Italia Wave 2 – il sabbioso giovedì

We are the angry mob, we eat dust everyday


Mi è sembrato che il secondo giorno di Festival abbia visto una maggiore partecipazione di pubblico. Quando arrivo intorno alle 20 noto molta più gente rispetto alla stessa ora del giorno prima. Potere della musica da Festivalbar di Mika, ne sono sicuro.

Qualche precisazione prima di passare ai pochi concerti visti, visto che ieri avevo lamentato la penuria di flyer con programma e cartina: se ne trovano presso l’area Cult Wave, a sinistra poco dopo l’entrata (è dove ci sono lo Word Stage e gli stand con fumetti, etichette discografiche e libri).
Per chi fosse interessato all’Elettrowave, ho individuato dov’è la ex Longinotti che lo ospita: dall’entrata principale sullo stradone, bisogna fare poco più di 500m in direzione Campi.
Infine, per l’angolo Feticisti di Mixo, continua la galleria di look oltro del Nostro. Stavolta ha sfoggiato un costumino da escursionista alpino, che diventa in serata un sobrio completo S/M con pochi ritocchi.
 
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I concerti:

– I/le CSS (Cansei De Der Sexy) iniziano poco dopo il mio arrivo (ma che peccato, mi sono perso per la seconda volta gli Shitdisco, che mi dicono aver onorato la loro fama di "nu-ravers" con la cover di un vecchio pezzo dei Prodigy).
Il gruppo si compone di 5 ragazze e dell’energico e più esperto batterista Adriano Cintra (produttore, seconda voce, autore/coautore di tutti i pezzi), che con quei baffoni ci fa un po’ la figura del pappone (ma no, pare che non lo sia).
  
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Il pubblico è molto, a tratti troppo giovane (in parte credo sia lì già in attesa di Mika, che tra l’altro farà un’inutile comparsata saltellando con uno zainetto in stile Silvia).
I 6 brasiliani suonano poco più di 40 minuti e 8 canzoni. Qualcuno intorno a me si aspettava qualcosa di più, io no. Semplice electro-rock da ballare (a partire dall’accoppiata Alala/Meeting Paris Hilton eseguita quasi all’inizio), sparato a tutto volume e con la personalità della cantante Lovefoxxx a fare il resto. La giovane nippo-carioca, sfidando il caldo, arriva con addosso un mantello che cela ben 2 tute aderenti una sopra l’altra, per un totale di 3 cambi d’abito. Dà l’impressione di divertirsi mentre canta, balla sinuosa o getta confezioni di coriandoli tra il pubblico (che non sempre però li sparge attorno a sè come nelle aspettative della band…).
  
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Passando per Fuckoff Is Not The Only Thing You Have To Show e Off The Hook, si arriva al gran finale con la "hit" Let’s Make Love And Listen To Death From Above.
Certo, un live che in un club con un pavimento più adatto per ballare (al posto del Campo Di Patate) forse si apprezzerebbe di più.
Ah, i momenti clou sono quelli (2 soli, purtroppo) in cui arriva sul palco una brasiliana bionda dall’aria poco lucida raccattata chissà dove, che dovrebbe in teoria fungere da interprete fra Lovefoxxx e il pubblico italiano. I risultati sono esilaranti, roba tipo "siete tutti cacatiiii!" (cos’avrà voluto dire???). Meraviglioso, l’avrei voluta sul palco fissa [UPDATE: tra le foto di questo post si può ammirare la suddetta bionda]

– E’ il momento di fare finalmente un salto al Global Stage. I Tinariwen su disco saranno anche rock, ma dal vivo sono decisamente troppo world music per me. Non ho neanche il coraggio di avvicinarmi troppo, li ascolto mentre siamo a mangiare guardando i loro turbanti da lontano.
Seguirà una sosta-svacco alla vicina Oasi Relax: musica elettronica, luci soffuse, divani o finto prato su cui sdraiarsi. Una valida alternativa alla polvere e al fango che ricoprono il resto dell’area festivaliera.

