We have two hundred couches where you can sleep tonight

[Io e 5 anni di Interpol. Lo so, non è una scusa per la lunghezza del post]

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E così è arrivato il giorno del concerto degli Interpol. Il mio quarto, come già spocchiosamente buttato lì nello scorso post.

La prima occasione per vederli era capitata proprio a Firenze, nella primavera del 2003 alla Flog: tour di Turn On The Bright Lights. Quell’eccezionale disco d’esordio l’avevo scoperto da forse un paio di mesi, ma quel poco tempo era bastato per rendere l’appuntamento per me immancabile.
Dopo i colorati e allora misconosciuti British Sea Power e il loro arty-post-punk (ricordo vagamente che un membro del gruppo aveva una specie di pianta in testa), ecco gli Interpol. Un’ora scarsa, ma da brividi. Il locale non troppo affollato, Paul Banks e la sua faccia devastata dall’acne visti da sotto il palco come mai più sarei riuscito a fare.

La seconda volta era a stata a Rimini, in mezzo a un’avventurosa trasferta in treno che aveva visto la mia comitiva raggiungere l’imboscatissimo Velvet (gran bel locale, purtroppo mai più visitato finora) dribblando brillantemente le informazioni stradali sbagliate degli addetti alle informazioni stradali romagnoli (chi mi legge e sa, ricorderà). Era il dicembre 2004, tour di Antics, album che mi aveva subito conquistato e il cui ascolto tuttora mi esalta fisicamente come poche cose.
Dopo l’inizio con Next Exit era partita Evil, se non ricordo male. Al momento del ritornello, suonato a velocità assai accelerata rispetto al disco, era partita LA BOLGIA. E per il resto del tiratissimo concerto le canzoni si sarebbero succedute senza che il pubblico impazzito – con me in mezzo – si desse pace. L’eccitazione non si placava neanche sui pochi lenti. Una roba indimenticabile.
Ah, di supporto c’erano dei quasi esordienti Bloc Party (ho già parlato qui dell’impressione che mi fecero).

Lo stesso tour aveva poi toccato anche Firenze, nell’aprile successivo [in questa città non fanno tappa moltissimi tour di rock internazionale, spesso per l’unica o al massimo doppia data italiana si preferiscono Milano Bologna e Roma: ma quando passa una band in crescita di popolarità e viene ben accolta spesso ritorna più volte, anche a scapito di altre città. Altri esempi che mi vengono in mente sono i Muse e i Radiohead]. Stavolta il locale era il più capiente Saschall, quello dove sono tornati anche quest’ultima volta. Supporter gli Spoon, che suonarono senza troppo coinvolgere un pubblico che non li conosceva granché e che stava ancora affluendo. Poi gli Interpol, ed era stato di nuovo un concerto mozzafiato, ora pure allungatosi di un quarto d’ora.

 – – –

Ed eccoci a lunedì sera.
Saschall stavolta pieno come un uovo, innanzitutto: già durante l’esibizione dei supporter d’eccezione Blonde Redhead.
 
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Sull’uso un po’ troppo ardito delle basi da parte del trio nippo-italo-newyorkese confermo quanto già detto quest’estate. Nel suddetto post forse ero stato un po’ troppo acido: stavolta sono stati un’ascolto piacevole, specie per quanto riguarda le canzoni dell’ultimo album, che ora ho meglio assimilato (in particolare il pezzone Spring And By Summer Fall e la title-track 23, con cui hanno chiuso il loro non troppo breve set). Come sempre, è questione di aspettative: stavolta già sapevo che avrei ascoltato brani molto simili al disco, eseguiti in modo molto concentrato e pulito (ottima anche l’acustica, e l’atmosfera darkeggiante che  già s’iniziava a respirare nell’auditorium ha giovato alla loro musica).
Kazu Makino stavolta è assai meno elegante, e indossa una fascinosa (?) mise da pornotirolese, come da azzeccata definizione di uno dei presenti. Il gemello Pace batterista sfoggia invece degli inquietanti baffoni che lo rendono un mezzo sosia di Gino Castaldo.
 
