Parim pampum eccomi qua

[ovvero: l’incantevole Creamy alle Mulina]

Attirato dalla buona compagnia che mi aveva invitato, dal fatto che si trattava sulla carta di uno dei pochi concerti interessanti della Estate Fiorentina e dalla curiosità di verificare il loro impatto dal vivo, ieri ho deciso all’ultimo momento di andare a vedere i Blonde Redhead all’Anfiteatro delle Mulina alle Cascine.

Premetto subito per maggior chiarezza che del trio originario di New York (ma formato dalla bella cantante giapponese Kazu Makino alla voce/chitarra e dai gemelli italiani Pace alla voce/chitarra e alla batteria) non sono certo un fine conoscitore, anzi conosco soltanto l’ultimo album 23. Un album che anche io (come tanti) trovo raffinato, affascinante, originale: ma che dopo ascolti e riascolti non riesce a suscitare in me particolare entusiasmo, restando sempre un piacevole sottofondo e niente più. Non c’è niente da fare, la musica pop-rock (e il loro suono con questo album si è anche avvicinato di più al "formato pop", mi dicono), se non riesce a farsi canticchiare, con me difficilmente sfonda.

Però a volte, in questi casi, è la prova del live che cambia la considerazione che si ha di un gruppo, e certe canzoni una volta eseguite dal vivo riescono definitivamente a conquistarti.

Ecco, non è andata così.

L’ascolto delle varie tracce dell’album in promozione (a partire dalla bella accoppiata di partenza Dr. Strangeluv / Spring And By Summer Fall) è spiazzante, nel senso che uno non si aspetta di sentirle *esattamente* come su disco.
Purtroppo questo effetto non viene ottenuto con un sapiente uso della strumentazione, bensì grazie all’abbondanza di parti pre-registrate. Basso, tastiere, effetti elettronici: è quasi tutto in playback, e sopra ci suonano la batteria e la chitarra (a volte due chitarre, quando si aggiunge Kazu).
E fin qui, uno può anche tollerare: non è certo il primo gruppo che sceglie di accompagnarsi a delle basi (anche se da un gruppo che nasce dalla stessa scena underground dei Sonic Youth avrei gradito di più la scelta di scarnificare gli arrangiamenti dei pezzi, o quella di portarsi dietro altri due musicisti per ricreare dal vivo un suono vicino a quello dell’album: anche se il risultato finale avrebbe rischiato di essere più scrauso, sarebbe stato da apprezzare il coraggio). La vera tristezza però è che sono registrati pure i cori e controcori: per produrre le stesse identiche armonie vocali che impreziosiscono il disco si produce un effetto-karaoke imbarazzante, e che (da quel che sentivo intorno a me) era mal tollerato anche da altri, nel pubblico.

E’ un peccato, perchè pezzi come Spring And By Summer Fall, 23 e SW meritano comunque, l’acustica dell’Ippodromo delle Mulina è buona, il pubblico numeroso e ben disposto: ma particolari come la voce di Kazu dal vivo (tra l’altro ottima) che si sovrappone a una identica voce di Kazu su base, o come Amedeo Pace che duetta con una Kazu registrata (mentre la Kazu vera suona la chitarra!), danno una sgradevole impressione plasticosa al tutto. E quando successivamente Kazu si mette alla tastiera, non può non sfiorarti a quel punto il dubbio che stia solo fingendo di suonare e sia in playback pure quello.

Quando Silently chiude il concerto al secondo bis (no, non sconvolgetevi, la durata totale si è ovviamente mantenuta entro l’ora e un quarto, ché suonare di più in ambito indie fa cafone), ci chiediamo insomma se abbiamo assistito a una esibizione dei Blonde Redhead oppure all’incarnazione umana dell’incantevole Creamy, con le sue basi registrate (la nazionalità e sensualità sul palco dell’interprete potrebbero far propendere per quella ipotesi, ma mancava il particolare fondamentale del microfono tenuto con sole tre dita).

