Goodbye my darling, goodbye my love

Chi dall’esterno volesse farsi un’idea dello stato della televisione italiana a livello di approfondimento culturale, non avrebbe che da sintonizzarsi su Raiuno il sabato e seguire fino alla fine il Tg1 delle 13,30.
La rubrica DoReCiakGulp a cura di Vincenzo Mollica è infatti un breve e perfetto compendio del modo in cui l’arte, la cultura e lo spettacolo vengono trattati dal servizio pubblico.
Un compendio troppo breve, per la verità: a volte penso che potrei andare avanti per ore a contemplare e commentare con sarcasmo l’imbarazzante carrellata di marchette (naturalmente con la k, ovvero nell’accezione di "consigli culturali") propinataci dal Vincenzone nazionale.

Tutto quanto, in questa piccola striscia, stuzzica il mio gusto per l’orrido.
 
Per prima cosa le due (per me) fastidiosissime sigle, che sembrano esser lì da sempre come il curatore dello spazio: quella di apertura (un frammento di questo pezzo di Paolo Conte, per dare quel tocco di finto radical-chicchismo che non guasta mai) e quella di chiusura, ovvero il coretto di cui al titolo del post tratto da questa canzone ed eseguito da un gruppo di vegliardi.

Nella sequenza micidiale di "segnalazioni" invece mi colpisce sempre, più del senso critico non proprio strabordante (i servizi dei tg non sono certo la sede più appropriata per le stroncature), l’estrema varietà di aggettivi profusa nelle descrizioni. Si passa in genere da un libro appena uscito "molto bello" al "bellissimo" nuovo disco bestseller di cantante italiano strafamoso. Si prosegue poi con un film "bellissimo" in uscita, una mostra "molto bella" inaugurata di recente, un "bello" spettacolo teatrale che ha appena debuttato e una "bellissima" riedizione in cofanetto di qualche opera italiana musicale/letteraria/artistica (generalmente degli anni 60-70-80).
Bandite sempre le mezze misure, e banditi quasi sempre anche epiteti maggiormente descrittivi come – che ne so – "interessante", "innovativo", "tradizionale", "atipico", "giocoso", "dirompente", "impegnato". Tutto è più semplicemente "bellissimo", o in alternativa "molto bello".
Del resto si capisce che c’è tutto un lavoro di selezione dietro: solo l’eccellenza merita di essere raccomandata al popolo bue che si suppone coincidere con gli spettatori del Tg1 (che non capirebbero certo critiche più approfondite).

Un’altra particolarità è il tono di voce con cui Mollica elenca le varie "scelte" della settimana (mentre scorrono le relative immagini): sicuramente non è così, ma spesso l’impressione è che stia leggendo la lista della spesa.

Naturalmente quella di Mollica, oltre che essere una critica coraggiosa che non guarda in faccia a nessuno e non contempla affatto "mostri sacri" da incensare aprioristicamente (il Nostro è infatti noto anche per le sue aggressive interviste), è anche una critica sensibile al messaggio che l’arte deve comunicare. In questo senso si fa naturalmente sempre riferimento al quadro di "bei sani valori di una volta" che caratterizza la testata giornalistica che ospita la rubrica e l’intera rete principale Rai.

Ad esempio, ieri una celebrazione del famoso autore di fumetti Jacovitti (in occasione dei 10 anni dalla sua morte) era immediatamente seguita nel "pastone" dalla segnalazione dell’uscita di un docufilm in dvd su Giuni Russo, diretto da Franco Battiato.
Immediatamente prima, un panegirico sul legame fortissimo e di lungo corso tra il creatore di Cocco Bill e la moglie.

Immediatamente dopo, ogni riferimento a Maria Antonietta Sisini nei suoi ruoli diffusamente noti di collaboratrice di sempre, compagna storica e quindi straziata "vedova" di Giuni Russo è omesso: la si cita sbrigativamente soltanto come anonima "produttrice" del dvd.

Democristianismi a parte, in realtà a Mollica gli si vuole quasi bene, così tenero e pacioccoso com’è. Lui a essere cattivo e pungente probabilmente ci prova, ma non ci riesce (o forse non è lui a essere così buono, è che lo disegnano così). Per quanto riguarda poi gli argomenti trattati, si sa: non di tutto si può parlare, al Tg1.
D’altra parte non è che nei servizi di cultura e spettacolo degli altri telegiornali – pubblici e non – ci siano tutta questa indipendenza, obiettività e profondità di analisi. E i giornalisti più giovani e rampanti sono spesso ben lontani dall’invertire la tendenza…

E comunque la cultura su Raiuno non è affatto monopolio di Mollica. C’è anche e soprattutto, con la sua attenta supervisione e i suoi imperdibili programmi, il responsabile culturale Gigi Marzullo.

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7 Responses to Goodbye my darling, goodbye my love

  1. Ari says:

    mi hai fatto venire in mente le molteplici mostruosità segnalate da Mollica nel corso degli anni.

    Ma d’altronde da uno così che ti puoi aspettare? Nomen omen. Mica si chiama Crosta Croccante.

  2. utente anonimo says:

    Dici che “forse non è lui ad essere così buono, è che lo disegnano così”.
    Beh, il buon Mollica è comparso 2 3 volte su Topolino, nella parte del critico musicale Paperica… In storie scritte(o almeno ideate) da lui…
    Quindi “lo disegnano così” è la perfetta descrizione del Vincenzone criticone
    Cthulhu76

  3. utente anonimo says:

    Guarda che Mollica – si dice – si fa pagare per fare le recensioni. 20-30mila euro e hai la recensione fatta. Vuoi pure che sia critica?

    AnelliDiFumo

  4. Disorder79 says:

    Ari: più che mostruosità, direi “dinosaurate”. Cose che possono passare tranquillamente a Domenica In, per intendersi.

    Ctulhu76: in effetti è proprio un personaggio da storia Disney :)

    AdF: guarda, quelle cose “si dicono” di tutti, mi pare. Non so se sia o no così. E poi penso che l’assenza di spirito critico su giornali e tv non sia necessariamente determinata da corrispettivi in denaro: spesso possono esserci, e ci sono, anche semplici favori reciproci (ad es. tu rete-tv mi parli bene del film, io produttore concedo gli attori come ospiti delle tue trasmissioni per alzarti l’ascolto…).

    Poi non parlerei addirittura di “recensioni” per i servizi del tg. Ti dirò, è anche normale che tali servizi siano quasi sempre elogiativi…quello che di Doreeccetera mi fa sorridere è semmai la ripetitività degli elogi stessi :)

  5. federicoAS says:

    Negli anni non è mai cambiato. Ultrademocristiano era, ultrademocristiano rimane. Ultrademocristiano rimarrà? :D

  6. utente anonimo says:

    E pensare che lo zio del Mollicone nazionale (Anthony Mollica) è un linguista mica da poco! Ovviamente lo conoscono solo quelli che lavorano nel settore, mentre il nipote beota lo conoscono tutti…

  7. Disorder79 says:

    Anonimo: mi hai incuriosito, una ricerca internet però mi dice che i due non sono parenti (almeno non padre e figlio), anche se originari dello stesso paese (Motticella, RC).

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