There will be thrill

Titoli di coda. Mi alzo e mi allontano con calma dalla sala, soddisfatto. Ho ancora addosso l’adrenalina lasciata dalla visione di un film riuscito e intenso.

Scendo la scala mobile. Nel mega-atrio del multiplex c’è ancora parecchia gente: il film, seppur lungo, non è finito troppo tardi, grazie all’orario anticipato dell’ultimo spettacolo.
Proprio il fatto che questo film iniziasse presto in tutti i (pochi) cinema che lo proponevano mi aveva fatto optare per il multiplex, che mi avrebbe permesso di non perdere tempo nella ricerca di un parcheggio e arrivare sicuramente in tempo.

Rimpiango però di aver utilizzato il parcheggio sotterraneo. Vero che a prima vista in superficie sembrava quasi pieno, ma in fondo non è un fine settimana: avrei trovato posto velocemente. E ora, a film finito e a macchina da recuperare, non riesco a capire come si riscende di sotto.

È assurdo questo posto. Da quel parcheggio sotterraneo portano al piano superiore due scale, accanto alle quali campeggia il cartello "Entrata" con relativa freccia. Ma una volta presa una di queste due scale metalliche non c’è più alcuna indicazione: già un paio di volte in passato ci sono cascato e ho fatto tutte le 4-5 rampe di scale, che portano a un’entrata chiusa.
E anche prima ero caduto nel tranello, salendo inutilmente fino in cima; poi durante la discesa avevo scoperto la maniglia quasi invisibile che permetteva l’apertura di una porta sull’atrio del piano terra, quello in cui mi trovo adesso.

Fare il percorso contrario però sembra impossibile: delle due aperture, quella da cui sono passato prima non ha la maniglia, da questa parte. L’altra, che dà sulla seconda scala poco distante, è invece chiusa a chiave.
Non resta che uscire sul parcheggio esterno ed entrare, a piedi, dall’entrata percorsa prima guidando. Tanto a quest’ora non c’è nessuno in arrivo al cinema che rischia di investirmi nella stretta corsia per le auto.

Sceso giù, mentre mi avvicino a passo svelto alla mia macchina noto che effettivamente i posti occupati in totale sono meno di una decina. Eppure non è tardissimo. Chissà se i proprietari sono utenti del multisala: mi sembra che quel parcheggio durante il giorno venga utilizzato come scambiatore. Forse qualcuna di quelle auto è stata lasciata lì per la notte e io sono l’ultimo ad andarsene.

Entro nell’abitacolo, dopo un rapido sguardo ai sedili posteriori. Sì, li controllo quasi sempre *prima* di rimettermi alla guida, troppe volte ho subito la scena-cliché, così frustrante per lo spettatore, del tizio che spunta nel sedile posteriore e si avventa sulla gola del malcapitato autista per sgozzarlo/minacciarlo/rapirlo.
Visto che il luogo sembra inoffensivo ma è pur sempre deserto e io sono solo, faccio subito scattare anche la chiusura di sicurezza e metto in moto.

Dove. Cazzo. Sta. L’uscita. ODIO i parcheggi come questi, in cui ogni 5 metri c’è un cartello "Entrata" (ma comunque l’entrata è inculatissima) e nessun cartello "Uscita" (e quando devi andartene sei costretto a farti due giri completi, se non stai bene attento).

Ce l’ho fatta. C’è un buco di passaggio, che dà in una lunga corsia ovviamente stretta, che si può prendere nelle due direzioni: una indica la solita Entrata, una – finalmente! – l’Uscita.
Comincio a rilassarmi, nonostante il soffitto claustrofobicamente basso della corsia: ricostruisco mentalmente anche il punto in cui risalirò in superficie proprio dopo quella curva a gomito. In fondo il mio senso dell’orientamento non è proprio pessimo.

Dietro la curva a gomito, laddove si dovrebbe risalire, saracinesca chiusa.

Panico. Mi rendo conto che se il film appena finito di vedere fosse stato un altro, in questo preciso momento me la sarei fatta addosso. Invece ho visto un film sicuramente "forte" ma non terrificante. Grazie a ciò, e grazie al fatto che nessuno (tantomeno un Daniel Day Lewis coperto di petrolio) mi sta inseguendo nel vicolo cieco in cui mi ero infilato, ho la prontezza di fare a marcia indietro una cinquantina di metri e tornare dove avevo posteggiato.
A questo punto, visti i giri già fatti inutilmente poco prima e la sopravvenuta sensazione di leggera inquietudine da "aiuto se ora chiudono tutti i passaggi resto bloccato qui sotto tutta la notte", la decisione è già presa. DI CORSA verso il punto da cui ero entrato a inizio serata (ancora ringraziando l’orientamento, che mi permetterebbe di far bella figura anche sull’isola di Lost).
Chi se ne frega se è contromano: non ho tempo di verificare l’esistenza di altre eventuali uscite "regolari" aperte. Sfareggio e rallento leggermente per scrupolo mentre percorro la brevissima salita, e sono fuori.

[Ok, non era esattamente un aneddoto da far tremare le vene ai polsi.
Però il consiglio è comunque di parcheggiare sempre all’aria aperta, quando si va al cinema da soli.
Non si sa mai.
]

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3 Responses to There will be thrill

  1. mariado says:

    be, lo hai raccontato talmente bene che ho partecipato anch’io alla tua aventuretta paurosetta. In effetti ritrovarsi in quei terribili posti che sono i parcheggi sotterranei, da soli e con la sensazione di restare intrappolati, non è proprio una cosa da poco.
    In realtà, diciamocelo, ti è andata bene…

  2. Disorder79 says:

    Ma no dai, mi è andata normale: ho drammatizzato un po’ per amor di post a effetto, è stata brutta soltanto la sensazione del cancello trovato chiuso all’uscita. E le 1 erano ancora lontane, che chiudessero il parcheggio era abbastanza improbabile :)

  3. Disorder79 says:

    In realtà era anche una specie di esercizio di stile di “post descrittivo”. Non sono MAI riuscito a descrivere nel dettaglio degli ambienti (non avendo MAI scritto racconti di fantasia, senza avere nemmeno in programma di farlo in futuro), e mi chiedo se chi è arrivato in fondo al post (e non conosce il cinema di cui si parla) si è ben raffigurato il posto descritto oppure si è perso, come stavo facendo io (propendo per la seconda ipotesi).

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