Il grande spettacolo della democrazia diretta

"All’appuntamento di agosto a Denver, da cui uscirà lo sfidante democratico per la conquista della Casa Bianca post-Bush, potrebbero essere decisivi i super-delegati (un quinto del totale), che rappresentano l’establishment del partito: ne fanno parte tutti i membri democratici del Congresso e del Comitato nazionale democratico, ma anche tutti i governatori, gli ex presidenti, gli ex vicepresidenti di Camera e Senato."

Al di là del titolo ironico non è mia intenzione fare dell’antiamericanismo da quattro soldi: le primarie americane, depurate dall’aspetto retorico-spettacolaristico e per quanto propongano una contesa tra candidati con programmi abbastanza simili, molto influenzata dalle lobby che li appoggiano e dai fondi raccolti, restano un’importante fase di coinvolgimento della base (militante e simpatizzante) dei partiti.
Qui in Italia, per dire, si sta per tornare a votare, DI NUOVO, con delle liste super-sbarrate e decise dalle segreterie di partito.
Mentre è meglio tacere sulla maggior parte degli esperimenti di  consultazione primaria svoltisi dalle nostre parti.

Però resta il fatto che se alla fine di questa lunghissima corsa elettorale tra Clinton e Obama la differenza nel voto popolare resterà risicata come si presenta oggi, la decisione finale – dopo tante votazioni, assemblee e caucus in ogni Stato) verrà presa dai quadri di partito.
Ho una leggera sensazione di déjà vu..

– – –

[ Motivi tra il serio e il faceto per cui la mia pur inutile preferenza tra i due va ad Hillary:

– Hillary ha più esperienza e più agganci per imporre la sua politica;
ha una sua politica e la esprime in concreto, il suo rivale vende soprattutto sogni;
– ha secondo me qualche chance di vittoria finale in più (anche se nessuno dei due avrà la strada spianata contro McCain, questo sembrano averlo ben presente in pochi);
– il suo programma di politica interna, per quel poco che ne ho capito, mi pare leggermente meno centrista di quello di Obama (mentre sulla politica estera dubito che la linea differirebbe più di tanto);
– a tratti la figura di Obama mi ricorda Veltroni, a tratti addirittura Rutelli;
– i Kennedy hanno già pubblicizzato e fatto eleggere Schwarzenegger, sarebbe il caso di non dar più loro molto credito;
– Hillary non ha ancora lanciato tormentoni virali su Youtube. ]

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5 Responses to Il grande spettacolo della democrazia diretta

  1. pensavo di farmici una maglietta con José Luis Rodríguez che zittisce il nunzio apostolico, devo solo trovare una foto dalla risoluzione adeguata.
    gran líder no sé, pero al menos los cojones los tiene…
    stee

  2. Disorder79 says:

    sigh, ieri notte l’header con l’immagne linkabile era venuto tanto bellino e ora…sparito! almeno, io non lo vedo più!

  3. Disorder79 says:

    Ecco, ora dovrebbe esser tornato visibile. Che faticaccia fingersi esperti di html:)

  4. utente anonimo says:

    Ma come Hillary?!?
    Capisco che il veltronismo di Obama sia, in quanto veltronismo, insostenibile…ma da un candidato presidente Usa che ti aspetti? E poi lei vorrebbe vendere sogni come lui ma non ci riesce.
    In realtà, posto che un presidente degli Usa, farà il presidente degli Usa (vedi alla voce atti di prepotenza nel mondo), la vittoria di Obama oltre che la vittoria di un democratico dopo 8 anni di Bush starebbe a dimostrare che la democrazia anche negli Usa non è un giochino che si tramanda da padre a figlio, da marito a moglie etc etc. E che un nero di 46 anni possa essere il “capo del mondo” ha un valore simbolico molto forte (qui invece vedi alla voce “stati gerontocratici e immobilisti”, pensane uno a caso…).
    Insomma, con tutte le contraddizioni, forza Barack Hussein! E che quelli nati prima del 1960 se ne vadano in pensione!
    Ale

  5. Disorder79 says:

    Mah, forse hai ragione tu: l’elemento gioventù in effetti è importante. E probabilmente se fossi davvero un americano mi sarei lasciato trascinare dalla valanga-Obama. Da qui, per quel che ne capisco, la Clinton mi sembra leggermente più capace e con possibilità di vittoria finale, tutto qua. Poi effettivamente cambia poco che alla fine divenga presidente (speriamo!) l’uno o l’altro, sia per gli americani che per noi.

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