You gotta fight for your right (against the) party (?)

«D’Alema ha ragione. Oggi l’Italia non è pronta per il "matrimonio gay" e spingere in quella direzione, anche dall’interno del Partito Democratico, allontana solamente le soluzioni più ragionevoli dei DICO o dei CUS, perchè radicalizza le posizioni. Di tutto abbiamo bisogno tranne che trionfi il massimalismo nel movimento gay e lesbico e che questo trovi pure cassa di risonanza nel Partito Democratico

A prodursi in questa triste difesa di D’Alema è Alessio De Giorgi, l’ex presidente di Arcigay Toscana che è anche tra gli eletti all’assemblea nazionale del Partito Democratico e soprattutto è a capo del colosso internet Gay.it.
Non so se queste dichiarazioni giustifichino addirittura un boicottaggio al suddetto sito, su cui peraltro già non capito molto spesso.
So solo che è molto facile dire che l’Italia non è pronta, quando si ha la possibilità di avvalersi della tutela prevista dalle normative di altri paesi – a differenza della maggior parte dei lettori del sito che si dirige…

– – –

Sempre a proposito di conflitti di interesse. Paolo Colonna, nei commenti di Tom, risponde a una mia manifestazione di disagio verso i gay ancora impegnati nel progetto-Pd auspicando (al posto dell’attuale guerra di borsettate in corso su internet e non) l’unione delle forze di tutti i gay italiani, indipendentemente dalla tessera di partito o di associazione che eventualmente si possiede.

Sono d’accordo. Facciamole, queste iniziative collettive di disobbedienza civile (non lo dico da oggi).
La scelta è ampia (forse troppo), e magari pensandoci si riesce ad andare oltre le fiaccolate infrasettimanali.
Astensioni "visibili" dal voto? Blocchi del traffico? Obiezioni di coscienza (vanno tanto di moda, i cattolici le praticano per qualunque cosa li infastidisca)? Organizzazione di ricorsi di massa alle autorità giurisdizionali internazionali e/o comunitarie che si occupano di diritti civili? Petizioni presso il gruppo del PSE e presso gli altri organismi internazionali di cui fanno parte i partiti che non sostengono i nostri diritti? Boicottaggio di manifestazioni partitiche? Rivolte fiscali? C’è di che scatenare la fantasia (di fantasia de resto ce n’è un gran bisogno).

Io credo però che un tratto comune caratterizzi, in misura variabile, tutte queste modalità di lotta non violenta: il porsi in forte contrapposizione politica e/o mediatica e/o giudiziaria con i principali partiti politici in primis, e spesso anche con lo Stato italiano le cui istituzioni sono occupate da questi partiti.

E’ questo un metodo di azione che difficilmente potrà essere condiviso da tutte le persone "con la tessera in tasca", ovvero quelle che ambiscono a intraprendere una qualche carriera politica sfruttando anche il trampolino dell’appartenenza al movimento glbt (non si veda un giudizio necessariamente negativo in questa frase: è importante che la politica peschi nell’associazionismo, e ci sono stati vari esempi positivi anche in Italia).
E oltretutto molte tra le persone con meno problemi di esposizione personale e con più tempo da dedicare alla causa (in un paese dalla scarsa propensione generale alla mobilitazione politica e in cui la popolazione gay e lesbica è ben poco visibile) rientreranno inevitabilmente in questa categoria.
Questo discorso vale per tutti i partiti, ma in particolare per quelli a vocazione di governo, come il Pd.

Quindi, altro che chiederne con forza l’espulsione dal partito: ci sarà sempre chi anche da gay difenderà a oltranza la Binetti per non creare imbarazzi di alcun tipo a Veltroni (il quale del resto l’ha voluta nelle sue liste, e ne condivide le scelte in tema di laicità e rapporti col Vaticano).
Con tutta la buona volontà che possiamo avere noi nell’accogliere persone di ogni orientamento politico nelle eventuali iniziative di cui sopra, ci sarà sempre tra i gay (dichiarati) chi rifiuterà l’idea stessa di tali iniziative, farà di tutto per boicottarle coi mezzi mediatici in suo possesso e manterrà l’attuale e tutto sommato veritiera immagine di forte disunione che il movimento glbt offre oggi.

