Punk rock ist nicht tot!

Per un gruppo come gli Art Brut penso che oggi si possa tranquillamente utilizzare la brutta (e non so se inedita) locuzione "out of hype".

Se l’esordio nel 2005 Bang Bang Rock & Roll li aveva fatti meritatamente emergere dal calderone di new-rock’n’roll bands anglosassoni, già il seguito It’s A Bit Complicated dell’anno scorso era stato accolto piuttosto tiepidamente. Un po’ per il diluvio di uscite attese  come prie di altri ritorni (più) eccellenti del 2007. Un po’ perché le macchine del music buzz e del music biz privilegiano entrambe le band all’esordio; un po’ perché quel secondo disco in effetti non sorprendeva più di tanto.
IABC può dirsi un disco "all’altezza" di BBR&R; pur non eguagliandolo conferma una scrittura intelligente e ironica applicata a canzonette semplici e cialtrone. C’è una minore carica deflagrante, i brani d’impatto sono meno, mentre nella maggior parte la produzione è un po’ più curata. Ci sono un po’ meno Fall e Ramones e un po’ più Weezer (mentre i Blur di Parklife continuano ad esserci come prima).

Quel che non cambia tra un disco è l’altro è anche il motivo per cui a due settimane di distanza il ricordo del concerto degli Art Brut alla Flog continua a farmi sorridere, e in macchina continuo ad ascoltare soltanto le loro canzoni: la presenza di un frontman come Eddie Argos.

art_brut_3
Un cantante-non-cantante, in realtà: in questo simile (pur se completamente diverso, nell’atteggiamento come nel genere che propone) al Max Collini che avevo visto sullo stesso palco esattamente una settimana prima. È difficile raccontare tutto quello che combina questo personaggio, dall’aspetto imbarazzante di un impiegato delle poste con cui ti puoi ubriacare al pub dopo il lavoro: mentre gli altri 4 membri della band si occupano degnamente della musica, lui sciorina i versi praticamente senza note delle sue canzoni in un accento british secco ed esilarante, inframezzandolo con battute più o meno improvvisate. Nel frattempo si dimena, fa le facce, si toglie la giacca, mostra senza alcun ritegno l’ascella pezzata e il fisico da bevitore, scende a ballare tra il pubblico in delirio.

art_brut_1
Il pubblico non riempie certo la Flog: del resto è un concerto fissato di giovedì, non troppo economico, di un gruppo che come dicevo sopra non è più l’ultima "sensazione" del momento. Noto tra l’altro che l’età media è più alta di quanto non pensassi: i pischelletti abbondano soltanto nelle prime due file. Questo forse ha qualcosa a che fare con il motivo per cui gli Art Brut mi piacciono nonostante la loro formula musicale non sia poi troppo distante da quella di gruppi "muscolari" come Babyshambles e Arctic Monkeys, che non gradisco più di tanto (e che invece riempiono ormai di ragazzini locali ben più grandi, anche in Italia).

La loro contraddizione è forse proprio quella di essere un gruppo che fa musica ad alto tasso adolescenziale con testi che però (scritti da e) rivolti ai "fratelli maggiori". Come nell’ormai classica My Little Brother (just discovered rock’n’roll):

He no longer listens to A-sides
He made me a tape of bootlegs and B-sides
And every song, every single song on that tape
Says exactly the same thing
Why don’t our parents worry about us?

Fatto sta che per una sera la loro contraddizione è anche la mia: e durante la tiratissima ora abbondante di concerto (in cui tutti i pezzi forti vengono serviti) mi trasformo letteralmente in un diciottenne alticcio e ingenuamente felice. Un diciottenne però che mantiene dentro la mia vera età, e che ride di gusto di versi come

Sorry if my accent’s flawed
I learnt my German from a 7 inch record

o anche

I know I shouldn’t
And it’s possibly wrong
To break from your kiss
To turn up a pop song

o anche

Haven’t read the NME in so long
Don’t know what genre we belong

 
art_brut_2 

Non ho idea di che fine faranno gli Art Brut. Forse il loro percorso si è già esaurito, forse no. Tra l’altro è notizia di questi giorni la rescissione del loro contratto con la EMI (dopo le scaramucce di qualche settimana fa).
Fatto sta che al loro concerto mi sono divertito (nel senso più gioioso e spensierato del termine) come non mi capitava da molto tempo.
E di Eddie "monociglio" Argos serberò sempre un piacevole ricordo, sia per la verve mostrata sul palco che per la gentilezza con cui si è intrattenuto a fine concerto con gli ascoltatori più affezionati.

Nel frattempo, in macchina, continuo a scandire le frasi come lui, gesticolando e facendo le facce. Fermatemi.

– – –

Setlist:

Pump Up The Volume
Bad Weekend
Blame It On The Trains
Moving To L.A.
Direct Hit
St. Pauli
Rusted Guns Of Milan
Modern Art
(new song)
My Little Brother
Late Sunday Evening
Emily Kane
Post Soothing Out
18,000 Lira
Nag Nag Nag Nag

Bang Bang Rock & Roll
Good Weekend / Formed A Band

– – –

Video:

Good Weekend (occhio al fisicaccio!)

Emily Kane

Direct Hit

Pump Up The Volume

– – –

Cadeau:

E per gli interessati, i testi (raccolti e ricontrollati) dei due album.

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5 Responses to Punk rock ist nicht tot!

  1. cru7do says:

    li vidi in orari mattutini, con argos vero mattatore: ha esordito dicendo “scusate, ma di solito io vado a dormire a quest’ora” e “questo singolo è stato primo in classifica anche in iran e nel regno di narnia”, per poi fare un concerto della madonna
    promossi in pieno!

  2. PF1 says:

    non li conosco ma mi è piaciuta la tua recensione… Certo che alla Flog ogni tanto continuano a capitarci dei veri gioiellini.

  3. Disorder79 says:

    Pensare che nel tour del primo album (periodo in cui erano ben più pubblicizzati come band: anche se il genere era meno inflazionato e con un pubblico meno numeroso) avevano suonato, se non erro, al Sonar di Colle Val D’Elsa!

  4. Fatabugiarda says:

    credo sia stata l’unica volta in vita mia che sono andata via da un concerto prima della fine..
    anzi.. in questo caso dopo 4-5 canzoni..

    secondo me non si potevano ascoltare.

  5. Disorder79 says:

    Perché li hai ascoltati da lontano! :)
    No vabbè, in realtà penso che con un gruppo del genere o entri nella sua atmosfera e lo ami, oppure lo trovi solo rumoroso e inutile.

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