So don’t come back to Stockholm no more

Sono trascorsi diversi giorni dal concerto degli Shout Out Louds di venerdì scorso e non ne ho ancora parlato. Mancanza di tempo e di ispirazione, senz’altro. Anche autocensura, perché le canzoni di Our Ill Wills mi hanno in qualche modo traghettato dolcemente da un certo periodo a un altro periodo (non direi migliore), e se è stato meraviglioso cantarle tutte a squarciagola lì nella bolgia delle prime file del Covo, dove (quasi) nessuno poteva notare la mia espressione, non riesco a descrivere quello che ho provato ascoltandole anche dal vivo.

Dal punto di vista tecnico è stato quel che mi aspettavo: gli Shout Out Louds non sono affatto dei rivoluzionari della musica né vogliono esserlo,  si limitano a eseguire con passione (e una buona performance vocale di Adam, dal vivo pure più belloccio, tra l’altro) canzonette pop semplici e preziose che scaldano il cuore (e che senza la produzione del disco sanno meno di fotocopia del suono Cure o Smiths).
 
shout_out_louds_1 
C’era chi mi aveva detto che il live degli SOL non è niente di speciale e che alla lunga annoia. Forse può essere così, per qualcuno. Ma forse il giudizio dipende anche da come lo si vive e da quanto si è legati a quelle canzoni. Io sono fortunatamente riuscito, mentre le note di South America aprivano il concerto, a prendere insieme ad altri la sua scia e arrivare vicino al palco, dove sono rimasto fino alla fine senza avvertire alcuna stanchezza. Del resto la scaletta non ha lasciato fuori nessuno dei pezzi che più amavo, dalle nuove Parents’ Livingroom e Impossible alle vecchie Please Please Please e Go Sadness. Momenti piagnoni in abbondanza.
Ma un po’ tutto il concerto è stato uno stillicidio di emozioni. All killer no filler. E non sono mancati i momenti di ballo sfrenato, come su 100 Degrees, Very Loud o Shut Your Eyes. Suggestivo poi il finale con la smithsiana Hard Rain.
Anche il resto del pubblico mi è parso felice e soddisfatto (a fine concerto per il gruppo svedese già si auspicava e preventivava un prossimo ritorno in Italia), il Covo soldout: dispiace per la gente rimasta fuori e che ci teneva ad esserci (soprattutto per i motivi di cui all’appendice polemica qui sotto).
 
shout_out_louds_2 
Ecco, la mia paginetta sul concerto a (mio) futuro ricordo l’ho scritta. Non è venuta granché, ma del resto quello che c’è di più intimo da ricordare (di quella serata, e non solo) è dentro di me.

Setlist:

(Our Ill Wills – intro)
South America
Very Loud
Parents’ Livingroom
The Comeback
Suit Yourself
Impossible
You Are Dreaming
Shut Your Eyes
Go Sadness
Normandie
100°
Tonight I Have To Leave It
Please Please Please

Hard Rain

– – –

APPENDICE POLEMICAChi fuma avvelena anche il tuo blog, digli di smettere

Dicevo, dispiace per le persone rimaste fuori. Soprattutto perché (e qui scatta l’immancabile momento polemico del post) il locale era strapieno, durante e dopo il concerto, di gente che evidentemente non era venuta per assistere ad un concerto, ma per fumare liberamente e ininterrottamente e asfissiare gli altri presenti. Un tizio in particolare me lo sono ritrovato più volte accanto, nei miei giri per le varie sale dopo il concerto. Sigaretta accesa fissa, sguardo assente e annoiato. Ma dico io, vai a farti un giro nel parco a fumare. Stronzo. Non che invece siano molto più simpatici i fumatori "sociali" che avvelenano una intera stanza del locale (ogni stanza) diffondendo nicotina nell’aria tutti insieme, o quelli che impediscono di ballare rendendo irrespirabile la pista, o quelli (i peggiori) che fumano durante il concerto, quando chi è infastidito non può allontanarsi e può solo sopportare e cercare di non farsi almeno bruciare la maglietta dalla loro cicca del cazzo. Ecco, tutte queste categorie al Covo venerdì scorso erano ben rappresentate (ed è così sempre, mi dicono).

