Pillole del giorno dopo di Pride

– Treno per Bologna, carrozza evidentemente piena di gruppi di persone diretti al Pride. Mi trovo a viaggiare da solo (mi riunirò con varie persone in loco). Tra i vari posti liberi ne ho inconsapevolmente scelto uno che dà le spalle a tutti i ragazzi carini presenti. Me ne sono accorto troppo tardi. Infilo gli auricolari e faccio partire i Pet Shop Boys. Sto andando al Pride nazionale 2008, e sono io.

– Lo stato d’animo rispetto allo scorso anno è molto diverso. Se quello del 2007 era stato il Pride dell’indignazione e della separazione del movimento dalla politica (del centrosinistra), in un anno sono cambiate – in peggio – molte cose (ad esempio che la sinistra in Parlamento non c’è più). E al Pride del 2008 sono venuto con spirito molto più triste e rassegnato.

– Il Pride non è una novità per me, ma lo è per alcuni cari amici che mi accompagnano. So come si sentono, vedendo per la prima volta tutti quei colori e quei sorrisi in giro, e sono tanto felice per loro. Ma sono anche felice di averli vicino a me.

pride_2008 – Diverse anche le conoscenze virtuali riincontrate o conosciute per la prima volta (a proposito, grazie a "Info-Pride" Larvotto per avermi omaggiato di uno dei triangolini rosa che si era portato dietro con i suoi amici: l’ho indossato con grande piacere). Ancor più numerose, purtroppo, quelle con cui non c’è stato modo di trovarsi (per mia disorganizzazione, orari non combacianti o semplice mancanza di tempo): peccato, speriamo vengano al più presto altre occasioni.

– Condivido le osservazioni già lette in giro sulla lunghezza estenuante del percorso. Chi come me è partito dalle Due Torri, è arrivato ai Giardini Margherita e poi si è fatto tutto il giro dei viali (con i consueti avanti-e-indietro per recuperare qualcuno, o per guardarsi i vari carri) è arrivato in piazza VIII Agosto stremato.

– Bologna è una città accogliente e piacevole da percorrere: ma anche qui, devo unirmi ai tanti che auspicano la fine della tradizione del Gay Pride nazionale itinerante. Il Pride nazionale dovrebbe essere sempre a Roma: questo lo chiede "la base" dei gay italiani, anche quelli del nord. Lo capiranno prima o poi le associazioni, o continueranno a sostenere l’una soluzioni diverse dall’altra, a sostegno dei propri autoreferenziali giochi di potere?
Attenzione però: così come non concordo con i sostenitori del Pride nazionale itinerante (mentre è un’idea ottima ai fini della visibilità l’organizzazione di cortei secondari in posti sempre nuovi, in date non coincidenti), vedrei male anche un Pride sempre-romano sotto lo stretto controllo dell’una o dell’altra delle associazioni capitoline (peraltro in perenne e feroce guerra tra loro). Al di là dei meriti di chi "ospita" e si sbatte un po’ di più, finché i cortei saranno rivendicati o percepiti come "il Pride del Mieli", "il Pride del Cassero" e simili (con conseguente scarso impegno nel partecipare da parte dei soggetti non organizzatori), non si andrà molto lontano.

La partecipazione: il balletto di cifre è scatenato come non mai, ma senz’altro siamo su livelli alti in rapporto alla grandezza della città ma più bassi rispetto a quelli del 2007. La scarsa presenza della comunità romana si è fatta purtroppo sentire.
Sia la primissima parte del percorso, che attraversava vie strette fino ai Giardini Margherita (senza i carri), sia quella successiva lungo i viali, piuttosto ripetitiva e anonima, lasciavano percepire male (almeno a chi stava dentro il corteo) la quantità di persone presenti. Inoltre, complice il caldo asfissiante, molti dei partecipanti arrivati per primi in piazza VIII agosto si sono dispersi prima dell’arrivo della coda della manifestazione.

Il comizio: me lo sono ahimé perso praticamente tutto, ero appunto tra quelli arrivati (e poi andati via) troppo presto. Rimpiango soprattutto di essermi perso la fondamentale esibizione degli Alcazar (…).
Leggo che in relazione a un eventuale dialogo con la Chiesa Vladimir Luxuria avrebbe dichiarato: «Si dialoga con chi è disposto non solo a parlare ma anche ad ascoltare. Davanti a chi non ti riconosce, per me è solo tempo sprecato».
Beh, non c’è bisogno di aggiungere altro.

