Il cd è morto, viva il cd

[Mannaggia a quando la notizia del giorno riguarda l’argomento sul quale avevi appena finito di scrivere un post, e sei costretto a integrarlo in corsa]

Mentre il supporto-cd continua il suo inesorabile declino e rischia di trascinare con sé nella fossa il formato-album come espressione artistica, da queste parti non si invidiano affatto le giovani generazioni di appassionati di musica – quelle cresciute nell’era del download e delle canzoni ascoltate soltanto al computer (in una fruizione superficiale e magari contemporanea a quella di un video di Youtube o di uno streaming da MySpace).

Restare fedeli o comunque legati all’album come oggetto fisico non è tuttavia solo un velleitario gesto antimodernista o un retaggio di un’altra epoca del consumo musicale (quella in cui gli album non erano tutti disponibili gratuitamente prima ancora dell’uscita, ma si era costretti a fare delle scelte, dopo aver atteso a volte per mesi e aver magari letto e soppesato recensioni fuorvianti sui giornali specializzati). Si tratta piuttosto di una piacevole abitudine che si nutre di piccoli piaceri tattili, visivi e perfino olfattivi. Chiamatelo collezionismo, se vi pare.

Peraltro, il mio rapporto con il supporto materiale non è mai stato estremo.
Per esempio, la notizia del giorno di oggi che ho scoperto poco prima di pubblicare questo post, ovvero che tra 10 giorni i Radiohead fanno uscire a sorpresa un nuovo album doppio, non mi lascia affatto entusiasta nelle modalità.
Il gruppo di Oxford, che attualmente pare trovarsi senza contratto discografico, permetterà infatti il download da proprio sito a offerta libera, mentre chi desiderà un sopporto fisico sarà costretto a ordinare un pacco da feticisti comprendente due cd di cui uno enhanced, 2 vinili e paccottiglia varia, per la bellezza di 40 sterline (!).
Ora, io non ho intenzione di pagare per un download né di acquistare a caro prezzo vinili di cui non saprei che farmi. Per quanto rivoluzionaria dal punto di vista discografico e destinata a far parlare possa essere questa mossa (con tutto il relativo vantaggio in termini di notorietà e hype che deriverà al gruppo, che peraltro era tra gli ultimi ad averne bisogno), io trovo che il non prevedere una via di mezzo più "classica" (un semplice doppio cd, magari sempre da ordinare solo online) rappresenti un bieco sfruttamento della propria base di fan pronta a comprare qualunque cosa.
Penso a questo punto che mi procurerò il disco in versione digitale *senza essere particolarmente generoso nell’offerta* (notare l’eufemismo) e poi attenderò. Ma chi come me spera nella pubblicazione (anche differita) pure di una tradizionale via di mezzo tra il cesto natalizio e l’immateriale file mp3 è forse destinato ad illudersi per mesi inutilmente. Machina II insegna.
(oh, poi resta comunque la notizia positiva che esce un nuovo Radiohead! A giorni!)

Chiusa la parentesi sulla notizia del giorno, torniamo al post che stavo scrivendo.
Il ruolo dell’artwork e in particolare della copertina all’interno della musica pop è sempre stato fondamentale. Chi ha amato e vissuto davvero i propri album preferiti è sicuramente legatissimo alle rispettive covers – anche se artisticamente discutibili. D’altra parte, certe immagini sono così azzeccate, sconvolgenti o esteticamente perfette che anche chi non apprezza la musica a cui sono associate è costretto a riconoscerlo.

Non è un caso che negli ultimi anni vengano allestite sempre più spesso delle apposite mostre sul rapporto con la musica di pittura, arte e/o design. E sarei pronto a scommettere che anche l’appeal recentemente riconquistato dal vinile (i cui seguaci sono sì destinati a restare in un mercato di nicchia, ma un mercato di nicchia ancora significativo e che ha arrestato il suo declino) sia merito della bellezza delle copertine in cartone molto più che del preteso "bel suono di una volta" che si otterrebbe dal roteare dei dischi neri sotto le puntine.

A simili considerazioni mi sono spinto qualche giorno fa, mentre scorrevo le "Top 50 Album Covers Of All Time" secondo Gigwise (via Il Pozzo di Cabal).
 

