My generation has lost the fight

[ovvero: considerazioni sparse su MySpace, l’indie, i giovanidoggisignoramia e una serata interminabile nell’attesa del concerto dei Trabant]

Ho già ribadito più volte in questa e altre sedi la mia avversione per MySpace come social network. Tutto ciò che ruota attorno alla piattaforma di Murdock e che va oltre l’ascolto dei brani dei gruppi mi irrita profondamente. Vi ritrovo una grafica, un sistema di relazioni e una mentalità diffusa che proprio non digerisco.
 
Bisogna però arrendersi all’idea che al giorno d’oggi tutti coloro che si occupano professionalmente di musica a vario titolo (compresi coloro che si sono tenuti sempre lontano da internet in passato) sono ormai praticamente obbligati a sfruttare il mezzo – o comunque ad esserci.

Senza contare il fatto che la generazione successiva alla mia ci è cresciuta, nel mondo del myspace. Soprattutto chi si interessa di musica (anche se non manca certo chi lo usa come hosting per il proprio sito personale semplicemente perché va di moda).

Rientra quindi nell’ordine delle cose che alcune persone che a quella generazione appartengono un giorno decidano di organizzare un evento dal nome inquietante (per me) ed evidentemente entusiasmante (per loro) di "My Indie Space", che metta insieme un po’ di band scoperte grazie all’infernale strumento.

Stava a me astenermi dal partecipare, senza lasciarmi tentare dal fatto che tra i 5 gruppi in programma fossero compresi quei Trabant il cui disco d’esordio tanto mi era piaciuto e che ero curioso di ascoltare dal vivo.

Stava a me evitare di imbucarmi ad una festa in cui non sarei stato a mio agio, per guardarmi intorno con sguardo perso, ascoltare perplesso certe presentazioni e poi magari sfogarmi sul mio blog con un post ad alto tasso di trombonaggine come questo.

Invece ho ovviamente deciso di andare: come al solito più del buon senso hanno pesato la mia solita voglia di concerti e soprattutto la mia malsana curiosità sociologggica/gusto dell’avventura.

– – –

L’idea che sta alla base dell’organizzazione della serata è anche la cosa migliore dell’organizzazione stessa. Invece di prevedere un unico djset successivo ai concerti con l’inevitabile svuotamenteo di sala, ecco tanti brevi intervalli danzerecci inseriti tra un concerto e l’altro.

L’applicazione pratica di questa idea però mi lascia alquanto interdetto. Nonostante il locale fosse già aperto da almeno un’ora, il primo dei ben 5 gruppi previsti ha infatti inizio alle 23. Se a ciò si uniscono pause un po’ troppo lunghe (sempre intorno alla mezzora, sicuramente molto più di quanto strettamente necessario ai cambi palco), si capisce come si possa arrivare a far suonare il gruppo che bene o male era l’headliner della serata (anche se fa sorridere l’utilizzo di questo termine a questi livelli di notorietà), proveniente peraltro da Trieste e non da Campi Bisenzio, alle 2:45.
Sì, alle TRE MENO UN QUARTO. Di un venerdì sera, non di un capodanno.
Spero sinceramente che in eventuali serate future gli organizzatori prevedano orari più umani.

Se i tempi della scaletta mi fanno storcere la bocca, il tono della conduzione mi lascia, come dire, allibito.
Conoscevo il rischio a cui andavo incontro. A questo indirizzo è possibile scaricare facilmente una specie di "ep promo" della serata, una manciata di mp3 con brani dei vari gruppi commentati dalla speaker ufficiale dell’evento. Se ne consiglia caldamente l’ascolto prima di proseguire nella lettura (chi non ha modo di scaricare la cartella .zip, può comunque farsi un’idea ascoltando il trailer della serata, che parte in automatico sul player online di questa o questa pagina).

Quando la serie dei live ha inizio ho la conferma del mio sospetto: la suddetta "my space dj" è anche la conduttrice-mattatrice della serata. Un innesto impossibile tra Paola Maugeri e Isa B: nella ragazza c’è il senso di appartenenza alla "scena" (non si capisce bene quale) della prima e il piglio della seconda.