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È davvero difficile farsi largo per avanzare di qualche posizione. Ci proviamo comunque e arriviamo a una distanza media dal palco. Tuttavia gli anni cominciano a farsi sentire: non ho mai sopportato le spinte dei gruppi di buzzurri rissosi che vogliono guadagnare decine di file a concerto iniziato, né tantomeno il pogo selvaggio e becero privo di legami con la canzone che si sta suonando in quel momento (che magari è solo da ballare sul posto, o peggio ancora è un lento). A tutto ciò si aggiunge l’intolleranza per il fumo (acuita dalla buona respirazione a cui mi hanno abituato anni di legge Sirchia) e quella per i pischelli, per definizione ignoranti e molesti.
Ecco, sta tutto qui il problema probabimente: io che sto crescendo, e che pur recalcitrante abbandono l’età dei concerti vissuti nella snakepit o ai suoi margini (mentre non ho mai avuto la costanza per arrivare all’apertura cancelli e trovare posto sotto il palco in occasione dei grossi concerti).
Poi c’è anche da dire che i concerti degli Interpol ballati dall’inizio alla fine me li sono già vissuti. Ora è tempo di condividere emozioni, più che di saltare.
 
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L’apertura è, come sempre, per il pezzo che apre l’album al momento in promozione. Pioneer To The Falls è anche dal vivo maestosa, ma non è la stessa cosa che su disco. Il problema maggiore sono le mille mani alzate e il battimani: un effetto Depeche Mode fastidioso, per un brano di grande atmosfera come questo. Lo scotto da pagare per l’allargamento del pubblico, forse.

Mi riprendo decisamente con la successiva Obstacle 1, che mi fa tornare idealmente al primo concerto di quasi 5 anni prima.
La scaletta è molto ben distribuita (7 brani dall’ultimo disco, 6 dal secondo, 5 dal primo).

I pezzi da Antics spaccano ancora, ho rivissuto l’esaltazione dello scorso tour (pur senza scatenarmi fisicamente allo stesso modo): Narc, C’mere, Slow Hands sono conferme, Public Pervert un bellissimo rifiatare, Not Even Jail – ultima prima del bis – mi ha mandato in delirio. Evil invece non mi ha soddisfatto pienamente, me la ricordavo fatta più veloce.

Per quanto riguarda i brani nuovi, luci e ombre. Di Pioneer To The Falls ho già detto. Non mi è piaciuta per niente Mammoth – mi è sembrata tutta fuori tono. Anche No I In Threesome non mi ha troppo entusiasmato. Rest My Chemistry, ben eseguita, è però un riempitivo che ha tolto spazio a Pace Is The Trick (l’assenza da me più rimpianta, insieme a Take You On A Cruise). Bene invece The Scale e il singolone The Heinrich Maneuver, accolto trionfalmente come previsto.

Il magic moment di questo concerto che mi porterò dietro è l’inattesa The Lighthouse, il pezzo che con le sue atmosfere Sigur Ros chiude Our Love To Admire. Prima soltanto la chitarra effettata di Daniel Kessler (indubbiamente il più figo di tutti, dall’inizio alla fine del concerto), con lo spotlight su di lui e il silenzio intorno. Poi la voce di Paul Banks, che approfitta del momento di calma per spararsi la solita posa "ehi guardate come aspiro la sigaretta e ciononostante ho ancora fiato per cantare", come in tutti i live che avevo già visto. Poi il resto della band, con la tensione che sale. Da brividi.
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Un altro dei momenti topici è stato, come previsto, la vecchia Say Hello To The Angels. La loro canzone "più Strokes", che però vale da sola quanto una decina di canzoni di Casablancas e soci.

Gli altri ripescaggi da Turn On The Bright Lights (che sì, si potrebbe ancora eseguire tutto e farebbe un gran figurone) vengono lasciati per il bis. NYC (che a me piace senza farmi strappare i capelli: avrei preferito Leif Erikson, presente al suo posto in altre scalette) e poi l’entusiasmante accoppiata Stella/PDA. Il primo pezzo è dilatato ancor di più rispetto alla versione studio fino a spegnersi in una jam da cui, esattamente nel momento in cui me lo aspettavo, parte il secondo.
 
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Per la cronaca, visto che sui free press e altrove la questione è molto sentita, Banks non ha alcuna cravatta. Di quanto è figo Kessler sul palco ho già detto. Il bassista Carlos D era conciato meno da cialtrone del solito e stava parecchio nelle retrovie, vicino al batterista Fogarino. Il più "poser", come abbigliamento, era il tastierista aggiunto, appena uscito dalla copertina di The Man-Machine dei Kraftwerk. E qui chiuderei l’interessantissima parentesi sul look.

