«Con la fiamma e il tricolore / ma non sono più tornato»

Forse non tutti sanno che nel sempre vitale circuito delle balere e sale da ballo italiane da un bel po’ di tempo sta spopolando una canzone che già le mie fonti diversamente giovani (quando me ne hanno segnalato l’esistenza) non hanno esitato a definire agghiacciante.
Mi sono finalmente ricordato di cercarne traccia in internet per ascoltarmelo, e Youtube mi ha subito soccorso.
Signore e signori, ecco a voi il patinatissimo videoclip di Eravamo in 19, il pezzo dedicato alle vittime della strage di Nassiriya (il successo del pezzo si può intuire dalla presenza sul "tubo" anche di varie versioni dal vivo).

Dal punto di vista musicale, l’impressione da non-tecnico è che la linea melodica del brano, nella strofa, ricordi pesantemente La Prima Cosa Bella dei Ricchi e Poveri; il ritornello poi è quell’inquietante accrocchio tra sanremese spinto, neomelodico e liscio che caratterizza molte delle composizioni originali suonate dalle migliori e peggiori orchestre italiane.

Ma passiamo a un rapido esame del testo.
La prima strofa sciorina subito tutti i valori di riferimento dei fans della canzone: giovinezza, amore, patria.

Io avevo cieli azzurri
Nello sguardo e dentro al cuore
Con i sogni dei vent’anni
E il tuo sincero amore
Quel giorno son partito
In divisa da soldato
Con la fiamma e il tricolore
Ma non sono più tornato

Il ritornello poi vira sulla retorica dell’esportazione della democrazia, come neanche George Dàbliu in persona avrebbe saputo fare: non senza condire i proclami con alate metafore:

Eravamo in 19 tutti quanti a Nassiriya
Per difendere la pace
E portar democrazia

Ma un giorno esplose il sole
per fanatica follia

E si spense la mia luce
E volò l’anima mia
E si spense la mia luce
E volò l’anima mia

La seconda strofa descrive poi la scena delle pubbliche esequie: momento solenne che naturalmente comprende la bandiera, la banda, le Massime Autorità civili e militari e naturalmente le spose in rito tradizionale e cattolico – le semplici conviventi fuori dalla porta, ché non son neanche degne di applaudire. E dopo D’Annunzio e Carducci, tra le ispirazioni spunta anche Vasco Rossi:

Qui davanti alla mia sposa
Avvolto dentro a una bandiera

La mia anima riposa
Per donare un’alba chiara
S’è inchinato il Presidente
Mentre suonano il silenzio
E l’applauso della gente
Sale in cielo fino a me.

Il finale poi è una vera e propria rivisitazione di quello di Bella Ciao:

Nella sabbia sotto il sole
Un bel fiore nascerà
Con il sangue e col dolore
Per un nome: “libertà”

Con il sangue e col dolore
Per un nome :”libertà”

Che poi intendiamoci: il testo non è in sé tremendo in tutte le sue parti (se inquadriamo il pezzo nel suo contesto musicale). Diciamo che al raggiungimento dell’effetto-orrore (almeno alle mie orecchie, poi de gustibus) contribuiscono molto l’abbinamento con un arrangiamento così tronfio (la chicca è la strombettata pseudo-militaresca dopo l’ossimoro "mentre suonano il silenzio") e un’interpretazione vocale che, tanto per restare in tema, non fa esattamente della sobrietà la propria bandiera – ma questi elementi sono probabilmente comuni in questo genere di musica.

La cosa che trovo rivoltante – musicalmente e culturalmente – è l’operazione di speculazione e strumentalizzazione operata su una tragedia recente tramite una retorica così esplicita e politicamente schierata.
Forse queste critiche verranno percepite come irrispettose da qualcuno dei tanti internauti che hanno trovato questi versi "delicati" o "toccanti" (questo il tenore dei commenti che si leggono in giro, basta provare a googlare parti del testo e si accede a vari blog e forum esaltati dalla composizione: del resto, i milioni di voti ai partiti militaristi e fascisti attualmente al governo spunteranno pure da qualche parte).
Forse qualcuno dei familiari delle vittime si sarà anche sentito onorato dalla canzone, e non mi sentirei di biasimarli: non ho vissuto il loro lutto. Personalmente però, se ascolto questa canzone provando a immedesimarmi nella loro situazione (per quel poco che posso riuscire a fare), ho voglia di vomitare. Ma sarò io.

Per quanto la si possa prendere in giro tra persone che ascoltano e apprezzano cose molto diverse, la musica popolare o "da balera" esprime in qualche modo dei valori e dei sentimenti penetrati in vaste parti della società, di quel paese reale che spesso non legge blog e si informa esclusivamente dalla televisione. E il fatto che in quest’ambito si arrivi alla creazione, all’esecuzione e al successo di una canzone del genere senza che nessuno protesti è forse significativo di quell’abbandono generalizzato delle remore a manifestare la propria fascinazione per un certo sistema di valori, fenomeno cui si accenna in questo post di Cadavrexquis.

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2 Responses to «Con la fiamma e il tricolore / ma non sono più tornato»

  1. Acrylic77 says:

    complimenti a chi ha fatto l’analisi…sembra disorientante questo pezzo! Vado a vederlo su You tube.

    Un saluto – a77

  2. Dis0rder says:

    Eheh grazie, anche io me lo dovrei risentire, ché manco mi ricordavo più il post ;) (ma magari lo riascolto un altro giorno eh!)

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