Put pepper in my coffee, I forgot to bark on command

 
La seconda fetta di torta non è mai squisita come la prima.
Allo stesso modo, se si torna a sentire lo stesso tour a breve distanza di tempo, l’impressione non potrà essere la stessa. E difficilmente potrà essere migliore, a meno che nella prima occasione una brutta performance degli artisti, una pessima scaletta o fattori esterni di vario tipo abbiano rovinato l’esperienza.

Niente di tutto ciò era capitato questa estate a Perugia: ero quindi ben consapevole del fatto che le emozioni di quella sera erano irripetibili.
Le mie speranze, per questa seconda data dei R.E.M. a Bologna a due mesi di distanza dal primo loro concerto mai visto dal sottoscritto, erano due: riuscire ad arrivare un po’ più vicino al palco e sentire il maggior numero di pezzi non eseguiti nell’altra data (l’ampia rotazione del repertorio adottata dal gruppo di Athens faceva ben sperare).

  
Per quanto riguarda il primo obiettivo, la combinazione tra un orario di inizio rispettato alla lettera (21,00) e un lieve ritardo nel mio arrivo (ebbene sì, a volte succede anche ai più paranoici sui tempi dei concerti) mi impediranno l’avvicinamento alle primissime file. Peccato, perché il pubblico accorso, pur numeroso, non raggiunge certo numeri da soldout, né si mostra eccessivamente agguerrito. Mi colpiscono in particolare la "pacatezza" da Ariston degli spettatori sistemati sulle gradinate del Palamalaguti/Futurshow/attuale nuovo nome del Palacasalecchio, e la flemma con cui si avvicinavano alla lontanissima entrata alcune persone che ho sorpassato correndo come un pazzo – perché si erano già sentite risuonare chiaramente da fuori le note di Living Well Is The Best Revenge. Certa gente evidentemente scuce volentieri 50 e passa euri per ascoltare soltanto le canzoni dei bis, mah.

Riesco comunque a stare più vicino, rispetto a Perugia. Quindi evito di sgomitare per qualche metro in più: vedo e sento molto bene e ho spazio intorno a me per respirare e volendo ballare. Va bene così, l’importante è godersi la musica che si ama con persone care accanto (e pazienza se non sono riuscito a toccare la pelata di Stipe…del resto sarebbe stato comunque difficile, visto che non c’è riuscita neanche Fran, che stava nelle prime file e solo a fine concerto sono finalmente riuscito a salutare dal vivo).
Da un concerto relativamente "da stadio" come quelli estivi si è passati al Palasport. Il palco presenta quindi meno grandeur: ci sono ancora i bellissimi visual e le luci dietro la band, ma niente megaschermi laterali.
 
 
La scaletta è soddisfacente per quanto concerne la quantità e la varietà rispetto a Perugia (ben 11 brani su 28 non sentiti l’altra volta). Tuttavia nei cambi non ci si è guadagnato troppo, dal punto di vista dell’intensità.

Suonati due brani diversi di Monster. In giornata avevo sentenziato "perché vedi, in album capolavoro come quello anche pezzi che potrebbero sembrare riempitivi, come Circus Envy e I Took Your Name, secondo me sono pezzi della madonna": beh, li ho "chiamati" entrambi! E come tutti i brani da Monster e New Adventures In Hi-Fi (di cui purtroppo stavolta tocca soltanto So Fast, So Numb), sono fatti apposta per esser suonati dal vivo, e l’effetto è micidiale.
I Took Your Name è anche il primo pezzo ascoltato per intero, visto che ahimé il ritardo mi ha fatto perdere l’attacco con Living Well Is The Best Revenge e parte di What’s The Frequency, Kenneth?. Ok, la stessa sequenza iniziale di Perugia, ma spiace lo stesso [spiace anche di aver perso i supporter We Are Scientists, ma quello l’avevo messo in conto. Non me ne hanno parlato con grande esaltazione comunque…ma magari hanno risentito negativamente dello stesso paragone inconscio con il "main act" subìto dagli Editors questa estate].
 
 
Del nuovo album niente Houston né la bruttina I’m Gonna DJ, restano solo i pezzi migliori (ma avrei voluto in più la title track). Purtroppo non c’è traccia di brani che avevano rappresentato alcuni dei momenti migliori di Perugia, ovvero Fall On Me, Nightswimming, Driver 8, Rockville, Electrolite.
E non c’è neanche la tanto invocata Find The River: a sorpresa, sempre da Automatic For The People, arriverà invece nel bis una bella versione acustica di Sweetness Follows.

Alcune novità sono comunque gradite: ad esempio speravo molto di sentire finalmente dal vivo Walk Unafraid, a cui tengo particolarmente (l’ho già detto?). Devo dire che l’esecuzione più "tirata" non mi convince in pieno, forse la produzione in studio aveva aumentato molto il fascino di quest’unica canzone di "Up" eseguita. Però quando a metà canzone parte la terza strofa, dopo una specie di stop & go, i brividi ci sono.