Qui e più sotto si fa ironia, naturalmente: l’impegno nell’annunciare e dis-annunciare ben 5 gruppi nell’arco di un’intera serata non è leggero. E come già detto, sono IO l’infiltrato alla serata: probabilmente la giovane speaker interpreta e rappresenta bene lo spirito dei suoi coetanei, che io non posso capire.

…esempi a caso di frasi che non posso capire: "partyamo con la Y, mi raccomando, perché è un party INDIE" (ripetuta più volte nel corso della nottata); "attenzione perché questo è un gruppo che fa una musica veramente AD HOC" (anche questo latinismo ripetuto più volte); "e siccome MYSPACE E’ COME UNA GRANDE FAMIGLIA, non potevamo che chiamare questa serata My Indie Space".

– – –

Più in generale, è l’uso disinvolto della parola INDIE ogni due per tre a sembrarmi inquietante.
Intendiamoci (e qui apro lunga parentesi): personalmente non sento alcuna "appartenenza indie". Da sempre ascolto musica pop e rock di vario genere, musica che incidentamente spesso non è troppo scontata e "da radio" – ma a volte sì. Questo senza essere mai il primo a scoprire gruppi sconosciuti (neanche adesso che grazie ad internet è concesso a tutti di scoprire facilmente le ultime proposte da tutto il mondo, senza la necessaria intermediazione di tv e riviste musicali), e senza essere interessato peraltro a primeggiare in materia.
Se per "indie" si vuole intendere oggi genericamente (al di là della genesi del termine, legata a distinzioni tra etichette major-e-non che oggi non hanno più molto senso) tutto ciò che è più o meno di nicchia e che è poco commerciale-nazionalpopolare-scontato, quei gruppi che in situazioni scuola-lavoro-famiglia-pub lasciano almeno il 50% dell’uditorio con la faccia basita se nominati nella conversazione, quello per cui negli anni ’90 si utilizzavano le etichette altrettanto generiche di "underground" prima e "alternative" poi, allora sì, ascolto in buona parte musica indie.

Ciò premesso e senza la pretesa di fornire alcuna definizione giornalistica di sorta, non si può negare che in questi "anni zero" (non a caso gli anni della crisi economico-artistica delle major e della diffusione dei blog e del P2P) la categoria "indie" (nelle sue mille declinazioni dall’indie-pop all’indie-rock) abbia individuato anche una certa qual sensibilità musicale, seppur vaga e dai confini indistinti. Una sensibilità musicale a cui corrispondeva in qualche modo nei musicisti, nel loro pubblico e negli addetti ai lavori dell’ambiente un rifiuto di certi atteggiamenti, di certe logiche, di certo linguaggio (il tutto fino a sconfinare talvolta nell’eccesso opposto delle "pose" e dell’autoghettizzazione orgogliosa, con consequenti "contropose" e faide varie: visto da fuori, niente di diverso da quanto sempre avvenuto all’interno di mondi musicali diversi come punk o metal).

Ecco, ci sono cose che a chi ascoltava musica da prima che la parola e la cultura "indie" si diffondessero e in questi anni si era abituato a un certa idea di "indie" mettono una certa tristezza. Una di queste è il sentir parlare di "indie" in tv dai vj delle tv musicali durante programmi come TRL. Un’altra è leggere di artisti sanremesi dentro che rilasciano continuamente interviste in cui si accreditano come seguaci della "scena indie".
Ma soprattutto sconcerta l’esistenza di una giovane generazione all’interno della quale la maggior parte delle persone aderisce all’indie come modello estetico PRIMA che musicale (e con estetico intendo proprio modaiolo, ovvero il corredo di frangette, calze e borsette)…e questo non per scelta o per posa, ma perché c’è nata! Mentre tra chi è sinceramente appassionato di musica abbondano quelli per cui le sonorità "nuove" e "alternative" non sono un qualcosa a cui si è approdati già mediamente consapevoli delle meraviglie che la musica pop ha offerto in oltre un quarantennio di storia, bensì un orticello in cui si è nati e da cui non si è mai usciti (e tutto comincia con "Is This It" degli Strokes, o coi Belle & Sebastian, o coi Mogwai – o al massimo per i più filologi coi Pixies e i Sonic Youth).