Chi è affascinato dalle copertine può perdere qualche minuto a scorrere la lista. Di mio annoto che:

invertirei la posizione 50 con la prima, e in generale ritengo che l’ordine scelto sia piuttosto random; ma la selezione complessiva tutto sommato è condivisibile, le copertine più universalmente famose non mancano, anche se forse a volte i nomi più famosi del rock sono stati privilegiati troppo. Ma d’altra parte i gusti sono soggettivi e accontentare tutti sarebbe stato impossibile;

– i Pink Floyd sono giustamente presenti tre volte (ma non con Animals!), così come i Beatles. A quota due Bowie e Nirvana (entrambi immeritatamente, a mio parere). Tutti gli altri al massimo hanno un album in lista, e i grossi nomi ci sono quasi tutti;

– di "album indie" (etichetta intesa in senso lato, come "album di pop e rock alternativo usciti dai 90’s in poi") praticamente quasi non ce ne sono, ma del resto si parla di un’epoca musicale in cui ormai gli album si scaricano (vedi sopra…), e chi se le ricorda le copertine?

– la posa di Prince in Lovesexy è un duro colpo allo stomaco;

– dei Libertines si poteva fare a meno, *anche* in questo contesto;

– dei Manics avrei preferito un’altra scelta (Generation Terrorists?), idem per i Cure (qualsiasi altro album!);

– avrei voluto più Peter Saville, qualcosa di Paul Whitehead, più spazio in generale per le fantasiose copertine dei gruppi prog e psichedelici (Aoxomoxoa?)

– anche Nothing’s Shocking ci sarebbe stato bene;

– finalmente una classifica sulla storia del rock "menestrello"-free: eccheppalle ‘sto Dylan sempre ovunque!

– c’è anche (a proposito di Yorke e soci…) la cover plagiata dall’ultimo album dei Negramaro!

– c’è anche l’avatar di questo blog!

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10 Responses to Il cd è morto, viva il cd

  1. federicoAS says:

    La copertina di Lovesexy di Prince è una delle più brutte di sempre.
    Detto questo, per certi dischi vale ancora la pena di pagare. Soprattutto se si tratta di cofanetti ristampe, retrospettive, raccolte varie, ecc. E’ per la fuffa tipo Klaxons che non bisognerebbe pagare.
    Il nuovo dei Radiohead si potrebbe anche acquistare. ;)

  2. onanrecords says:

    In Rainbows sarà disponibile anche nei negozi da gennaio.
    Nel frattempo il gesto rivoluzionario dei Radiohead avrà fatto tutto il suo necessario effetto.
    Sono legatissimo all’oggetto, ma trovo che ormai la cosa non abbia più alcun senso.
    Le copertine e i booklet attuali per cui mi sono ostinato a spendere sono ridicole. Un’ epoca è finita come è finita quella del vinile.
    PS
    Da quando ho comperato apple tv riesco a sfogliare le copertine della mia intera libreria e a visualizzarle molto meglio di quanto non riesca a fare con i cd.

  3. Ma cosa te ne fai di un cd (inteso come suppurto) che non aggiunge nulla alla musica che potresti aver già scaricato dal sito? Per me la scelta dei Radiohead è ragionevolissima. Musica per tutti, oggetti per i collezionisti.

    Scusa, non intendo essere polemica, sono arrivata qui saltando da un link all’altro e ho trovato interessante la tua opinione (molto diversa dalla mia). Davvero non capisco perché non possa bastare la musica (pagandola quel che è giusto o un minimo a chi l’ha creata – non prendendola gratuitamente). E se la musica “non basta”, allora vale la pena prendere il cofanetto e avere qualcosa di speciale. Ma un cd “normale”, che senso ha? Qual è il valore che aggiunge alla musica?

