Ricominciamo

Dottore, stanotte ho dormito pesante e ho sognato molto.
Un altro sogno di quelli avventurosi ambientati in edifici enormi e labirintici – in questo caso un po’ mega-complesso scolastico, un po’ centro commerciale e un po’ base segreta.
Per rendere il sogno più sereno non poteva mancare il cattivo di turno, figuriamoci. Non si sa molto di lui se non che è cattivo e pericoloso.
Il canovaccio del sogno però si discosta dal solito schema "fuga-fuga-fuga", anzi in questo caso prevede un salvataggio: il misterioso avversario, che pure pare conoscere la mia identità ed essere quindi un pericolo anche per me nel caso lo incontrassi, minaccia infatti di rapire o fare del male anche a un bambino non meglio identificato – e di età imprecisata.

Mi mescolo quindi alle persone che popolano questa struttura (e che non sembrano consapevoli del pericolo). All’inizio sono insieme ad un amico – l’unica persona conosciuta del sogno – ma ci dividiamo subito, per esplorare due settori diversi dell’edificio.
Dopo svariate scale, porte e brividi, sembra che abbia esaurito la ricerca. Ma proprio nell’ultima stanza visitata, una specie di aula o piccola sala cinematografica da cui stanno uscendo le ultime persone, noto qualcosa avvolto da una coperta, nei sedili più lontani da dove mi trovo. Mi avvicino, e sotto la coperta appare un neonato, che dorme tranquillo. Chi lo ha mollato lì? E’ stato forse il mio nemico misterioso?

In ogni caso non posso lasciarlo lì abbandonato a se stesso. Prendo in braccio la minuscola creatura, che continuando a dormire si adagia perfettamente sulla mia spalla. Sì, se ne sta beato in braccio a me, che non ero mai riuscito a reggerne uno se non in stile "sacco di patate". E sono proprio io, che non ho mai avuto e al momento continuo a non avere uno straccio di istinto genitoriale, a doverlo portare al sicuro.

Fatto sta che il sogno continua in modo piuttosto confuso. I luoghi continuano a non essermi familiari, e in breve da un luogo "fermo" mi sembra di essere dapprima all’interno di un treno in corsa – da cui non posso quindi scendere – e poi in una nave. Proprio quest’ultima ipotesi si rivela esatta: ma come ci sono finito sopra? E per quanto ho viaggiato? Forse qualcuno (sempre il nemico di cui sopra?) mi ha drogato e lasciato a tradimento su questa nave in rotta per chi sa dove.

Riesco infine a scendere in un porto non troppo affollato: non conosco questo posto. Fa freddo. Salgo su un bus, ma scendo quasi subito, perché mi rendo conto di non sapere dove è diretto. E non riesco a farmi capire da nessuna delle persone che interpello (sia tra i passeggeri del bus, sia tra i rari passanti in cui mi imbatto una volta sceso), né in inglese, né in uno stentato tedesco che provo ad abbozzare. Rispondono con monosillabi in un idioma nordico sconosciuto. A un certo punto ho un’illuminazione, probabilmente dovuta al fatto che l’ultima notizia letta prima di addormentarmi era stata quella del furto della chitarra di Peter Buck avvenuto dopo un concerto ad Helsinki: mi trovo senz’altro nell’estremo nord Europa, in un piccolo villaggio della Finlandia o addirittura in Lapponia.

Il bimbo è sempre abbastanza tranquillo, ma adesso si è svegliato: ha probabilmente fame e sicuramente freddo – forse c’è anche della neve attorno a me, ma questo dottore sinceramente non lo ricordo.

Il sogno si conclude con me che mi avvicino a un minuscolo emporio, che pare esser l’unico negozio aperto, sperando nell’ordine che 1) i gestori siano un po’ più gentili e solidali degli altri autoctoni incrociati finora, 2) sappiano due parole due di inglese, 3) abbiano qualcosa da far mangiare/bere al pupo (l’idea di doverlo prima o poi – ORRORE – cambiare per fortuna mi viene in mente solo adesso), e soprattutto 4) mi permettano di fare una telefonata a qualcuno in Italia, che mi venga immediatamente a riprendere.

Ché posso anche capire che tra i mille significati più o meno inconsci e freudiani di questo sogno ci sia la necessità di lasciarsi indietro certe cose e andare avanti rimboccandosi le maniche, ma forse fare il ragazzo padre in questo buco di paese quasi in mezzo alle renne non è esattamente un grande inizio.

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3 Responses to Ricominciamo

  1. utente anonimo says:

    Stavo pensando a chi potrebbe essere il bambino…..

  2. utente anonimo says:

    aveva la panza e il pizzetto per caso? :-D
    IllegallyBlonde

  3. Disorder79 says:

    Non l’ho capito! (nessuno dei due commenti…il primo era serio, o una battuta come pareva essere il secondo?)

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