I fans di vecchia data o semplicemente filologi, poi, sono titillati da alcuni ripescaggi dai primi album degli anni 80, come Maps And Legends, 7 Chinese Bros. e Just A Touch. E stavolta ho sentito It’s The End oF The World…, e ci voleva.
 
 
Si poteva invece evitare l’esecuzione di ben due altre tracce (in aggiunta al classico Imitation Of Life) da Reveal, album bello ma anche molto "prodotto". Discorso che vale soprattutto per She Just Wants To Be, che risulta noiosetta. Anche I’ve Been High non è uno dei momenti migliori del live, ma la sua esecuzione acustica è gradevole, e Stipe dà una prova vocale molto intensa.

E si poteva evitare soprattutto Animal, che nel (come al solito lungo) bis ruba spazio a mille altre  cose che avrei preferito.

Per le canzoni già sentite due mesi fa, non ho molto altro da aggiungere rispetto ad allora.


Due parole due sul gruppo: Michael Stipe più tarantolato che mai, si "dà" al pubblico di più, scendendo più volte tra le prime file a cantare o a farsi semplicemente adorare; Mike Mills sotto il solito cappellone country sfoggia una canotta tamarra quanto basta; Peter Buck anche stavolta sembra dei tre membri "ufficiali" della band quello invecchiato peggio, ma tiene botta alla grande.

Sono contento di non aver visto solo questa data dei R.E.M., perché mi sarei un po’ mangiato le mani (anche se in realtà un loro concerto con una scaletta bruttina è sempre un ottimo concerto). Giudicandolo però non di per sé, ma come una lunghissima appendice al concerto estivo (così è stato nel mio caso), c’è da essere più che soddisfatti.
La prossima volta però esigo Find The River. E Cuyahoga. E Gardening At Night. E Leave. E Texarkana. E Begin The Begin. E So. Central Rain. E Strange Currencies. E… (lo portano via)

  
Setlist (occhio che almeno al momento sulla scaletta riportata nel sito ufficiale c’è un errore, manca Sweetness Follows):

Living Well Is the Best Revenge
What’s the Frequency, Kenneth?
I Took Your Name
So Fast, So Numb
Drive
Maps And Legends
Walk Unafraid
Man-Sized Wreath
Ignoreland
Hollow Man
Circus Envy
The Great Beyond
Just A Touch
7 Chinese Bros.
She Just Wants To Be
The One I Love
I’ve Been High
Let Me In
Horse To Water
Bad Day
Orange Crush
Imitation Of Life

Supernatural Superserious
Losing My Religion
Animal
Sweetness Follows
It’s the End of the World As We Know It (And I Feel Fine)
Man On The Moon

– – –

[Quelle di questo post e le poche altre mie foto venute decentemente si trovano tutte qui. Se volete cambiare prospettiva, lei ne ha fatte un bel po’ da vicino, lui invece da sopra.]

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4 Responses to Put pepper in my coffee, I forgot to bark on command

  1. Mah.. Io vado controcorrente mi sa, ma questo concerto mi è piaciuto più di quello di Perugia. Non so perché, scaletta a parte (a me invece “she just wants to be” è piaciuta, ma credo dipenda dal fatto che è importante per me a livello personale), forse me la sono vissuta meglio io. Comunque, Stipe e Mills si danno al pubblico come pochi (Stipe poi, interagisce veramente alla grande). Buck non solo è invecchiato peggio, ma (c’ero proprio davanti, per cui l’ho visto bene) a parte 2 o 3 salti e qualche sorriso, ha tenuto la stessa espressione per tutto il concerto. Io l’ho adorato comunque. Ma si sa, non sono per nulla obiettiva. Mi sa che l’ultimo neurone m’è rimasto a Bologna.

  2. Dis0rder says:

    Preciso 2 cose:
    1) anche io venero pure Buck, sebbene meno pimpante
    2) non è che She Just Wants To Be fosse venuta male; né tantomeno la reputo tra le peggiori canzoni dei R.E.M. (meno male che anche a questo giro è stato ignorato Around The Sun). Però è stato un picco negativo rispetto alla media del concerto, tutto qua (stesso discorso vale per Animal).

    Per il confronto tra le date, dipende molto anche da come uno la vive, certo.

  3. utente anonimo says:

    Ma era su She just wants to be che c’è stato il terrificante (per me, ovviamente) momento
    “su, Peter, è quella volta al mese che ti concediamo l’assolo di chitarra, scatenati”?
    A.30mo

  4. Dis0rder says:

    Sì. Tra l’altro è proprio l’assolo finale che ha risollevato il pezzo secondo me ;)

    Ah, a proposito: mi sono dimenticato la chicca del momento in cui Stipe ferma quasi all’inizio It’s The End ecc. per farla poi ripartire, e Buck improvvisa il riff di Shiny Happy People :)

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