  4. utente anonimo says:

    P.S.: Anch’io invertirei la 1 e la 50… Quella di ‘In The Court Of…’ è *la* copertina per me!
    T

  5. Disorder79 says:

    federico: della fuffa sta già facendo piazza pulita internet, alla lunga, permettendo di ascoltare prima di comprare…
    Sì, Lovesexy probabilmente è nella lista come esempio di gusto dell’orrido :D

    onanrecords: beh pazienza, io resterò affezionato al cd come gli appassionati del vinile restano affezionati a quello (pur non comprando certo tutti gli album che ascolto in cd, ovvio)

    T: non preoccuparti, sono opinioni diverse :)
    Tu dici “Musica per tutti, oggetti per i collezionisti”, e poi:
    “E se la musica “non basta”, allora vale la pena prendere il cofanetto e avere qualcosa di speciale. ”

    Però a mio avviso la regola andrebbe applicata con una certa flessibilità: è chiaro che quello dei Radiohead (con una base enorme di fans adoranti in tutto in mondo) è destinato a essere un modello non replicabile da tutti i gruppi, e poi non è ben chiaro se quando il cd uscirà nei negozi ci sarà anche una versione “economica” a 20-25 euro massimo con meno paccottiglia (leggi: senza i vinili!) ma se tutti lasciassero l’opzione “rinuncia al supporto fisico o paga ben 60 euro” la cosa mi sembrerebbe molto brutta.
    Non vedo perché dovrei spendere l’equivalente di 3 cd (magari anch’essi deluxe) di 3 gruppi diversi che amo, o di 2-3 concerti, per accaparrarmi dei VINILI, che non posso ascoltare neanche volendo.

    E anche l’idea del pagare online, anche poco, non mi piace ancora troppo: sostengo la musica che mi piace andando ai concerti, o nei casi in cui mi piace parecchio comprando l’album con artwork e tutto.
    E se so già che ci dovrò spendere dei soldi (e non pochi!) in biglietti, trasferte concertistiche o cd, non ha senso che per ascoltarmi in anteprima sul computer i file mp3 che poi potrò encodarmi da solo spenda ulteriori soldi. Neanche 2 euro.
    Quindi, pur celebrando anche io la genialità dei Radiohead, che ha gettato nel panico migliaia di discografici che pensavano di vivere di rendita, copy control e webpatrols ancora per qualche anno, non mi unisco al coro degli entusiasti del “Partecipo anche io, ho appena ordinato la mia copia!”.
    Magari arriverò in ritardo, come al solito.

  6. utente anonimo says:

    Ecco, inizio a capire meglio la tua posizione. Anzi, per certi versi la condivido. Forse il punto è che io mi “accontenterei” tranquillamente della musica scaricata e pagata online. Ad invogliarmi all’acquisto “materiale” è proprio la “paccottiglia”. Normalmente il primo passo, per me, è scaricare la musica dalla rete, in modo da conoscere il maggior numero possibile di artisti. Quelli che stimo li supporto andando ai concerti (meno di quanto vorrei, purtroppo!) e comprando i cd, anche a distanza di molti anni (le mie finanze versano in condizioni pietose!). Ma i cd di solito li compro solo “per dovere”, non perché mi interessi davvero avere il supporto fisico. Anzi, spesso mi capita di guardarli e pensare “mah…” (e anche di lasciarli a 400 km da me e continuare ad ascoltare gli mp3!). Invece il cofanetto dei Radiohead mi sembra qualcosa che possa valere la pena *avere*… Però mi stai dando da pensare, sì.
    T.

    P.S.: Sì, ero io anche da Colas. Scusa il “doppione”, non avevo ancora scoperto il tuo blog. :-)

  7. uh uh, questo post e relativo scambio me li ero persi. a saperlo prima mi sarei evitato la fatica di postare io sul punto, che hai detto tutto tu ;)

  8. Disorder79 says:

    T.: anche per me la trafila è quella. Con la differenza che poi al cd ci tengo un po’ di più.
    Certo, le cose ora sono un po’ cambiate. Ad esempio, da quando gli album si riescono a trovare con un buon audio anche in digitale (anche se non sempre uguale a quello da cd), mi incazzo molto di più quando il booklet è scarno, senza fantasia e senza testi.

    matte: infatti avevo letto e apprezzato :)

  9. utente anonimo says:

    Se vogliamo parlare di sfruttamento della fan base, parliamo dei Marillion e dei loro album “su commissione” xD

    Akuma

  10. Disorder79 says:

    Ma che c’entra: i Marillion mica chiesero 60 euri (credo). E poi lì si rientrava in area “legge Bacchelli”, quindi era cosa meritevole versare dei soldi per il loro sostentamento….

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