Ciò che è indie, anzi INDIE, è bello e interessante a prescindere. Allora infiliamo pure la parola INDIE ovunque, come non manca di fare la pimpante Isa Maugeri, che incarna il prototipo della sua generazione, e come fanno le cartelle stampa dei gruppi di questa serata (che la suddetta ha mandato a memoria) e di qualsiasi gruppo rock emergente. Gruppi INDIE, dj INDIE, locali INDIE, dischi INDIE, "situazioni" INDIE, "col prossimo gruppo ascolteremo un nuovo tipo di INDIE".

Nella serata in cui mi trovo l’INDIE è pienamente, orgogliosamente "istituzionalizzato". Forse è giusto così: INDIE è ormai di moda, ammettiamolo, accettiamolo. E forse auspicare concerti in cui sul palco si lascia spazio alla musica senza troppi commenti al microfono in stile festivalbar, o serate in cui si balla e si canta invece di fotografarsi e riprendersi per riempire i propri spazi web di immagini INDIE, è solo una posa da vecchi tromboni, che non si rassegnano a un ricambio generazionale che dovrebbe cominciare a vederli impegnati in attività ludiche meno giovanilistiche.
Che in fondo poi è tutto una moda, una moda che passerà come tutte le altre.

[A conclusione di questo pippone serioso sull’indietudine, per sdrammatizzare non posso che linkare questo fantastico post di una persona la cui autoironia manca davvero tanto a tutti quelli che se la ricordano. L’uso del maiuscolo viene da lì: e quel post, divertendo, spiega alcune delle cose di cui parlo qui sopra molto meglio.]

– – –

Su questo e altro rifletto mentre assisto ai vari concerti in scaletta.
Il primo, alle 23, è quello dei fiorentini To Be Rhudes, giovanissimi sia all’anagrafe che come formazione. Le loro influenze mi sembrano essere quelle di gruppi contemporanei energici e per lo più anglosassoni come Arctic Monkeys, Libertines e Art Brut (senza dimenticare gli svedesi Hives). La voce di quello che credo sia il cantante principale non mi piace molto, meglio i pezzi in cui canta il chitarrista, con un timbro un po’ alla Doherty funzionale ai pezzi. I loro 6-7 pezzi (l’ultima mi sembra una cover, ma mi sfugge di chi) sono semplici ma piuttosto trascinanti (e trascinano il pubblico, nel quale tuttavia i 4 hanno ovviamente la loro clàque, giocando quasi in casa).

A mezzanotte entrano in scena i comaschi Lactis Fever. A me piacciono un po’ di più, sono anch’essi rumorosi e tirati ma in modo meno "muscolare". La scena brit-NME è sempre il modello principale, ma sembra di sentire anche qualche lieve eco di college rock americano. La chitarra fracassona c’è sempre, ma la batteria è più secca.

Si deve arrivare quasi alle una perché inizi il terzo gruppo, i milanesi The Pink Rays. I tre musicisti hanno un aspetto zozzo da band grunge e contrastano con il cantante, che richiama *lievemente* Julian Casablancas col suo giubbetto di pelle, il capello dallo studiatissimo effetto "finto spettinato" (che per la verità fa più Gianna Nannini) e soprattutto la voce, simile e usata in modo simile. La loro mezzora mi annoia un po’, ma potrebbe essere anche colpa del momento di stanchezza che mi ha preso.

I londinesi The Fades, che iniziano alle 1:45, sono i più cattivi di tutti e hanno il gran merito di tenermi sveglio. La presentazione (qualcosa come "siccome sappiamo tutti che l’INDIE nasce a Londra, non potevamo non chiamare una band da Londra") non fa loro molto onore per la verità, facendo sospettare che i meriti del gruppo stiano soprattutto nella provenienza geografica. Si tratta di una onesta garage-nme-rnr-band media anglosassone. Menzione particolare per il tamarrissimo pezzo intitolato Kalashnikov (lo si trova sul myspace).