E passerei ai discorsi "seri".
Per quanto riguarda un’ipotetica classifica tra i concerti degli Interpol visti da me, questo non sta certo al primo posto. Normale, certe atmosfere ti colpiscono sempre di più le prime volte.
Io e il mio braccino corto abbiamo apprezzato che la durata del concerto si sia allargata a un’ora e mezzo netta, senza per questo produrre troppi momenti di stallo (a parte quelli già ricordati).
I brani dell’ultimo album, complessivamente, mi sembrano meno adatti al live. Questa può essere una conferma di quanto molti altri dicono e io ancora aspetto a mettere nero su bianco (cioè che il loro livello qualitativo è semplicemente un po’ più basso). Ma potrebbe anche dipendere dalla produzione, che non li rende riproducibili così fedelmente sul palco (in effetti anche questo potrebbe avvalorare la tesi che le canzoni in sé siano peggiori).

Già ho letto di sfuggita le prime impressioni al volo in rete (su questo concerto e sul successivo di Milano). Al solito, si parla di freddezza da parte della band. Ripeto quanto già scritto nei commenti allo scorso post: l’atteggiamento piuttosto freddo degli Interpol sul palco è un dato di fatto. Sia da un punto di vista umano, che da un punto di vista tecnico. C’è da dire però che i brani degli Interpol parlano da soli (e anzi su di essi anche volendo non si potrebbe cazzeggiare più di tanto, senza rovinarli): la scelta di non stravolgerli e la capacità di riprodurre magistralmente dal vivo le emozioni che suscitano (per quelli in cui suscitano emozioni, che non sono tutti) mi sembrano quindi ottime cose.
Quando la musica in gioco è questa, personalmente io ai teatrini, agli stravolgimenti e alle improvvisazioni rinuncio volentieri. Queste cose le cercherò altrove.

E dopo la lenzuolata di parole in libertà, visto che una cosa c’è che so fare bene ed è ricordarmi la scaletta a uso posteri, eccola qui.

Setlist:

Pioneer To The Falls
Obstacle 1
Narc
C’mere
The Scale
Public Pervert
Say Hello To The Angels
Mammoth
No I In Threesome
Slow Hands
Rest My Chemistry
The Lighthouse
Evil
The Heinrich Maneuver
Not Even Jail

Bis:

NYC
Stella Was A Diver And She Was Always Down
PDA

[Foto mie, leggermente ingrandibili con un clic. Sono le migliori, per dire. Qui invece delle foto molto più belle scattate a Milano]

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10 Responses to We have two hundred couches where you can sleep tonight

  1. utente anonimo says:

    Ma quando andammo insieme a vedere gli Interpol alla flog ti avevo già passato l’album? Se mi ricordo bene TOTBL te lo passai in mp3, e dopo ti passai l’originale perchè io cambiai con la limited edition? O forse ricordo male?
    Ad ogni modo non puoi liquidarmi i British Sea Power in mezza riga! Ok che è un post sugli Interpol, ma quella performance dei BSP fu straordinaria. Ma ti ricordi quando il tipo pazzo col tamburo scese dal palco e cominciò a camminare per tutta la flog, piano superiore incluso? E il cantante per terra disteso che cantava? (ma tranquillo, non in preda a crisi punkepilettiche) E tutti gli animaletti finti appesi al soffitto e le foglie finte sul palco? Che matti…

    Tornando in-topic, il concerto alla Flog è stato senza dubbio il migliore per me. Il più povero tecnicamente forse, il più corto, ma l’impareggiabile sensazione di stare a 1 metro dai brufoli di Paul Banks, di essere uno dei pochi, in un già ristretto gruppo di persone, che veramente conosceva gli Interpol a quel concerto… Emozioni che nessun concerto potrebbe mai ripetere e ovviamente non per meriti o demeriti del gruppo.

    Se posso dire la mia TOTBL è ancora l’album a cui sono emotivamente più legato, per quanto sia evidentemente il più immaturo. Antics ha un’ottima produzione e arrangiamento, e c’ho messo molto tempo per digerirlo. Inizialmente non riusciva assolutamente a “prendermi”. Ricordo con un po’ di comico piacere come inizialmente solo Evil riuscisse a spiccare fra gli altri pezzi, per il mio punto di vista di allora (oltre al singolone Slow Hands ovviamente), mentre oggi Evil è forse uno dei pezzi che sopporto meno di quell’album.
    E’ dovuto passare… quanto? Quasi un anno, affinchè digerissi Antics, e adesso indubbiamente mi è nel sangue.
    OLTA non mi ha esaltato da subito, ma è cmq riuscito a “prendermi”. Son state necessarie diverse settimane di ascolti ripetuti (molto meno di Antics tuttavia) e anche quest’album mi è ormai entrato nel sangue, con il suo nuovo stile delicato e quella sofisticata ricerca per la melodia atmosferica che nasconde dietro ad un’apparente semplicità, una grande ricerca sonora, ed un’ulteriore ed evidente evoluzione del gruppo.

