In un mondo che non ci vuole più

Torno sul tema "agonia dei cd", già affrontato nei giorni scorsi (e di gran moda al momento, dopo la mossa dei Radiohead).

Una gradita conseguenza della crisi della discografia è il relativo abbassamento del prezzo dei cd, almeno in rapporto al costo della vita.
Se quello delle edizioni limitate (con packaging elaborati e/o bonus vari), vendute a uno sproposito per tirare il collo ai fans pronti a "pagare per il bell’oggetto", è un fenomeno già in espansione da qualche anno, girando per negozietti e megastore e/o approvvigionandosi su internet (e anche aspettando qualche mese: ormai basta poco tempo per trovare in offerta i dischi semi-nuovi) si riesce spesso a reperire gli album che interessano a prezzi modici, in formato "tradizionale".

E qui, come esplicitavo nei commenti all’altro post, si è sostenitori della via di mezzo: NO alla musica senza supporto per chi si ama, ma NO anche al farsi rapinare.
Ci sono infatti cose per cui fa piacere pagare, come una bella copertina, un booklet interno con qualche bella foto e i testi (argomento spinoso su cui scriverò probabilmente un post a parte, prima o poi).
Ce ne sono invece altre che dovrebbe comprarsi *a parte* solo chi è interessato, e parlo di roba inutile tipo i poster o delle confezioni ingombranti che fanno arredamento (per non parlare dei vinili – e con questo i Radiohead sono sistemati).

Nelle scorse settimane avevo già segnalato, nella colonna qui accanto, il post di Colas che parlava di una nuova iniziativa editoriale di alcuni settimanali Mondadori (Sorrisi & Canzoni e Panorama, ignoro se partecipino anche altre pubblicazioni del gruppo). Tutti gli album di Lucio Battisti, dal primo omonimo agli ultimi in tandem con Panella, in edicola a due per volta in allegato ai due suddetti settimanali, a un costo effettivo di circa 10 euro a coppia (più quello della rivista).
Si tratta di album che si trovano normalmente nei negozi a 10 euro, quindi il loro costo risulta dimezzato, nel caso si trovi qualche conoscente che compra già le suddette riviste di suo.

Ciò che rende interessante l’iniziativa per i *collezionisti con un occhio al portafoglio*, oltre al mega-cofanetto che era in regalo con la seconda uscita (della settimana scorsa), è che i cd sono jewel-box praticamente identici a quelli di catalogo, in vendita nei negozi di dischi, senza gli odiosi marchi o loghi sul bordo che spesso deturpano le uscite da edicola (in genere succede quando si tratta di musica già turpe di suo, tipo gli album best-sellers di Ramazzotti o Antonacci).
Insomma, una cosa fatta bene, c’è da darne atto (c’era stato anche qualche precedente, ma mai la copertura dell’intera carriera di un big della musica italiana).

Ma in questa sede non era mia intenzione smarchettare per Mondadori, anzi.
Volevo invece segnalare che oggi, passando da un Mediaworld, mi è capitato di veder spuntare nell’isola delle offerte (dove mi dirigo ogni volta come prima tappa) tutti gli album del repertorio Mogol-Battisti [*], casualmente per la prima volta ribassati a 4,99 euro. Casualmente.
Quindi adesso chi fosse interessato (ipotizzando che le offerte siano più o meno le stesse in tutti i Mediaworld d’Italia) potrebbe procurarseli senza neanche comprare riviste inutili, e acquistando solo i titoli che gli mancano.
Evviva la concorrenza, evviva le edicole!

I discografici già da tempo stanno svendendo sottocosto il catalogo italiano a botte di super-cofanetti (a volte ben fatti, a volte orrendi e spesso furbetti). È bello che per una volta la gara al ribasso non si giochi sui raccoltoni da supermercato, ma interessi degli album che hanno fatto la storia della musica italiana, finalmente proposti a prezzi onesti.

Ecco, sono proprio una persona arida e venale. Un intero post a parlare di offerte e soldi e non mi è rimasto il tempo per parlare di quanto è meravigliosa la musica che c’è in quei dischetti. Invito a leggere in proposito i bei post  di Colas linkati sopra, con cui concordo in pieno. Magari qui di Battisti se ne riparlerà, prima o poi.

[*] Per esser precisi, non ricordo se c’era Images, l’album in inglese che è compreso tra quelli proposti da Sorrisi & co. E mancavano sicuramente (almeno in quel punto vendita, magari nel resto d’Italia non è così) i sei album del dopo-Mogol.

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5 Responses to In un mondo che non ci vuole più

  1. utente anonimo says:

    Ma come cavolo scrivo? ;_;
    Si vede che è mattina presto neh :D
    Mannaggia al non poter editare, sigh

    Akuma

  2. federicoAS says:

    Ti giuro che conosco pochissimo Battisti, e penso di approfittare del momento per approfondirlo.
    Per rimanere in tema di agonia del cd, segnalo quello che hanno fatto gli Einstürzende Neubauten. A quanto mi pare di aver capito, si sono autoprodotti l’ultimo disco, troncando ogni rapporto con le case discografiche, facendoselo finanziare dai loro fan. In cambio dell’offerta, la possibilità di scaricare un singolo inedito ogni mese. Hanno affermato di aver accumulato materiale per almeno 6 dischi.

  3. Disorder79 says:

    federico: quindi gli EN han fatto come i Marillion, di cui si parlava nei commenti a qualche post sotto..

    Battisti approfondiscilo assolutamente!
    Fino a poche settimane fa avrei raccomandato i due cofanetti Battisti-Mogol (50 pezzi l’uno, raccolgono praticamente quasi tutta la loro produzione e a un prezzo modico), ma ora che gli album sono a 5 euri conviene assolutamente riscoprirli (purtroppo nei primi 4-5 c’è un po’ la tattica-Smiths, con alcune canzoni che vengono ripubblicate più volte; ma dopo ogni album ha solo inediti)

    Akuma: ho risposto giù ;)

  4. AnelliDiFumo says:

    Il buon Battisti. Il primo amore, non si scorda mai.

  5. Disorder79 says:

    Adf: in effetti, Battisti ha questa caratteristica di essere nel background culturale di *tutti*, a differenza di molti altri grandi della musica italiana che hanno accompagnato fin da piccoli solo quelli i cui genitori erano appassionati/esperti di musica/impegnati politicamente/ecc..
    Ciononostante, spesso non si conosce abbastanza il Battisti meno da hitparade..

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