E la colpa è anche un po’ tua

Oggi durante un giro in centro ho notato con dispiacere la chiusura di un altro negozio di dischi storico (per fiorentini e frequentatori: quello nella galleria commerciale sotto la stazione, posto a metà strada tra le due Gallerie del disco). Al suo posto mi è sembrato essere in via di allestimento  l’ennesimo anonimo mini-outlet di abbigliamento.

Non saprei riportare con sicurezza il nome esatto del negozio, l’ho sentito chiamare in diversi modi negli anni (ma soprattutto ne ho sentito parlare come Super Records). A Firenze era conosciuto, comunque.
Era uno di quei rivenditori di musica vecchio stampo, con i cd divisi per genere (scelta con i suoi pro e contro: tra i secondi, la maggiore difficoltà nel ravanare e cercarsi la roba da soli).
Il suo catalogo pop-rock "generalista" (che alla fine è quello in cui ricadono gran parte dei miei acquisti) non brillava affatto per completezza, ma sui generi di nicchia (prog, punk, indie, wave, metal) credo fosse ben fornito. In particolare mi pare che ci fosse diversa roba d’importazione, e forse anche dell’usato.

Il punto debole erano ovviamente i prezzi, poco concorrenziali rispetto ai più noti negozi della zona (e a maggior ragione rispetto ai mega-store di periferia e all’acquisto su internet). Ma finché il mercato del cd ha retto in modo significativo tra gli appassionati di musica questo probabilmente non era stato un problema, perché al prezzo un po’ più alto suppliva magari la maggior possibilità di scelta (per gli ascoltatori dei generi in cui era specializzato).

Ormai probabilmente la maggior parte dei negozi che hanno la musica come core-business è destinata a sparire o riconvertirsi. Probabilmente tra di essi ne sopravviveranno pochi: grandi e con un solido catalogo di pop "mainstream" che possa soddisfare il pubblico di consumatori occasionali di musica. Ovvero quel pubblico poco informato (perché non interessato a informarsi) sui modi per ascoltare e reperire musica in rete – legalmente e non.

E comunque credo che anche quei pochi continueranno a campare soprattutto sui dvd.

Non avevo legami personali con quel negozio o con i gestori, né ero un cliente affezionato, ma da amante della musica in supporto fisico mi è comunque dispiaciuto – e mi sono comunque sentito anch’io in colpa, per quanto non mi si possa certo rimproverare di contribuire al crollo del mercato del disco.

E poi non ho guardato con attenzione: magari si è solo trasferito (ma ne dubito).

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16 Responses to E la colpa è anche un po’ tua

  1. utente anonimo says:

    nooooooooooooo!!!
    c’ho speso la madonna in gioventù!!!!!!!!
    m

  2. Noooooooooooooooooooo
    Non mi ricordo il nome del titolare, ma lui aveva sempre tutto!

  3. Se non sbaglio, il negozio in questione era citato anche in diverse biografie di artisti fiorentini…

    Mi spiace per lui, anche nella mia città l’unico negozio di dischi ha chiuso; sono in linea di massima d’acordo con te, ma per certi versi non si può fermare il progresso, sennò dovremmo rimpiangere anche gli ombrellai, gli arrotini, gli spazzacamini, etc etc…
    Il mondo cambia, da sempre, e non possiamo farci niente.
    Opinione mia, ovviamente.

    Lollodj

  4. Anche a Roma è una tristezza veder sparire quei negozi dove potevi ancora trovare gli lp…

  5. utente anonimo says:

    A Torino un 3 anni fà ha chiuso un’istituzione che ha lasciato un vuoto enorme,il negozio di piazza castello “Maschio”….