    Molti dei pezzi di OLTA mal si prestono ad un live, soprattutto a quel tipo di live che è lecito aspettarsi da un gruppo come gli Interpol: un live forse freddo (da parte del gruppo) ma adrenalinico e coinvolgente per la musica particolarmente energica.
    Questo “problema” viene ulteriormente evidenziato da un ulteriore fattore che in passato non esisteva: il successo degli Interpol che ha inevitabilmente cambiato il pubblico che li segue.
    Anni fa non c’erano tutte queste persone ai concerti, e tutti questi bimbominkia emo che sembrano usciti da un concerto dei 30 Seconds to Mars.

    Apparte questo aspetto, non concordo con Disorder nel dire che i pezzi son stati inferiori all’album (i pezzi di OLTA). Forse Mammoth, ma per un problema con il soundcheck della chitarra, un errore della seconda chitarra, e Paul Banks che in quella canzone aveva perso la voce.
    Gli altri pezzi son stati tranquillamente equiparabili alle versioni album, se non in qualche pezzo addirittura superiori, con i particolari arrangiamenti live.

    Tornando a parlare del concerto posso giudicare come ottime le luci e i vari giochi di chi ha creato lo show (anche se il fumo più esplosione stroboscopica di Not Even Jail all’ultimo concerto sashalliano rimane ancora al top, per quanto mi riguarda).
    Buono il soundcheck (ma difficilmente mi è capitato di sentire un audio terribile al Sashall) pessima l’audience, come già io e Disorder abbiamo avuto modo di sottolineare :P

    Tracklist ottima, concerto più lungo del solito, e anche io ho subito la mancanza di Take you on a Cruise e Leif Eriksson. Contento per Stella però, non sempre la fanno live :)
    Mancava pure Obstacle 2 ma del resto quando mai l’hanno fatta live? (forse alla Flog ma non ci giurerei)

    Rimango soddisfatto del concerto e dei soldi spesi, bello anche quello dei Blonde Redhead (e si, la trovata della pornodiva è stata semplicemente geniale! xD)

    P.S.
    Noto che non ti sei soffermato nel comunicare a tutti come non ci fosse bisogno di portarsi dietro un po’ di fumo, visto che con quello passivo siamo stati a posto per tutta la serata: eravamo circondati da bimbetti cannosi.
    E poi ti sei dimenticato di una piccola faccenda: i due simpaticoni che pensavano di essere finiti ad un concerto di woodstock invece che ad un concerto degli Interpol, e hanno giustamente cercato di riprodurre l’atmosfera woodstockiana con una roboante e gratuita fellatio. Chissà se poi alla fine si sono accorti di essere finiti al concerto sbagliato? ;)

  2. utente anonimo says:

    Mi sono dimenticato di dire che c’era una magliettina degli Interpol, venduta fuori, che era semplicemente strepitosa, c’ho lasciato il cuore :'(

  3. Gran bel resoconto, non vedo l’ora di vedere il mio primo concerto degli Interpol… ma qui in Sicilia è pressochè impossibile :-(

    un saluto
    maelstrom

  4. utente anonimo says:

    Caro Disorder,
    sono d’accordo con molte delle osservazioni che hai fatto nel tuo post. Complessivamente sono molto contento di aver visto ancora una volta gli Interpol (per me è la terza), che non mi hanno assolutamente deluso e che quindi tornerò sicuramente a vedere in occasione di un nuovo concerto a Firenze per il prossimo disco.
    Niente a che vedere con l’ultimo concerto al Saschall di due anni fa dei Franz Ferdinand, pulitissimi, perfettissimi, rock’n’roll abbestia ma alla fine robetta che mi è passata senza lasciar traccia.
    Se devo fare una classifica dei tre concerti degli Interpol che ho visto, quello di lunedì lo metto al secondo posto dopo quello del dicembre 2004. Quella del Velvet più che un concerto è stata un’esperienza, un po’ come quando da pischello neanche 15enne andai a vedere i Litfiba al Palasport per il Terremoto Tour del ’93. In entrambi i casi sono rimasto stordito per un paio di giorni…
    Del concerto di lunedì scorso mi è piaciuto un po’ tutto, dalle luci all’esecuzioni dei brani vecchi e nuovi (i nuovi secondo me meglio dal vivo che su disco). Mi è piaciuto un po’ meno il pubblico, ma questa è sempre la vecchia stroria del fan della prima ora geloso della sua band, che si sfava quando arrivano nuovi adepti.
    Lunga vita agli Interpol!
    Ale

  5. Disorder79 says:

    anonimo che non si decide a scegliere uno straccio di nick: TOTBL, più che essere immaturo, contiene canzoni molto “informi” – il che non è cosa negativa, anzi. E’ fresco, ricchissimo di idee e sorprese, ma nonostante tutto coinvolgente. Sicuramente un disco storico. Ad Antics sono affezionato particolarmente perché ho vissuto l’attesa e la sua uscita “in diretta”, e perché ho visto due tappe del suo tour.
    Su OLTA sono d’accordo con le tue parole, sia sul valore dell’album che sul fatto che le canzoni mal si prestano a “questo tipo” di live.