– A proposito di chicche scovate ex post sulla stampa, bello il botta e risposta tra il "poeta cattolico" (!) Rondoni (già volto noto della compagnia di giro di Ferrara, in quota-Cei) e un anonimo e colorito partecipante al Pride.
Rispondere a una patetica citazione – a sproposito – di Dante Alighieri con la declamazione dell’inno per eccellenza di Cyndi Lauper (CYNDI, e non Cindy, come ha scritto male l’agenzia e hanno copiato male i giornali… probabilmente gli stessi che scrivono anche Patty Smith) è stato un vero colpo da maestro. Bravo, chiunque tu sia.
Per la cronaca, quella stessa canzone l’ho poi cantata a squarciagola insieme agli amici, più tardi.
E sempre per la cronaca, mi perdonino i puristi, ma da quando ho terminato lo studio di Dante e scoperto le canzoni di Cyndi vivo molto meglio.

I politici: lo vogliamo dedicare un po’ di spazio all’ormai agonizzante Pd, come ai vecchi tempi? Dispiace quasi infierire, ma non posso evitare quando in uno dei comunicati degli organizzatori leggo questo

Esprime grande soddisfazione Romani per la pioggia di adesioni trasversali riscosse dal Bologna Pride: Anpi nazionale, Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, Amnesty International, CGIL e ARCI Nazionale; e l’adesione nazionale dei seguenti partiti:  Rifondazione Comunista, Federazione dei Verdi, Partito dei Comunisti Italiani, Partito Socialista, Italia dei Valori e Partito Radicale e del PD della Provincia di Bologna.

Addirittura il Pd dell’intera provincia di Bologna? Wow!
…aspetta, ma siamo proprio sicuri? Allora come mai non erano presenti né il sindaco diessino, né i deputati Pd eletti in Emilia?
Meno male che Repubblica ci rassicura, con il suo titolo: "Il Pd è assente". Invece no.
Notare la mancanza del virgolettato nella replica: evidentemente il giornalista dell’organo ufficioso del Pd si allinea alla difesa da arrampicata sugli specchi di Paola Concia, unico esponente Pd nazionale presente insieme alla ministra-ombra delle pari opportunità Vittoria Franco.
A proposito della Franco: lei e il pidiellino incompreso Benedetto Della Vedova sono gli unici 2 (due) personaggi politici nazionale presenti a non essere (dichiaratamente) omosessuali, bisessuali o transgender. Quando si dice la solidarietà e la sensibilità al tema, eh.

I media: sui quotidiani online poco o nulla, escluse le solite galleries glitterate e scontate. Come al solito, per vedere com’era la maggior parte dei partecipanti è il caso di andarci, al Pride – o in alternativa cercare tra le foto uploadate da chi c’era; su Televideo nessuna traccia della manifestazione, già da ieri sera; sui tg posso immaginare quanti secondi siano stati dedicati – se lo sono stati – alla piazza bolognese; per quanto riguarda infine i quotidiani cartacei, come si nota qui, per buona parte quelli di oggi ne parlano in trafiletti od oscurano completamente l’avvenimento (il giorno dopo!).

– Del resto allontanarsi da Roma vuol dire anche questo: minore copertura stampa. Però manifestare in città governate da forze politiche "amiche" potrebbe guadagnare alla manifestazione il sostegno esplicito degli amministratori…peccato che il sindaco Cofferati non sia andato al di là di un incontro con gli organizzatori, e non abbia preso in considerazione l’idea di presentarsi in piazza per un saluto.

– C’è da dire però che almeno a Bologna la marcia non è stata ostacolata. Dove è la destra a governare va peggio: lo si è visto al recente Pride romano e lo si sta vedendo anche a Catania. Nella città etnea il sindaco (anche qui a manifestazione già autorizzata  da tempo) vuole imporre un cambiamento non motivato di percorso, che suona come un vero e proprio boicottaggio per questa manifestazione tenacemente organizzata da anni in una realtà difficile per gli omosessuali come la Sicilia. Restiamo in allerta: la sfilata del Pride di Catania è prevista per il prossimo sabato 5 luglio.

– Tornando a ieri e ad argomenti più leggeri: mi hanno detto che il megaparty post-sfilata in zona Parco Nord è stato affollatissimo. Vorrei sapere quante delle persone presenti in strada fin dalle 14 (escludendo i bolognesi, che avevano la possibilità di rincasare per una doccia e un rilassante pediluvio) hanno avuto la forza di presentarsi e far nottata lì. Personalmente non ce l’ho fatta e ho rimandato la sfaticata a serate più nelle mie corde che potrebbero attendermi prossimamente.