  6. utente anonimo says:

    Ma quello accanto alla profumeria del sottopassaggio dove ho comprato il mio primo anello da naso?
    IllegallyBlonde

  7. quel negozio era la succursale cd della contempo.. il cui nome dovrebbe dire qualcosa a qualche nostalgico in vena di lacrimucce.
    erano cari assatanati e darkmetalcrossover a più non posso.
    in effetti ci sono rimasta un po’ male anche io, ma poi ho pensato che, sinceramente, non rimpiangerò la scortesia di chi ci stava dentro, dimostrazione che anche i musicanti, a firenze, sono bottegai.

  8. utente anonimo says:

    No IllegallyBlonde, quello che dici te è il secondo negozio della Galleria Del Disco (ne ha 2). Quello che dice Disorder si trovava a metà fra i due negozi. Era piuttosto “famoso” per avere materiale poco mainstream, tanto metal, tanta roba di quel tipo lì etc. Era piccoletto e si, prezzi alti e poca cortesia, ma non mi pare che questo possa servire a giustificare la scomparsa di un negozio.

    Al tempo stesso tristemente quoto Lollodj. Queste cose son sempre brutte purtroppo, e spesso sentiamo il bisogno di trovare un qualcuno o un qualcosa verso cui addossare la colpa, ma la verità è che spesso nessuno ha questa colpa, se non quello che comunemente chiamiamo “Progresso”, un progresso che inevitabilmente si lascia dei morti alle spalle…

  9. utente anonimo says:

    Sì, avevo notato che era scomparso da qualche tempo. L’ultima volta c’avevo comprato gli Offlaga Disco Pax. In effetti la cortesia non era certo la qualità principale per cui si distingueva quel posto. Però ogni tanto era piacevole rifarsi gli occhi con quelle ristampe messe lì in vetrina (Neon, Pankow, Suicide…) così in contrasto con le Britney Spears di turno alla Galleria del Disco e compagnia. Galleria a cui va comunque, in un certo senso, tutta la mia solidarietà, perché continuare ad esistere non dev’essere affatto facile. Gran parte delle 2 Gallerie sono già stati “mangiate” dai dvd e il presente ormai si basa sempre di più su questi greatest hits che prima o poi finiranno…E vabbè, Contempo ha fatto festa da 15 anni, Nannucci da una decina, la Seeber ha fatto finta di rinascere prendendo il posto dell’Excelsior e via discorrendo. Sarà anche il progresso, ma a me sembra che in tutto questo gli mp3 o i dvd c’entrino il giusto. Visto che fioriscono gli outlet, i negozi di moda, al posto di negozi di dischi e cinema, più che di progresso credo si dovrebbe parlare di “libero mercato”. Che è tutto fuorché libero.

  10. utente anonimo says:

    sarà stato anche darkmetalcrossover … io c’ho comprato tutto il progressive che nei negozi non si è mai trovato … avevano roba d’importazione, cara assatanata, certo, non avendocela nessun altro …
    – certo, quella volta che mi sbolognarono gli spock’s beard, se le sono guadagnate due o tre maledizioni, tuttavia – dispiace, e parecchio.
    m
    ps: quanto, quanto siamo provinciali, o fiorentini miei!

  11. OT:
    ciao e scusa il messaggio un po’ off topic.
    Ti volevo segnalare un’iniziativa: in queste vancanze, infatti, noi di QueerWay abbiamo lanciato un social network queer.
    L’idea è quello di creare un posto in cui poter raccogliere tutte le nostre notizie e le nostre opinioni e di mettere a disposizione uno strumento per aprire una finestra su quello che pensa la comunità all’interno del proprio blog.
    Se vuoi dare un’occhiata, questo è l’indirizzo :
    http://www.queerway.it/dblog/newsnetwork.asp

    Spero che l’idea ti piaccia.