Dopo c’è un’ulteriore pausa-djset, un siparietto dovuto allo sponsor (abbigliamento vintage…), ancora circa millemila saluti allo staff, alle radio e a TUTTI i siti organizzatori e partner dell’iniziativa (le URL sono state ripetute in modo ossessivo per tutta la serata, uno spamming vocale in pratica), il ringraziamento al Siddharta che ha permesso una bella "situazione" come questa e "non aveva mai visto l’INDIE prima d’ora, perché era un locale metal" (in effetti), gli immancabili saluti al pubblico toscano, l’ulteriore precisazione che "partyamo" si scrive con la Y perché è un party INDIE, caso mai qualcuno avesse capito male.

E il premio dopo tutto ciò è il concerto dei Trabant. Breve, ancor più breve dei loro soliti live, suppongo.

I 4 triestini salgono sul palco quando ancora gli infiniti ringraziamenti non sono finiti. Quando riescono a partire, il cantante-chitarrista "il Marcello", aspetto favolosamente nerd saluta il pubblico rimasto, scherzando sull’orario (bontà sua) e avverte che il pezzo previsto come apertura (probabilmente Happyness = Guiltyness) verrà tagliato perchè lento e inadatto all’ora.
In effetti la situazione non dev’essere facile: davanti ai Trabant ci sono un paio di file di persone molto interessate che ballicchiano con le forze residue, mentre dietro nella sala non più piena c’è chi salta urla e poga a caso, dando l’impressione di sentire molto più l’alcol ingurgitato nelle ore precedenti che le note provenienti dal palco.

Le prime due canzoni sono The Emptyness e Girlfriend/Bestfriend, entrambe da Music 4 Losers (un album d’esordio breve ma davvero riuscito: punk-funk, sì ancora, synth in abbondanza e soprattutto una notevole immediatezza e freschezza dei pezzi, quasi tutti potenziali singoli). Seguono una canzone che non conosco e il "singolo" Waste Of Time.
Non so, l’inizio non mi convince molto. Il Marcello, che appare subito di natura molto ciarliera, sembra a tratti in difficoltà quando si impelaga in qualche discorso tra un brano e l’altro (davanti a un pubblico poco reattivo alle sue battute). Facile pensare alla stanchezza e alla tensione per la lunga attesa prima di suonare. Anche l’esecuzione dei pezzi non mi esalta più di tanto, ma lì non saprei dire se ad essere stanco ero io.
Fatto sta che da qui in poi il concerto "ingrana" (o mi sveglio io). Dopo la scheggia scherzosa Very Boring e Reverse The Question (rimasta fuori dall’album, non sembra male), arriva una sequenza micidiale con Tonight Party (la mia preferita), 187 P.C. (l’anthem che apre l’album, col titolo-ritornello urlato in coro da tutti i componenti del gruppo) e l’altro frammento furioso Gone Too Far. Basso batteria e synth vanno che è un piacere. Chiudono un paio di pezzi che non conosco, uno con l’evocativo titolo Portrait Of An Architect As A Cocksucker.

Mi piacerebbe rivedere i Trabant a un orario decente, su una distanza un po’ più lunga e davanti a un pubblico un po’ più caldo. Probabilmente prima di aver la possibilità di tornare da queste parti affronteranno parecchi altri concerti, e questo darà loro modo di migliorare ancora il live – comunque già energico e discreto.
Per ora mi piace ricordarli nelle pose per le foto di gruppo che alle tre e mezza, a concerto finito, l’instancabile Isa propone di scattare sul palco con tutti i gruppi che hanno suonato. Loro se ne stanno nell’ultima fila, timidi e giustamente soddisfatti, mentre i componenti delle altre INDIE band e i membri dello staff quasi li coprono, abbracciandosi esausti ma felici per la riuscita della serata.