– Nota per chi mi conosce: sarà stata l’aria festosa o l’abbondanza di gioventù e di sorrisi, ma forse qualcosa comincia finalmente a smuoversi. Sarebbe anche ora, eh.

Il look più "oltro" visto in giro non appartiene a nessuna drag queen, ma a un personaggio con la seguente mise: short arancioni modello Mangoni; maglietta aderente gialla bucherellata; occhiali grandi Mondaini-style; cappello da spiaggia, ancora arancione. Favoloso! (e comunque se qualcuno mi avesse proposto degli short simili in cambio dei miei poco indovinati pantaloni lunghi, sarei stato molto tentato…)

fag-hag_prideIl cartello più divertente tra quelli che mi ricordo (nonché l’unico documentato, grazie a foto altrui: io ho ben pensato di dimenticare la macchina fotografica a casa) è questo qui sotto: il Frociarola-Pride, praticamente. Che tenere.

I carri: scenograficamente ce n’erano diversi carini, nessuno memorabile. Musica molto varia. Tra un carro e l’altro ce n’era per tutti i gusti, e spostandosi di tanto in tanto non ci si annoiava. Nonostante il caldo e l’umidità infernale.

Il momento più puccettoso della mia giornata è stato quando, giunti davanti al bellissimo trenino delle Famiglie Arcobaleno , un palloncino è sfuggito a un bambino che stava a bordo, e io gliel’ho prontamente riportato.

Il momento poetico è terminato subito dopo, quando sono scampato per pochi centimetri all’attacco di un altro marmocchio, che stava per rovesciarmi addosso una boccetta intera di sapone per bolle.

– Per concludere, riporto queste belle parole sul Pride, tratte dal post scritto ieri da Livingstone:

Strano perché questi sono davvero gli unici giorni dell’anno nei quali posso stare con gente come me, con tanta gente come me. Sono giornate che è come essere finalmente a casa.

Poi certo che non sono tutti come me. Con la maggior parte ho forse poche cose da spartire e vista la mia nota burberaggine, alla fine andrei d’accordo con 3 persone su tremila. Però sono tutti come me perché in questi pomeriggi di giugno faccio un pezza di strada insieme a tanti che hanno sofferto, come me, che hanno affrontato il giorno nel quale lo hai detto a tua mamma, che pensano spesso a come sarebbe stato dirlo a tuo padre, che ogni maledetto giorno sul lavoro si mordono la lingua per non dirlo davanti alla solita battuta cretina, al solito momento di machismo dilagante; tanti come me che frequentano ambienti e mondi ancora di fatto e nella sostanza ostili, posti dove non ti senti mai a casa, a tuo agio, sereno. Un pezzo di strada insieme ai tanti che si sono guadagnati con le unghie e con i denti la conquista di un’identità, che hanno superato le paure e la voglia di non uscire, di non farsi vedere, di non metterci la faccia.

CYNDI Lauper – Girls Just Want To Have Fun  

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10 Responses to Pillole del giorno dopo di Pride

  1. larvotto says:

    Ho delle tue fotografie, roba che scotta… quanto sei disposto a pagare per averle?
    Non chiamare la polizia, non servirebbe, e non cercare di rintracciarmi.
    Mi farò vivo io.

    :)

  2. Disorder79 says:

    Sciocchino! Ora hai scoperto il tuo gioco: dovevi aspettare che diventassi ricco e famoso (aspetta e spera…) e DOPO tirare fuori le mie foto choc con quella pazza della Troise sul carro delle trans! :D

  3. E i fustacchioni della RAI, a chi la danno?
    Misteri!

  4. AnelliDiFumo says:

    Gran bel post, Disorder, davvero.

