C’mon, c’mon, no one can see me cry

Cartoline da Perugia. Ché magari spezzettando i commenti mi dilungo meno.

[Tutte le foto le trovate qui]

 
1. Living Well Is The Best Revenge
L’inizio di Accelerate. L’inizio del mio primo concerto dei R.E.M. [Disclaimer: qui si usa l’articolo "i". Perché il nome del gruppo è l’acronimo di Rapid Eye Movement, ma soprattutto perché li ho sempre chiamati così]. L’inizio del resto della mia vita.
Peter Buck, Mike Mills e Michael Stipe entrano in scena accompagnati da Scott McCaughey alla chitarra e Bill Rieflin alla batteria. Inizia uno spettacolo meraviglioso per voci, suoni, luci, video, riprese. Una roba che non ha prezzo.

..and baby I’m calling you on that

2. Bad Day
Quante cattive giornate passate in questi anni. E quante di esse sono migliorate grazie alla musica di Berry Buck Mills Stipe? Tante, decisamente tante.
Il concerto intanto prosegue nel suo inizio fulminante. L’esecuzione di Bad Day escluderà It’s The End Of The World…, ma ce ne faremo una ragione. In realtà per quanto mi riguarda la tolleranza sulla scaletta è massima: con una sequenza iniziale di dieci album fenomenali, seguiti da altri 4 di cui comunque se ne butta via solo uno (il penultimo Around The Sun, che verrà per fortuna ignorato), possono pescare un po’ dove vogliono, e andrà comunque bene, e io sarò comunque in brodo di giuggiole.

We’re sick of being jerked around

3. What’s The Frequency, Kenneth?
Pochi album vantano una canzone di apertura come questa. Pochi album hanno riff e assoli di chitarra che riescono a mettere a nudo la tua anima, rivoltarla e farla sentire viva come quelli di Monster.

You wore a shirt of violent green, uh-huh

4. The Wake-Up Bomb
Non una completa sorpresa, qualcuno l’aveva sentita provare nel soundcheck. Monster, New Adventures in Hi-Fi: i primi album dei R.E.M. scoperti e vissuti in diretta, ascoltati al mattino nello walkman a tutto volume. Poi negli anni cambia quasi tutto, si perde quasi tutto. Quasi. Qualcosa resta.

My head’s on fire and high esteem
Get drunk and sing along the Queen
practice my T-Rex moves and make the scene

 
5. Drive
Dopo l’inizio al fulmicotone (BUM! dovevo usare ‘sta parola), che spazza via dubbi che nessuno aveva sulla tenuta live della band dal punto di vista strumentale, il primo momento di respiro. Si fa per dire. E’ il primo pezzo di Automatic For The People, e basterebbe quello. Michael Stipe dal vivo ha una voce pazzesca, che arriva intatta anche nel punto abbastanza lontano in cui mi trovo (lontanissimo, rispetto a quanto vicino al palco vorrei stare). Questa canzone non si può commentare, ma solo ascoltare e piangere. Questa canzone è il motivo per cui amo la musica.

Hey, kids, rock and roll
Nobody tells you where to go, baby

6. Man-Sized Wreath
Stipe la presenta come una canzone del nuovo album di cui è molto fiero. I cori di Mills ci sono, perfetti, e ci saranno per tutto il concerto. I visuals in questo caso sono immagini tratte dal video della canzone, appena uscito.

Look at what I found!
Everybody look around

Everybody looking like they just don’t care

7. Fall On Me
Prima incursione nel vecchio repertorio I.R.S., ed è delirio! Ballata stratosferica, nel finale ci si divide spontaneamente tra chi canta il ritornello e chi il controcoro.

Buy the sky and sell the sky
and lift your arms up to the sky
and ask the sky and ask the sky

8. Ignoreland

Stipe "dedica" il pezzo al proprio paese. Gli ateniesi sono gli americani che ci piacciono. La canzone suscita l’ennesima ovazione da parte delle categorie 1 e 2 di spettatori descritte in questo post. Ah, scopro tra l’altro che prima di questo tour la canzone era ancora inedita, dal vivo.

