Neosensibilismo

Arrivo alla Flog presto, troppo presto. Gli Offlaga Disco Pax inizieranno e soprattutto finiranno tardissimo – per un giovedì sera.

C’è già abbastanza gente, anche se per il pienone bisognerà attendere la fine della partita di Coppa Uefa. Sono da solo, per ora, e vago svogliatamente all’interno della Flog per ingannare l’attesa.
Tra le locandine dei prossimi concerti mi sconcerta quella dei Lost, che dovrebbero essere una sorta di Finley (del resto pure loro passarono alla Fondazione Lavoratori Officine Galileo), ma con target se possibile ancora più giovane. Il gruppo viene esaltato per i contatti del suo cliccatissimo myspace. La grafica della locandina sembra quella del film delle Winx.

Lo sguardo si sposta poi su uno sfigatissimo cartello scritto a mano, che contiene un elenco di concerti futuri. In alto sta scritto: VIBRANTE. Una parola che sembra uscita da un testo di Collini.
Leggendo i nomi sotto mi rendo conto che si tratta di un tragico refuso: sono gli appuntamentii della VIBRANITE (serate raggae).

Passo infine alla bacheca vicino al guardaroba, che come sempre contiene articoli e recensioni sui prossimi artisti che si esibiranno nel locale. In un angolo c’è un collage di pezzi sul nuovo album degli ODP Bachelite. Mi chiedo quale possa essere la rivista che nel sottotitolo a un articolo sugli Offlaga strilla "la pazza band di Reggio Emilia". Poi guardo meglio: è XL.
Offlaga Disco Pax come i Gem Boy.

Nel frattempo il gruppo di supporto ha iniziato a suonare. È una specie di superband formata da partecipanti a varie edizioni del RockContest, concorso fiorentino per gruppi  emergenti dotato di discreta visibilità anche extraregionale. Stasera si celebra proprio il ventennale del RockContest, che lanciò gli stessi ODP (vincitori nel 2004: la genesi di Socialismo Tascabile fu in quella vittoria).
L’altisonante nome Indie Big Band mi sembra doppiamente fuori luogo: intanto perché brutto in sé, poi perché da quel che sento la musica a cui dà vita sul palco l’estemporaneo ensemble mi sembra decisamente più vicina al blues (se proprio la si vuole etichettare). Sottigliezze a parte, la loro esibizione è degna, e soprattutto non troppo lunga.

Arriva infine il momento del trio reggiano per cui sono venuto fin qui stasera. Gli archivi di questo blog (che pure è nato quando già li seguivo da un po’) mi aiutano a tenere il conto dei loro concerti visti in passato: questo dovrebbe essere il dodicesimo. Anche se è il primo dell’era-Bachelite.
 
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Attaccano proprio con il nuovo singolo Ventrale. Uno dei tre pezzi nuovi che nel mix di musica e testo mi convincono meno al momento, insieme a Fermo! e Superchiome – mentre gli altri sei sono davvero notevoli, e a un primo giudizio (dopo non troppi ascolti) pongono Bachelite sullo stesso livello dell’esordio. Vedremo se il tempo confermerà quest’impressione (intanto rimando al giudizio traccia per traccia formulato da Enver – il blogger – qualche tempo fa, in anteprima sull’uscita).
 
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Oltre le mie più rosee aspettative, vengono proposte *tutte* le nove canzoni di Bachelite. Anche l’intima condivisione di Venti Minuti, che non so perché ma non mi aspettavo. Mi ritrovo in lacrime davanti a questa storia di rapporto contrastato padre-figlio, in qualche modo contrastato anche oltre la morte.

odp_danieleDal vivo si può sentire Lungimiranza come suonerebbe senza le pause da finto-disco-rotto che per scelta bizzarra caratterizzano il riff di chitarra nella versione in studio. Il moog di Enrico e soprattutto la chitarra di Daniele lasciata libera danno le loro soddisfazioni (come anche negli ariosi finali di Superchiome e di qualche altro brano).