  12. utente anonimo says:

    ieri ero in un negozio generalista per cercare un disco di rufus wainwright. Poi sono entrata, ho rivisto gli insopportabili commessi che ci lavorano, che non hanno la minima idea di musica (se fossero lì a vendere patate per loro sarebbe uguale). Mi sono ricordata del fatto che probabilmente avrei dovuto fare lo spelling del nome e rispondere a facce perplesse, e sono uscita. Non ce l’ho fatta a chiederglielo. perchè allora davvero non ti viene in mente nessun motivo per comprare lì (a un costo molto alto) piuttosto che online. Cade ogni differenza. Il che dovrebbe far capire quanto sono rimasta male per la scomparsa del negozio di cui parli. Non mi ricordo se i commessi fossero gentili, ma ricordo di aver chiesto una volta un disco dei death from above 1979: non lo avevano ma sapevano cos’era, e la cosa mi rendeva felice.

    ormai compro tutto online: contribuisco alla scomparsa di questi negozi, ma poi mi ricordo che è sempre meglio che non comprare affatto, quindi non mi sento troppo in colpa.

    forse hanno ragione altri commentatori, dobbiamo rassegnarci. il bello è che io mi rassegno a questi sviluppi in tutti gli altri campi, eppure in questo non ce la faccio. Forse però qualche speranza c’è: in spagna ho visto una cosa che mi ha colpito…un negozio di elettronica aveva allestito al suo interno un piccolo spazio dedicato alla vendita di dischi, per lo più di nicchia (ma non solo). Era molto fornito (e cmq gestito da persone competenti e interessate, disposti sempre ad ordinarti i dischi che non avevano), ma oltre a questo, non essendo i dischi la loro fonte principale di guadagno, potevano permettersi di tenere i prezzi bassi. In pratica era come avere tutto: un negozio indipendente, specializzato, tenuto con cura e passione (insomma, non un media world), ma allo stesso tempo con costi accessibili. la scomparsa di un negozio di tipo strettamente tradizionale, sostituito da una cosa che lo ricorda molto, non spersonalizzante, e che non rischia di fallire. una via di mezzo più che accetabile, no?

  13. djdona says:

    a Roma mi ha chiuso Disfunzioni Musicali l’anno scorso…
    Ci sono rimasta malissimo…
    Questo negozio sotto la stazione e’ quello piccolino dove potevi ascoltare in cuffia i cd prima di comprarli? se e’ quello ci ho comprato un sacco di roba un paio di volte che sono passata da li’…

    Insomma, cerco negozio di dischi che mi adotti quando passo da Firenze, e un altro che mi adotti quando passo da Roma, se hai/avete dritte in proposito…
    Requisiti fondamentali: che si possano ascoltare i cd prima di comprarli, che i commessi siano competenti, e che venda cd usati o scontati (per risparmiare, ma tanto poi ci spendo ugualmente un botto di soldi)…

  14. Disorder79 says:

    Uhm, vedo che i gestori non riscuotevano tutte queste simpatie in giro… (io non ho ricordi particolari, gli avrò rivolto parola due volte…sono sempre stato per cercarmi la roba da solo..). Grazie a tutti per gli interventi.

    LolloDj: ci sta..probabilmente se rispolvero “Frequenze Fiorentine” ce lo ritrovo citato.

    Anonimo #9: alla Seeber però prima non credo vendessero cd, quindi in questo caso si è guadagnato un negozio in più, per quanto parte di una catena (e il reparto musica della Melbookstore non è affatto male né come catalogo né come prezzi..specie paragonato ad esempio all’orrida Ricordi).
    Concordo che del Superrecords/Contempo era piacevole da vedere la vetrina, così “diversa” dalla maggior parte delle altre.