    Sui biNbiminkia Emo, purtroppo c’è da rassegnarsi: hanno invaso qualunque tipo di platea, e non ci si salva con nessun genere musicale.

    Sulle luci sì non mi ero soffermato (se non con le schifose foto postate, in cui le luci sono l’unica cosa che si vede bene eheh), ma belle.

    Obstacle 2 sì, certo che alla Flog la fecero (momento nerd: forse da qualche parte ho anche le scalette dei 3 concerti vecchi su qualche fogliaccio! Magari un giorno frugherò nei miei cassetti più pulciosi, e se le trovo aggiorno il post!)

    Sul fumo fastidioso io intendevo anche quello di sigarette,in ogni caso (e meno male che non c’era una certa personcina che conosciamo, che avrebbe approfittato per aggiungersi indisturbata ai fumatori…).

    E’ vero, l’episodio della tipa che vicino a noi si è abbassata per 2 minuti davanti al “suo lui” è stato inquietante: magari lei stava solo cercando qualcosa in terra, ma l’effetto non era esattamente quello….

    maelstrom: eh, il problema della mancanza di date internazionali al sud in effetti si trascina da sempre, senza troppe soluzioni in vista…solidarietà :)

    Ale: anche per me la Rimini Experience assolutamente al primo posto (non solo per la serata, ma anche solo per il concerto in sé) :D
    Poi le altre tre volte più o meno a pari merito, non farei classifiche.

  6. alterX says:

    ora che ci penso quella volta a firenze i british sea power mi erano sembrati singolari e curiosi ma non mi erano piaciuti. oggi i bsp sono tra i miei gruppi preferiti, sicuramente più degli Interpol (che pure ad oggi hanno fatto uno dei più bei dischi del 2007), merito forse di quel capolavoro di secondo disco che mi ha fatto riscoprire anche il primo più spigoloso.
    sta di fatto che il terzo BSP è atteso dal sottoscritto molto piu di quanto non abbia attesto our love to admire.

  7. Disorder79 says:

    In effetti del secondo dei BSP avevo sentito parlar bene, dovrò recuperarlo prima o poi (ma anche del primo avevo ascoltato poco: il fatto è che già allora i gruppi che facevano revival di un certo suono erano tanti – figuriamoci oggi!- , e uno approfondisce solo laddove i primi pezzi che sente lo colpiscono particolarmente)

  8. utente anonimo says:

    BSP anche io non ho il secondo, recupererò. Il primo era molto gradevole, troppo punk-revival per i miei gusti, ma molto bello.

    Disoder tu ancora non hai recuperato i gruppi che ti avevo “fatto scoprire” io! Quanto avrei voluto vedere un bel post sul tuo blog con te che parli di questi gruppetti :(
    Mi riferisco a:
    Hail Social
    Oppenheimer (esce il 2° fra poco)
    Gay Dad

    I Gay Dad soprattutto dovresti andarci matto te, non capisco come mai non li hai ascoltati a sufficienza, i due album che ti ho passato (gli unici 2, il gruppo s’è sciolto dopo, credo il cantante faccia il solista ora ma con scarso successo, non so che dirti).

    P.S.
    Ho recuperato da poco 2 album STRATOSFERICI degli Archive, te li ricordi? Pesanti… 20 minuti di traccia non è roba che puoi ascoltare ogni giorni, ma cmq splendidi! Te li passerò :)

  9. Disorder79 says:

    #8: ho ascoltato solo gli HS – carini, ma insomma, niente di originalissimo – e gli Oppeneccetera in parte (piaciuti pochino).
    Apri un blog tu e parlane no? :D

  10. Disorder79 says:

    Top 20 Album 2007 (+varie ed eventuali)[..] Ed eccoci anche a questo giro con la classifica dei *miei* dischi dell’anno. Stavolta ho addirittura sforato e arrivo nel 2008, ma è andata bene: visti il poco tempo che dedico al blog ultimamente e i tanti, troppi album tra cui scegliere non er [..]

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