I know that this is vitriol
No solution, spleen-venting,
but I feel better having screamed. Don’t you?

9. Hollow Man
Un altro bel brano di Accelerate, disco che pur non inventando niente di nuovo segna per il gruppo una riscossa e un ritorno alla "forma rock", e che è pieno di brani adatti alla dimensione live. Questo poi "dove lo metti sta": dal vivo si difende (notevoli poi gli effetti video con tanto di cornice rosa-shocking, really 80’s), ma fa la sua ottima figura anche alla radio. E se ci sono canzoni dei R.E.M. che riescono a intrufolarsi nelle playlist delle radio commerciali (quelle che sei costretto ad ascoltare al lavoro, al supermercato, al bar) si vive meglio.

…have I become the hollow man I see?
 

10. The Great Beyond
Singolo "minore", se vogliamo, che però tutti conoscono e cantano con piacere.

I look into the stars,
I look into the moon

11. So Fast, So Numb
Altra canzone che prendo come regalo personale. La cameretta in cui la ballavo e gridavo è qui, ora.

This is now, this is here, this is me,
this is what I wanted you to see

12. Houston
Altro pezzo "politico" di Accelerate. Forse il più moscetto tra quelli suonati. Ma d’altra parte, è il tour di quest’album.

If the storm doesn’t kill me, the government will

13. Electrolite
Un nuovo momento magico: una delle canzoni pop più rasserenanti mai scritte. Hollywood is under me: non ci si può credere, di essere qui in questo momento.

I’m not scared, I’m outta here

 
14. Imitation Of Life
Sing-along generale per un altro dei punti fermi della scaletta (su questo e altri brani eseguiti il karaoke collettivo c’era già stato durante il viaggio verso Perugia). Un gruppo che dopo quasi ventanni di attività è riuscito a tirar fuori un gioiellino pop del genere non lo può fermare più nessuno.

Like a Friday fashion show teenager
Freezing in the corner
Trying to look like you don’t try

15. The One I Love
E di nuovo un tuffo nel passato, ai tempi di Document. Una selva di braccia alzate, i cui rispettivi proprietari urlano quel liberatorio "Fire" del ritornello. C’è anche la mia.

This one goes out to the one I love
This one goes out to the one I’ve left behind

16. Nightswimming
Stipe che incanta alla voce, Mills al piano. Esiste forse una canzone che nel suo compenetrarsi di musica e testo descrive meglio di questa la nostalgia? Il rubinetto è aperto, e nessuno è lì a chiuderlo.

These things, they go away
replaced by everyday

17. Let Me In
Le chitarre lancinanti e gli effetti speciali che in Monster caratterizzano il brano dedicato a Kurt Cobain non sarebbero riproducibili: esso viene perciò completamente trasformato, ed eseguito in un’intima versione acustica, con i membri della band tutti vicini e disposti in cerchio. Voce di Stipe calda come sempre. Ma in questa veste la canzone non mi ha conquistato del tutto, lo ammetto.

I had a mind to try to stop you
Let me in. Let me in

 
 
18. Get Up
Era un po’ che si invocava qualcosa da Green, un album che di formidabili pezzi da stadio ne ha più d’uno: ecco Get Up, ed i cori si moltiplicano…

Dreams, they complicate my life

19. Horse To Water
Tra i brani "veloci" di Accelerate, forse il tentativo più riuscito di tornare allo spirito e alla freschezza compositiva dei primi album. La si accoglie con vero piacere.

I’m not that easy I am not your horse to water
I hold my breath I come around round round

20. I’m Gonna DJ
Segue Horse To Water in concerto come già faceva in coda all’album. Il confronto è impietoso, questo è un pezzo piuttosto piacione, nel testo (ci sono anche i "weblogs"!) e nella struttura un po’ alla Song 2 – ma più tamarra. Tuttavia dal vivo ci può anche stare, dai.

Music will provide the light you cannot resist
you cannot resist
you cannot resist

21. Orange Crush
Per la chiusura provvisoria dello show (in attesa del lungo bis, che arriverà pochissimi minuti dopo) si pesca ancora, con successo, da Green.

