«Da quando ho aperto la diga»

Per quanto Youtube sia una inesauribile fonte di cazzate, video interessanti e filmati cult, non mi capita molto spesso di saltare tra un video e l’altro per più di 10 minuti.
Ma quello in cui mi sono imbattuto l’altra sera mi ha assolutamente conquistato e ipnotizzato.

Premessa. Chi seguiva Mai Dire Tv, una delle storiche trasmissioni della Gialappa’s Band, ricorderà probabilmente che tra i tormentoni del programma c’erano gli spezzoni di una trashissima telenovela regionale.
I miei ricordi erano in realtà piuttosto annebbiati: ho infatti scoperto che in realtà ben 2 furono le telenovele "padane" commentate all’epoca dai Gialappi.
Il nome della prima, dall’ambientazione mantovana, è Turbamenti. Se ne trovano online solo 5 spezzoni, che si caratterizzano – oltre che per la recitazione approssimativa e la dizione imbarazzante d’ordinanza – per la presenza di un vecchio laido e ubriaco come protagonista principale. Non si capisce bene dove vada a parare la sceneggiatura, se verso la denuncia sociale o il più probabile ammiccamento al soft-core.

Quella di cui invece conservavo qualche fotogramma annebbiato nella mia memoria televisiva era la "telenovela piemontese", dall’ambizioso e più pudico titolo Sogni d’Amore: ed è di questa che volevo parlare.
Se ne trovano online, uploadati da vari utenti (tutti santi subito!) ben 31 spezzoni consecutivi. Su Youtube basta seguire la sequenza numerica per gustarseli in fila uno dopo l’altro (per chi ha meno pazienza, i primi 27 si trovano aggregati anche in questa pagina). Io purtroppo non sono riuscito a centellinarmeli e li ho guardati tutti in una volta, ridendo per oltre un’ora come un pazzo.

Ho infatti scoperto che oltre alla formidabile inflessione dialettale degli attori, alla loro rara bruttezza e all’ilarità provocata in modo involontario dalle trovate sceniche da quattro soldi (tutti elementi che ci si può aspettare di trovare in produzioni simili), c’è molto di più.

Trasgressione, neorealismo, guest-stars, colpi di scena inverosimili, stacchi musicali da capogiro e soprattutto battute e allusioni sessuali da non crederci (era l’inizio degli anni 90!).

Il dubbio principale che resta è se dietro a questo tripudio di trash ci fosse una scelta precisa e consapevole da parte di autori ed esecutori (magari proprio dopo che si erano accorti di essere diventati un fenomeno da baraccone catodico) o se invece si trattasse di un autentico e ingenuo tentativo di emulare le soap opera americane e i loro clamorosi stravolgimenti in salsa più casereccia (e spingendo sul pedale del sesso a beneficio degli ascolti, con un occhio al pruriginoso spettatore di provincia).
Un’altra domanda che resterà senza risposta riguarda quello che riempiva il resto del minutaggio di ogni puntata (la Gialappa’s commentava per lo più solo la scena finale, o quella clou). C’erano altri personaggi, e trame secondarie?

Ma veniamo alla trama: non voglio svelare troppo, ma per invogliare i più pigri alla visione riassumo gli snodi fondamentali e i momenti imperdibili di questa storia, che segue l’epopea di una famiglia tradizionale italiana.

– Il primo episodio (forse un pilot?) vede il giovane protagonista a cena dai genitori della sua orrendamente pettinata ragazza (non che lui scherzi, con i capelli). Subito un tema tabù: in un crescendo drammatico, nello spettatore e nel padre di lei si insinua il sospetto che i due giovani potrebbero vivere un amore incestuoso!

– Il tema però non viene ripreso dalla puntata successiva, in cui anzi si replica con diversi sviluppi la scena della cena a casa dei suoceri, con un cambio di attrice nella parte della fidanzata.