– Per fortuna mi perdo Relax (Take It Easy), con cui sicuramente (per esclusione) Mika aveva aperto il suo concerto, caratterizzato da ovazioni ormonalmente addizionate dopo ogni brano. Però mi sciroppo, per curiosità e masochismo, tutto il resto: la cover dei Cartoons Big Girl (You Are Beautiful), il plagio di Stuck In The Middle (l’originale Laura l’avevo sentito la sera prima), la caciara intollerabile di Love Today, la trash-emulazione beatlesiana di Billy Brown e qualche altra perla dal suo album (di cui già parlai male in abbondanza).
Chiudono l’osannatissima Grace Kelly (che ormai mi fa venire in mente solo la suoneria del gattino odioso che canta "ma cosa fai, che sarà mai, forza rispondi vedrai/ chiunque sarà ti porterà tante belle novità") e come bis l’orrida Lollipop, su cui ci allontaniamo, non senza vomitare per il balletto che regala ai passanti un tamarr-emo conciato in modo improbabile.
Ah, dimenticavo le cover: I Want You Back dei Jackson 5 e una Sweet Dreams versione Karaoke, con Mika che cerca di emulare i vocalizzi di Annie Lennox sopra una datatissima base dance anni 90. ORRORE, aridatece quella di Marilyn Manson. Ma la maggior parte del pubblico per questo scempio è in delirio.
E’ questo infatti quello che vuole il pubblico di Mika: non il vero pop (composizioni originali, citazioniste in modo intelligente, arrangiate in modo personale seppur rispettose del classico formato canzone), ma il pop da supermercato.
Musica da radio per chi non conosce gli artisti più bravi/di successo degli ultimi 30 anni. Musica di plastica che contiene arrangiamenti, effetti e melodie copiate pari pari da Freddy Mercury e dai Cutting Crew, dagli Scissor Sisters e da Robbie Williams, da Elton John e dai Beatles, dagli Wham! e dai Culture Club, da Jimi Somerville e dagli Chic. Spesso con tre plagi diversi nella stessa canzone.
Musica senz’anima, un ammasso di tormentoni in offerta speciale.
Non me ne abbiano i tanti sdoganatori di Mika (che si annidano ovunque), ma per quanto mi riguarda le sue canzoni sono la morte della musica.

E non è colpa della resa dal vivo, che anzi è buona, va detto. Anche se della malcelata isteria se ne potrebbe fare a meno (a un certo punto inveisce contro chi gli ha cambiato gli accordi al piano, interrompe la canzone che stava inziando e passa a un’altra), la voce c’è tutta. Ma è il materiale che io proprio non digerisco.

– Dopo aver preferito un giro tra stand alle esibizioni di Avion Travel e Yo Yo Mundi, sono pronto per i Kaiser Chiefs. Sono meno pronto per tutta la terra che dovrò mangiare durante il concerto. Rispetto agli headliner del giorno prima Scissor Sisters, i Kaiser Chiefs si ballano anche pogando. Il risultato è una tempesta di sabbia che costringerà molta gente davanti a noi a scappare da sotto il palco prima del tempo, in preda a un principio di crisi respiratoria.
 
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Il quintetto di Leeds attacca con Everyday I Love You Less And Less, che lascia il pubblico molto più freddo di quanto mi aspettassi. Al contrario si scatena a sorpresa  il marasma sulla terza canzone, il recente singolo Everything Is Average Nowadays. I 4 musicisti sono impeccabili, pestano ogni volta che serve (quasi sempre, visto che di brani lenti in scaletta quasi non ce ne sono). Notevole il caos sonoro che movimenta all’improvviso Ruby.
 
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Ricky Wilson, faccia da hooligan da pub appena ripulito, come frontman ha bisogno di carburare: all’inizio sul palco è abbastanza anonimo e si limita a svolgere il suo compitino vocale, poi si scalda e alla fine scenderà anche a cercare il contatto col pubblico. Certo, non ha né le pose arty né l’argento vivo addosso di altri suoi colleghi. Ma forse presso il pubblico anglosassone questa è anche la sua forza, e permette una maggiore identificazione in lui. Questo spiega il successo della band, insieme al fatto che nei
– pur poco innovativi – due album del suo gruppo si ritrovano una manciata di inni rock che poche altre NME-bands odierne possono vantare (e nonostante il loro singolo d’esordio Oh My God li avesse presentati come eredi dei Blur, dal vivo lo spirito del gruppo mi ha ricordato a tratti più gli Oasis – come anche il cerchietto alla Liam Gallagher agitato da Wilson).
I momenti più esaltanti sono sulle "vecchie" hit Modern Way e I Predict A Riot, ma anche su pezzi nuovi che dal vivo funzionano benissimo come Heat Dies Down, The Angry Mob (con finale epico interminabile) e Retirement (che precede la breve pausa e i due bis).
 
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Meglio dal vivo che su disco, direi. Se ci fosse stata un’aria più respirabile e avessi saputo i testi (non ho ascoltato troppo i loro dischi, preso da altri gruppi più nelle mie corde), sarebbe stato un concerto ancor più appassionante. Ma è stato comunque un ottimo finale di serata.

Setlist:
Everyday I Love You Less And Less
Heat Dies Down
Everything Is Average Nowadays
Na Na Na Na Naa
Ruby
I Can Do It Without You
Modern Way
The Angry Mob
Born To Be A Dancer
My Kind Of Guy
I Predict A Riot
Take My Temperature
Retirement

Thank You Very Much
Oh My God

– – –

Ora Albarn & Simonon, poi basta davvero.
[Per le foto, vale il disclaimer del post precedente: sono venute come sono venute, e per ingrandirle ecc. ecc.]

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15 Responses to Italia Wave 2 – il sabbioso giovedì

  1. Abboriggeno says:

    pseudo-offtopic: ma perché Mixo si è fatto il look tipo Giovanni di Aldo Giovanni e Giacomo?…

  2. utente anonimo says:

    Ma anche un po’ Tom of Finland
    IllegallyBlonde

  3. Postmoderno says:

    Ciao, blog interessante e brillante. Stretta di mano sentita :)
    Un saluto

  4. onanrecords says:

    Tutto sto successo per Mika?
    Ma il pubblico di Italia Wave è davvero così eterogeneo. Così poco “rock”?

