Dieci anni nella lavatrice

Ormai su questo blog si viaggia a suon di flashback come in Lost (nell’attesa di passare ai flashforward e scrivere di concerti non ancora visti).
Per esempio non avevo ancora parlato del concerto degli Afterhours di qualche settimana fa al Saschall.

Andare a vedere gli Afterhours ormai è come un rito: sono un po’ il corrispondente di Vasco Rossi nel rock indipendente (Manuel, se passi di qui questa fai finta di non averla letta!). Per fortuna la canzone più "alla Vasco" che suonano è Bye Bye Bombay, che alle robe di Vasco non assomiglia per nulla…
Ai concerti degli Afterhours dopo anni ci si torna con le stesse persone, si ritrovano tra il pubblico le stesse facce, si incontra gente che si saluta volentieri, se ne evita elegantemente altra. Si viene catapultati in un tunnel di ricordi e di sensazioni di cui è difficile parlare senza scadere nel diarismo più patetico.

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Queste prime date dopo l’uscita del nuovo album I Milanesi Ammazzano Il Sabato sono dedicate soprattutto alla sua promozione, com’è giusto. Il fatto che al momento del concerto lo abbia ascoltato e conseguentemente assimilato ben poco già non farebbe di questo live uno dei migliori tra i tanti di Agnelli & co. che ho visto.
In più stavolta l’acustica del Saschall (di cui spesso si parla male, mentre io l’ho trovata adeguata in diverse occasioni, tra cui la precedente data degli Afterhours qui vista) non è il massimo. Troppo alti in certi casi gli strumenti rispetto alla voce, spesso troppo rimbombo e troppo caos (con i fiati e strumenti vari di Gabrielli che risultano in certi casi fastidiosi, invece di arricchire il suono).

Il concerto è comunque godibile. La scenografia invece è spettacolare: il set da cucina ricco di coltelli che costituisce l’immagine di copertina del disco viene riprodotto dietro la band e illuminato in vari modi, canzone dopo canzone (cfr. le foto qui attorno: al solito, cliccare per ingrandire). Splendido in particolare l’inizio del concerto: dopo Naufragio Sull’Isola Del Tesoro, parte È Solo Febbre – che dal vivo è splendida e ancor più "White Album" che su disco – e la accompagnano delle proiezioni di ombre umane sullo sfondo in un bianco e nero stile-Psycho, a render l’atmosfera ancor più inquietante.

Sempre a proposito della scenografia: quando si illumina di rosso dalla copertina dell’album degli Afterhours si passa direttamente alla copertina (firmata Warhol) di Gomorra!

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De I Milanesi ecc. vengono eseguite ben 11 canzoni su 14. A posteriori (dopo averlo ascoltato meglio) tra le escluse avrei voluto sentire Tutto Domani. Di quel che ho sentito invece mi sono piaciute in particolare (oltre a È Solo Febbre di cui ho già detto) la devastante Pochi Istanti Nella Lavatrice e la ninna nanna dolceamara dedicata alla figlia Orchi E Streghe Sono Soli. Quest’ultimo è uno dei pochi testi che mi ha conquistato: finora, per quanto dopo qualche ascolto in più trovi I Milanesi un album assolutamente all’altezza del gruppo, non riesco ad amare molto queste canzoni, che quasi sempre hanno qualcosa di sgradevole (vedi Neppure Carne Da Cannone Per Dio, che ha un bel tiro dal vivo ma il cui ritornello resta insopportabile, Tarantella All’Inazione, che un po’ eccede in frasi a effetto, la troppo ruffiana Riprendere Berlino) o semplicemente un’atmosfera che faccio fatica ad approcciare. Agnelli ha figliato, ha fatto tanto sesso, è più felice (lo si vede anche dal vivo: non è scazzato, sorride pure!). Questo naturalmente fa piacere a tutti: però forse il suo stile compositivo dava il meglio nel rappresentare una situazione di maggior sofferenza interiore. O magari non è così, e allora delle due l’una: 1) sono io a dover ancora digerire le nuove canzoni, 2) le nuove canzoni sono complessivamente peggio riuscite rispetto a quelle dei due album precedenti.