We are agents of the free
 

22. Supernatural Superserious
Si parlava di brani radiofonici di Accelerate: questo è il suo brano da Fm per eccellenza. Singolo indovinatissimo.

Enjoy yourself with no regrets

23. Losing My Religion
L’appuntamento immancabile. C’è chi tra il pubblico si è fatto il viaggio e ha pagato il biglietto solo per questa e poche altre canzoni (a fine concerto ho anche sentito il commento di gente delusa da una scaletta con troppi brani sconosciuti!). Li capisco e non li capisco allo stesso tempo.
Che effetto comunque sentire quell’arpeggio finale dal vivo.

That’s me in the corner
that’s me in the spotlight


24. Driver 8
Dopo i 2 brani "per tutti", il bis vira di nuovo verso il lontano passato, per la gioia di fans e/o completisti. Sentire dal vivo il riff di Buck è indimenticabile. A volte penso che la discografia dei R.E.M. contenga già tutto quello che si può chiedere alla musica pop.

We can reach our destination
but we’re still a ways away

25. (Don’t Go Back To) Rockville
Il viaggio all’indietro nel tempo continua: questa canzone la canta l’autore Mike Mills, con il suo splendido cappellone da cowboy. E stavolta è Stipe a occuparsi dei cori. Brividi.

I know it might sound strange but I believe
You’ll be coming back before too long

 
26. 1,000,000
Il giorno prima, mentre gli parlavo dei brani letti nelle scalette passate, avevo detto a qualcuno che secondo me avrebbero potuto suonare qualsiasi cosa, aggiungendo poi "escluderei giusto i pezzi di Cronic Town". Ed eccoli che mi smentiscono. A Million tra l’altro dal vivo diventa un pezzone.

I could live a million years

27. Man On The Moon
Doveva finire con quest’altro classico da cantare tutti insieme: la gente stipata nella "platea" dello stadio di Santa Giuliana, quella seduta sulle tribunette, forse anche parte del pubblico "scroccone" che si affaccia dalla piazza sovrastante.
La scaletta poteva anche essere più generosa: i concerti precedenti hanno regalato altre chicche, per non parlare di quello all’Arena di Verona del giorno successivo, ovvero ieri sera (Walk Unafraid, Strange Currencies e Cuyahoga!). Perché non ho programmato di vedere più di una data? (in ogni caso ho tutte le intenzioni di rimediare già a settembre)

Hey Andy are you goofing on Elvis,?
Hey baby: are we losing touch?

– – –

[Ah, poi ci sarebbe il concerto degli Editors. Se la distanza a cui mi sono trovato dal palco non ha influito sull’ascolto dei R.E.M., probabilmente per loro non vale lo stesso, e da vicino sarei rimasto più coinvolto. Tecnicamente sono bravi, la voce c’è, però la scaletta mi ha lasciato un po’ perplesso: siete di supporto a un gruppo enorme, davanti a un pubblico immenso che in gran parte non vi conosce, almeno suonate TUTTI i brani più famosi. Invece no: niente Camera, niente Fall (ma su questo non sono sicurissimo, la memoria vacilla) e soprattutto niente Blood! Vengono privilegiati i pezzi del secondo album, mediamente più involuti e comunque tutti simili tra loro anche quando carini (vedi la sequenza iniziale BonesThe Racing Rats And End Has a Start); in un set di tre quarti d’ora scarsi da The Back Room arrivano sì Munich e Bullets, ma alternate addirittura a canzoni extra-album (tra cui la b-side You Are Fading, rintracciabile in varie versioni su Youtube). Alla fine suonano il primo singolo del nuovo album Smokers Outside The Hospital Doors e la "vecchia" Fingers In The Factories – chiusura non esattamente memorabile.
In un piccolo club probabilmente rendono molto di più: e la cosa contrasta purtroppo con la dichiarata direzione musicale che hanno intrapreso nella composizione (quella del rock da stadio alla Coldplay/U2).
Appena suff: possono fare di meglio (possono?).]

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9 Responses to C’mon, c’mon, no one can see me cry

  1. Giulia_Blasi says:

    Pensa che io cantavo il ritornello perché il controcoro lo cantavi tu :D
    Quando sono sola faccio il contrario.