    PS
    Tranquillo le CSS sono sempre così live. Ho amato il loro disco. Ma dal vivo i Klaxons al loro confronto sembrano i Led Zeppelin.

  5. Kekule says:

    Dopo la performance dei Clap Your Hands S.Y., anche Creamy sembra i Led Zeppelin…

  6. manuconta says:

    mmm…hai glissato sulla performance di Brizzi con i Numero6…timore reverenziale nei confronti di Enver?

    non ti preoccupare, presto avrai anche il tuo trash feticcio della foto di mixo di venerdì, perchè è per questo che non hai ancora sfornato il post di ieri, vero?
    ;-P

  7. Kekule says:

    Disorder79, sto andando a mettere un po’ di dischi al pub, e domani siamo richiesti dai sardi della orribile festa dell’unità. Sta a te quindi farmi rivivere le emossssiòòòni delle ultime due serate, confido in te.

  8. Disorder79 says:

    Mixo-fans: peccato non andare gli ultimi due giorni, sono curioso di come evolverà il look del nostro..

    Postmoderno: ma grazie :)

    onanrecords: ma io non le ho trovate pessime, dal vivo. Parliamoci chiaro, è una musica fatta con le basi. Dal vivo in questo casi l’importante è che i suoni si sentano bene e che il gruppo sappia stare sul palco e intrattenere…insomma, dipende dalle aspettative.

    Mika ha il suo pubblico. Se lo inviti a Italia Wave, questo pagherà anche i 10 euro per venire a vedere solo lui.
    Il pubblico di Arezzo Wave è da sempre eterogeneo: c’è una buona percentuale che attende l’appuntamento annuale solo per stonarsi e si disinteressa della parte musicale, poi ci sono gli amanti del raggae o di altri generi fricchettoni; dopodichè il genere di pubblico è attirato da chi suona ogni sera.

    manu: no, ero in ritardo solo per pigrizia. Non è che ho glissato, è che ne ho visto solo una parte e non potevo dare un vero giudizio sull’abbinamento.

    Kekule: t’è andata male, fo festa pure io! :)

  9. Kekule says:

    Ed hai le tue ragioni, sto festival è fatto per il botto iniziale e la paranoia finale. Oddio la Consoli si potrebbe anche fare, ma ha la tragicomica tendenza di volermi spiegare Heidegger nelle prime 3 strofe di una sua qualsiasi canzone, è insopportabile.

  10. anche io ho adorato la pazza cellulitica bionda che faceva da interprete.

    in ogni caso non so niente di mika, ma effettivamente avevo riconosciuto qualcosa di simil-cartoon. e inoltre una canzone mi sembrava praticamente this love dei maroon 5.

  11. Disorder79 says:

    lucy-vanpelt/: non so se si capiva, io intendevo proprio il gruppo “Cartoons”. E’ vero, come dimenticare i Maroon 5 tra le “ispirazioni”! Anche io This Love a un certo punto l’ho cantata sopra a un brano che in un certo punto era identico (mi sembra la stessa Stuck In The Middle)!

    Kekule: tutto il rispetto per la Consoli e Capossela, ma il concerto di uno solo di loro, come unico nome “famoso”, non mi sembra sia di grande richiamo (specie nel fine settimana, con la concorrenza del mare!).
    Sarei curioso di sapere come sono andate le presenze, nel weekend e in tutti i giorni di festival…

  12. federicoAS says:

    Peccato per i Tinariwen, secondo me andavano ascoltati con maggiore attenzione. :P

  13. Disorder79 says:

    Eh, lo so, avrei dovuto almeno avvicinarmi di più al palco del PalaMannoia (il Global Stage). Ma ti assicuro che un Festival a quelle temperature e senza un filo d’ombra è sfiancante, e ci vuole molta buona volontà a seguire tutto senza cedere alla tentazione di prendersi delle pause (come in questo caso, in cui i T. li ho seguiti seduto sulla panca del paninaro poco distante…)

  14. Pelodia says:

    Finito il festival mi son rifiutato di occuparmene per almeno un mese emmezzo e solo oggi mi sto facendo un giro di recensioni.

    Rispondo giusto a una cosa veloce.

    Anche secondo me Consoli e Capossela non avrebbero retto contro gli headliner delle altre giornate e invece.. invece han fatto il botto.

    Capossela ha abbondantemente superato le 40mila presenze

    Questa panoramica del palco fa quasi impressione

  15. Disorder79 says:

    Effettivamente sì, fa impressione quella foto!
    Nei nostri “calcoli” sul richiamo dei vari personaggi non avevamo calcolato, tanto per cambiare, di essere in Italia. Dove non dico Vasco, ma anche gente come Renato Zero o Ramazzotti ha un potenziale di “riempimento stadio” ben più alto di roba tipo U2 o Rolling Stones.
    Figuriamoci Capossela rispetto agli Scissor Sisters!

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