Spiace dirlo di discoteche e sale concerti che propongono una musica che piace, ma quando sono in queste situazioni (non è l’unico posto dove mi è capitato, purtroppo) mi ritrovo a pensare che se le leggi in Italia fossero applicate davvero e il locale in cui sono venisse chiuso per violazione della legge Sirchia sarei soddisfatto. Una posizione isterica, destrorsa e liberticida? Forse. Ma non è liberticida costringere chi non fuma a rischiare un polmone per una serata in un locale (o a scappare dopo un’ora)? Spiegatemelo, è di destra chiedere che sia CHI FUMA a dover uscire fuori per placare la sua dipendenza del cazzo, e non invece CHI NON FUMA a dover uscire al freddo PER RESPIRARE perché il locale non ha prese d’aria (con l’alternativa, se fisicamente insofferente al fumo – ne conosco – di rinunciare a una serata divertente e restare a casa)?

La colpa sta negli avventori tabagisti, certo, ma soprattutto nei gestori di certi locali. Che così come stabiliscono il prezzo e le modalità di ingresso che preferiscono, potrebbero anche imporre un minimo di regole civili. Mannò, fa più comodo apparire come eroici fiancheggiatori dell’antiproibizionismo de noartri, soprattutto se questo attira a frotte gli idioti del fumo libero e arricchisce le casse del botteghino e del bar. Che la minoranza infastidita dal fumo si fotta pure, visto che fa guadagnare meno.

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8 Responses to So don’t come back to Stockholm no more

  1. Pelodia says:

    E porca puttana! Ti do super ragione per quanto riguarda l’appendice.

    Sto evitando di andare al covo per questo problema.
    Io ho sempre problemi con le vie respiratorie e tutte le volte che esco dal covo poi sto male per settimane.

    Questo chiaramente capita anche in mille altri locali e mi girano i coglioni in tutti i locali in cui capita.

  2. mah non saprei. per l’appendice dico. Shout Out Louds so per certo cosa ne penso, e viene omesso :)

    l’appendice antifumo: il covo purtroppo da questo punto di vista è un posto del cazzo. nel senso che io sono assolutamente PRO ritorno del fumo nei locali, perchè non sopporto la puzza degli esseri umani e il fumo maschera, anche se non sono fumatore e so che mi darà parecchio fastidio. quello che un po’ mi piglia male è il fatto che dalle parti di Bologna il divieto di fumo nei locali (non è un problema di Covo, è un problema della città penso…) viene affrontato con quel genere di dinamismo studentesco postsessantottino con il quale la gente vede il cartello e si ferma ad ammirarne il layout accendendosi una paglia perchè va tutto bene, tipo i Verdena. o qualcosa del genere. insomma, qui in romagna il divieto di fumo lo si rispetta. è strano per me entrare in un locale e vedere che la gente se ne fotte della salute altrui. forse lo spauracchio della legalità non è un mostro così tremendo, se parliam di piccole cose. no?

    Kekko

  3. esse1 says:

    Parole sante,purtroppo questo è un vizio bolognese e pisuttosto diffuso.
    Vedo che non succed enè al velvet ne al Bronson quindi gestori di locali bolognese e fumatori senza rispetto andate pure affanculo.

  4. federicoAS says:

    L’appendice è da manuale.
    Sono cose che avrei sempre voluto scrivere anche io, non ne ho il coraggio perchè temo che finirei per passare per un fascista. E’ ora che certa gente capisca dove finisce la propria libertà ed inizia quella degli altri.

  5. L’appendice è condivisibile al 100%, sono reduce da un concerto a Catania degli Offlaga Disco Pax ammorbata da decine di tabagisti stronzi e menefreghisti, non se ne può più.

    A volte mi chiedo quanto sarebbe bello vedere l’FBI entrare nel locale e arrestare il proprietario, LOL.

    un saluto
    maelstrom

  6. 1sublime says:

    Concordo….
    Al concerto dei Cure a MI ho passato 3 ore (dico 3 ore) a fianco di 5 coglioni che hanno passato la sera a fumare tabacco, rollare e fumare erba, molto sovente dando le spalle al palco e parlando dei cazzi loro…..
    Ma io dico, e qui esco leggermente dal tema principale, ma perchè venite al concerto…perchè???????