Qui un video dell’inizio del concerto.
[Si sente distintamente anche la voce di un cretino dal pubblico che a 0:42, dopo che il cantante ha detto "io non conoscevo nessuno degli altri gruppi, prima di stasera", grida "neanche noi"…]

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29 Responses to My generation has lost the fight

  1. Pelodia says:

    Quando si usa Indie per sostituire “musica emergente” o “musica di nicchia” mi sento male.

    cmq i signori trabant se non mi sbaglio sono stati convocati per le prove alle 14 per suonare 12 ore dopo ;) bello smazzo trieste > prato per poi aspettare 12 ore. Brutta storia ;)

  2. in realtà ci avevo chiesto di essere lì alle 12:00 :D

    cmq prox concerto è al circolo degi artisti a Roma alle 21:00 eheheh non abbiamo mezze misure, o tardissimo o prestissimo ;)

    ci si vede alla prox.
    chuketti

  3. Enver says:

    se ha ancora un senso scrivere dei blog oggi è per post come questo. già ripresi la twitterata che anticipava il post…

  4. utente anonimo says:

    ciao!
    potrei precisare varie considerazioni errate visto ke dietro questo evento ci sn stata circa 6 mesi! ma quello ke mi interessa di + è perchè parli e parli di nuova generazione..a questo punto mi viene da chiedere..Disorder79 perchè sei del 79 o perchè hai 79 anni???!!!
    kate

  5. utente anonimo says:

    Caro Disorder sono un ragazzo che per partecipare a questo evento si è fatto 12 ore di pullman,vengo da una provincia nel calabrese….e a mio parere il concerto è stato fighissimo,l’inserimento del dj tra gli intervalli ha daato quel giusto stile alla serata;
    Volevo comunque precisare che la cover dei rhudes è long before rock’n roll(per questo non sono assolutamente convinto della tua passione sul genere INDIE).
    Inoltre mi permetto di fare i miei complimenti(se consentito)allo STAFF partyamo…

    Ossequi
    Francesco(la prossima generazione[14 anni])

  6. ti conveniva venire a Siena la settimana precedente per un bel live dei soli Trabant.
    ma così non sarebbe mai nato questo post…
    FedE

  7. Kekule says:

    Come dire: io ero indie prima di voi e senza la presunzione di saperlo definire. :)
    Comunque, senza l’ammmòòòre per issusci, mariantonietta e gliarcheidfaiahafferrarahannospakkato, non potrai mai essere INDIE abbastanza.

  8. federicoAS says:

    Eventi del genere sono organizzati ad uso e consumo dei neoalternativi (a proposito, un giorno o l’altro mi deciderò a parlare dei neoalternativi). L’indie (ammesso che si possa ancora usare tale definizione) come un prodotto da Mtv. Una moda e niente più, che l’anno prossimo sarà sostituita dall’Avril Lavigne di turno.
    Viene descritta a grandi linee la stessa impressione che ho avuto io al concerto dei Wombats venerdì scorso.
    A proposito: ti ringrazio di aver scritto un post del genere. Ci voleva proprio. E a quanto pare, i neoalternativi stanno già arrivando a dire la loro. :D
    Comunque, post dell’anno.

  9. Disorder79 says:

    Pelodia: sull’uso del termine “indie” concordo abbastanza, anche io mi sento di parlare in modo più naturale quando parlo genericamente di “musica emergente” – anche perché non mi reputo un purista o esperto di cosa sia indie e quanto, e cosa no.
    Però ormai è un’etichetta che si è estesa tantissimo, e insomma se ormai è diventata generica come le vecchie “alternative” e “underground” non facciamone drammi.
    L’importante sarebbe far capire dal tono del discorso quando si parla di “indie” in senso discografico, quando nel senso di “non molto commerciale” e quando in senso strettamente musicale-stilistico.

    chuketti: complimenti ancora, oltre che per il concerto anche per la tenuta fisica allora :)

    Enver: grazie. Ha un senso anche per le definizioni di “represso” che ci si prendono in giro (che dal pdv altrui possono essere magari anche meritate…è lo scotto del comunicare riflessioni personali in pubblico) – vedi il post dei Trabant che linka questo.

    kate: dentro anche molti di più :)
    Complessivamente voi organizzatori, orari a parte, avete fatto indubbiamente un buon lavoro: 5 concerti sono tanti, e l’idea dei djset intermedi era da apprezzare e l’ho scritto.
    Rileggendo il post mi rendo conto anche io che è molto centrato sulle due cose negative (la sforatura di orario e lo stile di conduzione a me poco gradito). Mi spiace, ma d’altra parte non sono un giornalista ma questo è un semplice blog personale, e tra l’altro tutto il discorso sui “giovani indie”, sul myspace ecc è una riflessione generale e non solo legata alla vostra serata e a chi l’ha condotta e organizzata. Purtroppo sono b-logorroico e nello stesso post ho mischiato argomenti diversi, e toni diversi.
    Una precisazione: quando parlo di riuscita della serata, alla fine, non sono sarcastico. In bocca al lupo per le vostre prossime uscite.