  5. RedGlow says:

    Questa cosa del pride itinerante sì / pride itinerante no mi ha fatto molto pensare, e molto se ne discute. Alla fine ho fatto questo ragionamento.
    Il motivo che sta alla base del pride itinerante è banale: lo si sposta per toccare l’intera realtà italiana, e non solo Roma, o il Lazio. Funziona come logica, no? Quando si parla del pride solo a Roma, infatti, si predono come motivazioni:
    a) evitare i “provincialismi” da pride-del-cassero, pride-del-mieli, ecc. Vero, ma se lo sposti solo a roma non risolvi il problema. Avremmo un pride-del-mieli tutti gli anni invece che una volta tanto, perché il problema è la mentalità, non il “dove faccio il pride”.
    b) in tutto il resto dell’Europa si fa non itinerante. Vero, ma per capire il motivo prendiamo una Spagna, o ancora meglio una Germania. Il pride nazionale è uno, fermo. Il punto è che in tutto il paese ci sono una cosa come *40 pride* locali. 40 pride locali in realtà che sono molto meno frammentarie dell’Italia (l’Italia è uno tra i paesi d’Europa con la maggiore complessità di culture diverse, supportate anche da una conformazione geografica veramente stronza – fortuna che abbiamo maria de filippi ad uniformarci). Con 40 pride locali anche in Italia, è vero che l’intera area italiana sarebbe coperta dall’avvenimento, e non ci sarebbe bisogno che questa si sposti. Ma a me, di città italiane dove comunque tutti gli anni c’è sempre un pride, vengono in mente solo roma, milano e bologna. 3. Direi che con 3 pride non si copre molto. Ovvio che poi, a questo punto, la logica sarebbe “portiamo il pride nazionale dove ce n’è più bisogno”, come può essere stato un bari o grosseto in passato, e lì ti scontri poi con il problema che “dove ce n’è più bisogno” solitamente coincide con “là dove non viene un cane”. E quindi hai di base, a causa della situazione culturale italiana, un contrasto insanabile sul dove farlo.

    Insomma, poche idee ma confuse, come dice mia madre. :-)

  6. Disorder79 says:

    _A.: ho cancellato il tuo commento perché l’ho ritrovato sul post di Larvotto (a cui era diretto), mi sa che la prima volta ti eri sbagliato a scriverlo qui (ah, i blog, che cosa diffiiiiicile da usare) ;-P

    _Sa(nt)o: boh! certo che a volte in certe trasmissioni si vedono dei “belli statuini” talmente inutili nella loro presenza che fanno molto sospettare…

    _AdF: grazie! E peccato per il mancato incontro, oltretutto non è che tu capiti in Italia così spesso ormai :)

    _RedGlow: sul punto a) ti dò ragione, non basta spostare il Pride fisso a Roma, va cambiata la mentalità generale.
    Per quanto riguarda le differenze di conformazione geografica e culturali dell’Italia, che in teoria potrebbero giustificare l’usanza del Pride itinerante nel nostro paese, direi che però la constatazione della situazione politica e civile in Italia nei confronti dell’omosessualità prevale su tutto. Con questa situazione drammatica, troppo importante avere un Pride a Roma in cui concentrare ogni anno una grande affluenza, anche perché è l’UNICO Pride che se c’è affluenza viene cagato un minimo – pardon my french.

    Sul fatto di toccare anche altre piccole e medie realtà, per migliorare la situazione sul fronte della visibilità nella vita di tutti i giorni dei gay di tutta Italia, è cosa giusta: ma mi sembra un po’ sterile, nel lungo periodo, organizzare in piccole città il Pride nazionale: non c’è così né l’effetto mediatico a livello nazionale (perché viene poca gente E perché non riporta la notizia nessuno), né tantomeno un effetto duraturo a livello locale. Il clima per i gay a Bologna e a Torino continuerà a essere abbastanza buono dopo i rispettivi Pride, così come lo era però anche prima (ma davvero a Bologna già si faceva un Pride cittadino?). Mentre probabilmente Padova, Bari e soprattutto Grosseto non è che negli anni successivi al Pride nazionale si siano trasformate in piccole San Francisco. Probabilmente lo stesso succederebbe dopo un eventuale Pride nazionale a Napoli o Palermo.

    Poi la scelta del Pride itinerante comporta delle fastidiose lotte di potere ogni anno tra le grandi associazioni (con tanto di alleanze e alternanze geopolitiche dovute), oltre che una dipendenza della scelta della città in cui sfilare dalla situazione locale delle associazioni: ecco che quindi una città come Bologna con un’associazione potentissima potrà organizzare un bel Pride, mentre quando toccò alla Toscana, ecco che la molteplicità di piccole sigle a Firenze influì probabilmente sulla brillantissima scelta di GROSSETO come sede del corteo nazionale (cosa per cui ancora sono davvero perplesso: va bene che organizzava Arcigay Pride che ha sede a Pisa, ma appunto, potevano scegliere almeno Pisa).