  7. Disorder79 says:

    Vedo che non sono l’unico a pensarla così. Potremmo creare “hype” su questo fenomeno, invece che sull’ennesimo gruppetto esordiente, e far circolare il malcontento. Non so se servirà, ma meglio che restare inerti. E’ una questione più di rispetto e di civiltà che di legalità.

    Una cosa: per quanto mi stia sul cazzo il fatto che questa cosa al Covo succeda sempre (e ovviamente il problema si presenti più fastidioso nelle serate di pienone, come quella degli SOL), non vuole essere un’accusa limitata a quel locale in particolare o a quelli bolognesi. Non conosco la situazione in Romagna e se è migliore mi fa piacere, ma qui a Firenze non è che si stia molto meglio.
    Per restare ai posti in cui si suona dal vivo (perché ci sono anche vari pub e circolini dove vige il fumo libero, posti che evito), un locale nello stile del Covo e di quella grandezza non esiste, ma se esistesse sarebbe ugualmente soffocante, credo (vedremo il Sintetika alla riapertura).
    La leggermente più piccola Ambasciata di Marte, dove comunque non capito da un po’, ha il vantaggio di avere una parte del locale col soffitto aperto, e se non altro la gente fuma solo lì – per quanto dia noia lo stesso.
    Sull’ancor più piccolo Ulisse stendiamo un velo pietoso: vi si respira nicotina.
    I più grandi Flog, Viper e Siddharta sono gestiti con criterio un po’ più imprenditoriale e un po’ meno “post-sessantottino”, e generalmente la situazione è sopportabile (a parte nell’ultimo, nei casi di grande affollamento).

    In ogni caso, la cosa più fastidiosa è il fumo durante i concerti: dove (o mentre) si balla, salvo casi limite come la serata del Covo di cui al post, spesso spostandosi si riesce a sopravvivere (salvo per le persone coi polmoni più sensibili – e bisogna pensare anche a loro); ma che si sia costretti a soffrire, a seguire un concerto da lontano, o addirittura ad uscire dal locale in cui si svolge, perché c’è gente che approfitta della ressa per fumare indisturbata sotto il palco mi fa davvero partire l’embolo.

  8. Kekule says:

    No dai all'Ulisse non c'ho mai visto nessuno fumare dentro: io ricordo un concerto dei localissimi Cinderella Breakdown a cui hanno partecipato anche molte famiglie di pinguini artici; ciononostante, i fumatori compivano l'atto malfamato al di fuori del locale. Stalattiti permettendo.
    Alla Flog dipende dal buttafuori, a me piace quello violentissimo che fa i raid antitabagisti a sorpresa, durante i !!! è stato a dir poco vitale (ricordi le oscillazioni globali?).
    I circolini, ebè, lo sai com'è: ci si va apposta, perché al pub o al locale con chiusura 2AM e no tessera non ci fumi. Non in tutti, ad esempio all'Eskimino non si fuma, anche se la botta di cantautorato live condito alla doppia 'nduja vale come millemila pallmall fumate all'unisono. Caso limite: il Blob. Andare a ballare al Blob, che è virtualmente un cesso soppalcato, è da uémini-werih©. E non so se ti ricordi la vecchia versione del Teatrino Scribe, dove era chiarissimo l'intento di scimmiottare l'ambientazione dell'oppieria come da canoni del cinema di Taiwan anni '70. Come non ricordare la pazienza eterna dello statuario travestito giapponese che aspettava il risveglio dell'ubriaco da lui puntato quella sera! Ah, lo Scribe, sniff! E "sniff" non è solo una onomatopea, è una descrizione multisfaccettata di posti come lo Scribe!
    Nel mio caso, non è tanto un fatto di polmoni quanto di bruciature: tu sei nella calca lì che zompi in maniera più o meno baricentrica, e c'è uno vicino a te che fa lo stesso ma con una carbonella accesa. Non so, vedi tu.

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