Si riuscirà mai ad arrivare a una consapevolezza e a una partecipazione di gruppo, tra le lesbiche e i gay italiani? O le iniziative di rottura continueranno ad avere per protagonisti isolati i quattro gatti legati al giro radicale o qualche esponente di spicco delle associazioni?
Io non vorrei perdere la speranza, anche se ogni giorno di più constato la saggezza del vecchio adagio, per cui se si è ricchi (e metropolitani, e ben inseriti, e con la possibilità di espatriare agevolmente) si è gay, mentre negli altri casi si resterà sempre e solo dei ricchioni.

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4 Responses to You gotta fight for your right (against the) party (?)

  1. Con la Binetti se la vedano quelli del PD. L’hanno voluta? Hanno voluto entrare nel partito nonostante ci fosse lei? Ci pensino su.
    Credo che a nessun gay in Italia stia bene essere discriminato, indipendentemente dal partito e dalla tessera. Giusto? Allora facciamo tutto il possibile perché il decreto anti-omofobia rimanga nel pacchetto sicurezza. Tutti quanti: Arcigay, GayLib, Radicali, Rifondazione, i gay nel PD. Per una volta smettiamo di pensare agli schieramenti politici e cerchiamo di ottenere qualcosa che vogliamo tutti in quanto gay.
    Se però invece che scendere in piazza preferiamo stare a casa a scrivere sul blog quale partito è più impresentabile o andare a fare shopping o a ballare (vedi fiaccolata sulle unioni civili a Roma, dove erano in 4 gatti) allora poi non lamentiamoci se non abbiamo niente. È ora che ci diamo una mossa, e ci sforziamo di impegnarci tutti un pochino di più.
    Personalmente sono un’introverso, sono un pigro, la folla mi fa paura e non sono mai stato un attivista, ma se almeno a Roma e Milano organizzassimo una manifestazione per salvaguardare il decreto stavolta mi faccio coraggio e muovo il sedere. E se a protestare accanto a me ci fosse anche qualche gay di destra ne sarei ancora più contento.
    – Paolo di Tom

  2. Disorder79 says:

    Sono d’accordo, sulla necessità di manifestare: poi c’è da dire che se si organizzano solo fiaccolate infrasettimanali con 2 gg di preavviso non c’è molta possibilità di fare il pienone.. (ma allo stesso tempo mi fa rabbia se paragono l’affluenza che nelle metropoli hanno le serate in disco con quella che ottengono queste manifestazioni…a cui se abitassi nelle suddette città cercherei di partecipare).

    Sul “Credo che a nessun gay in Italia stia bene essere discriminato”, non so cosa rispondere: forse c’è chi ha una diversa percezione di discriminazione, e non ritiene che si verifichi un’odiosa discriminazione quando il partito che si sostiene è ostaggio di gente come la Binetti e ne avalla le posizioni, mentre le richieste che si fanno (dall’interno!) sui diritti dei gay vengono fatte puntualmente cadere nel silenzio.

    Anche io auspico che si faccia qualcosa nella Vitareale, sarei pronto a unire le mie forze con tutti quelli che ci stanno, e non ambisco affatto a fare il piccolo web-attivista rancoroso – preferirei scrivere qui solo delle mie piccole scemenze, cosa che probabilmente farei se solo tutte queste continue secchiate di merda sull’articolo 3 della Costituzione non mi avvilissero e svuotassero quotidianamente.

  3. utente anonimo says:

    sinceramente non ho mai capito come mai le persone gay abbiano cagato poco i radicali, di fatto gli unici che portano avanti certe battaglie

    yoshi

  4. Disorder79 says:

    Non so, per una serie di cause, credo: un po’ c’è stata per anni l’illusione che la sinistra (almeno quella meno moderata) a certi temi un po’ tenesse; un po’ perché i radicali, col loro metodo così fuori dalle righe, o li ami o li eviti istintivamente; un po’ perché il loro “allearsi con chi è disponibile a realizzare i punti concreti che proponiamo” è spesso degenerato in un salto della quaglia continuo da una coalizione all’altra (ogni riferimento a Pannella non è casuale); un po’ perché forse a volte con certi loro dirigenti hanno dato l’impressione di strumentalizzare l’elettorato e le battaglie gay, magari a fini di visibilità personale (ogni riferimento a Capezzone non è casuale).

    (poi, ognuno ha le sue ragioni, suppongo)

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