Personalmente posso almeno dire di aver ascoltato, oltre a quelle citate e tratte da 23, un po’ di canzoni del repertorio precedente, che non conoscevo (e alcune delle quali mi sono anche piaciute, pur senza sconvolgermi). Mi sono tolto una curiosità e tutto sommato ho passato una serata gradevole.
Ma mi chiedo (pur senza poter giudicare quanto fossero diversi dal disco i brani vecchi: magari lì c’è stato qualche cambiamento) cosa possa aver ricevuto *in più* dal gruppo chi già possiede tutti i suoi album (e che magari è arrivato pure da lontano per vederli). Forse al posto di queste persone mi sentirei truffato: ma non posso parlare per loro.

Se la musica dei Blonde Redhead la trovavo in parte un tipico esempio di fighettismo indie già prima (e se il rock indipendente sono loro, allora U2 e Coldplay tutta la vita), il live non ha fatto niente per farmi cambiare idea.
Di gruppi (sia famosi che esordienti) che sul palco cercano di stabilire un contatto col pubblico, di sperimentare, di trasformare e far "rivivere" in qualche modo le loro canzoni, ce ne sono tanti in giro. Di spendere soldi per andare a vedere i Blonde Redhead, dopo il concerto visto ieri, lo consiglierei solo a chi adora a tal punto i loro dischi dal trarre godimento anche della loro riproduzione totalmente asettica in un contesto pubblico (ripeto, giudizio quest’ultimo limitato all’ultimo album). Per gli altri, forse vale più la pena ascoltarseli a casa.

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14 Responses to Parim pampum eccomi qua

  1. finazio says:

    proprio bello il tuo blog, c’è sempre più bisogno di visibilità queer. Grazie per l’impegno!

  2. federicoAS says:

    Lo sai vero che ora corri il rischio di trovarti il blog invaso da fan dei Blonde Redhead inferociti? :D
    L’ultimo disco non mi ha convinto del tutto, come hai detto tu è un ottimo sottofondo. Non c’è nulla che spicchi. Melto meglio i precedenti Misery Is A Butterfly e Melody Of Certain Damaged Lemons.

  3. Fatabugiarda says:

    e io che volevo appiccicarti le foto di ieri qui sopra..

    ..
    io sono di parte nn faccio testo..

    ..

    L’album nuovo devo ancora assimilarlo.. ma ci sono alcuni pezzi vecchi che sono come cellule dentro di me.

    :)

  4. Disorder79 says:

    (finazio: grazie)

    federico: no dai, ho più stima degli estimatori dei Blonde Redhead: al massimo mi infameranno acidamente in un loro post, e con tutte le doppie al loro posto :)
    Comunque vorrei chiarire meglio due cose, visto che a rileggerlo il post sembra più tranciante di quanto fosse nelle intenzioni:
    a) il giudizio “troppo uguale a come è su disco, e troppe basi” è limitato ai brani di 23.
    b) forse al loro live ho chiesto troppo. Essendo un gruppo che (per quel che ne conosco) stimo ma NON mi appassiona, un po’speravo che riuscissero a coinvolgermi dal vivo, dando un qualcosa (non so cosa) di più e di diverso. Invece forse sono uno di quei gruppi che se te ne innamori, lo fai appena li senti su disco (e a quel punto dal vivo li apprezzerai comunque).
    Mi piacerebbe sapere che ne pensa sul punto chi li conosce e apprezza da più tempo e li ha visti dal vivo recentemente…

    Fatabugiarda: ecco, appunto, forse tu sei un esempio di quelli che già li amano su disco e apprezzano poi anche il live (in effetti, molti altri hanno apprezzato parecchio, ieri).