    Francesco: azz, complimenti per l’intraprendenza! Io a 14 anni manco uscivo la sera! Ho ascoltato la canzone dei Mando Diao (che non conoscevo), e non sono convinto che fosse quella – mi pareva una canzone sentita spessa, forse di qualche gruppo degli ultimi anni – ma un’altra. Forse ricordo male, o forse hanno fatto 2 cover, boh.

    FedE: beh, comunque a me ha fatto piacere anche sentire gli altri gruppi eh. Ecco, magari 5 insieme non li ho retti benissimo fisicamente :D

    Kekule: non esattamente: diciamo che non ero INDIE, ma avevo una idea dall’esterno di cosa fosse anche solo 3-4 anni fa.
    Comunque gli Arcade Fire a Ferrara rimpiango di averli persi e Maria Antonietta mi piace, quindi mi manca solo (per fortuna!) l’odioso sushi per rientrare nel profilo :)

    federico: che poi effettivamente sono tutte impressioni. Qualsiasi “target” di pubblico può suscitare disagio in chi non vi appartiene in pieno e vi si ritrova in mezzo. Comunque il fatto che qualcuno apprezzi il post mi consola, già quasi mi sentivo un’asociale disadattato a leggere le prime critiche – si sa che sono una mammoletta e accuso facilmente i colpi :D

  10. EgoManiacKid says:

    Questo post mi costringe a metterti tra i preferiti, a furor di popolo (io).

    Quella indie (se mai è esistito un fenomeno definibile “indie”) è stata una scena marginale, alle origini (nell’epoca ante-internet). Quando scoprire un gruppo sconosciuto e meritevole dava una certa soddisfazione. Insomma, questo fenomeno viveva lontano da quello che si definisce “mainstream”, caratterizzandosi anche tramite un corollario di manifestazioni estetiche (frangette, converse, magliette a righe orizzontali, che altro?) più o meno riconoscibili (e qui ci sarebbe molto da dire e da scrivere).
    Poi, complice la faciltà di oggi nel far presa sulle masse, internet e TV e mille altri media a disposizione, proprio queste “manifestazioni squisitamente estetiche et marginali” sono state sdoganate come l'”essenza dell’indie” ad una generazione che è assuefatta da trl e blog e myspace, ed è abituata a prendere tutto un po’ alla rinfusa. In fondo, le velocità sono cresciute spropositatamente rispetto ad appena una manciata di anni fa. E non c’è nemmeno bisogno di fare uno sforzo eccessivo, nell’inculcare certe “idee di appartenenza”: vedere migliaia di myspaces (identici e) tutti “più o meno indie” rende bene l’idea di come il fenomeno sia paragonabile ad un’epidemia che dopo la spinta iniziale si diffonde da sè, esponenzialmente.
    Successe con l’estetica punk, trent’anni fa, dopo le origini più o meno pure, ma complice la diversa portata dell'”informazione” il fenomeno non ebbe valenza globale; in ogni caso, divenne moda. E moda puramente estetica.

    Succede oggi, con questo “indie”.
    Succederà domani, e qualche nuovo termine soppianterà la parola “indie”.

    Io la vedo così. (E scusate il post spropositatamente lungo e decisamente confuso)

  11. Ciao, arrivo qui seguendo i tuoi commenti dal blog di FedericoAs, e come lui faccio i complimenti per il post, davvero.

    Poi, non stiamo troppo a spaccarci la testa sulle parole, alla fine – al di là di mode ed apparenze – semplicemente ci piace la musica che no passa “troppo” per radio…

    Un saluto, Lollodj

  12. Ciao,
    scriviamo per invitarti all’inedita mostra fotografica su Firenze e Napoli che stiamo allestendo nel nostro locale.
    Tutti gli scatti ci sono stati inviati dagli utenti di Flickr quindi se vorrai, oltre che venirci a trovare, potrai partecipare con le tue immagini!

