«Da due giorni ho questo mal di denti che non vuole saperne di passare»

Nello scorso weekend il qui presente ha fatto il suo debutto assoluto all’opera. Da spettatore, se non si fosse capito (l’impreparazione è totale anche in questo ruolo, comunque).
Sì, ci sono andato davvero, non sto scherzando (lo ripeto a favore di chi mi conosce e sa quanto la sola idea di avvicinarmi alla lirica mi abbia sempre provocato in passato la stessa istintiva smorfia di disgusto di cose come il sushi, le canzoni di Gigi D’Alessio o una giornata in giro per mercatini).

Ringraziando ancora chi mi ha gentilmente fornito l’occasione di colmare questa lacuna – la consapevolezza della quale non disturbava certo i miei sonni, ma mi faceva sentire ancor più ignorante di quanto già non sono – sento di dovermi appuntare qualcosa a futura (mia) memoria, anche a beneficio di eventuali conversazioni mondane (è un argomento con cui si fa sempre bella figura, almeno credo).

E così approfitto anche per stilare una bella lista dei pregiudizi dell’ascoltatore pop nei confronti della lirica, con relativa conferma o smentita dopo che è avvenuto il primo approccio col bel canto (seppure in occasione di una messa in scena moderna).

1) Il pubblico della lirica è pieno di signore parruccate e impellicciate.
– Una buona rappresentanza in effetti c’era (due sono finite davanti a me, ovviamente). Ma visto il periodo niente pellicce: le signore si sono limitate allo sfoggio della corposa permanente (tentando invano di coprirmi la visuale).

2) Sempre nel pubblico, gli uomini sono tutti in frac o completo da cerimonia: col mio jeans e camicia sportivo-ma-elegante farò la solita figura da cialtrone.
– No. Sarà stato il caldo ma c’era gente vestita in tutti i modi.

3) Al mio esperto orecchio le voci liriche maschili sono tutte indistinguibili fra loro. Le voci femminili, invece, pure.
– Tristemente confermato. Mi merito la mia musica-rumore.

4) La verbosità (e antichità lessicale) dei dialoghi è insopportabile.
– Confermato. E sospetto anche che Wagner sia anche uno dei più moderni e meno retorici, da questo punto di vista.
(lo so, IO che critico la verbosità non ha molto senso…)

5) Le trame della lirica sono sempre noiose.

– Falso. Il fondamentale soccorso di Wikipedia era stato necessario e sufficiente per avere un’infarinatura sull’intera tetralogia wagneriana in cui si inseriva lo spettacolo in questione: la trama è un susseguirsi di sesso, complotti e tradimenti come nelle più truculenti soap operas anni 80, ma con molto più sangue e un più elevato tasso di incestuosità nelle relazioni. Il tutto senza rinunciare all’aspetto didascalico-morale, s’intende [per quanto riguarda invece i librettisti italiani, invece, il vuoto: magari mi farò una cultura in materia quando tra 10 anni tornerò a vedere la lirica].

6) La lunga durata degli spettacoli è letale: c’è gente che si addormenta tragicamente in sala.
– Non ho verificato se in questa occasione è successo (si trattava di un’opera abbastanza "corta", in ogni caso). I compositori di lirica però erano forse consapevoli della piaga in questione: sennò non si spiegherebbero certi boati sonori in cui l’orchestra prorompe senza il minimo preavviso (evidentemente utilizzati per svegliare di soprassalto gli sventurati letargici).

7) Tra quelli che si addormentano in sala potrei esserci anch’io.
– Per fortuna no. Forse un caffè in più avrebbe evitato anche quel breve momento di stanca dopo un’ora e mezzo, momento che comunque ho poi superato brillantemente senza perdere il filo.

8) La musica sarebbe anche bella, se i dialoghi ogni tanto le lasciassero spazio.
– Confermato: almeno in quest’opera i momenti strumentali erano sempre brevi. Non mi sembra di ricordare un bel tema musicale di una certa lunghezza che non fosse sovrastato dal gorgheggio di turno (ma magari ricordo male).

9) Non capirò mai che differenza di stile possano mai avere i famosi direttori d’orchestra fra di loro. Se lo spartito è sempre quello, l’unico discrimine dovrebbe essere tra chi riesce a farlo rispettare alla perfezione e chi meno.

– Un dubbio che credo mi rimarrà in eterno.

10) Chi è poco esperto NON PUÒ seguire perfettamente tutto quanto: musica, vocalità, sottotitoli, scenografia, luci.
– Purtroppo vero: però da esordiente ho fatto del mio meglio per star dietro un po’ a tutto. E posso dire di essermi goduto lo spettacolo (dallo splendido impatto, tra l’altro).

11) Le commistioni tra opere classiche e allestimenti contemporanei-tecnologici sono tendenzialmente delle buffonate.
– No. Ovviamente i miei giudizi valgono meno di zero, data l’impossibilità di fare paragoni. Ma personalmente la regia tecnologica e i visuals di questo impronunciabile collettivo catalano sono quello che ho più gradito dell’intero pacchetto – insieme ad alcune parti musicali. Tanti complimenti a chi riesce ad appassionarsi a 4 ore di strilli in costume senza alcun diversivo: io non potrei mai.