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Detto ciò, inutile aggiungere che gradisco di più i pezzi tratti da Ballate per piccole iene (tranne la versione semi-rallentata di È La Fine La Più Importante) e da Quello che non c’è. Mentre dei dischi precedenti resiste in scaletta pochissimo (e non manca qualche sorpresa): da Non è Per sempre ci sono La Verità Che Ricordavo e – incredibile! – Oppio; da Hai Paura del buio? soltanto Punto G (!), Male Di Miele e Voglio Una Pelle Splendida (che viene suonata acustica in una comparsata del gruppo in galleria, nell’intermezzo prima dei bis). Da Germi addirittura niente (primo loro concerto in cui succede, tra quelli che ho visto). Probabilmente nei prossimi mesi ci saranno degli aggiustamenti, con un maggiore equilibrio tra i vari album.

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Bene come al solito tutta la band, da Dario Ciffo al chitarrista tamarro Giorgio Ciccarelli, dal poliedrico Gabrielli alla sicurezza Prette dietro i piatti. Il bassista Roberto "Frank’n’Furter" Dell’Era, come su disco, canta Tutti Gli Uomini Del Presidente.

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Il secondo bis regala la cover di Neil Young/Buffalo Springfield For What It’s Worth, per la quale sale sul palco anche Giovanni Ferrario (che arrivando all’ultimo momento mi ero perso in apertura come supporter). E poi la doppietta che chiude alla grande un concerto comunque intenso e all’altezza: Bungee Jumping (per la quale viene riproposto dopo qualche anno l’alienante sketch con il televisore acceso in modalità zapping) e poi Quello Che Non C’è.

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Scaletta:

Naufragio Sull’Isola Del Tesoro
È Solo Febbre
Ballata Per La Mia Piccola Iena
La Verità Che Ricordavo
Neppure Carne Da Cannone Per Dio
La Sottile Linea Bianca
La Vedova Bianca
Punto G
Tutti Gli Uomini Del Presidente
Pochi Istanti Nella Lavatrice
I Milanesi Ammazzano Il Sabato
Tema: La Mia Città
È La Fine La Più Importante
Bye Bye Bombay
Non Sono Immaginario
Oppio
Riprendere Berlino
Tarantella All’Inazione
Orchi E Streghe Sono Soli

(dalla galleria)
Voglio Una Pelle Splendida

(bis1)
Male Di Miele
Musa Di Nessuno

(bis2)
For What It’s Worth
Bungee Jumping
Quello Che Non C’è

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5 Responses to Dieci anni nella lavatrice

  1. EgoManiacKid says:

    “Per fortuna la canzone più “alla Vasco” che suonano è Bye Bye Bombay, che alle robe di Vasco non assomiglia per nulla…”

    La considero comunque come un’offesa personale perché a me quella canzone piace. Per ripicca ti auguro di incontrare Paolo Calissano in ascensore nei prossimi giorni. :-P

    Ne hanno suonate di canzoni, eh?

  2. Disorder79 says:

    Beh sì, ma molte di quelle nuove sono anche canzoni corte….poi gli Afterhours non si sono mai risparmiati, come lunghezza del concerto.

    Non ho capito la battuta di Calissano, sorry :)
    (per “roba alla Vasco” intendevo una canzone acclamata da tutti, col battimani, con l’assolono di chitarra che parte a un certo punto, ecc…solo che BBB con le somiglianze si ferma qui, non è certo un pezzo scontato né facile).

  3. utente anonimo says:

    se nn fossi omosessuale saresti il mio uomo ideale…HAHAHA!!

    ps. oh!! finalmento ho la scaletta del concerto!!

    ph

  4. Shakiraaa says:

    bellissimo post…e che nascano altri nuovi afterhours….di questi tempi la vasco epidemia contagia tutti e a me fa rabbrividire….

  5. io li amo
    li rivedrò tra 3 giorni
    già fremo
    e copio la scaletta
    così ripasso le poche che non ricordo:P

    meravigliosi

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