…and then I feel nothing

In un file di testo del mio pc giace, aggiornata di tanto in tanto, una sorta di "shame-list": ne fanno parte una serie di gruppi degli scorsi decenni poco noti al grande pubblico, perché non hanno mai avuto la fortuna o la volontà di tirar fuori qualche singolo dal forte impatto commerciale, eppure notoriamente seminali (aggettivo abusatissimo, mi rendo conto) per il rock indipendente degli ultimi anni. Oltre a ciò, queste band di varie epoche e generi hanno in comune l’ignoranza pressoché totale che può sfoggiare su di loro il sottoscritto (che magari in certi casi ascolta loro epigoni spudorati, credendoli innovativi).

Nessun dramma, per carità: è tutta roba su cui prima o poi approfondirò (mi sono segnato i nomi apposta).
Prima o poi. Tanto nessuno potrà mai essere musicalmente onnisciente, non vale la pena andare in bulimia da nuove scoperte. E francamente sono molto più contento del mio aver iniziato ad ascoltare musica prendendo confidenza con i più "immediati" Beatles, R.E.M., Led Zeppelin o Cure (alcuni nomi tra i tanti): per me è importante il *cosa* si ascolta e il *come* lo si ascolta, non il *quanto* o il *quanto alternativo*.

Un esempio di gruppo da me trascuratissimo fino a qualche tempo fa sono i Dinosaur Jr., di cui conoscevo a malapena qualche pezzo. Per fortuna l’essermi unito in extremis ad amici che andavano a vederli alla Flog la settimana scorsa mi ha impedito di perdermi un concerto fantastico, di uno di quei gruppi che ti fa riflettere su quanta strada abbiano da fare la maggior parte delle band (emergenti ed emerse, hyped e non) che vai a sentire di solito.
   dinosaur_mascis
I Dinosaur Jr, insieme ai diversi ma altrettanto rumorosi Sonic Youth, sono un po’ il trait d’union tra la generazione precedente dell’hardcore e postpunk americano e il grunge/alternative/indie degli anni 90. O almeno, questo grossolano discorso può valere per i primi 3 album del gruppo (usciti dal 1985 al 1988), che presentavano l’intera formazione originale (i successivi, da Green Mind del 1991 in poi, erano più chiaramente vicini al suono di Seattle).

Proprio la formazione a tre originale, riunitasi lo scorso anno (e Beyond era stato un gran bell’album, ora posso dirlo), è quella che ha infiammato la Flog. Il leader J Mascis alla chitarra e alla voce era infatti accompagnato dal bassista Lou Barlow (già leader di Sebadoh e poi Folk Implosion, dopo la poco indolore separazione) e dal batterista Murph.

L’inizio è una chicca, con l’aggressiva e spettacolare cover di Just Like Heaven dei Cure (già uscita come singolo nei tempi d’oro, e poi inserita nella riedizione dell’ottimo You’re Living All Over Me).
Poi Repulsion dal disco d’esordio e la "nuova" Almost Ready, assolutamente all’altezza. Poco dopo arriva Feel The Pain, che mi gasa definitivamente. Del resto non può che andare così, visto che nei DJ ritrovo il chitarrismo hard e psichedelico dei primi Smashing Pumpkins e il tiro dei Pearl Jam (ma con qualche melodia catchy in meno e qualche assolo virtuosistico in più). A momenti sembra di essere in qualche scena dell’instant-movie dell’epoca Singles: ma la musica di Mascis e compagni non sembra affatto invecchiata come quel film, anzi è ancora viva e pulsante. Magari non negli abituali ascolti odierni di tutti i presenti, ma nelle sensazioni che sta provando in questo momento la maggior parte di loro senz’altro.

Brani delle varie epoche della band si amalgamano bene tra loro: dal primo album arrivano anche Severed Lips e l’epica Forget The Swan; dai due dischi successivi ci sono, oltre alle già citate, anche Little Fury Things, The Lung, In A Jar, Freak Scene, No Bones; dall’epoca-solo-Mascis The Wagon e Out There; dall’album della reunion Crumble, Pick Me Up, Lightning Bulb (più forse altre per il cui riconoscimento non è bastato l’aiuto di F., che ringrazio).
 
dinosaur_barlow  
Secondo alcuni amici presenti, più in confidenza di me con il suono del gruppo, nei primi pezzi il coinvolgimento dei musicisti sul palco era scarso (ricordiamo che prima della reunion Mascis e Barlow non si sono parlati per anni), e i tre si sarebbero scaldati solo successivamente. Personalmente comunque non ho percepito questa differenza, il trio mi è parso una vera e propria macchina da guerra. Il nerdissimo J Mascis, che rivela una certa somiglianza con Costantino della Gherardesca (maggiore di quanto non appaia dalla pessima foto di cui sopra), con quella chitarra fa magie. E’ quello il suo compito e tutta lì sta la sua presenza scenica. Lou Barlow è un gran figo, nonché un contraltare perfetto al basso (e ai cori, in vari brani è voce solista): non si limita a suonare il suo strumento, lo percuote.  Murph alla batteria è impeccabile e potente. Tutti e tre insieme danno vita a impasti sonori impressionanti: crescendo, cambi di tempo, linee melodiche presenti ma mai scontate, e sepolte sotto effetti e amplificazione a mille (i volumi sono inadatti a orecchie poco delicate). Negli ultimi 10 minuti poi si è quasi sforato nel metal, come potenza di fuoco.
 
dinosaur_jr
Difficilmente poteva essere un concerto in grado di battersela, dal mio punto di vista, per il titolo di "migliore dell’anno" o roba del genere: di solito per esaltarmi completamente ho infatti bisogno di conoscere almeno gran parte delle canzoni. Però il fatto che nella mia ignoranza sia rimasto teso e attento per la sua intera durata (nonostante la stanchezza fisica accusata nel finale) vorrà dire qualcosa.

Il pubblico variegato per aspetto ed età (diverse generazioni sono rappresentate) appare visibilmente soddisfatto – e per fortuna è sufficientemente numeroso, la collocazione al chiuso a inizio giugno mi aveva fatto temere una Flog ancor meno affollata. In effetti, al netto di qualsiasi sottigliezza tecnica (in cui non potrei addentrarmi), è sicuramente stato un concerto di quelli a cui valeva la pena presenziare, per chi ama il rock tutto sostanza e cuore. Così come i Dinosaur Jr. sono probabilmente uno di quelle band che vale la pena di vedere più in un club che in una situazione maggiormente dispersiva, come uno stadio o un festival all’aperto.

Bonus:

Feel The Pain (video)

Freak Scene (live – intro by Kim Gordon)

Just Like Heaven (video)

Just Like Heaven (live)

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2 Responses to …and then I feel nothing

  1. senhal says:

    OT: mi piacerebbe avere il tuo parere di esperto su un gruppo (una tribute band dei pink floyd). se ti mando il link al loro sito (o, meglio, ad un loro video su youtube) mi dici cosa devo pensarne? :) (io nemmeno so chi siano i pink floyd, quindi…)

  2. Disorder79 says:

    Se non conosci i Pink Floyd capisco perché definisci esperto me (che non lo sono più di tanto eheh). In ogni caso, specialmente nel caso di una tribute band credo sia abbastanza difficile giudicarne la capacità, la personalità, l’aderenza al modello ecc. da un singolo pezzo. Ma manda pure il link (qui o in mail) :)

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