12) Qualcosa mi dice che anche in caso di prima esperienza positiva il sacro fuoco della musica colta NON si impadronirà di me.
– Previsione rispettata in pieno.
Per me la lirica è tante cose insieme: arte, installazione, contemplazione mistica, cultura; però *musica* vuol dire un’altra cosa, più terra terra, se volete.  
L’esperienza è stata a suo modo esaltante (e tutti dovrebbero farla nella vita, almeno una volta), ma probabilmente la prossima volta che ascolterò un’aria lirica, sarà quella da cui è estratto il titolo di questo post…

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11 Responses to «Da due giorni ho questo mal di denti che non vuole saperne di passare»

  1. fraran says:

    ora che mi hai confermato/smentito i miei stessi dubbi riguardo la lirica con la tua esprienza vissuta, posso fare a meno di andarci. anche io mai sperimentato e mi sento ingorante…però ecco…w la musica rumore!

  2. Franfiorini says:

    dunque, io la pensavo quasi come te. Poi ci ho dovuto incominciare a lavorare, ed essendo una perfezionista di merda ho anche “studiato” da brava come se fossi un’appassionata. Non lo sono, eccetto Rossini e Mozart.
    Posso dirti che dipende da tante cose. In alcuni allestimenti mi taglierei le vene, in altri ne esco galvanizzata e quasi mi piace tutto ciò (ma tra la lirica e una partita di calcio bella, ehm…)

    Il punto nove, beh, è come la storia dei fantini diciamo.

    [io comunque sopporto bene sebbene odi profondamente un certo ehm compositore italiano che un po’ mi da il pane qui, ecco :P]

  3. simbax says:

    quella delle pellicce e parrucche è mitica. e il ventaglio non ce l’avevano..sai con questo caldo..

    cmq l’opera, anche se è difficile da capire, è una meraviglia. più ci va teatro e più s’impara ad apprezzarla.

  4. Kekule says:

    Ecco, io son sito lì, tra l’estragonale ed il Comunale, in quel clubbino retronico dall’essenza fetale.

  5. Disorder79 says:

    fraran: no, qualche volta bisogna andarci, credo. Non fosse che per gradire poi di più i concerti i rumore ;)

    fran: quello che odi è per caso quello che nel risorgimento veniva esaltato solo per dire in codice Vittorie Emanuele Re D’Italia?
    (ah, quanto sono còlto…sì, dal campo)

    simbax: aria condizionata!

    Kekule: what’s “estragonale”???

  6. Franfiorini says:

    Quello, sì. Ma che non si dica in giro ché qui potrebbero uccidermi e poi anche mandarmi la multa per aver insanguinato il suolo pubblico e non sarebbe bello dopo.

  7. Kekule says:

    Ommadonna Disorder79: “estragonale”! Spacca estragon aipod inlup pukkelpop pemmelamosekaèvita ippiubbecconcertodatandodembo, estragonale! Bologna Milano vieniaccongertoghettiosbidosuddivano noicheravamollà montagnola coinquiline, estragonale! Cercamisutuitter meinstriiiim mangereisolosusci, estragonale!
    Estragonale!

  8. Disorder79 says:

    Kekule: a parte che pemmelamosekaèvita, ma decisamente, ora ho capito che probabilmente ti riferivi a una via di mezzo imprecisata mentale tra l’istituzionale e l’extreme indie.
    Ora mi resta solo da capire cosa intendevi (ma intendevi qualcosa?) con le parole “clubbino retronico dall’essenza fetale” :)

  9. Kekule says:

    Uhmmmm… Mica hai torto.
    Fai conto, i primi ISAN (gugol aiuta).
    Scusami, è che sono fondamentalmente tarlato dentro.

  10. Ma Wagner è notoriamente lunghissimo (ok, il Rheingold no: ma è tuttodifila) e uno dei più verbosi! (Io ne vado pazza, eh. Ma a me l’opera piace.)

    Prova un Don Giovanni, o delle Nozze di Figaro. O se proprio, un Flauto Magico con una messa in scena non banale. :-)

  11. Disorder79 says:

    RdM: ah, ma quindi c’è anche roba sotto le due ore? Meno male ;) Anche se in realtà credo che la pesantezza non dipenda solo dalla durata, anzi.
    (ps. visto che nessuno ha colto la citazione nel titolo, raddoppio: delle Nozze di Figaro è imperdibile il rifacimento in versione “accorciata” degli EELST…eseguito spesso anche dal vivo, lo si dovrebbe trovare nei migliori negozi canali di filesharing…)

    Kekule: darò un’occhiata più appprofondita alle fonti googlesche, anche se a occhio dà l’idea di essere un’elettronica troppo poco tamarra per me ;)

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