Di Sensibile ho già parlato più volte. Un pugno allo stomaco ogni volta che la riascolto. Parlerei di una delle canzoni dell’anno, se non fosse che la conosco già dal 2006. Un pezzo di cui in Italia, oggi più che mai, c’era bisogno.

Dal vivo Onomastica, senza troppi effetti e senza il sax di Andy-Bluvertigo, è ancora più darkeggiante. La lunga coda del brano vede Max sussurrare al microfono il cognome e la breve descrizione di alcune persone reali il cui nome "di battesimo" compare nella lista di nomi emiliani alla base del brano.

I nuovi tormentoni a uso del pubblico sloganista: "Morgana", "usate il napalm", "tundra". Per fortuna nelle canzoni di Bachelite ce ne sono pochi.

Dei vecchi pezzi resistono in scaletta Enver (inossidabile, sempre più intensa, in continua trasformazione), Tono Metallico Standard, Tatranky e una Robespierre completamente trasformata e rallentata (con il vantaggio di neutralizzare il succitato pubblico degli slogan).

Oltre un’ora e mezzo di durata: un concerto decisamente impegnativo da seguire. Ma apprezzo molto che tutto il nuovo materiale venga presentato, mi sembra una scelta di onestà.
 
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Il nerboruto personaggio poco lontano da me ha capito tutto.
È l’unico, nella parte della sala in cui mi trovo, a tenere il pugno alzato. Non proprio di continuo: per farlo attende i momenti più strettamente politici. Lo vedo ad esempio alzare il suo pugno orgoglioso di comunista vecchio stampo e cazzoduro su "pompino", su "bombardaci Parma" e su "Samantha Fox".
È anche l’unico, sempre nella parte della sala in cui mi trovo, a fumare ininterrottamente per tutto il concerto, fottendosene allegramente della gente intorno a lui.
Mentre lo osservo mi dico che forse è anche per questo che Lula non vince quasi mai.

Scaletta:

Ventrale
Enver
Superchiome
Dove Ho Messo La Golf?
Sensibile
Lungimiranza
Cioccolato I.A.C.P.
Tono Metallico Standard
Fermo!
Venti Minuti
Onomastica
Kappler
Robespierre
Tatranky
 

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7 Responses to Neosensibilismo

  1. kAy979 says:

    ma su venti minuti gli è scesa la lacrima?

  2. punkwithgun says:

    il tuo finale di post mi ha ricordato le assemblee della pantera con l’autonomo accanto che fumava a ciminiera ignorando deliberatamente la mia tosse asmatica.
    “Però i bambini del Bangladesh…”…

  3. utente anonimo says:

    e comunque su XL di questo mese c’è scritto: “Nikki, il nostro Lester Bangs…”

    http://www.indiessolvenza.blogspot.com

  4. Concordo su tutta la linea!

    danco

  5. benty says:

    invidia per tutti voi che ve li godete dal vivo, ma togliere de fonseca dalla scaletta mi pare una violenza ingiustificabile

  6. Disorder79 says:

    – kay: sì era piuttosto commosso, anche se non sono stato a contare eventuali lacrime (avendo peraltro la vista un po’ annebbiata io stesso…).

    – punkwithgun: ecco, più o meno. E meno male che con lo ha seguito nessuno (cosa che spesso succede, al primo stronzo che accende una sigaretta in un locale chiuso e affollato).

    – benty: e vabbè, qualcosa del vecchio album si dovrà pure togliere eh!

    (brrr per XL, ancor di più…)

  7. Disorder79 says:

    Ah, dopo che qualcuno me lo ha fatto notare mi rendo conto che non ho dato un giudizio complessivo sull’atmosfera che si respirava, in confronto ai concerti ODP del “vecchio corso”. Per farlo prendo a prestito una frase dai commenti al blog del gruppo, che mi sembra la riassuma bene:
    “Non si sorride più ai concerti degli ODP”

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