– Il fidanzamento tra i due (che dopo varie indecisioni dei dialoghisti prenderanno i nomi definitivi di Mario e Marta) procede velocemente, e in breve li ritroviamo sposati. Ma non prima che Mario abbia salvato il futuro suocero da una misteriosa aggressione, e che quest’ultimo abbia contraccambiato portandolo a verificare la sua virilità dalle "peripatetiche" (la scena sarà raccontata dal suocero alla orrenda e sgraziata mogliettina, in un chiarimento "da uomo a uomo").

– I due sposini entrano presto in crisi: lui ne vorrebbe sempre di più, lei è troppo titubante; si fa strada in lui l’ombra del sospetto, e in effetti si scoprirà che lei ha un altro. E che altro.

– Entra in scena come deus ex machina nientemeno che il Mago Gabriel (altra vecchia conoscenza di Mai Dire Tv), che fra una pubblicità subliminale e l’altra del suo servizio telefonico riesce prima a confermare i sospetti di lui e far così scoppiare la coppia, poi in qualche modo a confortare i due ragazzi (ormai evidentemente pentiti della separazione), nonostante il suo italiano insicuro. L’amore trionferà di nuovo, e il sacro vincolo del matrimonio sarà salvo.
Nel bel mezzo della crisi, il momento rivelatorio della scena con il prete all’ospedale: Marta confessa di essersi mantenuta casta per anni per giungere illibata al matrimonio, ma adesso non può più frenare la sua esuberanza erotica e il marito non riesce a a soddisfarla pienamente.

– Seguono alcune puntate di sesso in libertà tra i due sposini riconciliati, finché due nuovi colpi di scena romperanno la quiete del talamo: un incidente all’ambiguo padre di Marta e la scoperta da parte di quest’ultima di essere incinta. A questo punto la situazione si è ribaltata: lei non può più concedersi, per preservare il bambino, e a lui non basta la soluzione "solitaria" consigliatagli dall’amorevole suocera: sembra arrivato il suo turno di tradire, nella miglior tradizione delle telenovele.

– L’occasione per il tradimento giunge con l’apparizione della vecchia fiamma Simonetta, dal numero di telefono "facile da ricordare" che è tutto un programma: 696969. Tra Mario e Simonetta nasce una torbida relazione, che continuerà anche dopo il dramma che si abbatterà su Marta nel penultimo episodio. E se il 30° è l’apice della tensione, il successivo 31° e ultimo episodio disponibile termina con un ennesimo e stavolta davvero inaspettato colpo di scena.

Anche il season finale e il cliffhanger sono insomma assicurati. Peccato che non si abbiano notizie su come proseguì (proseguì?) la storia: ma le situazioni paradossali, le prove attoriali sfoderate nelle puntate tramandate ai posteri e gli irresistibili tormentoni (tra tutti, obbligatorio citare "sei il solito BALUBA" e l’inflazionatissimo aggettivo "volante") resteranno nella storia del trash televisivo italiano.

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5 Responses to «Da quando ho aperto la diga»

  1. utente anonimo says:

    fantastico. Ti ringrazio per questa operazione-memoria a nome di tutta la Rete. Le avevo cercate disperatamente anch’io qualche tempo fa!
    Ah, Mai Dire Tv …
    m

  2. Disorder79 says:

    m: prego, certe cose vanno diffuse :)

    Oggi mi sono accorto di un post che aveva parlato della telenovela piemontese su Youtube molto tempo fa: l’avevo pure letto! Ma avevo poi rimosso. Del resto l’era Youtube per me non era ancora iniziata, quindi all’epoca non avevo potuto apprezzare.

  3. utente anonimo says:

    grazieee, mi hai salvato queste due giornate in ufficio! aficionada lettrice

  4. AnnaCoupeau says:

    mi permetto di ricordare le bellissime parole del baluba “sono tuo, tuo e Giacente”.

  5. utente anonimo says:

    ma va che siete i soliti baluba…adesso scrivo un commento, volante.

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