la dettano i partiti, e se non si hanno prima in pugno (alcuni) partiti si possono portare anche 3 milioni in piazza, con conferenze di premi Nobel al posto dei carri, e la notizia verrà comunque ignorata.

    lucia: in effetti è stata un po’ la Cecchi Paone della situazione. Tra l’intervento incazzato e le urla da mercato dovrebbe esserci un limite.

    AdF: prego :) Del resto, tante, troppe volte mi sono fatto rappresentare da altri io….

  13. caro Disorder,
    concordo con te sul monopolio di partiti e poteri forti che soffoca i mass media italiani, che anzi erano molto più liberi e plurali con la DC e i partiti della prima repubblica. Però mi pare strano che ad esempio vi fu la diretta televisiva di “Sveglia è l’ora dei diritti” mentre sul Pride c’è stato silenzio assoluto. Nemmeno la “progressista” Rai 3 ha organizzato uno speciale. E Petruccioli che fa, dorme? credo allora che non è solo un problema di partiti(e ahimé il movimento glbt sa bene di aver sbagliato a vendersi ai partiti per anni, e questo Pride è stato l’anno della svolta!) ma di apatia e rassegnazione generale. Quindi vale la pena organizzare una serie di azioni non violente: scioperi fiscali e disobbedienza civile come dice l’arcigay? ben vengano! ma anche sit in e occupazioni delle sedi Rai, o boicottaggio del canone Rai, fin quando non ci sarà piena DEMOCRAZIA in questo Paese. E anche un Pride straordinario da proporre per l’autunno o la prossima primavera. perché no? se qualcuno propone un appello sono il primo a firmarlo. a presto!

    ah comunque da ora chiamami Angel o Angelmlk, sto cercando di modificare link :-)

  14. Disorder79 says:

    Angelmlk (basta che ti firmi a fine commento per farti chiamare con quel nome, eheh): di “Sveglia E’ L’Ora dei diritti” ha fatto comodo parlare (male), perché si sapeva che sarebbe stata di nicchia e comunque poi sorpassata dal Family Day di cui già allora si vociferava la preparazione.
    Altra cosa è parlare di una manifestazione che il Family Day lo ha superato come presenze, e con molta meno propaganda (vorrei ricordare gli orridi spot del FD sulle radio commerciali…brrr).

  15. ciò che dici mi conferma l’urgenza di un’azione non violenta sulla Rai e su tutti i mass media..perché capiscano che non stiamo scherzando :) iniziativa che per me sarebbe estendere a tutte le minoranze escluse dall’informazione, comprese quelle religiose(protestanti e buddisti ad esempio). i radicali sono riusciti ad ottenere qualcosa sulla pena capitale occupando la sede Rai, non vedo perché non si può intraprendere in futuro un’iniziativa simile. intanto segnalo a voi tutti un’altra bella iniziativa: BLOG LAICI http://bloglaici.iobloggo.com è una rete che ha raggiunto già le 300 adesioni!!!
    ps: nn so se sono registrato su splinder, controllerò subito :)

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