    Anonima #12: anche io (non avendo negozianti a cui sono particolarmente affezionato) sto aumentando i miei acquisti online e seguo il tuo stesso ragionamento, meglio comunque questo che non comprare. Poi vabbè, l’acquisto che dà più soddisfazione (ovvero la sensazione di sostenere concretamente la musica che ti piace), quando capita, è quello al banchino dopo il concerto. Ma non è pratica possibile per tutti i cd, per gli ovvi motivi.
    Che ormai un negozio non si possa più sostenere con la sola vendita dei cd è purtroppo una realtà con cui dover fare i conti…l’esempio spagnolo che fai è rincuorante. In futuro forse lo smercio di cd da parte di venditori appassionati, al di fuori quindi delle logiche dei megastore/supermarket in cui i dischi sono merce civetta, potrà sopravvivere in questo tipo di bizzarre attività ibride (abbigliamento + cd; birreria + cd; ostello + cd…).
    Del resto mi pare che pure le stesse etichette discografiche indipendenti si stiano muovendo verso una differenziazione dell’offerta, e c’è sempre più spazio per il merchandising…certo, a tutti gli operatori in ambito di distribuzione musicale servono molto coraggio e fantasia al giorno d’oggi.

    djdona: mi sfugge se ci si potessero ascoltare i cd, ma mi sembra di no. Comunque era quello più piccolo sotto la stazione, sì.

    Difficile consigliarti un negozio, in centro a Firenze, che riassuma *tutte* le 3 caratteristiche che vorresti (ma ne esistono?). In particolare per il preascolto dei cd non saprei, io in genere non lo chiedo mai perché mi sono già fatto un’idea di quello che mi interessa via internet. Per i commessi competenti, nei vari negozi ce n’è spesso qualcuno, dipende chi ti capita. Per i reparti offerte, ne hanno diverse sia la Galleria del Disco alla Stazione, sia Alberti nei due punti vendita in zona San Lorenzo (dove però non sono passato ultimamente), sia la Melbook (quest’ultima ha anche un reparto usato). Il Ricordi vicino a piazza della Repubblica lo ricordo con prezzi esosi, ma non ci passo da un po’.
    Un po’ più lontano dalla stazione, tempo fa c’era un negozio in piazza San Marco con una buon catalogo anche di rock e roba meno scontata (non so se sia ancora aperto). Infine in via dei Neri, zona Santa Croce, c’è un negozio con vinili e cd, che mi pare essere “parente” del negozio di cui si parla in questo post e quindi potrebbe non essere male (ma non ci sono mai entrato, l’ho sempre osservato solo dalla vetrina).
    Se poi cerchi soprattutto il risparmio e ti puoi muovere, ci sono i vari Mediaworld e simili in periferia.

    (se qualcuno vuole consigliare altri negozi convenienti/forniti/simpatici, può farlo eh)

  15. viste le mie occupazioni può sembrare assurdo ma sono felice che il mercato vada a rotoli.
    le major sposteranno gli investimenti in lavatrici o masterizzatori o motociclette, le indies faranno la fame e ci sarà un’azzeramento totale, si toccherà il fondo – già ci siamo. da lì potrà solo risalire.

    in realtà potremmo dare la colpa a
    -iva 20% (contrariamente all’estero dove spesso non cè e ai libri che è al 4%)
    -siae (che si mangia l’ìmpossibile dio cane)
    -mp3
    -cazzi vari

    la realtà è che a spendere 15 euro in un disco nessuno ci pensa (è TROPPISSIMO!!!), a spendere 30 euro in un pantalone nessuno batte ciglio.

    la cosa si spiega da sola.
    alla gente non gliene frega una sega.

    prima però della disfatta totale,
    a firenze consiglio melbookstore,
    l’unico posto con un catalogo figo e gente esperta (quello figo sono io)
    .m

  16. Disorder79 says:

    Ma questa è autopromozione spudorata! :)

    …comunque aggiungerei che 15 euro per un bel disco che si riascolta più volte sono troppissimo, mentre 20-30 per un film appena uscito in dvd (un film che si vede una volta o poco più) molti le spendono più volentieri..per non parlare dei locali trendy coi drink a 10 euro.

    Per quanto riguarda l’abbigliamento invece più che dei pantaloni da 30 euro parlerei dell’esistenza delle t-shirt in vendita a cifre come 50 euro, cosa che mi sembra ben più scandalosa visto che il materiale è lo stesso di quelle che costano 10 volte meno…ma così va il mondo, che ci vuoi fare.

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