    Se l’idea ti garba, vieni a leggere sul nostro Blog icché fare!

  13. federicoAS says:

    Che poi ho visto di recente una puntata di Trl ed usano le CSS come musichetta per gli stacchi. :D

  14. Disorder79 says:

    EgoManiacKid : mi hai fatto riflettere sulla cosa delle magliette a righe orizzontali e sono giunto a una conclusione: ecco perché gli indiekids sono da sempre magrissimi…devono adeguarsi alle magliette che ingrassano! :D

    Abbastanza d’accordo sulla diffusione generalizzata dell’indie come definizione veicolata dai media, ma per quanto riguarda i myspace c’è da dire che in TUTTI c’è scritto “indie” alla voce “tipo di etichetta”, perchè ovviamente nessuno dei gruppi emergenti ha un contratto major…

    Lollodj: grazie anche a te :)

    Funiculì: il commento è fuori tema ma simpatico (e poi l’idea del blog della pizzeria mi diverte), quindi lo lascio a beneficio di eventuali lettori fiorentini che fotografano… (le mie produzioni non sono esattamente sopraffine)

    federico: io ricordo che l’anno scorso (o due anni fa? praticamente non vedo più nulla di Mtv da tempo, specie quando a settembre ho saputo che avrebbero condotto dei programmi Santarelli Adinolfi e Zeroassoluto, gente che non voglio rischiare di trovarmi davanti) negli stacchetti di Trl c’erano c’erano gli Architecture in Helsinki.

  15. senhal says:

    pensa che quando ho letto myspace ho pensato al windows live space (che vergogna…)
    come sono inadeguata per questo blog! mi limiterò a lasciarti un saluto…

  16. utente anonimo says:

    Basta, ormai sei una persona anziana Disorder! E’ giunto il momento di velare gli specchi di casa. Non sei entrato abbastanza nello spirito della serata. Io invece si! E ci sono entrato così tanto, che ho deciso di tornarmene a casa. :-D

    IllegallyBlonde (18 anni, per chi ci crede ancora)

  17. Ma la serata vi è piaciuta o no??
    Tutti a cercare il pelo nell’uovo.. tutti a classificare stereotipi o generi..la musica non ha generi!Chi la classifica, la uccide..il fattore comune INDIE stava per INDIPENDENTI..senza etichette e con la ovvia libertà musicale!
    Tu recensore, scrivimi alla mia mail personale.Fammi una intervista a riguardo della serata, chiedimi, se sei in grado..e ti sarà spiegato!
    Chissà se sarai mai in grado di farla tu, una serata di queste dimensioni…. la mia mail è: info@staffpartyamo.com

  18. Disorder79 says:

    senhal: eh, ma guarda che non sei andata così lontana…tra i tantissimi utenti di ms, c’è anche chi lo usa più meno come i temibili blog di windows-live-msn-spaces….

    I.B.: l’importante è che ci creda tu, honey! :-P

    Mr/Ms Staff: comincio dal fondo. No, non so se sarei in grado di organizzare una serata del genere. Però la mia impressione da membro qualsiasi del pubblico pagante (ma anche se non fosse stato pagante) la posso dare lo stesso, no? :)

    Su “la musica non ha generi” sono d’accordo sì e no, ma sono questioni di cui si potrebbe discutere in eterno (e probabilmente di lana caprina:) ).

    Chiedi se la serata mi è piaciuta. In sintesi:
    1) Cose positive. Bella l’idea di tanti concerti insieme, bene i concerti tecnicamente (mica è facile far funzionare tutto senza intoppi, o almeno senza farne percepire al pubblico), bene la cosa dei djset inframmezzati. Non è poco.

    2) Abbastanza bene nel complesso la qualità media dei concerti (quasi tutto si lasciava almeno ascoltare, nonostante dei primi 4 gruppi non avessi sentito quasi niente prima).