    (Che concerto dellamadonna.)

  2. Disorder79 says:

    Ahahah!
    Sì, decisamente un CDM.

    (uhm, se hai notato i controcori, forse anche il titolo del post non è proprio esatto esatto. Meno male che nel caso sai ben tenere i segreti – ahah che battutista nato)

  3. Kekule says:

    Dopo i REM ad Umbria Jazz, voglio I Cavalieri del Re al Maggio Fiorentino, ed anche Domingo al Gods of Metal.

  4. utente anonimo says:

    ma come? gli editors? ma non erano praticamente uno dei gruppi che supportavi di più? com’è andato il concerto a livello olfattivo? :)

    .m

  5. Disorder79 says:

    Kekule: una delle foto che ho scattato e non pubblicato (un semplice zoom sulla scritta “Umbria JAZZ”) era ispirato da una riflessione simile alla tua :)
    Ma del resto i REM non sono certo i primi artisti pop ad esibirsi lì, né in questa stessa edizione (il giorno prima c’era Alicia Keys, che non è certo più vicina al jazz perché di colore), né in assoluto se non ricordo male.
    Sul perché, chi lo sa: probabilmente deturpare in questo modo la “purezza” stilistica di una rassegna fa comodo da entrambe le parti: si riesce a portare in città l’artista pop costoso utilizzando fondi della rassegna “colta”, e allo stesso tempo la rassegna ottiene visibilità ed eventualmente fa un po’ di cassa (penso e spero più con i REM che con Alicia Chiavi)…

    m.: in che senso a livello olfattivo? non ho sentito aromi illegali, se è questo che intendi (né mi è arrivato addosso il vinello da trasferta primomaggesca), anche se i caciaroni di turno non mancavano. Ma non ho avuto molto tempo per distrarmi e guardare/cagare il pubblico intorno…
    Gli Editors li supportavo con il primo album (non originale, ma con diversi bei pezzi), il secondo mi ha annoiato a lungo, e anche ora lo ritengo un passo falso. Ciononostante, meglio aver trovato di supporto gli Editors che altri gruppi, che magari conosco meno. Anche perché magari avrei potuto rischiare di andarli a vedere alla Fortezza, pagando apposta per loro (ma sono sicuro che stando vicino al palco il concerto risulti più coinvolgente, come ho scritto).

  6. iNdiEQueeN says:

    se il pubblico lì era come quello di Udine direi che gli Editors avrebbero potuto fare pure le scoregge con le ascelle che non se li sarebbero filati comunque..
    ok che è ‘giustificabile’ esser stati là per i R.E.M. però madò..come si fa ad ignorare un gruppo così??
    meglio goderseli ad un loro concerto..evitando anche un certo pubblico inutile come quello che mi son trovata io..

  7. utente anonimo says:

    Io cuoto (con la c) indiequeen.
    Brutti fakeindie con la spuzza sotto al naso! Non siete in grado di apprezzare gli Editors e nostro signore Tom Banks!

    (lol)

    Akuma

  8. Disorder79 says:

    _iNdiEQueeN: è la sorte di chi è di supporto a un gruppo super-famoso incontrare scarso calore, anche perché tra l’altro buona parte di quelli lì davanti sono lì soltanto per essere vicino al palco durante il concerto successivo. Detto ciò, gli Editors ci hanno un po’ messo del loro per non farsi apprezzare troppo, presentando una scaletta più adatta a un loro concerto che a un contesto più aperto (vedi la bside, i singoli ignorati, ecc) e che a chi non li aveva mai sentiti nominare probabilmente non ha dato un’ottima impressione.

    _Akuma: chi è Tom Banks? Ah, aspetta, forse è il quarto che completa il cerchio dopo Paul Banks (Interpol), Paul Smith (Maximo Park) e Tom Smith (Editors) :D

    (aridatece i nomi d’arte strambi però, ché ricordarseli tutti comincia a diventare un’impresa!)

  9. utente anonimo says:

    Disorder non apprezzi e non comprendi le mie colte e sarcastiche storpiature dei nomi :P

    Akuma

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