  5. mi serviva giusto una giustificazione per non andare a risentirli stasera :P

  6. jeffbuck says:

    Visti ieri sera…sono d’accordissimo con te. Emozioni e coinvolgimento zero…me ne sono andato molto prima della fine

  7. federicoAS says:

    Uno che li segue da tempo e li conosce bene è Daniele di Isterico Tuare (istericotuareg.blogspot.com) , e a breve secondo me darà le sue impressioni su di loro. 23 non mi ha proprio convinto, suona un tantino di maniera. Ma forse perchè lo paragono ai capolavori precedenti. ;)

  8. Disorder79 says:

    vale: eh, ma ognuno decide per sè eh! poi se tutti ti dicono che son stati bravi e ti sei persa molto io non voglio responsabilità :D

    jeffbuck: io invece difficilmente me ne vado prima della fine, dò comunque una chance anche agli ultimi pezzi di solito (anche perchè se ho deciso di andare a un concerto proprio schifo schifo non mi fa, quindi al limite resta un piacevole sottofondo da chiacchiera)

    fede: grazie, allora andrò a leggere, quando ne parlerà! io non posso confrontarlo con gli album vecchi, che non ho ascoltato (e il 56k non aiuta…). Però temo che sia un genere troppo poco tamarro per conquistarmi davvero ;)

  9. Kekule says:

    Io sapevo già come avrebbero suonato. I Blonde Redhead il disco indiemista han fatto bene a suonarlo nei club a New York, cazzo c’entra l’ippodromo?
    Con gli amici siamo rimasti in forse sino all’ultimo, dopodiché è calato perentorio un sonoro gesto dell’ombrello. Abbiamo ripiegato per le Puppini ieri sera a Poggio a Caiano e ci è andata bene (oddio, avranno cantato 50’…).

  10. Disorder79 says:

    NO le Puppini NO!!! :D

    Un giorno o l’altro forse scriverò (male) del loro orribile album stracciapalle e stracciacapolavori, che per quanto mi riguarda ha già vinto il premio “Cestino di Windows 2006-7″…..

  11. Kekule says:

    A noi invece divertono molto, sul palco hanno tutto un giro di coreografie stupidotte, ed aldilà della figatah uazz uazz aipod inlup estragon spacca andiamoalpukkelpop olé olé delle cover anni ’80, Marcella ha sia ripreso vecchi classici anni ’30/’40 che andavano ad essere dimenticati, sia scritto nuovi brani su quello stile.
    Unica nota negativa: alla prima italiana, magari, 50′ di concerto son pochini, però s’apprezza il fatto che siano rimaste tra il pubblico a fare le foto come sul muso di un B52.

  12. Disorder79 says:

    Non so, ci sta che dal vivo (ma per non più di un’ora!) l’idea sia anche divertente, ma le cover di pezzi pop in chiave anni 40 su disco mi annoiano e irritano già a metà del primo ascolto, mentre i pezzi più originali/oscuri a me non dicono granchè…

    E’ chiara l’idea che sta dietro al loro progetto: copiare a tavolino il fenomeno-Pipettes modificando qualche variabile…ma almeno lo stile bubblegum pop anni 60 delle Pipette (a parità di plasticosità del gruppo) personalmente lo trovo assai più divertente.

    (poi se vogliamo entrare nel vortice di doppi sensi evocati in italiano da nomi come puppine e pipette…ma anche no)

  13. Disorder79 says:

    Fi.Esta Mesta /2[..] Il cartello di cui alla foto sopra l’ho trovato attaccato un po’ ovunque (pali della luce, muri, ecc.) mentre ieri sera mi accingevo a tornare allo spazio estivo allestito presso l’Ippodromo delle Mulina per i concerti di (c’ero stato in precedenza [..]

  14. Disorder79 says:

    We have two hundred couches where you can sleep tonight[..] [] E così è arrivato il giorno del concerto degli Interpol. Il mio quarto, come già spocchiosamente buttato lì nello scorso post. La prima occasione per vederli era capitata proprio a Firenze, nella primavera del 2003 al [..]

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