    3) Male 2 cose, dal mio punto di vista: il far terminare così tardi l’ultimo gruppo, non solo per il gruppo stesso ma anche per il pubblico che magari era venuto contando di vederlo e magari in buona parte è dovuto andar via prima. Proprio perché i Trabant venivano da lontano (e vi va dato merito di averli portati) è stato un peccato che li abbiano potuto vedere meno persone.
    E su questo ci saranno state anche mille ragioni tecniche magari: la prossima volta andrà senz’altro meglio.

    Mentre sull’altra cosa, lo “stile” della conduzione (il che non vuol dire criticare solo la presentatrice, per carità!), non c’è molto altro da dire: è questione di gusti, background e sensazioni personali (vedi anche la risposta a Kate che ho dato al commento 9).

    Lo so che dal post risaltano solo queste ultime due cose, ma purtroppo venerdì ero stanco e l’aver dovuto far così tardi ha fatto sì che della serata mi siano rimasti impressi di più i ricordi negativi che quelli positivi. Sicuramente per molti altri non è stato così.

  19. utente anonimo says:

    ciao Disorder ho riflettuto molto nei momenti di cazzeggio tra Hume e Lakatos..il blog è tuo sei libero di scrivere quello ke vuoi e io di commentare..sn anke libera di farmi girare il c..in modo anke molto infantile!!xkè dopo tanto entusiasmo e tanta soddisfazione per quello ke è stato mi rimbocco le maniche per pianificare in vista dei prossimi eventi il modo di superare i difetti organizzativi ke ci sn stati (ke lo staff ha percepito via via ke si svolgevano le cose siamo inespertini ma nn abbiamo mica i prosciutti!)
    infine:accetto i consigli ma nn le critiche!
    infine infine: birra& schianti sempre infantile ma sicuramente divertente

    kate

  20. utente anonimo says:

    l’illuminata frase di “kate” “accetto i consigli ma non le critiche” è proprio la conferma che, ahimè, c’hanno preso tutto, come diceva qualcuno.
    m
    Ps: ma non lo sai che solo il Cavaliere può dire certe cose?

  21. utente anonimo says:

    Caro m (firmarti decentemente?)
    così colpito dalla mia frase…talmente colpito ke ti ha completamente slegato dal senso del mio intero commento per portarti all’epoca dei principi illuminati francesi, di Lenin.. fino ai giorni del Berlusconi..se oggi,in questo contesto,a questa frase dai questo significato me la fai prendere un po’ male e quindi giusto x te puntualizzo: ACCETTO LE CRITICHE MA NON ACCETTO I GIUDIZI
    vuoi continuare a etichettare le persone per le parole?o ti puoi sforzare un pochino a capire il senso?troppa fatica?

  22. utente anonimo says:

    W i Tokyo Hotel!
    4Evah

  23. LaKris says:

    Io sono sempre stata “Indie” e non lo sapevo… come la mettiamo ora?! Niente magliette a righe, niente Converse, niente frangetta. Niente. Niente concerti Indie, Party Indie, niente MySpace Indie. Solo musica “diversa” (e migliore) e soddisfazione nell’ascoltare gruppi che gli “altri” non apprezzeranno mai (forse)

  24. Fatabugiarda says:

    in questo periodo sto facendo uno studio molto approfondito su tutti i prefissi e suffissi che vengono applicati alle parole:
    indi rock new wave industrial pop grunge spyco …

    vengono fuori degli accrocchi roba da rincoglionire.

    uno dei migliori: new dandy

    Ma ancora lo studio non è completato.. posso far meglio

    :)

  25. Kekule says:

    Apulolognese -> fuorisede di Veglie in quel di Bologna, specie delle facoltà cosiddette “minori”.

  26. ahahaha
    ragazzi è finita!
    anzi, regaz!!
    tvukdb

    mi è piaciuto l’intervento dello staff…me cojoni!
    mi sa che non ci hanno capito molto.

  27. Disorder79 says:

    ok, vedo che ormai siamo passati dal flamone a una più inoffensiva caciara :)

    (Kekule: ma perché motteggi con definizioni? e in ogni caso suonerebbe meglio “apulognese”, semmai…)

  28. Kekule says:

    Col “lolo” fa molto più pizzica e ricarica bancomat mensile.

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