    Infine, una considerazione banale: è vero che la forma geografica allungata del nostro paese rende comunque difficile accontentare tutti, ma almeno Roma è il posto più centrale: se al Pride nazionale devono cercare di venire tutti (e già è difficile, perché c’è chi lavora e non può liberarsi, chi preferisce le inaugurazioni del gheivillaggio di turno, ecc), questo è importante. Un Pride al nord esclude automaticamente tutti i i partecipanti del sud – anche di buona volontà – che avrebbero davanti un giorno intero di costoso viaggio, e viceversa.

    ….Sono anche queste considerazioni in ordine sparso, eh, ma mi avevi lanciato l’assist e sono partito :)
    A proposito, ho visto un certo video: auguri, e soprattutto congratulazioni per la supermamma ;)

  7. RedGlow says:

    Allora, premetto che non è che io sia poi così pro-pride-itinerante; semplicemente ho motivazioni per il pro e per il contro, e visto che tu già elenchi quelle per il contro, io faccio l’avvocato del diavolo e controbatto con quelle per il pro. insomma, faccio un po’ il sofista, ma perdonamelo ;-)

    Vero che a Roma l’affluenza è molto maggiore della media. Non stiamo neanche ad elencare i motivi, sono ovvi come è ovvio che succede (le organizzazioni dichiaravano 1.000.000 di persone a roma e 250.000 a bologna – entrambe saranno cifre gonfiate, ma la proporzione rimane). Non sono però poi così convinto del differente impatto mediatico. Personalmente (e potrei sbagliare) non ho poi visto una gran differenza nella presenza mediatica del pride, fosse quello di roma o di bologna (continuo a prenderli come esempi significativi). Me lo spiego in questa maniera: vero è che a Roma c’è più gente, ma a Roma anche una manifestazione grande appare minore in funzione della grandezza della città, fisica e culturale. 1.000.000 di persone (facciamo finta che, ecco) a Bologna sarebbero stato qualcosa di dilagante, la città sarebbe stata *davvero* invasa in ogni angolo del centro e non, mentre a Roma… be’, sì, si vede, e si vede bene, ma non possiamo andare troppo oltre. A una conclusione analoga mi pare che abbiano ceduto in alcune discussioni con il comitato del Bologna Pride addirittura al Mario Mieli, che ovviamente sono “i” sostenitori del pride centralizzato (seppur per motivi in realtà non poi così condivisibili).

    Le lotte di potere tra i circoli. Be’, lo sappiamo, non sarà spostando il pride che cesseranno. Certo che rompe i coglioni il fatto che in questo modo non solo compromettono buone prospettive locali, ma un evento nazionale. Quindi, punto a favore per il pride centralizzato, in questo caso. Aggiungo però il punto negativo: in questo modo accentri l’evento mediatico più grande del movimento glbt in mano a un’unica associazione. Potrà essere campinilismo, abitudine o un lieve fastidio nei confronti del Mario Mieli, però la prospettiva, conoscendo come siamo fatti noi italiani e come siamo capaci di cooperare tra diverse realtà, non mi pare rosea.

    Purtroppo non so dire poi quanto una realtà come Grosseto o Biella possono essere state cambiate. Bisognerebbe chiederlo a chi ci abita, o conosce per l’appunto queste realtà. Non mi stupirebbe comunque che in effetti le cose non si siano spostate di una virgola. In fondo, anche se ci metti un pride, poi deve esserci un contesto organizzativo prima e dopo che ne prepara l’arrivo e ne coglie i frutti.

    Sul “fatto geografico” di roma caput mundi, per cui è assai più comodo per tutti come luogo, niente da dire. E d’altronde, hai anche la “forza-uomo” di una grandissima quantità di persone già presenti sul posto.

    A te la palla, e grazie per gli auguri… so di essere parecchio fortunato ;-)

    PS: sì, a Bologna c’è un pride locale tutti gli anni. spesso misero, per forza di cose. e se è misero a Bologna… O_O

  8. utente anonimo says:

    Scovata una foto di Gaeta Jones (vincitrice di Miss Alternative edizione 2002) che recita Cyndi Lauper!

  9. Disorder79 says:

    RedGlow: arrivo a replicare in notevole ritardo, e le tue considerazioni sono condivisibili, sì. Poi c’è da dire che dopo aver visto il Pride di Londra, ecco….la voglia di commentare quello italiano (e sopratutto gli sviluppi futuri del “movimento”) è un po’ scesa sotto i tacchi…

    (per gli altri: grazie delle segnalazioni)

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